Archivi del mese: settembre 2011

Secessione?

Secessione-autonomia: se la politica parla solo alla pancia degli elettori, con l’arma del populismo, non affronta le sfide del futuro.

Si discute molto negli ultimi tempi, da quando il Governo ha presentato una proposta per superare le Province, sul futuro assetto istituzionale del nostro territorio. Personalmente credo che un Ente che coordini le scelte dei Comuni e faccia programmazione del territorio sia non solo necessario, ma fondamentale. Inoltre, lascerei la Provincia nei confini attuali e non mi appassiono al dibattito sul nome: baderei più alla concretezza del ruolo e delle funzioni che questo ente deve svolgere, magari acquisendone di nuove e importanti dalla Regione. Un referendum – meglio sarebbe chiamarlo consultazione sull’autonomia – avrebbe il risultato scontato di far emergere un malessere diffuso e profondo, a cui però occorre rispondere con soluzioni istituzionali credibili. Se la politica parla solo alla pancia degli elettori, con l’arma del populismo, non affronta le sfide del futuro. Già in passato questo tema è stato il viatico di una vittoria alla guida della Provincia che non ha prodotto i risultati attesi e promessi. La mia cultura riformista mi porta a dire che bisogna avere il coraggio di dire che a distanza di 40 anni dalla nascita delle Regioni non hanno più senso quelle a statuto speciale, così come le province autonome di Trento e Bolzano. Non solo per lo squilibrio di risorse garantite a quei territori rispetto a tutti gli altri, tanto più evidente in queste condizioni di difficoltà economica, ma perché sono venute meno le ragioni politico-istituzionali di quelle scelte.

Il rischio di una discussione che rincorre l’autonomia, i cantoni o la Svizzera, è quello di nascondere per l’ennesima volta i nostri limiti e l’incapacità di affrontare temi determinanti per il futuro come quello del riassetto istituzionale. Sino ad oggi la Provincia non ha brillato per capacità programmatorie e gestionali. Non è una critica all’attuale gestione Lega-Pdl, ma è una considerazione che ha riguardato anche le gestioni del centrosinistra proprio nella funzione e nella capacità di svolgere sino in fondo il ruolo di programmazione. Potrei fare alcuni esempi, a partire dai ritardi con cui è stato approvato il Piano territoriale di coordinamento, ultimo giunto in Regione Lombardia. La frammentazione istituzionale, “i campanili”, le lobby della gestione del territorio hanno sempre tenuto in ostaggio una scelta che se fosse arrivata almeno quindici anni fa avrebbe potuto disegnare uno sviluppo diverso del nostro territorio. Altri sono i temi su cui è mancato un ruolo forte della Provincia: l’Ato, il dimensionamento scolastico e la riorganizzazione della rete ospedaliera che necessita di una cabina di regia forte ed autorevole. Il tema del riassetto istituzionale non è solo un problema di costi, ma anche di come vengono erogati i servizi ai cittadini. Personalmente non ho mai creduto negli enti di secondo livello, che non rispondono agli elettori ma, molte volte, a logiche spartitorie dei fondi per creare alleanze di governo. Se dovessi scegliere, partirei con il superamento delle Comunità montane e del B.I.M. facendo svolgere quelle funzioni all’amministrazione provinciale per superare doppioni e snellire i momenti decisionali. Il tema del riassetto istituzionale é troppo importante per essere affrontato con boutade sulla stampa per tenere buona una base infuriata e delusa. Credo piuttosto che sia necessario che il Presidente della Provincia svolga una forte azione politico-istituzionale e provi a mettere attorno ad un tavolo i Sindaci per affrontare un tema così delicato. Proviamo ad arrivare ad un progetto largamente condiviso di riassetto istituzionale provinciale mettendo da parte appartenenze, bandierine e partendo dalla gestione dei servizi tra i comuni per arrivare, senza tabù, anche a nuovi confini. La sfida del riassetto istituzionale, della qualità dei servizi, dello spaesamento dei comuni lo si affronta con un progetto complessivo e non chiudendosi a riccio. Dobbiamo presentarci in Regione con un progetto forte e autorevole del territorio. Deve prevalere il senso istituzionale perché la sfida che abbiamo di fronte è troppo importante, altrimenti subiremo inesorabilmente le scelte calate dall’alto.

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Assemblea dell’ONU può essere una svolta per i diritti dei palestinesi e degli israeliani.

Assemblea dell’ONU può essere una svolta per i diritti dei palestinesi e degli israeliani.

Medioriente, il Consiglio regionale approva mozione che invita il Governo a votare per ilriconoscimento della Palestina nella prossima assemblea generale dell’ONU

Il Presidente e la Giunta regionale si impegnino ad intervenire urgentemente presso il Governo nazionale affinché l’Italia esprima voto favorevole alla richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese e il conseguente diritto di ingresso nell’ ONU nella prossima Assemblea Generale del 25 settembre. Questo è quello che si chiede con la mozione, presenta da Sel e sottoscritta dai consiglieri regionali del Pd,approvata in Aula durante i lavori del Consiglio regionale.

“E’ indispensabile un sostegno politico forte da parte di tutta la comunità internazionale per far ripartire quel processo di pace tra Palestina ed Israele, in questi anni fortemente martoriati dai conflitti e dalle contrapposizioni interne, evitandone l’isolamento dal resto del Mediterraneo”. Con queste parole il consigliere regionale delPD Angelo Costanzo commenta il voto favorevole espresso dall’Aula sottolineando l’importanza che avrebbe un voto positivo, il prossimo 25 settembre, nel campo dei diritti umani. “Il ruolo dell’Italia nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese – continua Costanzo – deve essere rilevante soprattutto in un’ottica di cooperazione internazionale e nel richiamo al rispetto dei diritti umani. L’auspicio è che settimana prossima ci sia un voto favorevole, il più possibile condiviso, per dare finalmente una svolta ad una situazione di stallo che si perpetua da troppo tempo.”

Il documento è stato approvato in maniera trasversale con un largo consenso tra le varie parti politiche anche se, come precisa l’esponente del PD “spiace constatare come la Lega, che fa dell’autodeterminazione dei popoli il proprio cavallo di battaglia, abbia votato no all’ordine del giorno a differenza del PDL che ha partecipato positivamente alla votazione del testo.”

Milano, 20 settembre 2011

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Lo scandalo delle tariffe di escavazione

È iniziata oggi in Commissione Ambiente e Protezione Civile la trattazione dei progetti di Legge per modificare le norme per la coltivazione delle sostanze minerali di cava. Tre le proposte in discussione tra cui quella del Partito Democratico. “Si tratta di una buona notizia – dichiara il consigliere regionale del PD Angelo Costanzo – visto che già nella passata Legislatura avevamo presentato un progetto di legge che modificasse una normativa che riteniamo inadeguata e insufficiente a regolare un settore decisamente critico come quello delle escavazioni”.
Allo stesso tempo però crescono le preoccupazioni riguardo all’adeguamento delle tariffe di escavazione che sono ormai ferme da anni e che devono essere in testa alle decisioni di Regione Lombardia. Costanzo lo ha chiaramente detto nel corso della seduta di Commissione: “Va bene discutere della nuova normativa ma è uno scandalo che Regione Lombardia non aggiorni le tariffe. La discussione è ferma da mesi e la Deliberazione di Giunta che prevedeva l’adeguamento delle tariffe di escavazione non è più tornata in Commissione. Ora è bene ricordare che tali tariffe sono ferme dal 2008 e che da allora i privati continuano a versare un importo che non tiene conto degli adeguamenti ISTAT, prima, e IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato) dopo. In questo modo – prosegue il consigliere valtellinese – i cavatori risultano decisamente avvantaggiati e non si capisce perché! Faccio solo notare che risulta quantomeno strano che la discussione si sia arenata proprio nel momento in cui, come PD, abbiamo posto il problema di un adeguamento sostanzioso delle tariffe di escavazione, che ci avvicinasse agli standard europei”.
A seguito delle richieste avanzate dal PD, la Lega Nord ha mostrato la volontà di arrivare al più presto ad una soluzione della vicenda. Il consigliere regionale Costanzo rimane però fermo sulla richiesta: “L’adeguamento delle tariffe deve avvenire in tempi rapidissimi, non vorremmo che il mancato adeguamento si configurasse come passibile di danno erariale. Solo così potremo pensare di tutelare maggiormente l’ambiente e disporre di maggiori risorse per la valorizzazione del territorio. Di sicuro come PD arriveremo a dimostrare che le tariffe in Lombardia sono decisamente inadeguate a compensare l’utilizzo di un bene pubblico e scarso come l’ambiente e chiameremo la maggioranza alle proprie responsabilità”.
 
Milano, 14 settembre 2011

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Referendum: IO FIRMO

“Io firmo, meglio il Matterellum del Porcellum” – dichiara Angelo Costanzo Consigliere regionale del Pd, che si esprime convintamente per la raccolta di firme a sostegno del referendum sulla legge elettorale. Domani mattina andrò in comune a Sondrio per firmare e sostenere la raccolta di firme per abolire questa legge elettorale e per restituire ai cittadini il diritto di scegliere chi li deve rappresentare e superare l’anomalia di un Parlamento di nominati che rispondono al capetto di turno”. Prosegue Costanzo – “la riforma elettorale è indispensabile per riallacciare il rapporto tra eletti ed elettori ed il territorio. Il Pd a luglio ha depositato la sua proposta di legge elettorale che prevede l’elezione dei parlamentari attraverso un 70% di quota maggioritaria a doppio turno, un 30% di quota proporzionale e la parità di genere  in lista. La via della riforma parlamentare sarebbe quella migliore da seguire, ma difficilmente questo Parlamento sarà in grado di arrivare ad una proposta condivisa. Il Mattarellum ha sicuramente dei limiti già visti in passato. Con i collegi uninominali a turno unico per vincere c’è la corsa al fronte più largo possibile con il rischio dell’ammucchiata ma, con tutti i limiti, è meglio dell’attuale legge elettorale e quindi ben venga  un referendum che ne solleciti la modifica.

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