Archivi tag: svizzera

Valichi con la Svizzera, noi con i sindaci contro una scelta unilaterale

sindaci_svizzeraA fianco dei sindaci contro una decisione unilaterale. È stata approvata martedì 4 aprile in Consiglio regionale la mozione sulla chiusura dei valichi fra Italia e Svizzera, fra cui Cremenaga. Tutti favorevoli, tranne la Lega Nord.

I sindaci dei comuni di confine fra la provincia di Varese e il Canton Ticino sabato sera avevano manifestato contro la chiusura (foto), durante l’orario notturno, del valico varesino (oltre a quelli di Como di Novazzano-Marcetto e Pedrinate) decisa dal Consiglio Federale svizzero.

Non è l’unico provvedimento preso in maniera unilaterale da parte della Confederazione elvetica negli ultimi anni. Ecco perché il Consiglio regionale deve prendere posizione in maniera chiara, al fine di ripristinare procedure condivise fra i due Paesi.

Abbiamo tutto l’interesse a confermare un clima di collaborazione tra i due Stati e in particolare tra organismi giudiziari, forze dell’ordine e amministrazioni comunali di confine, per migliorare il presidio del territorio e la sicurezza delle comunità locali. Le decisioni non prese in maniera condivisa non aiutano a cogliere questi obiettivi.

Incomprensibile invece l’atteggiamento della Lega Nord che piuttosto che stare al fianco dei venti sindaci dei Comuni di confine, che hanno manifestato sabato sera contro la chiusura dei valichi, applaude alla decisione svizzera.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , | Lascia un commento

Maroni restituisca i soldi ai frontalieri

camera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi è stata una giornata importante per i lavoratori frontalieri, la Camera ha infatti approvato la mozione presentata dal Partito Democratico che impegna il Governo a tutelare il trattamento economico dei lavoratori frontalieri e il sistema dei ristorni ai Comuni negli atti e nelle leggi di ratifica dell’accordo con la Confederazione elvetica.

A questo link il testo integrale della mozione.

Nella discussione della mozione il vice ministro dell’economia Luigi Casero a nome del Governo è intervenuto per confermare che i lavoratori frontalieri non devono pagare alcun contributo per iscriversi al sistema sanitario nazionale. Pertanto sono illegittimi i pagamenti che l’ex Asl di Varese ha preteso. Maroni ha sbagliato e ora Regione Lombardia restituisca i soldi ingiustamente richiesti. 

A questo link l’intervento del vice ministro Casero in aula.

Pubblicato in Economia e lavoro | Taggato , , , , , , , , , , | 1 commento

Il Partito Democratico sui frontalieri fa sul serio

frontalieriIl Partito Democratico fa sul serio, qui di seguito trovate il testo aggiornato della mozione presentata dai deputati democratici lombardi sul negoziato tra l’Italia e la Confederazione elvetica. Le preoccupazioni legittime dei lavoratori frontalieri e dei Comuni davanti a questo accordo storico non devono essere strumentalizzate, tutti le forze politiche facciano invece la loro parte con serietà affinché l’accordo in via di definizione con la Confederazione Elvetica non penalizzi i lavoratori, ma anzi sia la base per un sistema con più tutele, e confermi il sistema dei ristorni per gli enti locali.

MOZIONE

Nuova formulazione

La Camera

Premesso che:

in questi mesi è in corso di definizione il negoziato tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica, negoziato che disciplinerà, oltre ai rapporti fiscali tra i due Paesi, anche importanti competenze ad oggi soggette a precedenti accordi quali ad esempio quelle sul lavoro frontaliero;

il quadro delle relazioni con la Confederazione elvetica risulta essere complesso a seguito delle prese di posizione dei massimi responsabili istituzionali del Canton Ticino, e all’assunzione di specifiche iniziative unilaterali lesive dei principi di libera circolazione delle persone, di libertà della concorrenza e di intrapresa e di uguaglianza di fronte alla legge;

risultano essere infatti ormai quotidiane le dichiarazioni pubbliche di esponenti istituzionali del Canton Ticino tese a mettere in discussione sia i diritti dei numerosi cittadini italiani occupati regolarmente presso imprese e aziende ticinesi, sia lo stato delle relazioni Italia-Svizzera, concentrate oggi sui negoziati fiscali e sull’ accordo per l’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri;

ad oggi i lavoratori frontalieri in territorio elvetico provenienti dall’Italia risultano essere circa 60.000,e numerose sono le piccole e medie aziende dei territori di confine della Valle d’Aosta, del Piemonte, della Lombardia e della Provincia Autonoma di Bolzano ad essere interessare nei processi di fornitura e e di assistenza nell’ambito del mercato elvetico;

nei confronti dei lavoratori frontalieri si è assistito negli ultimi mesi, complice anche la campagna elettorale in territorio elvetico, ad un continuo ed ingiustificato attacco  di natura discriminatoria e xenofoba;

in particolare ha destato scalpore, a questo riguardo, la decisione del Canton Ticino tesa ad obbligare ogni cittadino italiano in via di occupazione in Svizzera a presentare il certificato dei carichi pendenti in allegato alla richiesta di assunzione;

in questa direzione si è inserito anche l’avvio dell’elaborazione da parte del Consiglio di Stato del Ticino di una clausola fortemente restrittiva sul reddito dei cittadini italiani occupati in Ticino mediante una maggiorazione del trattamento fiscale sulla base della nazionalità italiana dei lavoratori, circostanze ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo in palese contrasto con l’accordo sulla libera circolazione delle persone sottoscritto tra Unione europea e Confederazione elvetica;

è da sottolineare altresì la volontà di introdurre su base cantonale un limite restrittivo di quote dei frontalieri, smentendo in tal modo la competenza del Consiglio federale e ponendo di fatto un’azione di messa in mora dell’accordo sulla libera circolazione delle persone;

a ciò si aggiunga il fatto che Il 24 marzo 2015, con provvedimento n. 24/2015, il Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino ha approvato la Legge sulle imprese artigianali per l’esercizio della professione di imprenditore nel settore artigianale, introducendo elementi che vanno nella direzione di ostacolare la libera circolazione delle imprese estere in Canton Ticino;

nello specifico agli artt. 3 e 4 della legge si è decretata l’istituzione di un albo delle imprese artigianali, la cui iscrizione da parte delle stesse costituisce conditio sine qua non per l’esercizio della professione, ed è subordinata al rispetto di determinati requisiti professionali, così come previsto dall’art. 6 della legge stessa, la cui identificazione è rimandata all’approvazione di apposito regolamento pubblicato sul Bollettino Ufficiale delle leggi del Canton Ticino il 20 gennaio 2016;

i contenuti del suddetto regolamento prevedono, tra le altre cose, il rispetto dei seguenti requisiti:

• diplomi e titoli di studio prevedendo il riconoscimento unilaterale dei diplomi     e certificati esteri da parte della Segreteria di Stato Svizzera – SEFRI -;

•  attestati e referenze concernenti l’attività pratica;

•  certificato di solvibilità personale;

•  dimostrazione di lavorare in Svizzera da almeno 5 anni;

•  eventuali infrazioni saranno sanzionate con multe sino a 50.000 franchi;

una disposizione che, così concepita, necessita di approfondimenti sia rispetto al percorso formativo abilitante e sia rispetto alla modalità per il riconoscimento dell’esperienza professionale;

in merito all’omologazione dei titoli di specializzazione professionale degli artigiani italiani con quelli riconosciuti in Svizzera, come già emerso in passato, e ribadito in occasione nell’incontro tenutosi il 30 giugno dello scorso anno presso il MISE – Divisione VI Cooperazione Economica Bilaterale in merito alla professionalità degli elettricisti ed idraulici italiani, l’ostacolo è rappresentato dal diverso percorso formativo adottato nei due paesi; impedimento che non può essere superato, così come prospettato dalla Svizzera, con l’introduzione di obbligo di frequentazione da parte delle imprese italiane di idoneo corso professionale riconosciuto dal legislatore svizzero e successivo superamento di un esame di pratica;

la disamina della questione dovrebbe tener conto anche di quanto previsto dalle Direttive Europee2005/36/CE e 2013/55/UE, che nell’istituire un regime di riconoscimento delle qualifiche professionali nell’Unione Europea, estesa anche ad altri paesi dello Spazio Economico Europeo (SEE) e alla Svizzera, mira a rendere i mercati del lavoro più flessibili, a liberalizzare ulteriormente i servizi, a favorire il riconoscimento automatico delle qualifiche professionali e a semplificare le procedure amministrative;

in tal senso sembra significativo quanto sancisce l’art. 16 della Direttiva 2005/36/EU che recita “Se in uno Stato membro l’accesso a una delle attività legate all’allegato IV o il suo esercizio è subordinato al possesso di conoscenze e competenze generali, commerciali o professionali, lo Stato membro riconosce come prova sufficiente di tali conoscenze e competenze l’aver esercitato l’attività considerata in un altro Stato membro”;

in questa direzione va anche la Direttiva 2013/55/UE, applicabile dal 18 gennaio c.a. che nel prevedere la creazione di una tessera professionale europea consente ai cittadini di poter chiedere il riconoscimento delle proprie qualifiche professionali;

si evidenzia altresì che esiste un apposito Accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità Europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone i cui lavori si sono concluso il 21 giugno 1999, approvato dall’Assemblea federale Svizzera l’8 ottobre 1991, ratificato con strumenti depositati il 16 ottobre 2000, entrato in vigore il 1° giugno 2002;

il provvedimento adottato coinvolge 4.548 ditte artigiane individuali e 9.835 dipendenti di società, per un totale di 14.383 italiani che nel corso del 2015 hanno prestato, per un periodo di tempo inferiore ai 90 giorni anno, lavoro in Svizzera nel Canton Ticino. Questi lavoratori, imprenditori e loro dipendenti, sono per lo più di provenienza lombarda e piemontese, in particolare delle province di Varese, Como, Verbano Cusio Ossola, che, per il ruolo che giocano a supporto dell’economia cantonale, quale importante forma di collaborazione per lo sviluppo di alcuni comparti economici (in primis quelli legati alla filiera dell’abitare), sono sempre stati al centro del dibattito in Canton Ticino in quanto ingiustamente accusati di sottrare opportunità di lavoro alle imprese locali;

le richiamate gravi prese di posizione nei confronti dei cittadini italiani lavoratori frontalieri in Svizzera sono diventate pressoché quotidiane, creando una forte tensione nei rapporti con la Confederazione elvetica, per evitare la quale si ritiene indispensabile che quest’ultima in maniera esplicita smentisca formalmente con propri atti alcune iniziative condotte dalle autorità cantonali ticinesi a scapito dei principi della libera circolazione delle persone;

mentre tutto ciò si è andato realizzando, in data 22 dicembre 2015 l’Italia e la Svizzera hanno parafato un accordo sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri, unitamene ad un protocollo che modifica le relative disposizioni della Convenzione contro le doppie imposizioni , al fine di concretizzare uno dei principali impegni assunti dai due Stati nella “road map” firmata nel febbraio 2015 in occasione dei procedimenti connessi con l’approvazione della “voluntary disclosure”. Il nuovo accordo, chiamato a sostituire quello del 1974, allo stato non risulta essere stato ancora firmato da parte di entrambi i governi né tantomeno approvato da parte dei rispettivi Parlamenti, e i governi hanno annunciato che il testo sarà reso disponibile e pubblico al momento della firma;

secondo quanto reso pubblico con un comunicato congiunto del Ministero dell’Economia e delle Finanze della Repubblica Italiana e dalla Segreteria di Stato per le Questioni Finanziarie Internazionali della Confederazione Elvetica, l’ accordo comprende i seguenti principali elementi:

  • si fonda sul principio di reciprocità;
  • fornisce una definizione di aree di frontiera che, per quanto riguarda la Svizzera, sono i Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese e, nel caso dell’Italia, le Regioni Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Bolzano;
  • fornisce una definizione di lavoratori frontalieri al fine dell’applicazione dell’accordo e include i lavoratori frontalieri che vivono nei comuni i cui territori ricadono, per intero o parzialmente, in una fascia di 20 chilometri dal confine e che, in via di principio, ritornano quotidianamente nel proprio Stato di residenza;
  • per quanto riguarda l’imposizione, lo Stato in cui viene svolta l’attività lavorativa imporrà  sul reddito da lavoro dipendente al 70 per cento al massimo dell’imposta risultante dall’applicazione delle imposte ordinarie sui redditi delle persone fisiche. Lo Stato di residenza applicherà le proprie imposte sui redditi delle persone fisiche ed eliminerà la doppia imposizione;
  • viene effettuato uno scambio di informazioni in formato elettronico relativo ai redditi da lavoro dipendente dei lavoratori frontalieri;
  • l’accordo sarà sottoposto a riesame ogni cinque anni;

il comparto del frontalierato risulta essere interessato, sul fronte interno, da un provvedimento relativo ad una controversa interpretazione normativa relativa al paventato rischio di pagamento da parte dei lavoratori frontalieri dell’assistenza sanitaria italiana, a seguito dell’emanazione di una Circolare del Ministero della Salute che, richiamando un accordo Stato-Regioni in data 20 dicembre 2012, lascerebbe supporre che per i lavoratori italiani occupati in Svizzera e per i titolari di pensione svizzera  possa essere prevista l’iscrizione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale, mediante il pagamento alla ASL di residenza di un contributo fissato dal decreto ministeriale 8.10.1986 e s.m.i., circostanza che sta aprendo numerosi dubbi e interrogativi circa la fondatezza giuridico-costituzionale del provvedimento a causa della sua onerosità, della lesione del principio di universalità sul quale si fonda il SSN e sulla circostanza che si renderebbe impossibile una pratica uniforme del provvedimento in assenza da parte dell’Italia dell’elenco anagrafico dei frontalieri;

l’intera questione relativa allo stato delle relazioni tra Italia e Svizzera debba  essere colta dal Governo nella sua globalità e complessità, e che le determinazioni da assumersi in merito non possano essere astratte rispetto al quadro complessivo delle situazioni in campo, ivi compresa la necessaria corrispondenza di risposte ufficiali da parte delle competenti istituzioni elvetiche in termini di positiva cooperazione e di effettiva disponibilità

IMPEGNA IL GOVERNO

   a richiedere un chiarimento formale alla Confederazione elvetica in merito alle decisioni discriminatorie assunte dal Canton Ticino in contrasto con gli accordi di libera circolazione delle persone;

 a subordinare l’entrata in vigore dell’accordo tra Italia e Svizzera in materia fiscale fino alla formulazione, da parte delle competenti autorità federali e cantonali svizzere, di specifiche assicurazioni formali tendenti ad escludere la validità e l’applicazione di qualsivoglia iniziativa discriminatoria e lesiva dell’accordo di libera circolazione delle persone intercorrente tra Unione europea e Confederazione elvetica nei confronti di cittadini italiani occupati o occupabili in Svizzera e di aziende italiane potenzialmente interessate al mercato elvetico, nonché alla rimozione di ogni forma di discriminazione sin qui messa in campo, ivi compresa l’individuazione da parte della Svizzera di una soluzione euro-compatibile di adeguamento della propria legislazione al risultato del voto popolare sull’iniziativa del 9 febbraio 2014;

  a fare in modo che in ogni caso  modalità e  tempistiche relative all’armonizzazione fiscale tra cittadini italiani frontalieri compresi entro la fascia dei 20 km e cittadini italiani frontalieri fuori fascia facciano parte della legge di ratifica, e in ogni caso di leggi e provvedimenti della Repubblica Italiana;

  ad operare affinchè in tale contesto venga prevista l’introduzione della franchigia per i lavoratori frontalieri prevista dalla legge stabilità 2015 in termini di permanente agevolazione Irpef anche ai lavoratori frontalieri presenti all’interno della fascia di 20 km dal confine italo-elvetico;

  a garantire che nel nuovo quadro giuridico si provveda ad assicurare ai Comuni di frontiera l’erogazione dell’equivalente dell’attuale ristorno delle imposte versate dai lavoratori frontalieri secondo l’accordo del 1974, mediante specifica disposizione legislativa italiana che commisuri  la ripartizione fiscale spettante ai Comuni di frontiera alla dinamica del monte salari complessivamente prodotto dal comparto transfrontaliero avendo come montante minimo di partenza il valore complessivo dei ristorni fiscali generato nell’ultimo anno fiscale di vigenza dell’accordo Italia-Svizzera del 1974;

  ad avviare, in conformità a specifiche mozioni già adottate dal Parlamento italiano, il percorso finalizzato alla realizzazione dello «statuto del frontaliere» come parte integrante e sostanziale del processo di ratifica del futuro accordo tra Italia e Svizzera;

  ad adoperarsi per un costante coinvolgimento delle istituzioni locali interessate (Regioni Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia, Provincia Autonoma di Bolzano, Province di Sondrio e del Verbano Cusio Ossola, in considerazione anche delle loro nuove competenze in materia di cooperazione frontaliera a seguito della legge 56 del 2014,  Province di  Como, Lecco e Varese) e dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori frontalieri;

ad analizzare  la legittimità dei provvedimenti legislativi e regolamentari assunti dal Canton Ticino richiamati nelle premesse del presente atto, e di intervenire -qualora siano in contrasto con le Direttive e gli Accordi europei -presso le sedi opportune per far modificare quanto disposto unilateralmente;

 ad intervenire sospendendo ogni iniziativa tendente ad introdurre un’impropria modalità di pagamento da parte  di lavoratori italiani occupati in Svizzera e per i titolari di pensione svizzera per l’iscrizione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale;

 a prevedere che le  prestazioni corrisposte ai lavoratori frontalieri dalla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’ invalidità Svizzera (LPP) ,in qualunque forma erogate, ivi comprese le prestazioni erogate dai diversi enti o istituti svizzeri di prepensionamento, vengano assoggettate ,ai fini delle imposte dirette a una tassazione forfettaria in analogia alla normativa sulla collaborazione volontaria

Riformulazione atto (1-00952) «Borghi, Braga, Marantelli, Tentori, Guerra, Fragomeli, Senaldi, Gadda, Baruffi, Realacci, Tacconi, Rossi Paolo».

Pubblicato in Economia e lavoro, Territorio | Taggato , , , , , , , | 1 commento

Arcisate-Stabio, non si può più perdere tempo

arcisate2Nel tardo pomeriggio di oggi il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione urgente, di cui sono primo firmatario, a seguito della chiusura del cantiere dell’Arcisate – Stabio, preoccupato per le ricadute che questa decisione potrebbe avere sul territorio interessato dall’infrastruttura.

Oggi non è giorno di polemiche che pur si potrebbero fare. Soprattutto per le mancanze dell’assessore Del Tenno. La situazione è estremamente delicata e richiede con urgenza soluzioni condivise. Per questo motivo, assieme alle altre forze politiche, abbiamo presentato una mozione urgente con la quale chiediamo alla Giunta di impegnarsi su tre fronti diversi. Il primo pensiero è per i lavoratori impegnati nel cantiere attualmente in cassa integrazione per i quali chiediamo alla Giunta di mettere in campo tutti gli strumenti in possesso per scongiurare il licenziamento collettivo già preannunciato dall’azienda.

La mozione impegna la Giunta regionale a mettere in atto tutte le iniziative per scongiurare il licenziamento dei lavoratori, a sollecitare RFI e ad attivare immediatamente il Governo anche perchè il CIPE assuma le decisioni necessarie per la soluzione definitiva per le problematiche relative allo smaltimento delle terre provenienti dagli scavi, e in generale a riattivare il cantiere e a concludere l’opera nel più breve tempo possibile. Il testo approvato impegna inoltre la Giunta a convocare, con la massima,urgenza, un tavolo permanente con la partecipazione di tutti i soggetti interessati.

Con questo atto il Consiglio Regionale obbliga Maroni e la Giunta ad intervenire con urgenza. Ovviamente la nostra azione politico/istituzionale non si ferma qui. E’ necessario il massimo impegno da parte di tutti per favorire la conclusione dell’opera ed evitare di far pagare ulteriori disagi alle comunità locali

Pubblicato in Mobilità, Territorio | Taggato , , , , , , , | Lascia un commento

Arcisate-Stabio agonia senza fine

E’ arrivata oggi la notizia che la ditta Salini ha proceduto a chiudere il cantiere dell’Arcisate Stabio. Si tratta di una pessima notizia. Quando in primavera il PD chiese alla Regione di entrare in campo ci diedero degli allarmisti. Ora è chiaro che l’assessore Del Tenno ci ha raccontato solo delle grandi storie, visto che ancora tre giorni fa ci rassicurava sul riavvio dei lavori. O ci ha preso in giro o le cose accadono senza che se ne accorga.

La chiusura del cantiere, con il rischio che da lunedì arrivino le lettere di licenziamento dei lavoratori che già oggi sono in cassa integrazione a zero ore, è purtroppo l’esito di una situazione gestita male. Maroni si muova immediatamente in prima persona per scongiurare il licenziamento dei lavoratori e soprattutto per creare le condizioni per il completamento dell’opera. I cittadini di Arcisate, di Induno Olona e di tutta la Valceresio hanno già sopportato troppi disagi e disservizi. Occorre evitare che il territorio rimanga sfregiato e diviso in due fino a non si sa quando. Da parte nostra ci sarà leale collaborazione, anche attivandoci presso il Governo.stabio3_18962

Pubblicato in Economia e lavoro, Idee e politica, Mobilità | Taggato , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Frontalieri

L’incontro di ieri della“Commissione speciale per i rapporti tra Lombardia, Svizzera e Province autonome” è stato un primo passo per affrontare le tante problematiche del rapporto di vicinanza con la Confederazione elvetica. All’ordine del giorno, l’audizione con le province lombarde, Como, Varese e Sondrio, interessate dagli scambi con i Cantoni svizzeri e dalle criticità che ne scaturiscono.

Naturalmente, la prima questione è quella del frontalierato, dei ristorni che ne derivano, dal Fondo speciale Inps per la disoccupazione. Ma non sono secondarie le vicende legate alle grandi infrastrutture o all’Interreg. E’ importante inoltre che la Commissione avvii un confronto con le autorità elvetiche, a partire dal Gran Consiglio del Canton Ticino. Tenendo conto, in tutto ciò, che la Svizzera sta premendo per una rinegoziazione degli accordi bilaterali con l’Italia, che andrà verificata passo passo.

La nostra preoccupazione poi è per il clima in cui si trovano a dover vivere i frontalieri. Colpiti purtroppo da pericolose campagne denigratorie. E se l’impressione è che spesso vengano lasciati soli dal Governo, la Regione deve essere l’Istituzione più vicina ai nostri lavoratori. La Commissione darà un senso alla sua esistenza se saprà lavorare soprattutto su questo campo

Pubblicato in Idee e politica, Territorio | Taggato , , , , , , | Lascia un commento

Alziamo la guardia

La notizia dell’operazione dei Carabinieri del Reparto Operativo di Varese che ieri ha portato a 8 ordinanze di custodia cautelare per traffico internazionale di armi e di stupefacenti, conferma la pericolosa presenza dei clan della ‘ndrangheta nella nostra Provincia. L’indagine avviata dal Nucleo Investigativo nel dicembre 2009 ha permesso di individuare l’esistenza sul nostro territorio di un sodalizio criminale dedito all’importazione, dalla vicina Confederazione elvetica, di ingenti quantitativi di stupefacenti e di armi.

Appare ormai chiaro come la nostra Provincia non sia più una semplice “terra di passaggio” per i traffici illegali con la Svizzera ma stia diventando sempre più una sede operativa dei clan.
Come Partito Democratico da tempo ci battiamo affinchè, anche alle nostre latitudini, non venga mai abbassata l’asticella della lotta alla criminalità organizzata e la cultura della legalità rimanga un fondamentale del patto sociale delle nostre comunità.
Ignorare la nuova “triste” frontiera del nostro territorio è il più grande regalo che possiamo fare alla mafia. Anche di questi temi dovrà essere fattoil contributo che Varese darà al Pd per le sfide di governo della Lombardia e del Paese.
Pubblicato in Idee e politica, Territorio | Taggato , , , , , , | Lascia un commento

La Svizzera blocca i ristorni per i frontalieri

Il Governo ticinese era chiamato a scegliere se congelare o meno parzialmente il riversamento dei ristorni per i frontalieri al fine di fare pressione su Roma e in particolare sul ministro dell’economia italiano Giulio Tremonti. Alla fine ha prevalso la linea delcongelamento parziale, del 50%, della quota destinata ai comuni di frontiera. La metà dei ristorni sarà quindi conservata in un conto corrente della Banca di Stato svizzera in attesa dell’apertura di un tavolo con il Governo italiano. La decisione è frutto di un accordo tra i due ministri leghisti, Marco Borradori e Norman Gobbi e l’esponente del PPD Paolo Beltraminelli, che hanno battuto il socialista Manuele Bertoli e la liberal-radicale Laura Sadis, favorevoli alla via del dialogo chiesta da Berna.

La decisione di Bellinzona di bloccare la metà dei ristorni ha pesanti ripercussioni per le casse di molti comuni delle province di Como, di Varese e del Verbano Cusio Ossola: verrebbero a mancare circa 20 milioni di euro, vitali per assicurare alle piccole realtà locali i servizi essenziali, quali trasporti pubblici e politiche sociali.

Il governo ticinese si è assunto la grave responsabilità di agire in contrasto con un accordo internazionale siglato tra Italia e Confederazione Elvetica nel 1974. Se si è arrivati a questo punto è perché il Governo italiano ha a lungo sottovalutato il problema, e addirittura la Lega Nord ha a più riprese dimostrato vicinanza e comunanza di valori con la Lega ticinese, principale responsabile della decisione di bloccare la metà dei ristorni. Il Governo si deve ora muovere riattivando i canali diplomatici con Berna per chiedere il rispetto degli accordi e il ristabilimento di relazioni serene tra i due Paesi. È essenziale che sia garantita l’intera quota di ristorni ai comuni frontalieri, senza la quale le amministrazioni non possono chiudere i bilanci e garantire i servizi ai loro cittadini.

Parallelamente la Regione Lombardia, sulla scorta dei rapporti di amicizia e di collaborazione istituzionale deve mettere in campo tutte le azioni utili affinché si ricreino le condizioni positive idonee alla piena attuazione degli accordi in essere. Martedì in Consiglio Regionale interrogheremo la Giunta e chiederemo un intervento immediato.

Pubblicato in Economia e lavoro, Idee e politica, Territorio | Taggato , , , | Lascia un commento