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Maroni restituisca i soldi ai frontalieri

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Oggi è stata una giornata importante per i lavoratori frontalieri, la Camera ha infatti approvato la mozione presentata dal Partito Democratico che impegna il Governo a tutelare il trattamento economico dei lavoratori frontalieri e il sistema dei ristorni ai Comuni negli atti e nelle leggi di ratifica dell’accordo con la Confederazione elvetica.

A questo link il testo integrale della mozione.

Nella discussione della mozione il vice ministro dell’economia Luigi Casero a nome del Governo è intervenuto per confermare che i lavoratori frontalieri non devono pagare alcun contributo per iscriversi al sistema sanitario nazionale. Pertanto sono illegittimi i pagamenti che l’ex Asl di Varese ha preteso. Maroni ha sbagliato e ora Regione Lombardia restituisca i soldi ingiustamente richiesti. 

A questo link l’intervento del vice ministro Casero in aula.

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Il Partito Democratico sui frontalieri fa sul serio

frontalieriIl Partito Democratico fa sul serio, qui di seguito trovate il testo aggiornato della mozione presentata dai deputati democratici lombardi sul negoziato tra l’Italia e la Confederazione elvetica. Le preoccupazioni legittime dei lavoratori frontalieri e dei Comuni davanti a questo accordo storico non devono essere strumentalizzate, tutti le forze politiche facciano invece la loro parte con serietà affinché l’accordo in via di definizione con la Confederazione Elvetica non penalizzi i lavoratori, ma anzi sia la base per un sistema con più tutele, e confermi il sistema dei ristorni per gli enti locali.

MOZIONE

Nuova formulazione

La Camera

Premesso che:

in questi mesi è in corso di definizione il negoziato tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica, negoziato che disciplinerà, oltre ai rapporti fiscali tra i due Paesi, anche importanti competenze ad oggi soggette a precedenti accordi quali ad esempio quelle sul lavoro frontaliero;

il quadro delle relazioni con la Confederazione elvetica risulta essere complesso a seguito delle prese di posizione dei massimi responsabili istituzionali del Canton Ticino, e all’assunzione di specifiche iniziative unilaterali lesive dei principi di libera circolazione delle persone, di libertà della concorrenza e di intrapresa e di uguaglianza di fronte alla legge;

risultano essere infatti ormai quotidiane le dichiarazioni pubbliche di esponenti istituzionali del Canton Ticino tese a mettere in discussione sia i diritti dei numerosi cittadini italiani occupati regolarmente presso imprese e aziende ticinesi, sia lo stato delle relazioni Italia-Svizzera, concentrate oggi sui negoziati fiscali e sull’ accordo per l’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri;

ad oggi i lavoratori frontalieri in territorio elvetico provenienti dall’Italia risultano essere circa 60.000,e numerose sono le piccole e medie aziende dei territori di confine della Valle d’Aosta, del Piemonte, della Lombardia e della Provincia Autonoma di Bolzano ad essere interessare nei processi di fornitura e e di assistenza nell’ambito del mercato elvetico;

nei confronti dei lavoratori frontalieri si è assistito negli ultimi mesi, complice anche la campagna elettorale in territorio elvetico, ad un continuo ed ingiustificato attacco  di natura discriminatoria e xenofoba;

in particolare ha destato scalpore, a questo riguardo, la decisione del Canton Ticino tesa ad obbligare ogni cittadino italiano in via di occupazione in Svizzera a presentare il certificato dei carichi pendenti in allegato alla richiesta di assunzione;

in questa direzione si è inserito anche l’avvio dell’elaborazione da parte del Consiglio di Stato del Ticino di una clausola fortemente restrittiva sul reddito dei cittadini italiani occupati in Ticino mediante una maggiorazione del trattamento fiscale sulla base della nazionalità italiana dei lavoratori, circostanze ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo in palese contrasto con l’accordo sulla libera circolazione delle persone sottoscritto tra Unione europea e Confederazione elvetica;

è da sottolineare altresì la volontà di introdurre su base cantonale un limite restrittivo di quote dei frontalieri, smentendo in tal modo la competenza del Consiglio federale e ponendo di fatto un’azione di messa in mora dell’accordo sulla libera circolazione delle persone;

a ciò si aggiunga il fatto che Il 24 marzo 2015, con provvedimento n. 24/2015, il Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino ha approvato la Legge sulle imprese artigianali per l’esercizio della professione di imprenditore nel settore artigianale, introducendo elementi che vanno nella direzione di ostacolare la libera circolazione delle imprese estere in Canton Ticino;

nello specifico agli artt. 3 e 4 della legge si è decretata l’istituzione di un albo delle imprese artigianali, la cui iscrizione da parte delle stesse costituisce conditio sine qua non per l’esercizio della professione, ed è subordinata al rispetto di determinati requisiti professionali, così come previsto dall’art. 6 della legge stessa, la cui identificazione è rimandata all’approvazione di apposito regolamento pubblicato sul Bollettino Ufficiale delle leggi del Canton Ticino il 20 gennaio 2016;

i contenuti del suddetto regolamento prevedono, tra le altre cose, il rispetto dei seguenti requisiti:

• diplomi e titoli di studio prevedendo il riconoscimento unilaterale dei diplomi     e certificati esteri da parte della Segreteria di Stato Svizzera – SEFRI -;

•  attestati e referenze concernenti l’attività pratica;

•  certificato di solvibilità personale;

•  dimostrazione di lavorare in Svizzera da almeno 5 anni;

•  eventuali infrazioni saranno sanzionate con multe sino a 50.000 franchi;

una disposizione che, così concepita, necessita di approfondimenti sia rispetto al percorso formativo abilitante e sia rispetto alla modalità per il riconoscimento dell’esperienza professionale;

in merito all’omologazione dei titoli di specializzazione professionale degli artigiani italiani con quelli riconosciuti in Svizzera, come già emerso in passato, e ribadito in occasione nell’incontro tenutosi il 30 giugno dello scorso anno presso il MISE – Divisione VI Cooperazione Economica Bilaterale in merito alla professionalità degli elettricisti ed idraulici italiani, l’ostacolo è rappresentato dal diverso percorso formativo adottato nei due paesi; impedimento che non può essere superato, così come prospettato dalla Svizzera, con l’introduzione di obbligo di frequentazione da parte delle imprese italiane di idoneo corso professionale riconosciuto dal legislatore svizzero e successivo superamento di un esame di pratica;

la disamina della questione dovrebbe tener conto anche di quanto previsto dalle Direttive Europee2005/36/CE e 2013/55/UE, che nell’istituire un regime di riconoscimento delle qualifiche professionali nell’Unione Europea, estesa anche ad altri paesi dello Spazio Economico Europeo (SEE) e alla Svizzera, mira a rendere i mercati del lavoro più flessibili, a liberalizzare ulteriormente i servizi, a favorire il riconoscimento automatico delle qualifiche professionali e a semplificare le procedure amministrative;

in tal senso sembra significativo quanto sancisce l’art. 16 della Direttiva 2005/36/EU che recita “Se in uno Stato membro l’accesso a una delle attività legate all’allegato IV o il suo esercizio è subordinato al possesso di conoscenze e competenze generali, commerciali o professionali, lo Stato membro riconosce come prova sufficiente di tali conoscenze e competenze l’aver esercitato l’attività considerata in un altro Stato membro”;

in questa direzione va anche la Direttiva 2013/55/UE, applicabile dal 18 gennaio c.a. che nel prevedere la creazione di una tessera professionale europea consente ai cittadini di poter chiedere il riconoscimento delle proprie qualifiche professionali;

si evidenzia altresì che esiste un apposito Accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità Europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone i cui lavori si sono concluso il 21 giugno 1999, approvato dall’Assemblea federale Svizzera l’8 ottobre 1991, ratificato con strumenti depositati il 16 ottobre 2000, entrato in vigore il 1° giugno 2002;

il provvedimento adottato coinvolge 4.548 ditte artigiane individuali e 9.835 dipendenti di società, per un totale di 14.383 italiani che nel corso del 2015 hanno prestato, per un periodo di tempo inferiore ai 90 giorni anno, lavoro in Svizzera nel Canton Ticino. Questi lavoratori, imprenditori e loro dipendenti, sono per lo più di provenienza lombarda e piemontese, in particolare delle province di Varese, Como, Verbano Cusio Ossola, che, per il ruolo che giocano a supporto dell’economia cantonale, quale importante forma di collaborazione per lo sviluppo di alcuni comparti economici (in primis quelli legati alla filiera dell’abitare), sono sempre stati al centro del dibattito in Canton Ticino in quanto ingiustamente accusati di sottrare opportunità di lavoro alle imprese locali;

le richiamate gravi prese di posizione nei confronti dei cittadini italiani lavoratori frontalieri in Svizzera sono diventate pressoché quotidiane, creando una forte tensione nei rapporti con la Confederazione elvetica, per evitare la quale si ritiene indispensabile che quest’ultima in maniera esplicita smentisca formalmente con propri atti alcune iniziative condotte dalle autorità cantonali ticinesi a scapito dei principi della libera circolazione delle persone;

mentre tutto ciò si è andato realizzando, in data 22 dicembre 2015 l’Italia e la Svizzera hanno parafato un accordo sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri, unitamene ad un protocollo che modifica le relative disposizioni della Convenzione contro le doppie imposizioni , al fine di concretizzare uno dei principali impegni assunti dai due Stati nella “road map” firmata nel febbraio 2015 in occasione dei procedimenti connessi con l’approvazione della “voluntary disclosure”. Il nuovo accordo, chiamato a sostituire quello del 1974, allo stato non risulta essere stato ancora firmato da parte di entrambi i governi né tantomeno approvato da parte dei rispettivi Parlamenti, e i governi hanno annunciato che il testo sarà reso disponibile e pubblico al momento della firma;

secondo quanto reso pubblico con un comunicato congiunto del Ministero dell’Economia e delle Finanze della Repubblica Italiana e dalla Segreteria di Stato per le Questioni Finanziarie Internazionali della Confederazione Elvetica, l’ accordo comprende i seguenti principali elementi:

  • si fonda sul principio di reciprocità;
  • fornisce una definizione di aree di frontiera che, per quanto riguarda la Svizzera, sono i Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese e, nel caso dell’Italia, le Regioni Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Bolzano;
  • fornisce una definizione di lavoratori frontalieri al fine dell’applicazione dell’accordo e include i lavoratori frontalieri che vivono nei comuni i cui territori ricadono, per intero o parzialmente, in una fascia di 20 chilometri dal confine e che, in via di principio, ritornano quotidianamente nel proprio Stato di residenza;
  • per quanto riguarda l’imposizione, lo Stato in cui viene svolta l’attività lavorativa imporrà  sul reddito da lavoro dipendente al 70 per cento al massimo dell’imposta risultante dall’applicazione delle imposte ordinarie sui redditi delle persone fisiche. Lo Stato di residenza applicherà le proprie imposte sui redditi delle persone fisiche ed eliminerà la doppia imposizione;
  • viene effettuato uno scambio di informazioni in formato elettronico relativo ai redditi da lavoro dipendente dei lavoratori frontalieri;
  • l’accordo sarà sottoposto a riesame ogni cinque anni;

il comparto del frontalierato risulta essere interessato, sul fronte interno, da un provvedimento relativo ad una controversa interpretazione normativa relativa al paventato rischio di pagamento da parte dei lavoratori frontalieri dell’assistenza sanitaria italiana, a seguito dell’emanazione di una Circolare del Ministero della Salute che, richiamando un accordo Stato-Regioni in data 20 dicembre 2012, lascerebbe supporre che per i lavoratori italiani occupati in Svizzera e per i titolari di pensione svizzera  possa essere prevista l’iscrizione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale, mediante il pagamento alla ASL di residenza di un contributo fissato dal decreto ministeriale 8.10.1986 e s.m.i., circostanza che sta aprendo numerosi dubbi e interrogativi circa la fondatezza giuridico-costituzionale del provvedimento a causa della sua onerosità, della lesione del principio di universalità sul quale si fonda il SSN e sulla circostanza che si renderebbe impossibile una pratica uniforme del provvedimento in assenza da parte dell’Italia dell’elenco anagrafico dei frontalieri;

l’intera questione relativa allo stato delle relazioni tra Italia e Svizzera debba  essere colta dal Governo nella sua globalità e complessità, e che le determinazioni da assumersi in merito non possano essere astratte rispetto al quadro complessivo delle situazioni in campo, ivi compresa la necessaria corrispondenza di risposte ufficiali da parte delle competenti istituzioni elvetiche in termini di positiva cooperazione e di effettiva disponibilità

IMPEGNA IL GOVERNO

   a richiedere un chiarimento formale alla Confederazione elvetica in merito alle decisioni discriminatorie assunte dal Canton Ticino in contrasto con gli accordi di libera circolazione delle persone;

 a subordinare l’entrata in vigore dell’accordo tra Italia e Svizzera in materia fiscale fino alla formulazione, da parte delle competenti autorità federali e cantonali svizzere, di specifiche assicurazioni formali tendenti ad escludere la validità e l’applicazione di qualsivoglia iniziativa discriminatoria e lesiva dell’accordo di libera circolazione delle persone intercorrente tra Unione europea e Confederazione elvetica nei confronti di cittadini italiani occupati o occupabili in Svizzera e di aziende italiane potenzialmente interessate al mercato elvetico, nonché alla rimozione di ogni forma di discriminazione sin qui messa in campo, ivi compresa l’individuazione da parte della Svizzera di una soluzione euro-compatibile di adeguamento della propria legislazione al risultato del voto popolare sull’iniziativa del 9 febbraio 2014;

  a fare in modo che in ogni caso  modalità e  tempistiche relative all’armonizzazione fiscale tra cittadini italiani frontalieri compresi entro la fascia dei 20 km e cittadini italiani frontalieri fuori fascia facciano parte della legge di ratifica, e in ogni caso di leggi e provvedimenti della Repubblica Italiana;

  ad operare affinchè in tale contesto venga prevista l’introduzione della franchigia per i lavoratori frontalieri prevista dalla legge stabilità 2015 in termini di permanente agevolazione Irpef anche ai lavoratori frontalieri presenti all’interno della fascia di 20 km dal confine italo-elvetico;

  a garantire che nel nuovo quadro giuridico si provveda ad assicurare ai Comuni di frontiera l’erogazione dell’equivalente dell’attuale ristorno delle imposte versate dai lavoratori frontalieri secondo l’accordo del 1974, mediante specifica disposizione legislativa italiana che commisuri  la ripartizione fiscale spettante ai Comuni di frontiera alla dinamica del monte salari complessivamente prodotto dal comparto transfrontaliero avendo come montante minimo di partenza il valore complessivo dei ristorni fiscali generato nell’ultimo anno fiscale di vigenza dell’accordo Italia-Svizzera del 1974;

  ad avviare, in conformità a specifiche mozioni già adottate dal Parlamento italiano, il percorso finalizzato alla realizzazione dello «statuto del frontaliere» come parte integrante e sostanziale del processo di ratifica del futuro accordo tra Italia e Svizzera;

  ad adoperarsi per un costante coinvolgimento delle istituzioni locali interessate (Regioni Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia, Provincia Autonoma di Bolzano, Province di Sondrio e del Verbano Cusio Ossola, in considerazione anche delle loro nuove competenze in materia di cooperazione frontaliera a seguito della legge 56 del 2014,  Province di  Como, Lecco e Varese) e dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori frontalieri;

ad analizzare  la legittimità dei provvedimenti legislativi e regolamentari assunti dal Canton Ticino richiamati nelle premesse del presente atto, e di intervenire -qualora siano in contrasto con le Direttive e gli Accordi europei -presso le sedi opportune per far modificare quanto disposto unilateralmente;

 ad intervenire sospendendo ogni iniziativa tendente ad introdurre un’impropria modalità di pagamento da parte  di lavoratori italiani occupati in Svizzera e per i titolari di pensione svizzera per l’iscrizione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale;

 a prevedere che le  prestazioni corrisposte ai lavoratori frontalieri dalla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’ invalidità Svizzera (LPP) ,in qualunque forma erogate, ivi comprese le prestazioni erogate dai diversi enti o istituti svizzeri di prepensionamento, vengano assoggettate ,ai fini delle imposte dirette a una tassazione forfettaria in analogia alla normativa sulla collaborazione volontaria

Riformulazione atto (1-00952) «Borghi, Braga, Marantelli, Tentori, Guerra, Fragomeli, Senaldi, Gadda, Baruffi, Realacci, Tacconi, Rossi Paolo».

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#Lombardia2018

Domenica 16 febbraio si terranno le primarie per scegliere il nuovo segretario del Partito Democratico della Lombardia. Saranno primarie aperte, potranno infatti votare tutti i lombardi che abbiano compiuto 16 anni.

Come vi avevo anticipato ho scelto di candidarmi e di impegnarmi per costruire un PD lombardo forte e autonomo che si ponga l’obiettivo ambizioso di vincere le prossime elezioni regionali. E per poterlo fare bisogna prendere atto anche degli errori commessi in passato. Nello scorso febbraio abbiamo perso una grande occasione. Non siamo riusciti a capitalizzare la fine, a tratti drammatica, dell’era Formigoni. Un’agonia oscura, piena di ombre e inchieste che hanno minato la credibilità dell’istituzione regionale, per anni orgoglio dei lombardi.

Senza dubbio la scelta dell’election day ci ha penalizzato, ma è altrettanto vero che i tempi stretti per la scelta del candidato e della sua squadra ci hanno reso più difficile convincere gli elettori. Soprattutto quelli che mai ci avevano votato. Nelle comunità più piccole e nelle aree periferiche, dove i messaggi di cambiamento vengono recepiti più lentamente, abbiamo ottenuto i risultati più deludenti, allargando ulteriormente la forbice del consenso rispetto all’area milanese e ai capoluoghi di provincia.

Ciononostante, in questi anni è cresciuta una nuova classe dirigente che si è formata assumendosi responsabilità nelle amministrazioni locali e nel partito. E oggi, forti di queste esperienze e consapevoli delle difficoltà incontrate, intendiamo candidarci alla guida del Partito Democratico lombardo. Con il compito principale di costruire per tempo un progetto vincente. Aperto alla grande ricchezza dei movimenti civici lombardi, ma senza per questo rinunciare alla centralità del Partito Democratico. Nelle persone e nelle idee.

A questo link è possibile scaricare “#Lombardia2018 – idee e riflessioni a sostegno della candidatura di Alessandro Alfieri a segretario regionale del PD” un testo aperto a contributi e al confronto.

Sul sito www.alessandroalfieri.it trovate il racconto di questa campagna elettorale e tutti i materiali del congresso regionale.

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PD Lombardo

Ieri la Direzione Regionale mi ha chiesto di guidare il Partito fino al congresso affidandomi l’incarico di coordinatore politico del PD Lombardo. Lo farò con energia ed entusiasmo. E’ chiara l’eccezionalità della situazione. La sfida è quella di contribuire a costruire un PD non guardando alle appartenenze passate ma sulla base di un progetto che parli alle nuove generazioni. Per far questo, nei prossimi mesi, avremo bisogno dell’aiuto di tutti a partire i dagli iscritti e dai simpatizzanti che vanno da subito coinvolti sulle decisioni che il partito dovrà prendere.

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Il mio impegno continua

Carissimi,
il 24 e 25 febbraio si vota per eleggere il nuovo Consiglio regionale. Insieme al nostro candidato Presidente Umberto Ambrosoli, abbiamo l’opportunità storica di vincere e di governare la Lombardia.
Vi scrivo perché ho deciso di ricandidarmi. Sarò capolista del Partito Democratico. Voglio quindi condividere con voi quanto fatto in questi tre anni e, soprattutto, provare a trasmettervi il senso del mio impegno politico.
In questo momento dire che la politica è una delle esperienze più interessanti e coinvolgenti può sembrare un’eresia. In realtà, questo è quello che penso, fin da quando undici anni fa mi candidai a Sindaco di Varese, la mia città. Da quel momento è iniziato un percorso appassionante, segnato da grandi soddisfazioni e da momenti di difficoltà, sempre contraddistinto da un rapporto intenso con le persone. La gavetta è stata quella classica, di chi parte dal suo municipio: sui banchi dell’opposizione in Consiglio comunale da coordinatore dell’Ulivo, fino alla nascita del Partito Democratico di cui oggi sono vice segretario e consigliere regionale.
Fare politica è impegno e passione. Certo, il pensiero di molti corre a tutti gli scandali di cui parlano i giornali. Eppure è sbagliato generalizzare. Nel momento stesso in cui Regione Lombardia è stata coinvolta nelle inchieste che hanno travolto il sistema di potere formigoniano, abbiamo continuato a lavorare per riaffermare un diverso modello di società. Con la schiena dritta e la forza delle nostre idee.  Dobbiamo tutti insieme costruire un Paese dove i giovani siano liberi di  esprimere il proprio talento e dove una mamma possa conciliare famiglia e lavoro; dove chi fa impresa sia messo nelle condizioni di innovare e creare buona occupazione e dove chi ha lavorato una vita possa godersi serenamente la pensione; dove ilmerito sia la regola e dove chi lavora nelle scuole, negli ospedali, nelle pubbliche amministrazioni sia orgoglioso di farlo perché valorizzato. Con la consapevolezza che ci troviamo spesso ad affrontare le stesse sfide e le stesse preoccupazioni. Non smetto mai di ricordare le parole di Don Milani: “ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia”.
Anche per questo ho sempre mantenuto un dialogo aperto con gli elettori e con il mio territorio. Ho cercato di vivere il ruolo istituzionale come un ponte tra i luoghi in cui si prendono le decisioni e le comunità locali su cui ricadono gli effetti di quelle scelte.
Questo è il mio approccio alla politica, e anche alla vita. Serietà, impegno, ascolto. Con lo sguardo rivolto al futuro e l’ambizione di costruire insieme un nuovo modo di fare politica in cui siano centrali competenza, trasparenza e senso della comunità.
Qui trovate il rendiconto del mio mandato in Consiglio Regionale.
Siete inoltre tutti invitati sabato 2 febbraio a Varese per l’inizio ufficiale della campagna elettorale, alle ore 15.00 presso l’Istituto De Filippi.

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Insieme in Lombardia: sesta tappa

La sesta tappa del nostro viaggio si è svolta interamente nella ex Comunità Montana della Valceresio (oggi “Piambello”). Lasciandoci il lago di Lugano alle nostre spalle siamo partiti da Brusimpiano fino a salire a Cuasso al Monte. Lì abbiamo visitato l’Ospedale. La struttura è chiaramente sottoutilizzata, dalle comunità locali e dal personale da tempo sono emerse diverse preoccupazioni sulla sorte del presidio.

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La Regione dovrà fare delle scelte oculate. In primo luogo per salvaguardare gli investimenti già deliberati negli scorsi anni per la struttura. In secondo luogo è indispensabile ragionare sugli scenari futuri senza arroccarci sulla mera difesa dell’esistente. Bisognerà tener conto di una disponibilità decrescente di trasferimenti pubblici, dell’invecchiamento della popolazione e dei nuovi indirizzi politici di Regione Lombardia in materia di sub-acuti e cronicità. Specializzarsi in coerenza con queste dinamiche di sviluppo è l’unica strada per valorizzare e salvaguardare l’ospedale di Cuasso.
A Bisuschio l’incontro con gli amministratori ci ha permesso di conoscere meglio il Festival di teatro per ragazzi “Sogni ad aria aperta”, organizzato dalla cooperativa “Il Sorriso” in collaborazione con il Comune. Oltre 5000 persone hanno partecipato all’edizione 2012, fatta di teatro e laboratori e divisi per fasce d’età. Un esempio di investimento sulla cultura e sulle nuove generazioni.
La giornata si è poi chiusa a Induno Olona con un bell’incontro con il circolo PD, la Giunta e i consiglieri Comunali. Tra i tanti temi toccati il cantiere dell’Arcisate-Stabio e la difficoltà di rapportarsi con le ditte-colosso che stanno eseguendo i lavori. La Regione deve affiancare e sostenere i comuni e cittadini nell’affrontare i disagi che queste opere causano.  Vi è davvero la necessità di costruire una nuova Lombardia che non sia centro di potere ma espressione delle nostre comunità. 

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Insieme in Lombardia: quinta tappa

Il lago, le industrie, i gruppi di acquisto solidale e le infrastrutture nella quinta tappa di questo viaggio nella nostra provincia.
Siamo partiti da Azzate dove abbiamo conosciuto la realtà dei gruppi di acquisto solidale. Sull’argomento in questa legislatura come Pd abbiamo presentato un progetto di legge. La nostra proposta insieme alla promozione dei Gas (che hanno trovato un fondamento istituzionale con la legge finanziaria del 2007) ha anche l’obiettivo di valorizzare le piccole e medie imprese agricole, per lo più a conduzione familiare, che operano sul territorio regionale. Tra le finalità, oltre alla concessione di contributi economici ai gas c’è l’incentivazione dell’uso nei servizi di ristorazione collettiva pubblici e privati di prodotti agroalimentari locali, da filiera corta e di qualità.

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A Daverio abbiamo discusso con il sindaco e la giunta di acqua e di reti idriche. La provincia di Varese l’unica a non aver approvato l’ATO, bloccando di fatto investimenti importanti per il territorio: questa è una grande responsabilità della Lega che la provincia di Varese.
Diverso il tema affrontato a Brunello: comuni e imposte. Il caso di Brunello, ad esempio, un piccolo comune con una zona industriale importante: lasciare tutta l’IMU sulle attività produttive alle casse del Comune permetterebbe di abbassare la pressione fiscale sulle PMI.
A Lozza, “ovviamente”, parliamo di infrastrutture. In pieno cantiere pedemontana, un milione e cinquecentomila euro di compensazioni in arrivo. Regione Lombardia deve intervenire per utilizzare queste risorse sia per interventi di compensazione ambientale, ma anche per interventi sociali (la ristrutturazione delle scuole), in questo momento prioritari.

Domani, sabato 19 gennaio, sesta tappa: BRUSIMPIANO, CUASSO AL MONTE, BISUSCHIO E INDUNO

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Insieme in Lombardia: quarta tappa

Oggi quarta tappa del nostro viaggio. A farci da piacevole cornice il lago di Varese e, più in là, le vette delle Alpi imbiancate. Dopo la prima fermata a Bodio Lomnago, a Cazzago Brabbiaabbiamo discusso insieme agli amministratori del problema dei minori in affido. Per i comuni medio-piccoli é ormai impossibile sostenere da soli le spese di affidamento. In questa legislatura, come gruppo PD, abbiamo provato a far stanziare fondi regionali ad hoc, ma Lega e PDL non hanno mai ascoltato queste istanze. Si tratta di tragedie famigliari che non possono essere affrontate con la calcolatrice del ragioniere, ci vuole un’azione complessiva che coinvolga più istituzioni.

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Casale Litta abbiamo incontrato alcuni imprenditori molto preoccupati per lo stato di avanzamento dei Piani di governo del territorio. In Lombardia oltre 400 Comuni su 1500 non sono stati in grado di approvare questo strumento urbanistico. Se tante amministrazioni, di diverso segno, si trovano in queste condizioni, significa che qualcosa in Regione non ha funzionato. Uno stallo che ha ripercussioni anche su enti locali, artigiani e professionisti.
Abbiamo poi toccato Galliate Lombardo, Crosio della Valle e Inarzo, piccole comunità in cui resistono, nonostante tutto, attività che, prima ancora che commerciali, sono occasione di ritrovo e di socialità, presidi irrinunciabili e antidoto allo smarrimento.

Domani mattina si riparte, alla volta di Azzate, Daverio, Brunello, Lozza e Castronno.

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Insieme in Lombardia: terza tappa

Cadrezzate, Mercallo, Osmate e Ternate sono stati i paesi toccati nella terza tappa del giro dei 141 comuni della nostra provincia che stiamo portando avanti. (Tappa1 - Tappa 2).
Prima le nebbia e nel pomeriggio la neve ci hanno accompagnato in questi incontri che hanno visto i temi dei piani di zona e dell’assistenza socio-sanitaria al centro dei confronti con gli amministratori.

 

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A Osmate siamo stati in uno dei sette negozi polifunzionali della provincia di Varese, promossi dalla Camera di Commercio, Uniascom, Confesercenti, Regione e Provincia. Una valida iniziativa volta alla creazione di negozi “multi-servizi” al fine di contribuire alla conservazione del tessuto di piccole imprese commerciali diffuse sul territorio e di dare supporto alla rinascita dei piccoli centri della provincia.

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Patto di stabilità: si fa sul serio

Come ho scritto nel precedente post il Partito Democratico sta promuovendo in tutti i Consigli Comunali lombardiuna mozione per chiedere al Governo di rivedere le regole del patto di stabilitàa partire dall’individuazione delle tipologie di investimenti prioritari che possono essere esclusi dalla disciplina del patto stesso.Qui trovate il testo della mozione.

Il Partito Democratico illustrerà nel dettaglio le sue proposte per la revisione del patto e il nuovo ruolo dei comuni, venerdì 2 marzo alle ore 11.00 presso la Sala Alessi di Palazzo Marino (piazza della Scala). Interverranno il presidente nazionale di ANCI Graziano Delrio, il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia e il Sindaco di Torino Piero Fassino.

Sarà un’importante occasione per discutere come superare le regole che mettono seriamente in difficoltà i Comuni nella realizzazione delle attività programmate e nell’erogazione dei servizi in un momento estremamente delicato per l’economia del Paese.

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