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Le colpe dei capi

Se qualcuno pensa che la Lega sia in difficoltà solo per la sua sventurata gestione familistica, sbaglia. E se ritiene di doverla sfidare unicamente su quel terreno, sbaglia una seconda volta.

Le vicende di questi giorni rappresentano il detonatore di un disagio che cova da tempo nella base leghista: i risentimenti personali si saldano alla frustrazione per le scelte politiche non condivise. Come i tanti bocconi amari ingoiati per prolungare l’esistenza del governo Berlusconi (e dei suoi ministri, quelli leghisti compresi).
La Lega va inchiodata alle proprie responsabilità politiche. Per non aver risposto concretamente alle domande del nord del Paese: una più equa distribuzione delle risorse fra i diversi livelli di governo, una maggiore semplificazione nel rapporto con la pubblica amministrazione, un sostegno nella competizione internazionale promuovendo investimenti in infrastrutture e aiuti all’export.  La “questione settentrionale” è ancora lì.
 
Certo, i fatti emersi in questi giorni sono a dir poco sconcertanti. Un colpo durissimo per chi ha inveito per anni contro “Roma ladrona”.  Non bastasse, si assiste ad un vero e proprio cortocircuito in casa Lega. L’operazione “pulizia “ invocata da Maroni sembra essere a senso unico. Renzo Bossi, formalmente non indagato, annuncia le sue dimissioni da Consigliere Regionale travolto dalle confessioni di autisti e segretarie. Davide Boni invece, indagato per corruzione, rimane aggrappato al suo scranno di Presidente del Consiglio Regionale e non sembra intenzionato a nessun passo indietro. Assolto dal “tribunale di Via Bellerio”.
In questo caso, come in tutti questi anni, le scelte politiche sono state condivise da Bossi, Maroni e Calderoli. L’occupazione degli incarichi e dei posti di potere è stata praticata dal leader quanto dai suoi colonnelli in maniera sistematica: dai ministeri alle partecipazioni statali, dalle società regionali alle ex municipalizzate.
 
Che Renzo Bossi possa essere il capro espiatorio di tutto questo ci credono in pochi. Che Roberto Maroni possa essere il salvatore della patria (padana) ci crede qualcuno in più. Ecco perché il Partito Democratico farebbe bene ad evitare accreditamenti avventati o, peggio, distinzioni tra buoni e cattivi nel campo avverso; rilanciando invece la sfida – tutta politica – sui temi della questione settentrionale. A partire dall’attuazione del federalismo. Passate le polemiche di questi giorni, le elezioni amministrative sono il primo banco di prova per declinare in chiave locale questa sfida. Non sprechiamo l’occasione.
 
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Sottogoverno leghista

Il nome di Felice Tavola ai più dirà poco o nulla. Si tratta del presidente del collegio dei revisori di Arpa (Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente) ed è contemporaneamente membro del collegio dei revisori dell’ospedale Niguarda. Un leghista della prima ora già assessore al bilancio al Comune di Lecco. Tavola è indagato per frode fiscale e associazione a delinquere, secondo la procura di Lecco sarebbe l’indiscusso stratega di un ingegnoso sistema che, coinvolgendo 77 società del territorio lecchese e della bergamasca, avrebbe sottratto al fisco decine di milioni di euro.

L’inchiesta che vede indagato Tavola è un altro caso che allunga l’elenco di persone coinvolte in indagini della magistratura legate o nominate dall’attuale maggioranza in Consiglio Regionale. Tavola è un importante esponente della Lega Nord e, se ve ne fosse bisogno, la sua vicenda fa emergere con impressionante attualità come a tutti i livelli il Caroccio per gestire il suo potere, compresi i posti di sotto-governo, si sia affidato a personaggi che oggi risultano coivolti in vicende giudiziarie.

Alla luce dell’inchiesta è inaccettabile che Tavola rimanga a presiedere l’organismo di controllo dei conti di Arpa e a far parte di quello del Niguarda. Tavola deve rassegnare immediatamente le dimissioni.

Sono convinto che questa serie interminabile di inchieste, insieme all’impasse dell’attività amministrativa regionale, renda purtroppo evidentel’impossibilità per Formigoni di continuare a lavorare serenamente per la Lombardia.

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Cortocircuito in via Bellerio

Oggi Renzo Bossi ha annunciato che si dimetterà dalla carica di Consigliere Regionale, non indagato ma travolto dalle inchieste delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria e dalle confessioni di autisti e segretarie.

Contemporaneamente il suo collega di partito Davide Boni, lui sì indagato per corruzione, continua invece a rimanere aggrappato alla sua poltrona di Presidente del Consiglio Regionale.

Forse perché appartiene alla corrente vincente?

Cortocircuito in via Bellerio.

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Il pasticcio del Call center “lumbard”

La nuova divisione del call center sanitario a Milano è un costoso capriccio leghista: la Regione spenderà 3,5 milioni di euro solo per avviarlo, mentre le sedi siciliane di Paternò e Biancavilla non vengono assolutamente ridimensionate e costano oltre 22 milioni all’anno. In un momento di tagli pesanti, in cui si arriva a chiedere agli ospedali di risparmiare sui farmaci salvavita e ai cittadini di pagare prestazioni che fino a poche settimane fa erano gratuite, è proprio il caso di buttare i soldi per duplicare il call center?

Se l’operazione leghista serviva a mettere una bandierina su Milano occorre dire che l’operazione non è riuscita bene: grazie al rinnovo del contratto con la società Transcom Worldwide, siglata il 15 marzo, le sedi siciliane lavoreranno ancora a pieno ritmo per due anni con i loro 560 dipendenti. Il call center milanese inizierà a lavorare tra un anno con 54 postazioni. Tra due anni, nel 2014, i due rami d’azienda dovranno essere venduti in blocco. Se così non sarà, la controllata della Regione “Lombardia Informatica” rischierà di dover assorbire i dipendenti, siciliani e lombardi.

Ma nella delibera precedente, la 3095 del 7 marzo, si stabilisce “di dare mandato a Eupolis di individuare un soggetto terzo a cui affidare l’incarico della durata di 60 giorni per la verifica del progetto esecutivo e per la supervisione delle tempistiche delle attività progettuali in particolare per la realizzazione del nuovo Call Center Lombardo” ma che per evitare ritardi contestualmente alla verifica“è fondamentale dare avvio al processo di ristrutturazione dell’immobile individuato come sede del Call Center lombardo”.

La Regione evidentemente non è convinta del buon senso dell’operazionevisto che dopo aver commissionato lo studio preliminare al Politecnico di Milano per la realizzazione del call center milanese, ha ora deciso, a procedure già avviate, di chiedere a Eupolis, il proprio centro studi, un’ulteriore valutazione. Si spendono altri soldi per un’operazione ideologica nata male e che rischia di avere conseguenze anche peggiori per le tasche dei cittadini lombardi.

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A sua insaputa

“Denuncerò chi ha ristrutturato casa mia con i soldi della Lega”Umberto Bossi, segretario federale Lega Nord (4 aprile 2012).

Se non fosse che arriva con tre giorni di ritardo sarebbe una frase da perfetto pesce d’aprile. Sui social network già spopolano le parodie mada ridere, purtroppo, c’è ben poco. Questa indagine, oltre a squarciare il velo sulla gestione familistica del Carroccio è la prova di come sia urgente una nuova legge sul finanziamento dei partiti.

L’attuale normativa ha permesso infatti ai partiti di creare organizzazioni ipertrofiche al centro, senza controllo o controllori (solo il Partito Democratico ha un bilancio da anni certificato da una società di revisione esterna), centri di spesa ingiustificati a confronto delle tante e genuine realtà territoriali dove gli iscritti si autotassano per pagare gli affitti delle sedi o le iniziative politiche.

Questa è certamente una vicenda sconcertante, la classe dirigente della Lega ora si prenda le sue responsabilità (da Bossi a Maroni). Tuttavia tutti i partiti devono interrogarsi perchè non è più rimandabile una riforma del loro finanziamento pubblico per garantire la massima trasparenza di tutti i trasferimenti di fondi e la rendicontazione puntuale di ogni singolo euro ricevuto.

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Barbarossa con i soldi nostri

E’ andato in onda domenica e lunedì sera su Rai 1 “Barbarossa” il film fortemente voluto dalla Lega Nord per celebrare la battaglia di Legnano e consegnare alla cinematografia “romanocentrica” un capolavoro padano che nulla avrebbe avuto da invidiare ai kolossal americani.
La pellicola è invece diventata ben presto il simbolo del fallimento e della voracità leghista, con annessi risvolti tragicomici.
Già prima della sua uscita “Barbarossa” era salito agli onori della cronaca perché Berlusconi lo aveva definito, rivolgendosi all’allora direttore generale della Rai Saccà, “sta cavolo di fiction per la quale Bossi mi sta facendo una testa tanto”. Bossi si adoperò molto e alla fine “Roma-ladrona” fu tra i co-produttori, Rai cinema e Rai fiction parteciparono con un contributo pubblico di 6,7 milioni di euro. Il film fu girato per buona parte in Romania, non proprio una location padana, in inglese e furono scelti come attori protagonisti un improponibile Raz Degan nel ruolo di Alberto da Giussano e la polacca Kasia Smutniac nel ruolo di Eleonora, la protagonista femminile.
Il botteghino fu impietoso. Il kolossal leghista, costato nel complesso 30 milioni di euro, incassò nelle sale meno di 900.000 euro. In televisione non ha avuto miglior sorte, 13,5% di share, battuto sia da Report della Gabanelli su rai 3 che dal Grande Fratello su Canale 5. Da sottolineare come proprio in Lombardia e in Veneto lo share non abbia mai superato il 9%.
Il film che doveva celebrare le eroiche gesta di Alberto da Giussano e della Lega Lombarda nella lotta per la libertà è finito invece per simboleggiare spietatamente tutti i limiti e gli sprechi della Lega Nord. Il cameo di Umberto Bossi, nelle vesti di un nobile milanese (vedi foto a lato), è la patetica esibizione di un potere che è stato utilizzato per occupare posti dimenticando ogni interesse per la collettività.
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La Lega e le Istituzioni

Domani in Consiglio Regionale presenteremo insieme a tutti i gruppi di opposizione (Pd, Udc, Idv, Sel) una mozione di censura nei confronti del Presidente Davide Boni (Lega Nord), indagato per corruzione dalla procura di Milano.

La presidenza è un luogo di garanzia dell’intero Consiglio – infatti non si possono presentare mozioni di sfiducia ma solo di censura – e va quindi preservata.Per questo motivo Boni deve dimettersi immediatamente da presidente, come lui stesso aveva auspicato in casi analoghi avvenuti in passato, per coerenza e per rispetto delle istituzioni.

Stupisce poi come Boni, al posto di rispondere davanti ai cittadini lombardi e al Consiglio Regionale, sia andato a farsi assolvere alla sede della Lega Nord, quasi fosse un tribunale del popolo, e, dopo aver ascoltato le parole di Bossi, abbia deciso di andare avanti nell’incarico. Come se prima venissero i partiti e poi le istituzioni.

E’ netta la differenza con il caso Penati che, indagato, si dimise da vice-presidente del Consiglio, fu sospeso dal Partito Democratico e ora siede tra i banchi del gruppo misto in attesa del corso delle indagini.

Ormai si è creata una situazione insostenibile, Formigoni non può far finta di niente e continuare dire che si tratta di casi personali. Per questo si deve chiudere questa esperienza che dura da 17 anni.

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Salvato Cosentino, persa la faccia

La Lega Nord ha salvato per l’ennesima volta dall’arresto il deputato del Pdl Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e ritenuto dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli il referente politico nazionale della cosca dei casalesi.

Umberto Bossi è riuscito a salvare il parlamentare napoletano ma non è riuscito a salvare la faccia. Martedì la Lega si era espressa a favore dell’arresto, meno di quarantotto ore dopo ha votato contro in aula. Al netto delle sceneggiate padane è la prova di come non si sia affatto spezzato il legame con Berlusconi e con i suoi uomini più discussi.

Il leader del carroccio è riuscito a convincere i suoi deputati che Cosentino andava salvato, ora dovrà spiegarlo ai suoi elettori che guardano sempre più basiti le evoluzioni romane di questa Lega.

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Il futuro dell’Ospedale di Luino

Anche l’Azienda ospedaliera Macchi, di cui fa parte l’ospedale di Luino, ha subito l’impatto delle manovre dei governi di centro destra. Infatti oltre ai tagli previsti dalle regole di sistema 2011 e 2012, l’azienda sconta anche il piano di razionalizzazione della spesa 2011.

In questo quadro l’ospedale “Luini – Confalonieri” ha futuro se intraprende seriamente la via della specializzazione. Vanno in questa direzione i nuovi posti letto per pazienti sub-acuti; specializzarsi sulle cure riabilitative potrebbe essere, anche alla luce del favorevole contesto geografico-ambientale, una delle peculiarità dell’ospedale.

Contemporaneamente la struttura deve diventare un vero e proprio ospedale del territorio. In questo senso è indispensabile un potenziamento del day surgery e una migliore localizzazione del punto prelievi. Una vocazione che potrà essere rafforzata in prospettiva con l’introduzione dei CREG, i cosiddetti DRG di territorio, disegnati sulle esigenze dei malati cronici.

E’ oggi più che mai pericolosa una battaglia di campanile con Cittiglio, se si litiga a difesa di posizioni di retroguardia si rischia di perdere tutti. E’ indispensabile evitare la competizione e promuovere l’integrazione tra i due nosocomi, anche gli amministratori locali devono sforzarsi di fare squadra per il bene di tutti i cittadini (ad esempio nel caso dei mezzi per l’emergenza-urgenza).

Le polemiche degli ultimi giorni di esponenti dell’Udc e soprattutto della Lega Nordlasciano basiti. L’assessore regionale alla Sanità, Bresciani, è un leghista e il carroccio insieme al Pdl in tutte le sedi ha deciso, votato e approvato i tagli, i ridimensionamenti e le razionalizzazioni. Se vogliono seriamente lavorare per il bene del territorio vadano a protestare con i loro capi e capetti a Milano e a Gemonio e lascino perdere inutili sceneggiate.

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Gazzarra ladra

Ieri la Lega Nord, mentre al Senato inscenava una indegna gazzarra contro Monti, reo secondo il carroccio di essere alla guida di un governo ladro e indegno, alla Camera salvava per l’ennesima volta dall’arresto l’ex sottosegretario all’economia Cosentino , deputato e coordinatore campano del Pdl, accusato di concorso esterno per associazione mafiosa e ritenuto dai magistrati napoletani il referente politico nazionale del clan camorrista dei Casalesi.

La Lega non pensi ora di nascondere dietro vergognose messe in scena i fallimenti e le pagine più scure dei suoi anni al governo del paese.

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