Archivi del mese: novembre 2011

Soppresso il treno regionale delle 7.10 Tirano – Milano

Adesso basta! Biesuz e Cattaneo si assumano la responsabilità e mettano in campo azioni concrete.  Stamattina il treno regionale 2561 delle ore 7.10, in partenza da Tirano e diretto a Milano centrale, è stato soppresso senza fornire nessuna motivazione ai numerosissimi pendolari che attendevano ignari il treno per recarsi a scuola e al lavoro. Questo episodio cade a distanza di un mese dal disservizio registrato il 24 ottobre scorso quando il treno regionale 2572 delle 18.20, che copre la tratta Milano – Tirano, partì dal capoluogo lombardo con quattro carrozze su otto chiuse ai passeggeri, a cui seguirono le scuse dell’amministratore delegato di Trenord per gli inconvenienti arrecati. Dura la presa di posizione di Angelo Costanzo, consigliere regionale del PD, che  dichiara: “Nella Lombardia che Lega e PDL definiscono sempre delle eccellenze siamo all’ennesimo episodio di malfunzionamento delle rete ferroviaria regionale. Adesso basta con le lettere rituali di scuse di Trenord e con le arroganti risposte dell’assessore Cattaneo in Consiglio Regionale che sminuisce sempre l’accaduto e accusa l’opposizione di ricercare titoli sulla stampa. Chi risarcisce le giornate di lavoro perse e i disguidi arrecati ai pendolari? L’Amministratore delegato Biesuz si assuma le responsabilità, chiarisca quanto accaduto e, assieme all’Assessore Cattaneo, metta in campo azioni concrete, e non solo d’immagine, per evitare il ripetersi di malfunzionamenti che penalizzano i pendolari della Valtellina”.“Come mai – continua l’esponente del PD –, visto il reiterarsi dei disservizi, i responsabili rimangono sempre al loro posto e non pagano mai le conseguenze del malfunzionamento della loro gestione? È arrivato il momento che l’Assessore Cattaneo si assuma le proprie responsabilità politiche e chieda scusa ai pendolari lombardi”.

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I lombardi pagheranno sempre di più.

Un nuovo ticket su alcuni interventi in day hospital. ” Tunnel carpale, cataratta, artroscopie del ginocchio, riabilitazioni di vario genere. Questi e altri interventi sino ad oggi gratuiti costeranno 66 euro ai cittadini perché il day hospital non chirurgico verrà completamente trasformato in “macro attività ambulatoriale complessa” con il rischio di pagare anche tutte le visite collegate e propedeutiche agli interventi. Questa è una delle novità delle nuove regole illustrate dal direttore generale Assessorato alla Sanità Carlo Lucchina e dall’Assessore Bresciani alla Commissione Sanità del Consiglio regionale. Oltre a questo il futuro non si presenta roseo per i pazienti lombardi neanche sugli altri fronti: taglio dei posti letto sulle prestazioni meno urgenti, blocco del turn over dei medici, stretta su alcuni farmaci ospedalieri ad alto costo.“Pur sapendo che c’è una contrazione di risorse, il rischio è che si facciano pagare sempre di più le prestazioni sanitarie e sociosanitarie ai cittadini lombardi. In particolare preoccupa il caso dello spostamento di alcune attività di day hospital (intervento cataratta, intervento tunnel carpale) sinora gratuite che diventeranno ambulatoriali e quindi costeranno 66 euro – spiega il consigliere del Pd Angelo Costanzo – Questa scelta preoccupa ancora di più in vista della possibile introduzione di nuovi ticket sui ricoveri dovuta ai tagli di 8 miliardi al fondo sanitario nazionale per il 2013 2014 contenuti nella manovra estiva. Per quanto riguarda le professionalità mediche poi le scelte di Regione Lombardia rischiano da un lato di non garantire l’inserimento di giovani medici all’interno del sistema e dall’altra di bloccare le aspettative di crescita professionali”.

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Costi politica: il 6 dicembre in Regione si approverà l’abolizione dei vitalizi

L’abolizione dei vitalizi dei consiglieri regionali, insieme alla riduzione dell’indennità e alla cancellazione del trattamento di fine mandato saranno approvati definitivamente in consiglio regionale nella seduta del 6 dicembre. Il progetto di legge è stato infatti approvato questa mattina dalle commissioni Bilancio e Affari istituzionali della Regione Lombardia. Con queste norme ci sarà da subito un risparmio di un milione di euro l’anno, tra riduzione delle indennità e taglio dei viaggi. Il progetto di legge approvato in commissione stabilisce l’abolizione dei vitalizi e del trattamento di fine mandato a partire dalla prossima legislatura, il taglio del 10% delle indennità dei consiglieri dal primo gennaio 2012 e l’uso dei parametri Istat per aggiornare le retribuzioni oggi agganciate a quelle dei parlamentari. È stato approvato poi un emendamento che aumenta la trattenuta sulla diaria per ogni seduta mancata dal singolo consigliere (da 1/18 a 1/12) e sono infine stati eliminati i rimborsi per i viaggi fuori regione per i quali gli eletti al Pirellone avevano un budget ad hoc. “Finalmente una scelta in sintonia con le giuste richieste dell’opinione pubblica – dichiara il consigliere regionale del PD Angelo Costanzo -. È impensabile chiedere sacrifici ai cittadini senza dare segnali forti anche sulla riduzione dei costi della politica. Nella norma definita oggi sono state di fatto riconosciute le indicazioni che il PD aveva formulato in una proposta di legge depositata il 28 giugno scorso, da cui poi è partito il dibattito che ha portato alla legge attuale. A nostro parere occorre un ulteriore passo in avanti: sarebbe giusto chiedere un contributo di solidarietà anche a chi già percepisce il vitalizio e innalzare da sessanta a sessantacinque anni l’età per accedervi, per coloro i quali lo hanno già maturato”.

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Cave: “si poteva fare di più”. Hanno prevalso le lobby

E’ stata approvato ieri pomeriggio dal Consiglio regionale, con l’astensione dei consiglieri del Partito democratico, l’aumento delle tariffe di escavazione per le tipologie di materiali utilizzati in edilizia e nei lavori pubblici. Il provvedimento uscito dall’aula del Consiglio Regionale ha di fatto stravolto l’emendamento votato in Commissione ambiente. Dopo che la Commissione Ambiente, con un mio emendamento, aveva approvato all’unanimità l’aumento ad 1 €/mc,  per  cavare sabbia e ghiaia, le lobby si sono messe in campo con una tale pressione da fare cambiare idea ai Consiglieri della Lega e del PDL. L’attenzione delle lobby che in molte lettere minacciavano chiusure, crisi del settore e contenziosi legali hanno trovato accoglienza tra gli esponenti della maggioranza a quanto pare molto sensibili nei loro confronti. Il problema riguardava soprattutto l’aumento delle tariffe di escavazione della sabbia e della ghiaia (16.000.0000 di metri cubi all’anno) perché è li che si concentra il grosso del business e di profitto. La maggioranza per giustificare il passo indietro a detto di avere aumentato anche le altre tariffe che però sono di entità molto minori per il volume del materiale cavato. Per la  sabbia e ghiaia si è passati da 0,44 €/mc a 0,70. Meno di quanto aveva deliberato all’unanimità la Commissione ambiente solo un mese fa. In sostanza sulla “polpa” la maggioranza ha deciso di fare un aumento di 0,26 €/mc. Se calcoliamo che la tariffa è ferma dal 2008 e l’aumento non può essere retroattivo si è aumentata di 0,086 € anno. Risultato che non può essere definito  storico come ha espresso il relatore leghista del provvedimento in aula. La variazione apportata è frutto di un emendamento presentato dall’assessore regionale all’Ambiente Raimondi. Il Pd si è astenuto perché le tariffe proposte dalla Giunta Formigoni e approvate dalla maggioranza sono ancora distanti da quello che avevamo  proposto e su cui si era già registrata l’unanimità della Commissione Ambiente.  L’aumento di 0,26 €/mc per il materiale più utilizzato e di poco per gli altri, dopo tre anni di tariffe bloccate, non può essere considerato soddisfacente. L’adeguamento è certamente un primo passo ma insufficiente. Adeguare con maggiore decisione le tariffe servirebbe anche a spingere e ad investire nel riutilizzo degli inerti, come avviene in molti paesi europei, e ad una riduzione del consumo di suolo. Dopo il passo indietro della maggioranza ora la sfida torna in Commissione ambiente dove dovranno essere discusse le tre proposte di legge, di cui una del Pd, per riorganizzare il settore e andare incontro anche ad alcune legittime aspettative degli operatori del settore ma sempre con un’attenzione all’ambiente e a tariffe che tengano conto di un bene che non è illimitato. Una riflessione andrebbe fatta, con tutta la delicatezza del caso, anche sulla possibilità di cavare nelle aste dei fiumi anche come opera di manutenzione e pulizia degli stessi. Un maggiore aumento delle tariffe avrebbe portato anche nelle casse dei Comuni e delle Province maggiori risorse. Un occasione mancata ma soprattutto un brutto segnale che con l’intervento della Giunta ha visto prevalere le lobby ad una volontà espressa all’unanimità dalla Commissione ambiente.

Ecco le nuove tariffe:

sabbia e ghiaia                     0,70 euro/mc

argilla                                    0,55 euro/mc

torba                                     1,65 euro/mc

pietre ornamentali             5,30 euro/mc

rocce a usi industriali        0,49 euro/mc

pietrisco                                0,49 euro/mc

Queste erano le tariffe deliberate all’unanimità dalla Commissione Ambiente:

sabbia e ghiaia                     1 euro/mc

argilla                                    0,52 euro/mc

torba                                     1,59 euro/mc

pietre ornamentali             5,00 euro/mc

rocce a usi industriali        0,46 euro/mc

pietrisco                                0,46 euro/mc

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Status territorio montano: la regione boccia l’emendamento

La discussione odierna in Consiglio regionale del Documento strategico annuale 2012, che aggiorna il Piano Regionale di Sviluppo, era l’occasione per porre con forza un obiettivo di grande importanza per la nostra Provincia: il riconoscimento dello status di territorio interamente montano. Una richiesta già approvata nell’ultimo Consiglio Provinciale con una delibera poi trasmessa al Presidente Formigoni e che è oggetto di discussione nei Consigli comunali.  Ho sempre sostenuto la peculiarità del nostro territorio montano e per questo ho presentato un emendamento che riprendeva la deliberazione già approvata in Provincia. Purtroppo la Lega e il PDL, lo hanno bocciato non riconoscendo quello status di territorio montano della provincia di Sondrio. Credo che i cittadini facciano fatica a capire come mai la Lega e il PDL che in Provincia lo avevano approvato, nell’aula del Consiglio regionale lo bocciano. Un emendamento che non aveva nessun carattere di strumentalità ma una forte condivisione di merito, come dimostra il lavoro che ho svolto dall’inizio della legislatura per valorizzare il nostro territorio. Non voglio polemizzare, lascio ai cittadini valutare come mai in Provincia si sbandieri la richiesta di status del territorio montano e in Regione lo si bocci. Credo che abbiamo perso un’occasione importante. Spero che questo percorso possa continuare, perché il riconoscimento dello Status di territorio montano è fondamentale per ottenere deleghe e competenze specifiche per la provincia di Sondrio, a partire dalle competenze sul demanio idrico, e superare il centralismo regionale poco attento alle peculiarità dei territori montani. Non è un’affermazione generica ma supportata dai fatti. Il Consiglio aveva riconosciuto in un ordine del giorno votato all’unanimità, la necessità di regole diverse per la sanità di montagna. Di queste regole ad un anno di distanza non si è visto nulla.

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