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Nuove province

In Lombardia 79 su 111 Comuni sopra i 15.000 abitanti sono governati dal centrosinistra. La guida dei nuovi enti di area vasta spetta al PD. Se il centrodestra vuole essere protagonista insieme a noi di questa fase di cambiamento, abbandoni i progetti velleitari come il referendum da 30 milioni di euro. Questa la mia intervista, nel titolo al posto di “Grande Milano” leggete “enti di area vasta.

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Ora tocca a Varese

La mia intervista rilasciata a “La Provincia”.

Il Pd di Renzi è quello che tanti di noi sognavano. Ora puntiamo a ridare una prospettiva anche a Varese». La Lega si sposta a destra e Renzi occupa il vuoto al Nord, questa l’analisi di Alessandro Alfieri, segretario regionale di un Pd che sfonda come non mai in Lombardia, e che è il primo partito in 134 Comuni su 139 della provincia di Varese.

Un miracolo?
È passato il messaggio di Matteo Renzi, il primo leader post-ideologico, che ha saputo intercettare il sentimento comune. Da un lato rassicura, dall’altro dà speranza di cambiamento. Mette insieme riformisti e moderati.
Come ha fatto a bucare anche nella Varese leghista?
Tutte le nostre analisi ci dicono che la collocazione di chi oggi vota Lega Nord è destra o estrema destra, ha perso quella caratteristica di voto trasversale. Così Renzi ha spazio politico, lui che è in grado di andare oltre gli steccati e che può dare stabile rappresentanza a un nuovo blocco sociale, dato che sa parlare sia agli insegnanti della scuola pubblica, assicurando loro attenzione come fa nei suoi tour, sia ai piccoli imprenditori, alle partite Iva, ai non garantiti. È questo il Pd che tanti di noi sognavano.
Dica la verità, se le avessero parlato di un Pd sopra al 40% a Varese non ci avrebbe scommesso su…
Arrivare a toccare quasi il 42 per cento in una città così simbolica era inimmaginabile. Ma penso sia dovuto a due fattori: da un lato, quello di cui si diceva del messaggio di Renzi che parla a quelle vaste fette di società lombarda che prima nemmeno prendevano in considerazione il Pd, ma dall’altro anche una componente di stanchezza rispetto al centrodestra a trazione leghista che governa da così tanti anni in città e in questo territorio.
Varese è insoddisfatta?
Varese appare come una città ripiegata su stessa, governata dignitosamente perché non possiamodire che a Varese si viva male, ma una città che non progetta il suo futuro. Piazza Repubblica è una metafora: viene continuamente messa in sicurezza, quando avrebbe bisogno di essere ripensata e di trovare una vocazione. Quella piazza come l’intera città: è ora di andare all’attacco.
Il 2016 è alle porte. Pensate di poter espugnare la Città Giardino?
Quell’anno si rivota a Varese e a Milano. Vincere quelle sfide vorrebbe dire poi puntare alla Region. Dove peraltro già ora si apre una nuova fase, in cui cercheremo di accelerare la fine di un’epoca (già ieri, con la “sfiducia” al vicegovernatore Mario Mantovani, ndr).
In questo scenario però la Lega di Salvini esulta per il 6,1% nazionale. Cosa ne pensa?
Mi viene da sorridere. È come se in una partita di calcio in cui perdi tre a zero ti mettessi ad esultare perché hai sventato il quarto gol. Non solo la Lega è molto al di sotto di tutti i movimenti euroscettici che hanno ottenuti risultati a due cifre, ma ottiene un risultato nazionale gonfiato dall’astensionismo record al sud. Sì, Salvini ha salvato la Lega dal tracollo, ma ha perso appeal sui moderati.
Vi avvantaggia?
Quando il “front-man” era Maroni la Lega parlava alle categorie e ai moderati, infatti alle scorse regionali la sua lista era risultata la carta vincente. Quella di Salvini è una Lega che si rinserra, che parla a un mondo che pensa ancora che con la lira si stava meglio e che guarda sempre più a destra. Ora questo risultato ci carica di una grande responsabilità. Dobbiamo essere all’altezza della sfida.
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Maroni revochi i direttori generali indagati

Maroni non attenda l’esito del tribunale del riesame, i direttori generali coinvolti nell’inchiesta della procura di Milano devono essere revocati immediatamente.

Dal governatore attendiamo, finora invano, scelte di vera discontinuità. I vertici di Asl e aziende ospedaliere sono oggi legati a doppio filo ai partiti e alle correnti del centrodestra. I pranzi elettorali e i braccialetti verdi ne sono una prova lampante. Ora basta, occorre cambiare finalmente sistema, a partire dall’allontanamento di chi ha sbagliato.

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Maroni Bocciato!

maroni bocciatoIl primo anno di lavoro della giunta Maroni è deludente, privo di quelle riforme che l’amministrazione capitanata dalla Lega potrebbe fare senza bisogno di chiedere nulla a Roma, senza bisogno del famoso e prevedibilmente inattuato 75% di tasse da trattenere in Lombardia. Alla vigilia dell’evento di domani “Dillo alla Lombardia”, abbiamo tirato le somme di un anno di amministrazione. Risultato: Maroni bocciato, partendo dalle riforme non fatte e dalle cifre, esagerate e non corrispondenti alla ben più misera realtà dei fatti, diffuse lunedì in conferenza stampa dallo stesso governatore.

Il 75% di tasse è un pretesto
Maroni è a Roma per battere cassa a Renzi, ma è un pretesto per nascondere che in un anno dal suo insediamento la Regione non ha saputo fare quelle riforme che non hanno bisogno di soldi da Roma e che sono di stretta competenza di Palazzo Lombardia. La sanità, prima di tutto, perché da quando si è dovuti andare al voto anticipato per i gravi scandali di San Raffaele e Maugeri, preceduti alcuni anni prima da quello terribile del Santa Rita, nulla è stato fatto per impedire che quei fatti accadano di nuovo. C’è poi il sistema dei trasporti, capitolo sempre doloroso per i pendolari lombardi, che è stato oggetto di una riforma ancora inattuata perché mancano i provvedimenti che la giunta Maroni avrebbe dovuto assumere. Più che i soldi messi per l’acquisto di nuovi treni, che sono sempre gli stessi dagli anni di Formigoni, bisognerebbe partire da uno zero, che è il numero delle gare pubbliche fatte per assegnare il servizio di trasporto sulle tratte lombarde mettendo in concorrenza operatori diversi. E infine la casa, su cui da mesi si parla e di una riforma che non arriva mai.

Più di un anno dal bando all’erogazione del contributo
Diversi sono gli esempi di malfunzionamento: il bando sugli oratori, chiuso a dicembre 2012 è stato assegnata a inizio 2014; il bando sulle nuove farmacie, chiuso anch’esso a fine 2012, se va bene darà risposte ai richiedenti nel prossimo autunno; i contratti di solidarietà, frutto di una legge che abbiamo fortemente voluto noi dell’opposizione, dopo quattro mesi manca ancora dei provvedimenti attuativi, e per le aziende questi tempi sono un’eternità; la legge sui padri separati, tanto propagandata dalla Lega, è stata fatta così bene che l’80% delle risorse è andato alle madri, il che non è certo di per sé un problema, ma o era sbagliato il presupposto o sono sbagliati i criteri di assegnazione.

Divisi quasi su tutto
Secondo il Pd l’inconcludenza della Regione a trazione leghista è in parte spiegata dalle divisioni nella maggioranza, che si è dimostrata litigiosa ormai su diversi temi: dal rimpasto richiesto da NCD e respinto con sdegno da FI, al taglio delle risorse per la maternità (fondi Nasko) per le donne straniere (e le italiane) con meno di 5 anni di residenza, alla riforma dei vitalizi in essere, alla polemica sui pre-saldi (polemica interna all’allora Pdl) e infine all’abolizione della legge Merlin, sostenuta dalla Lega con Forza Italia e avversata dal Nuovo Centro Destra.

Se la Lombardia non corre, difficile difendere il regionalismo
Con l’immobilismo della sua gestione Maroni rischia di dare una sponda a chi ritiene che le Regioni vadano chiuse. Noi siamo di diverso avviso e invitiamo il governatore a fare le riforme che i cittadini attendono. Per parte nostra nei prossimi 365 giorni presenteremo le nostre proposte sulla riforma della sanità, sul taglio dei ticket, sul contenimento del consumo di suolo e sul lavoro. Sono alcuni dei temi cardine su cui vorremmo finalmente vedere un cambio di linea della nostra Regione.

A questo link potete trovare le slide della nostra analisi del primo anno di Maroni.

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I danni della Lega

In queste ora stiamo lavorando per rimediare al danno della Lega che, grazie a un ostinato e incomprensibile ostruzionismo in Parlamento, ha fatto saltare uno stanziamento per Expo di 25 milioni di euro.

Il Pd lombardo si occupa di Milano e della Lombardia. Di Roma si occupano i romani e i parlamentari. Contrariamente a Salvini che si occupa solo di campagna elettorale. Le garanzie perche’ vengano rimessi i fondi per l’esposizione le stanno dando gli esponenti del Pd: la Lega ha perso un’altra occasione, anche per tacere.
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Lega e Expo


Non se ne può davvero più del comportamento schizofrenico della Lega.
 Impedire alle Camere, con un ostruzionismo irresponsabile insieme al M5S, di approvare un provvedimento che avrebbe stanziato ben 25 milioni di euro per l’Expo di Milanosignifica voler boicottare la manifestazione.

Ci fa piacere che il presidente Maroni si spenda in prima persona in un tour per Expo o vada al Cern di Ginevra, ma sarebbe più utile se si facesse ascoltare dai suoi colleghi di partito.

Ora speriamo che il Governo ripresenti a breve un nuovo testo che contenga anche le disposizioni in materia di Expo. Abbiamo già perso tropo tempo in passato per le beghe del centrodestra. Ora bisogna solo correre.
Ci fa piacere che il presidente Maroni si spenda in prima persona in un tour per Expo o vada al Cern di Ginevra, ma sarebbe più utile se si facesse ascoltare dai suoi colleghi di partito.

Ora speriamo che il Governo ripresenti a breve un nuovo testo che contenga anche le disposizioni in materia di Expo. Abbiamo già perso tropo tempo in passato per le beghe del centrodestra. Ora bisogna solo correre.

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Nuovo umanesimo

L’incontro di oggi tra il Consiglio regionale della Lombardia e il cardinale Scola ha rimesso al centro del dibattito temi importanti, spunti di riflessione che ci auguriamo entrino nell’agenda dei lavori della Regione. Come non notare il sentito passaggiosull’accoglienza verso i cittadini immigrati, definiti una “potenzialità”, con il netto invito a “tradurre questo processo di meticciato di civiltà in una possibilità effettiva”, superando quelle che ha definito “vere e proprie resistenze” alla realtà “dell’immigrazione nelle nostre terre”. Ci auguriamo che gli applausi dei colleghi della Lega, di Maroni in primis, portino presto al recepimento delle parole del cardinale. Lo vedremo presto.

Il Cardinale non ha proferito parole di cortesia ha posto alla politica regionale alcune istanze care alla Chiesa ambrosiana. Un incontro importante, non scalfito dal furbo aventino dei grillini, che una volta disdegnavano i giornalisti e ora farebbero di tutto per ottenere un’inquadratura.

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Per un pugno di voti

L’emorragia di voti e la mancanza di argomenti hanno fatto perdere la testa alla Lega. Che ormai si è ridotta a far politica a colpi di provocazioni e iniziative penose, come dimostra l’ultima campagna della Padania contro il Ministro Kyenge.

In un paese civile sui temi, anche i più complicati come l’immigrazione, ci si confronta, si discute e si dissente, anche con manifestazioni di piazza.
Ci rendiamo conto per primi che è complesso governare il fenomeno migratorio, e lo dirò con chiarezza anche al Ministro quando la incontrerò lunedì a Saronno. Ma la rubrica della Lega è ben altro: è invito al pedinamento e ricerca dello scontro. Comportamenti inqualificabili e irresponsabili da parte di una forza politica che ha responsabilità importanti nelle istituzioni, a partire dalla Lombardia.

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Sogno infranto

La Macroregione del Nord, surrogato della Padania, ormai non esiste più. Era il maggior argomento di propaganda di Maroni durante le regionali di un anno fa ed è finito definitivamente in soffitta. Il Tar del Piemonte ha infatti accolto il ricorso principale promosso da Mercedes Bresso contro il risultato delle elezioni regionali del 2010. Il ricorso era dovuto allo scandalo legato alla scoperta di firme false per la presentazione di una lista di pensionati collegata all’attuale governatore.

Per la debolezza del centrodestra una Lega sempre più in difficoltà si è trovata a guidare le tre grandi regioni del Nord Italia. Una situazione irripetibile, con buona pace di Maroni, di Salvini e dei loro. Ora ci chiediamo che fine faranno i progetti di interesse macroregionale, gli studi commissionati ad enti esterni e anche il relativo superconsulente di Maroni.Siamo certi che si troveranno modi migliori per impiegare quelle risorse.

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Lega grillina

In questi giorni agostani arrivano da alcuni importanti esponenti leghisti, ultimo l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Fava, dichiarazioni a proposito della fine dell’alleanza con il Pdl e di un possibile nuovo asse Lega-Grillo.

Se i giudizi sul Pdl e su alcuni dei suoi componenti (“meglio i grillini dei ciellini del Pdl”) sono quelli descritti in queste ore dai leghisti, piuttosto che chiedere a Letta di tornare alle urne, il Carroccio si prepari a chiudere l’esperienza in Lombardia e si candidi con il M5S a cominciare da qui. Sarebbe interessante capire se Maroni la pensa allo stesso modo, visto che Fava viene considerato un suo fedelissimo.

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