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Le nostre proposte

Il primo documento strategico della nuova legislatura non marca quella discontinuità che Maroni aveva promesso e che anche noi, pur con proposte differenti, vogliamo.

Lega e PDL non si sono accorti che da tre anni a questa parte lo scenario è cambiato profondamente.C’è la crisi economica e c’è anche la crisi delle istituzioni che vede anche l’interruzione del processo federalista. Non abbiamo alcuna nostalgia dell’ultimo periodo formigoniano, che ha segnato il peggior momento della nostra Regione, culminato negli arresiti di assessori ed ex assessori che hanno causato il discredito dell’istituzione. Proprio per questo vorremmo vedere una svolta che sulle politiche non c’è e che per il PD vuol dire partire da subito con la cancellazione dei ticket sanitari fino a trentamila euro di reddito, con una politica contro la cementificazione del territorio, con un sostegno vero alle aziende con la razionalizzazione dei contributi e dei finanziamenti e, infine, con il sostegno ai comuni perché possano finalmente onorare i debiti con le piccole e medie imprese e realizzare opere necessarie per i cittadini.

Noi siamo opposizione responsabile ma anche intransigente e rigorosa sui provvedimenti che possono davvero rimettere in corsa la Lombardia.

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L’ossessione di Maroni

Maroni è ossessionato dalla discontinuità da Formigoni come da Bossi, ma i primi cento giorni di governo in Regione sono in perfetta continuità con il predecessore. I modi sono diversi, ma sui ticket sanitari come sulle nomine non c’è differenza rispetto al ventennio formigoniano.

In Regione abbiamo finora approvato solo quattro leggi: sui tagli ai costi della politica c’è stato il lavoro dei gruppi consiliari, le altre tre sono rinvii, proroghe, promesse di future riforme. Intanto della macroregione non si sente più parlare e il 75% di tasse da tenere in Lombardia è diventato la madre di tutte le scuse per le promesse non mantenute.

La vera svolta in Lombardia parte da quattro azioni su cui il PD ha proposte già sul tavolo: la riforma dei ticket sanitari in senso proporzionale al reddito e con esenzioni fino a 30mila euro; contributi alle imprese non dispersi in mille rivoli, com’è ora, ma concentrati su pochi bandi, semplici, accessibili e poco burocratizzati, con una quota riservata alle piccole e medie imprese; un rimborso a tirocinanti e praticanti di 400 euro al mese e servizi per l’impiego premiati in base alla capacità di trovare lavoro, non sul numero di corsi attivati; una legge per fermare il progressivo e inesorabile consumo di territorio; più risorse per i comuni attraverso il patto di stabilità territoriale, per liberare risorse in favore delle piccole e medie imprese lombarde e migliorare i servizi dei comuni. Su questi temi sfidiamo Maroni.

Tutto questo lo abbiamo spiegato oggi nel corso di una intensa conferenza stampa. Qui trovate la nota distribuita e amp;feature=c4-overview&list=UUPKSYFmhR1nrJ2-1-TpKDxA">qui il video.

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Epilessia: la Giunta decida!

Domani si terrà l’ultima riunione della Giunta Regionale, prima dello scioglimento del Consiglio. Formigoni trovi il tempo - come chiesto con una nostra mozione 20 giorni fa – di emanare la delibera che stabilisce che sia la Regione a farsi carico dei costi sostenuti dai cittadini lombardi, che da troppi giorni stanno effettuando terapie antiepilettiche pagando la differenza di tasca propria.

L’AIFA aveva infatti emanato qualche settimana fa una comunicazione nella quale si suggeriva che le autorità sanitarie territoriali non ponessero a carico dell’assistito la differenza tra il generico e il farmaco di marca.

In queste settimane sono state tante le segnalazioni che ci sono arrivate da parte di cittadini che per poter proseguire le cure stanno pagando ingenti cifre mensili che hanno difficoltà a sostenere. Dopo il nostro intervento, Regione Lombardia aveva promesso di intervenire. Fino ad oggi però nessun segnale. Formigoni mantenga l’impegno, i malati e le loro famiglie non possono pagare la paralisi politica della maggioranza.

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Capolinea Formigoni

Questa mattina in aula abbiamo assistito probabilmente all’ultimo teatrino di Formigoni. Livido in volto, mentendo sapendo di mentire, ha provato a dettare i tempi della crisi della maggioranza, nascondendone i veri motivi.

Circodanto dalla sua ex Giunta, muta, ha ammesso che ”questa legislatura è da ritenersi conclusa” rimbalzandosi con la Lega Nord le responsabilità e le tempistiche della crisi.

Nessuno si può più permettere di giocare con le istituzioni lombarde, già messe a dura prova. Formigoni abbia un sussulto di dignità, si dimetta oggi e restituisca ai cittadini la parola. Il prima possibile.

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Chiarezza su Nerviano

Sulla vicenda dell’acquisizione del centro di ricerche di Nervianooccorre fare chiarezzadopo le notizie che vedono la procura di Romaindagare per presunta truffa ai danni della Regione Lombardia.

Come PD avevamo già avanzato forti dubbi, raccolti in un articolo del nostro blog d’inchiesta dal nome evocativo: eccellente! Dove vanno a finire i soldi dei lombardi (www.blogdem.it/eccellente). I dubbi riguardavano principalmente i debiti del centro di Nerviano e il ruolo di Alberto Sciumè, persona molto vicina a Roberto Formigoni che nella vicenda del passaggio di proprietà dalla Congregazione dei Figli dell’Immacolata alla Regione Lombardia ha avuto un ruolo centrale. Sciumè era infatti advisor e legale di fiducia dei precedenti proprietari ed è oggi presidente della Fondazione regionale per la ricerca biomedica, presidente della Nerviano Medical Sciences s.r.l. e di una sua partecipata, la Nerviano Medical Sciences 2009 s.r.l.. Ed è inoltre presidente del collegio dei revisori in Finlombarda gestioni, partecipata al 75% da Finlombarda S.p.a., il braccio finanziario della Regione Lombardia, attraverso il quale arrivano a Nerviano fondi per milioni di euro.

Nel blog ci chiedevamo chi avrebbe pagato i 180 milioni di debiti di Nerviano e avevamo visto giusto. Purtroppo ci troviamo di fronte ad una comportamento della Regione almeno incauto, se è vero come sostiene l’amministratore delegato Baielli che il patrimonio serviva per coprire l’esposizione bancaria. È un’operazione, quella dell’acquisto di Nerviano, su cui Formigoni non poteva non aver visto in profondità le carte – almeno ce lo auguriamo - e dunque avrebbe dovuto conoscere nel dettaglio i bilanci. Tanto Formigoni quanto Sciumè. Perchè il presidente della Regione ha dichiarato dunque che questa operazione sarebbe stata a costo zero per i Lombardi? Siamo pronti a presentare una nuova interrogazione al fine di capire che tipo di controlli contabili e amministrativi furono condotti per finalizzare l’acquisizione, visto che non si potè subito accertare la sparizione del fondo di accantonamento. Fare chiarezza è il modo migliore per dare prospettive certe a un centro di eccellenza, in questo caso vera, e ai suoi lavoratori, fortemente preoccupati per il loro futuro.

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Fuoco (ex) amico

Mentre Formigoni si difende dalle accuse, l’assessore alla sanità di Regione Lombardia, Luciano Bresciani, sul suo sito definisce Daccò un “faccendiere” e spiega dipreparare riforme per evitare nuovi casi come quelli di San Raffaele e Maugeri. Formigoni solo tre giorni fa aveva definito Daccò “un innocente incensurato”. Dentro a palazzo Lombardia c’è dunque chi crede che la magistratura abbia colto nel segno, ed è l’assessore alla sanità, che qualcosa dovrebbe pur conoscere. Basta questo per dire che le tesi difensive del presidente della Regione non sono molto efficaci.

Bresciani, presentando alcune iniziative per garantire maggiore trasparenza nel sistema sanitario regionale, sul suo sito http://www.lucianobresciani.it pubblica un comunicato ufficiale in cui scrive: “L’obiettivo è mettersi al riparo da eventuali rischi di interruzione del servizio, come sarebbe potuto accadere, in linea di principio, con l’Irccs di via Olgettina nella morsa di un maxi debito e la Fondazione Maugeri travolta da un’inchiesta che ha al centro anche 70 milioni di euro versati negli anni per le consulenze al faccendiere della sanità Pierangelo Daccò, oggetto di indagine”.

Non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti.

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Lega, can che abbaia…

2 giugno 2012 Matteo Salvini (Lega Nord) “Mi auguro che il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni lasci il suo incarico di Commissario generale di Expo perche’ la regione ha bisogno di un impegno costante 24 ore su 24 e non di gente che va in vacanza in luoghi esotici“.

2 luglio 2012 Matteo Salvini (Lega Nord) ”La nostra convizione resta quella che l’Expo abbia bisogno di una persona che si dedichi 24 ore su 24. Non pensiamo che Formigoni sia in grado di garantirlo. Se il dibattito arriva in aula, glielo consiglieremo”.

17 luglio 2012, il dibattito arriva finalmente in aula e la Lega Nord non solo vota contro l’ordine del giorno presentato dal Partito Democratico che chiedeva di sostituire il commissario generale di Expo ma porta addirittura a casa, d’accordo con il Pdl, un sub-commissario che affiancherà Formigoni.

Ancora una volta la Lega si dimostra un cane che abbaia ma che non morde, si sottrae con disinvoltura alle sue responsabilità e continua a prendere in giro i cittadini lombardi.  Salvini poi sembra sempre più un Alfano in salsa padana. Così duri a parole, così inconsistenti nei fatti.
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Arroccato

Oggi in Consiglio Regionale si è discussa la mozione di sfiducia al Presidente della Regione, Roberto Formigoni.

Pdl e Lega, come previsto si sono arroccati in difesa delle proprie poltrone e hanno votato compatti respingendo la mozione.

Il voto di oggi è la dimostrazione di quanto sia ormai lontano il governo di questa regione dalla Lombardia reale. La maggioranza ha fatto finta di niente, compatta, ha tentato di rimuovere dal dibattito le indagini, le inchieste, gli arresti e le ambiguità che in questi mesi hanno purtroppo travolto l’istituzione regionale. L’intervento di Formigoni è stata poi la drammatica rappresentazione di un sistema di potere in difficoltà che evoca complotti e attacca nemici immaginari.

La Lombardia ha invece urgentemente bisogno di uno scatto d’orgoglio. Ne ha bisogno la politica che deve tornare ad avere l’ambizione di guidare i processi di cambiamento. Ne hanno bisogno i cittadini lombardi che sono da sempre i veri artefici delle eccellenze di questa regione.
Formigoni ha incassato la fiducia del Consiglio ma quella dei lombardi è ormai persa.
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Sfiducia a Formigoni

Nella seduta di Consiglio Regionale di domani si discuterà la mozione di sfiducia al presidente Formigoni, presentata dal Partito Democratico insieme a Idv e Sel.

Sarà l’occasione per fare il punto su due anni disastrosi, connotati da cadute di stile, indagini, arresti e ambiguità che hanno coinvolto Regione Lombardia. I cittadini lombardi a maggio nelle urne hanno già sfiduciato Formigoni, che si era speso molto per i candidati del Pdl a Monza e Como.

Nel “palazzo” assisteremo quasi sicuramente ad un arroccamento da parte del centrodestra in difesa delle proprie poltrone, che avrà l’unico risultato di allontanare ancora di più il governo di questa Regione dalla Lombardia reale.
In questo quadro fanno sorridere le dichiarazioni di Matteo Salvini. Se davvero il Carroccio vuole fare sul serio c’è solo un modo per dimostrarlo al di là dei proclami, delle battute sulle vacanze e delle frasi ad effetto: votare la mozione di sfiducia.

Il tempo è scaduto. La Lombardia non merita ulteriori teatrini.

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Formigoni, Daccò e soldi pubblici

Nei recenti scandali della sanità lombarda esistono verità che vanno raccontate e sono quelle dei numeri che Formigoni non dice. Dopo il capitolo della cosiddetta legge Daccò, c’è quello, ben più cospicuo, delle “funzioni non tariffate”, diverse cioè da quelle rimborsate secondo il meccanismo dei drg: un fiume di denaro che Regione indirizza per quasi il 20% verso strutture sanitarie private. Agli Irccs (Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico) privati e alle case di cura private tra il 2008 e il 2010 sono stati assegnati oltre 576 milioni di euro, di cui quasi 147 al San Raffaele e più di 72 alla Maugeri.Oggetto del finanziamento sono soprattutto il potenziamento della ricerca, della riabilitazione, la didattica e l’emergenza urgenza, definiti con un evidente margine di discrezionalità. Ad ammetterlo è lo stesso Daccò, che nell’interrogatorio, a quanto si apprende, parla della sua abilità a far ottenere ai suoi clienti molti soldi da questi capitoli. Il fiume di denaro è un miliardo di euro per ognuno degli ultimi tre anni. Solo altre quattro Regioni, Puglia, Veneto, Liguria e Lazio, danno risorse anche agli Irccs privati, ma in misura molto minore.

Pur essendo consapevoli della necessità di finanziare l’eccellenza, i dati dimostrano che il criterio della flessibilità nell’erogare fondi alla ricerca ha sconfinato troppo nella discrezionalità. Un sistema che non è più accettabile, occorre rivedere la normativa prevedendo dei tetti di spesa o comunque criteri più stretti.

I NUMERI

Dal verbale dell’interrogatorio di Pierangelo Daccò del 17 aprile: “Quando lei fa una prestazione sanitaria, la prestazione ha un ritorno. Viene pagata questa prestazione da parte della Regione Lombardia. Nel pagamento sono inclusi i costi. I costi sono compresi in una tabella. Ci sono dei costi che non vengono compresi in questa tabella, che comunque l’ente sostiene. Allora vengono riconosciute con questo istituto delle funzioni non tariffabili”.

Un miliardo di euro l’anno sul 17 miliardi di euro (dati 2011), più che in ogni altra Regione italiana: è la spesa per le “funzioni non tariffabili”, che la Regione Lombardia riconosce alle strutture sanitarie con evidenti margini di discrezionalità. È questa la voce più cospicua del bilancio sanitario regionale su cui si concentrava il lavoro di Pierangelo Daccò, come si evince dalla lettura dei verbali di interrogatorio. La Lombardia riserva alle funzioni non tariffabili circa il 6% del fondo sanitario regionale, seguita dal Lazio, Veneto, Liguria e Puglia. In Lombardia valgono il 15% dell’intera spesa ospedaliera. Tra gli scopi principali delle funzioni non tariffabili c’è la promozione della ricerca, e infatti una quota importante è riservata ai diciotto Irccs lombardi (Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico) pubblici e privati. Tra questi il primo beneficiario è il San Raffaele, che tra il 2008 e il 2010 ottiene quasi 147 milioni di euro, e quarta è la Maugeri, seconda però tra i privati, con oltre 72 milioni nello stesso triennio, su un totale di oltre 716 milioni di euro.

Le funzioni più remunerative per gli Irccs sono la ricerca, la didattica universitaria, la riabilitazione (la Maugeri è di gran lunga la maggior beneficiaria), e l’emergenza urgenza specialistica.

Dati elaborati dal Gruppo regionale del PD
CAPITOLO FUNZIONI NON TARIFFABILI BILANCIO REGIONALE
2010

      995.943.000

2009

   1.094.860.000

2008

   1.047.419.000

2007

      870.000.000

2006
746.000.000
2005
616.670.000
2004
599.995.320
2003
722.000.000
2002
524.000.000
2001
459.000.000
 
7.675.887.320
le funzioni non tariffabili valgono circa il 15% della spesa ospedaliera di Regione Lombardia
FUNZIONI NON TARIFFABILI, RIPARTIZIONE PER TIPOLOGIA DI STRUTTURE DESTINATARIE
 
2010
2009
2008
tot.
%
ASL/AO pubbliche
€ 720.711.000
€ 765.255.000
€ 782.848.000
€ 2.268.814.000
72,3
IRCCS pubblici
€ 85.984.000
€ 117.206.000
€ 89.877.000
€ 293.067.000
9,3
Case di cura private
€ 55.872.000
€ 54.297.000
€ 42.000.000
€ 152.169.000
4,8
IRCCS privati
€ 133.376.000
€ 158.102.000
€ 132.694.000
€ 424.172.000
13,5
€ 995.943.000
€ 1.094.860.000
€ 1.047.419.000
€ 3.138.222.000
100,0
STORICO
SAN RAFFAELE
MAUGERI
2010
€ 41.052.801
€ 20.743.682
2009
€ 58.026.312
€ 26.465.910
2008
€ 47.842.641
€ 25.112.271
2007
€ 35.518.500
€ 15.805.218
2006
€ 41.821.458
€ 24.359.488
2005
€ 40.137.000
€ 16.680.432
2004
€ 37.587.505
€ 19.197.636
€ 301.986.217
€ 148.364.637
Funzioni non tariffabili, dotazione per irccs pubblici e privati                     (in grassetto gli IRCCS privati)
 
2010
2009
2008
tot.
%
San Raffaele
€ 41.052.801
€ 58.026.312
€ 47.842.641
€ 146.921.754
20,5
Policlinico Milano
€ 38.214.000
€ 52.624.000
€ 44.194.050
€ 135.032.050
18,9
Policl. S. Matteo Pavia
€ 25.447.000
€ 41.265.000
€ 33.113.000
€ 99.825.000
13,9
Maugeri
€ 20.743.682
€ 26.465.910
€ 25.112.271
€ 72.321.863
10,1
ist. Tumori Milano
€ 12.127.000
€ 12.928.000
€ 5.807.000
€ 30.862.000
4,3
Humanitas
€ 9.576.796
€ 17.389.385
€ 12.420.989
€ 39.387.170
5,5
Besta Milano
€ 9.529.000
€ 9.722.000
€ 6.096.000
€ 25.347.000
3,5
I.E.O. Milano
€ 8.707.935
€ 8.317.933
€ 5.941.381
€ 22.967.249
3,2
Don Gnocchi Milano
€ 8.392.744
€ 6.380.917
€ 6.386.267
€ 21.159.928
3,0
San Donato
€ 8.088.292
€ 5.777.351
€ 4.126.680
€ 17.992.323
2,5
Fatebenefratelli
€ 7.577.785
€ 6.755.823
€ 6.343.418
€ 20.677.026
2,9
Multimedica
€ 7.118.828
€ 5.573.299
€ 3.980.928
€ 16.673.055
2,3
Monzino Milano
€ 6.013.014
€ 8.695.667
€ 8.441.444
€ 23.150.125
3,2
Auxologico Milano
€ 4.850.013
€ 4.400.027
€ 3.142.877
€ 12.392.917
1,7
Mondino Pavia
€ 4.055.065
€ 4.946.336
€ 4.681.835
€ 13.683.236
1,9
Galeazzi
€ 3.543.576
€ 2.980.746
€ 2.129.104
€ 8.653.426
1,2
Medea Bosisio Parini
€ 2.756.634
€ 2.392.688
€ 2.145.130
€ 7.294.452
1,0
Casatenovo INRCA
€ 667.000
€ 667.000
€ 667.000
€ 2.001.000
0,3
totale IRCCS Pubb./priv.
€ 218.461.165
€ 275.308.394
€ 222.572.015
€ 716.341.574
Nell’ultimo triennio il San Raffaele ha avuto il 20,5% delle risorse per le funzioni non tariffabili destinate ad irccs, la Maugeri il 10,1%. Rispettivamente al 1 e 4 posto tra gli irccs sia pubblici sia privati
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