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Ticket solo per chi può

In Lombardia il peso della compartecipazione sanitariaè sbilanciato sulle fasce di reddito basse e medio basse della popolazione.

Questa mattina con un ordine del giorno chiederemo in aula che la Giunta si impegni a prevedere l’esenzione dal pagamento dei ticket sui farmaci e del superticket sull’attività diagnostica ed ambulatoriale per i cittadini con un reddito familiare 2011 non superiore a 30mila euro e a introdurre criteri di progressività nella compartecipazione alla spesa sanitaria per i redditi che superano tale soglia.

E’ una scommessa politica sulla quale stiamo investendo per cercare di cambiare il modello lombardo. Vogliamo che la maggioranza che governa questa Regione non si sottragga a un confronto nel merito per esercitare l’autonomia che le regioni hanno nell’attuazione della manovra nazionale. Il Pirellone ha dunque il compito di rendere più eque le scelte del governo, articolando il principio della progressività in un modo o nell’altro. Alcune regioni lo hanno fatto sulle prestazioni sanitarie, altre sull’addizionale Irpef. Regione Lombardia non ha sinora messo in campo né l’uno né l’altro intervento imponendo un doppio balzello che colpisce ricchi e poveri allo stesso modo.

Solo in Lombardia, tra le sette Regioni con i conti in ordine (cioè non obbligate dal governo ad onerosi piani di rientro dal deficit accumulato), tutte le voci della compartecipazione gravano infatti anche sui redditi minori. E, anche per quanto riguarda l’addizionale regionale Irpef, occorre ricordare che la Lombardia ha scelto già dal 2003 di applicare le maggiorazioni fino alla quota massima dell’1,4%, che a partire dal 2012 sarà del 1,73%, poiché la Regione ha deciso di incrementare tutte le fasce di reddito dopo l’aumento deciso in finanziaria nazionale dello 0,33%.

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Irpef: Formigoni non si nasconda

Il decreto “salva – Italia” presentato dal Governo Monti prevede dal primo gennaio il ritocco all’addizionale regionale Irpef. Una misura necessaria per compensare il taglio delle risorse al fondo sanitario nazionale destinato alle Regioni.

La Lombardia, pur essendo una regione “virtuosa”, dal 2003 applica un’ addizionale progressiva per reddito, introdotta proprio per sostenere il suo sistema sanitario. La Lombardia si appresta così ad alzare le addizionali dal primo gennaio dello 0,33%: fino a 15 mila euro di reddito si passerà dallo 0,9 a 1,23, tra 15 mila e 28 mila passa da 1,25 a 1,58, oltre i 28 mila passa da 1,40 a 1,73. Facendo i calcoli, su un reddito di 25 mila euro lordi annui il cittadino pagherà ogni anno circa 80 euro in più di addizionale (vista la retroattività della norma per il 2011, ci sarà anche il conguaglio nelle buste paga dei dipendenti a gennaio e febbraio 2012, o sulle dichiarazioni dei redditi degli autonomi nel mese di giugno).

L’aliquota progressiva è però la regola per le regioni “non virtuose”, quelle cioè che devono sostenere onerosi piani di rientro. Veneto e Toscana ad esempio applicano a tutti l’aliquota base.

Formigoni ora non si faccia scudo della manovra Monti. Si lavori piuttosto per dare maggiore equità difendendo i redditi medio bassi. Dando per assodata l’ aliquota base dell’ 1,23%, nessuno obbliga la giunta regionale ad aumentare automaticamente l’ addizionale per tutti gli scaglioni di reddito. Chi guadagna fino a 28 mila euro va tutelato mantenendo invariata l’ aliquota attuale, mentre per i redditi più bassi, quelli sotto la soglia dei 15 mila, il Partito Democratico presenterà nei prossimi giorni una proposta volta ad esentarli dal pagamento dei ticket sanitari.

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In piazza a Milano con la CISL

Questa mattina sarò in piazza a Milano per la manifestazione della CISLdella Lombardia “Vogliamo farcela! Fuori dalla crisi con equità e sviluppo” alla quale hanno aderito anche Acli e Libera. Obbiettivosollecitare la Regione a tutte le forze economiche e sociali ad assumere iniziative concrete per rilanciare l’economia lombarda.

Tagli ai costi della politica, dare priorità alla crescita, tutelare l’economia reale, un piano straordinario di investimento per il rilancio dell’occupazione giovanile e un nuovo disegno comunitario e integrativo di welfare sono le principali proposte della Cisl per una regione colpita dalla crisi e dai tagli dello Stato.

Sarò in piazza anche nome del Partito Democratico per testimoniare, ancora una volta, vicinanza e sostegno a tutti coloro che non si rassegnano alla crisi e all’inefficacia delle risposte del Governo e della Regione e vogliono costruire risposte concrete per il futuro a partire dalle giovani generazioni.

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Ad un passo dal baratro

La gran parte della classe dirigente del nostro Paese fatica a comprenderlo, ma siamo ormai sull’orlo del baratro. Questo giovedì la Banca Centrale Europea deciderà se continuare a comprare titoli di stato italiani sul mercato secondario. Francesi e tedeschi sono contrari a continuare l’intervento di sostegno al nostro debito. Trichet e Draghi (che si stanno avvicendando alla guida della BCE) lo hanno fatto capire in ogni modo. Tanto da costringere Napolitano ad intervenire nuovamente a distanza di due giorni. Se non si interviene seriamente il banco “Italia” salta.

Ma forse è già troppo tardi. Se giovedì, come probabile, la BCE interromperà il sostegno all’Italia e arriverà il declassamento del debito, il differenziale (lo spread) fra i nostri titoli e quelli tedeschi esploderà e le prossime aste bot e btp andranno deserte. Lo Stato non sarà più in grado di pagare il proprio debito, il terzo al mondo. Saremo tecnicamente in default, un modo carino per dire fallimento.
A quel punto si aprono due scenari obbligati.
1) I principali Paesi europei si rendono conto che l’Italia non è la Grecia (pesa il 15% sul Pil europeo a fronte del 2% della Grecia) e un nostro fallimento inciderebbe sui debiti sovrani dei Paesi euro. Decidono quindi di affiancare alla politica monetaria un governo economico, partendo subito con gli eurobonds. Uno scenario poco probabile: l’asse franco- tedesco è scettico; mentre il governo di centrodestra, che per anni ha sparato contro l’Europa, appare poco credibile nel chiedere un rafforzamento dell’integrazione europea quando si è alla canna del gas.

2) La BCE sospende il sostegno al nostro debito e prevale l’asse franco-tedesco. In questo scenario molto più probabile, per sopravvivere e difenderci dalla speculazione finanziaria si aprono due strade. La prima consiste in una manovra da 300 miliardi per abbattere fortemente il nostro debito, che dovrà contenere inevitabilmente anche la patrimoniale ed un vasto piano di dismissioni del patrimonio pubblico. La seconda è l’uscita dall’Euro.

Ora, posto che il centrodestra ha dimostrato tutta la sua incapacità nel gestire questa crisi epocale, per salvare il Paese la politica (maggioranza e opposizione insieme) e le forze sociali nel loro complesso sono in grado di farsi carico di una manovra da 300 miliardi che implica riforme strutturali profonde nell’assetto dello stato, nel welfare e nel mercato del lavoro?

Questa domanda se la devono porre tutte le forze sociali, a partire da chi ha manifestato oggi. Ma soprattutto se la deve porre chi vuole diventare alternativa di governo. Perché se la risposta è “no, non la reggiamo”, c’è un’unica drammatica alternativa: uscire dall’Euro. Facciamo attenzione, perché da qualche tempo non rappresenta più un tabù.

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Comuni: grande successo

Partecipazione straordinaria questa mattina a Milano, al grattacielo Pirelli, alla manifestazione dei Sindaci del nord Italia contro i tagli ai Comuni annunciati nell’ultima manovra del governo.

Mi sono trovato fianco a fianco con tanti sindaci della Provincia di Varese (amministratori di centrosinistra, centrodestra e liste civiche) tutti uniti nel dire no a misure inaccettabili, inique, e peraltro del tutto inefficaci rispetto alla gravità delle questioni economico- finanziarie che affliggono il Paese. Misure che rischiano di costringere i Comuni ad aumentare la tasse,le rette di asili e scuole e le tariffe dei servizi, facendo ricadere sulle famiglie il peso della manovra.
 
Le notizie che arrivano da Roma, in queste ore di confuse trattative, parlano di un dimezzamento dei tagli annunciati, una correzione insufficiente che, sommata ai 6 miliardi di euro che la finanziaria dello scorso anno ha già sottratto alle autonomie locali, sancirà definitivamente la fine del federalismo fiscale (non rimanendo più nulla da fiscalizzare).
Bene invece la marcia indietro sui piccoli comuni: non bisogna confondere i costi della politica con i costi della democrazia; la via giusta è quella di incentivare le gestioni associate dei servizi.
 
Unica nota polemica. I più dura a scagliarsi contro l’esecutivo sono gli stessi compagni di partito di Bossi e Berlusconi.
 
In questo momento la manifestazione si sta spostando verso Piazza alla Scala, le sale messe a disposizione presso la sede regionale si sono dimostrate insufficienti a contenere tutti i partecipanti.
 
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Lunedì difendiamo i nostri Comuni

Lunedì mattina sarò insieme agli amministratori locali provenienti da tutta la Lombardia e anche dal resto d’Italia che manifesteranno al Pirellone (ore 11.00 ingresso piazza Duca D’Aosta) contro una manovra che rischia di aumentare l’iniquità e di produrre effetti recessivi soprattutto per territori come i nostri. Il Governo sta facendo sui tagli ai comuni grande demagogia partendo dagli enti più deboli, mentre ha lasciato intatte le sacche di spesa e di inefficienza di questo Paese.

Abbiamo ascoltato con attenzione Formigoni dire che con questa manovra il taglio a carico della Lombardia arriverà a 1,2 miliardi di euro, ovvero meno servizi, più tasse per i cittadini e un colpo mortale al processo federalista. Siamo di fronte a una manovra pesantemente antilombarda, con buona pace della stessa Lega che ha abdicato anche sulle proprie battaglie storiche, quelle per garantire più autonomia e più risorse al nord. Basti dire che Calderoli ha presentato il provvedimento partendo dai tagli ai piccoli comuni, sacrificati sull’altare della propaganda.

Alla maggioranza regionale e a Formigoni chiediamo coerenza: va bene prendere ora le parti degli amministratori locali ma occorre essere conseguenti. Ammettano che questo governo ha fallito.

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Formigoni e i ticket

Con questo post il blog si prende una pausa. Approfitto per augurare a tutti i lettori un agosto il più possibile sereno e di riposo.

Alessandro

Una tassa di scopo sui redditi più alti. E’ la proposta fatta dalla regione Toscanaper coprire i mancati trasferimenti del comparto socio-sanitario alle regioni, una proposta che andrebbe studiata con attenzione.

In Lombardia si continua invece con il metodo della rimodulazione che va a colpire indiscriminatamente non i redditi ma chi necessita di esami diagnostici più complessi.

Alcuni dati: nel 2010 le ricette non esenti sotto i 5 euro e cioè sulle quali nel 2011 non verrà applicata alcuna quota fissa aggiuntiva sono state soltanto il 2,8%. Sempre secondo i dati del 2010 costeranno invece da 46 a 66 euro il 32,2% delle ricette (tra queste molti esami ordinari).

Sono esenti dalla compartecipazione gli over 65 con reddito familiare inferiore ai 38.000 euro, ma il reddito di un nucleo composto da due pensionati con pensioni medio-basse supera questa quota.

Mercoledì 3 agosto si svolgerà una riunione tra le Regioni e il Governo percercare di trovare i fondi per evitare ogni tipo di aumento per il 2011. Qualora trovassero l’accordo (e me lo auguro) i Lombardi, che invece hanno già cominciato a pagare di più, dovranno ringraziare il loro zelante presidente Formigoni.

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Assestamento sbagliato

Ieri è stato votato in Consiglio Regionale l’assestamento di bilancio 2011.

Si tratta di una manovra sbagliata e depressiva, che sconta i tagli della manovra nazionale e i vincoli del patto di stabilità, ma che ci mette anche del proprio, con scelte sbagliate della Regione, come quella di far gravare sui cittadini il superticket su visite ed esami. Un’impostazione profondamente iniqua che serve solo a fare cassa.

Da aggiungere che il governo di Bossi e Berlusconi non ha onorato gli accordi di dicembre sul trasporto pubblico locale non trasferendo i 425 milioni concordati ma soprattutto non fiscalizzando un miliardo e cento milioni di trasferimenti e dunque, di fatto, affossando il federalismo.

Luce tra le tante ombre è invece il passo avanti compiuto nella manovra regionale sul patto di stabilità.

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Ticket: ecco i veri numeri

Alla luce della manovra approvata settimana scorsa in Parlamento, la Giunta Formigoni ha annunciato una rimodulazione della compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini lombardi.

E’ stato annunciato che il previsto ticket da 10 euro sarà rimodulato in modo tale che per le prestazioni sotto i 5 euro non si pagherà nulla, mentre per le altre prestazioni dai 5,01 euro in su si pagherà un contributo del 30% fino ad un massimo di 66 euro.

Nel nomenclatore tariffario specialistica, oggi in vigore, sono ricomprese 2017 tipi di prestazioni. Solo 188 di queste hanno un valore inferiore ai 5 euro. Per 60 prestazioni il ticket sarà tra i 46 e i 65,9 euro e per ben 638 (tra cui prestazioni ordinarie e non solo quelle ad alta complessità)i lombardi pagheranno la quota massima di 66,20 euro in più di quanto previsto dalla manovra nazionale.

ECCO ALCUNI ESEMPI:

ECOGRAFIA DELL’ ADDOME SUPERIORE

dal 15 luglio 36,15 (euro) oggi 46,15 (euro) dal 1° agosto 66,15 (euro)

ECOGRAFIA CARDIACA

dal 15 luglio 36,15 , oggi 46,15 , dal 1° agosto 66,15

TEST CARDIOVASCOLARE DA SFORZO

dal 15 luglio 36,15 , oggi 46,15 , dal 1° agosto 66,15

RADIOGRAFIA DEL TRATTO GASTROINTESTINALE SUPERIORE

dal 15 luglio 36,15 , oggi 46,15 , dal 1° agosto 66,15

DENSITOMETRIA OSSEA CON TECNICA DI ASSORBIMENTO A RAGGI X

dal 15 luglio 36,15 , oggi 46,15 , dal 1° agosto 66,15

ELETTROCARDIOGRAMMA DINAMICO (Holter)

dal 15 luglio 36,15 , oggi 46,15 , dal 1° agosto 66,15

COLONSCOPIA d

al 15 luglio 36,15 , oggi 46,15 , dal 1° agosto 66,15

Questo è un provvedimento a costo zero per Regione Lombardia. A pagare saranno sempre i cittadini, e paradossalmente non i redditi più alti, ma quelli che necessitano di esami diagnostici più complessi. Come PD abbiamo immediatamente chiesto che Regione Lombardia recuperi i 61 milioni di euro necessari per evitare per il 2011 questo balzello ingiusto e inaccettabile spostandoli dal capito dell’informatizzazione sanitaria (vedi Carta Regionale dei Servizi).

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