Al presidente del Consiglio regionale
Premesso che
il Consiglio regionale nella seduta del 20 dicembre 2010 ha approvato la L.R. n. 19;
l’art. 14, ha introdotto novità nelle disposizioni in materia di grandi concessioni ad uso idroelettrico;
le novità, secondo i giudizi politici di parte della maggioranza, avrebbe dovuto cambiare la storia del rapporto tra i concessionari e produttori d’energia idroelettrica e i territori interessati attraverso la compartecipazione alla gestione attraverso società patrimoniali costituite ad hoc che avrebbero portato ingenti risorse ai territorio ed in particolare alla Provincia di Sondrio;
il gruppo del Pd in sede di discussione della norma invitava alla prudenza per i forti rischi di incostituzionalità della norma;
Considerato che
la sentenza dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 14 della legge della Regione Lombardia n. 19 del 2010, nella parte in cui, modificando la legge della stessa Regione Lombardia 12 dicembre 2003, n. 26 (Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche), dopo l’articolo 53 di essa ha introdotto l’articolo 53-bis, recante disposizioni in materia di grandi derivazioni ad uso idroelettrico, il cui comma 3 così dispone: «La Regione, in assenza e nelle more dell’individuazione dei requisiti organizzativi e finanziari minimi e dei parametri di aumento dell’energia prodotta e della potenza installata concernenti le procedure di gara, di cui all’art. 12, comma 2, del d.lgs. 79/1999, provvede a determinare i suddetti requisiti e parametri entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del presente articolo»;
Valutato che l’Assessore all’Ambiente, Energia e Reti, Marcello Raimondi ha dichiarato alla stampa subito dopo la sentenza: ”La decisione della Consulta premia l’inefficienza e l’immobilismo statale. Tutto ciò – prosegue – da una parte accresce i ritardi, già importanti, che i ministeri interessati nella definizione dei criteri e dei parametri per le gare e degli altri atti hanno accumulato negli anni e, dall’altra esclude le Regioni che si erano già mosse, come la Lombardia, dalla disponibilità dei beni idroelettrici di cui devono diventare proprietarie”. Una situazione “grave – conclude Raimondi – infatti le Regioni sono costrette soltanto a osservare e aspettare”;
Interroga l’Assessore regionale all’Ambiente, Energia e Reti per sapere se
•nel rispetto della sentenza della Corte Costituzionale non intende attivare una fase di confronto con il Governo per sollecitare l’indizione dei bandi di gara per il rinnovo delle concessioni idroelettriche, magari richiedendo la definizione di criteri e di parametri che, nel rispetto del principio della libera concorrenza, possano tenere in considerazione risorse economiche aggiuntive per i territori dove sono ubicati gli impianti idroelettrici.
Milano, 2 febbraio 2012
Angelo Costanzo





