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Fora di ball e cacia ball

Mentre il ministro della Repubblica Umberto Bossi pensa di affrontare il crescente flusso di immigrati con la minaccia del “fora di ball” il suo compagno di partito Roberto Maroni approva il piano per dislocare nelle Regioni italiane circa 50.000 tra rifugiati e clandestini che potrebbero arrivare dalla sponda sud del mediterraneo.

Per la Lombardia significherebbe un flusso aggiuntivo di circa 10.000 persone da accogliere in 5 siti.

In Provincia di Varese è stato individuato a Lonate Pozzolo il “Campo della promessa”, l’ex aereoporto militare di addestramento costruito nel 1916 e battezzato così da Gabriele D’Annunzio, poi smilitarizzato e abbandonato dal 1992. Nel sito dovrebbero trovare accoglienza non meno di 1000 immigrati.

Tante, troppe le perplessità. L’area è prossima all’aeroporto di Malpensa ed è delimitata da un sistema di sicurezza facilmente eludibile. A rischio la sicurezza dei cittadini di Lonate Pozzolo, dei comuni limitrofi e non ultimo la sicurezza nazionale vista la vicinanza con una infrastruttura strategica come lo scalo internazionale.

Inoltre gli edifici che sorgono sull’area sono in condizioni fatiscenti, non vi sono servizi igienici e sarebbe estremamente difficoltosa la sorveglianza per prevenire eventuali fughe.

Lonate Pozzolo subisce già disagi dovuti alla prossimità con Malpensa, destinati ad aumentare con la realizzazione della terza pista voluta da SEA. Per non parlare delle conseguenze legate alle infiltrazioni della ‘ndrangheta.

Si deve trovare una soluzione che concili le esigenze dell’aiuto umanitario e quelle della sicurezza. Di questo si deve far carico il Governo di centrodestra. Nessuno si può tirare indietro, anche noi faremo la nostra parte. Ma le scelte non debbono essere calate dall’alto, devono essere concertate con i territori.

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Grazie Maroni!

La scelta del governo di non accorpare le elezioni amministrative e i referendum verrà a costare agli italiani circa 300 milioni di euro.

Il decreto per l’indizione dei comizi elettorali è stato ufficialmente firmato dal ministro dell’Intero Roberto Maroni.

E questo è un fatto certamente curioso. E’ ancora fresco il ricordo di una Lega Nord tanto attenta alle casse dello stato da essere contraria all’introduzione della festività del 17 marzo (150° anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia) proprio, a detta loro, per non sprecare risorse in un periodo di crisi.

Il Carroccio invece in questa occasione non ha battuto ciglio, dimostrando ancora una volta la sua vera faccia spregiudicata. In un momento così delicato si sprecano 300 milioni di soldi pubblici per evitare il raggiungimento del quorum sui quesiti referendari su acqua, nucleare e sopratutto legittimo impedimento.

Cosa si sarebbe potuto fare con i 300 milioni di euro risparmiati? Ripristinare ad esempio gli incentivi per le energie rinnovabili, (ridando fiato e lavoro al settore) oppure destinarle a zone colpite da recenti alluvioni (come richiesto in questi giorni dalla Regione Marche) oppure ancora utilizzarli per rifinanziare il fondo nazionale per la non autosufficienza che sarà azzerato nel 2012.

E mi limito solo a tre esempi di buon senso.


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