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Capolinea Formigoni

Questa mattina in aula abbiamo assistito probabilmente all’ultimo teatrino di Formigoni. Livido in volto, mentendo sapendo di mentire, ha provato a dettare i tempi della crisi della maggioranza, nascondendone i veri motivi.

Circodanto dalla sua ex Giunta, muta, ha ammesso che ”questa legislatura è da ritenersi conclusa” rimbalzandosi con la Lega Nord le responsabilità e le tempistiche della crisi.

Nessuno si può più permettere di giocare con le istituzioni lombarde, già messe a dura prova. Formigoni abbia un sussulto di dignità, si dimetta oggi e restituisca ai cittadini la parola. Il prima possibile.

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Il tempo perso

Domani in Consiglio Regionale discuteremo di Expo 2015, di fiscalità e di revisione della spesa pubblica. Ho la sensazione però che l’attenzione dei media sarà concentrata su altro.

In questa legislatura abbiamo perso troppo tempo e abbiamo speso troppe parole dietro a vicende che hanno solo infangato e indebolito l’istituzione regionale. L’auspicio è che si chiuda in fretta questo teatrino indecoroso e che il Consiglio torni ad essere la sede della politica lombarda. Il tempo è già scaduto.

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Le spiegazioni di Formigoni

Settimana scorsa abbiamo presentato come Partito Democratico i dati della nostra inchiesta sulla sanità lombardasmentendo quanto detto da Formigoni e dimostrando che la Lombardia è la Regione italiana che paga di più la sanità privata che accredita.

Nelle prossime settimane continueremo la nostra azione per smascherare dove e come vengono impiegati i soldi pubblici nel sistema formigoniano ormai giunto al capolinea.

Sull’argomento vi segnalo la mia intervista pubblicata questa mattina dal quotidiano “La Prealpina”.

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Sottogoverno leghista

Il nome di Felice Tavola ai più dirà poco o nulla. Si tratta del presidente del collegio dei revisori di Arpa (Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente) ed è contemporaneamente membro del collegio dei revisori dell’ospedale Niguarda. Un leghista della prima ora già assessore al bilancio al Comune di Lecco. Tavola è indagato per frode fiscale e associazione a delinquere, secondo la procura di Lecco sarebbe l’indiscusso stratega di un ingegnoso sistema che, coinvolgendo 77 società del territorio lecchese e della bergamasca, avrebbe sottratto al fisco decine di milioni di euro.

L’inchiesta che vede indagato Tavola è un altro caso che allunga l’elenco di persone coinvolte in indagini della magistratura legate o nominate dall’attuale maggioranza in Consiglio Regionale. Tavola è un importante esponente della Lega Nord e, se ve ne fosse bisogno, la sua vicenda fa emergere con impressionante attualità come a tutti i livelli il Caroccio per gestire il suo potere, compresi i posti di sotto-governo, si sia affidato a personaggi che oggi risultano coivolti in vicende giudiziarie.

Alla luce dell’inchiesta è inaccettabile che Tavola rimanga a presiedere l’organismo di controllo dei conti di Arpa e a far parte di quello del Niguarda. Tavola deve rassegnare immediatamente le dimissioni.

Sono convinto che questa serie interminabile di inchieste, insieme all’impasse dell’attività amministrativa regionale, renda purtroppo evidentel’impossibilità per Formigoni di continuare a lavorare serenamente per la Lombardia.

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Cortocircuito in via Bellerio

Oggi Renzo Bossi ha annunciato che si dimetterà dalla carica di Consigliere Regionale, non indagato ma travolto dalle inchieste delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria e dalle confessioni di autisti e segretarie.

Contemporaneamente il suo collega di partito Davide Boni, lui sì indagato per corruzione, continua invece a rimanere aggrappato alla sua poltrona di Presidente del Consiglio Regionale.

Forse perché appartiene alla corrente vincente?

Cortocircuito in via Bellerio.

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La Lega e le Istituzioni

Domani in Consiglio Regionale presenteremo insieme a tutti i gruppi di opposizione (Pd, Udc, Idv, Sel) una mozione di censura nei confronti del Presidente Davide Boni (Lega Nord), indagato per corruzione dalla procura di Milano.

La presidenza è un luogo di garanzia dell’intero Consiglio – infatti non si possono presentare mozioni di sfiducia ma solo di censura – e va quindi preservata.Per questo motivo Boni deve dimettersi immediatamente da presidente, come lui stesso aveva auspicato in casi analoghi avvenuti in passato, per coerenza e per rispetto delle istituzioni.

Stupisce poi come Boni, al posto di rispondere davanti ai cittadini lombardi e al Consiglio Regionale, sia andato a farsi assolvere alla sede della Lega Nord, quasi fosse un tribunale del popolo, e, dopo aver ascoltato le parole di Bossi, abbia deciso di andare avanti nell’incarico. Come se prima venissero i partiti e poi le istituzioni.

E’ netta la differenza con il caso Penati che, indagato, si dimise da vice-presidente del Consiglio, fu sospeso dal Partito Democratico e ora siede tra i banchi del gruppo misto in attesa del corso delle indagini.

Ormai si è creata una situazione insostenibile, Formigoni non può far finta di niente e continuare dire che si tratta di casi personali. Per questo si deve chiudere questa esperienza che dura da 17 anni.

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Boni, dimissioni subito

Il Presidente del Consiglio Regionale Davide Boni (Lega Nord) è indagato dalla procura di Milano per corruzione. Ora Boni sia coerente con quanto ha affermato più volte per casi analoghi che hanno coinvolto l’ufficio di presidenza e si dimetta immediatamente dalla carica di Presidente.

In generale è l’ennesima prova, se mai ce ne fosse bisogno, che Regione Lombardia si trova in una situazione politica insostenibile. Sono ormai troppe le persone indagate vicine a Formigoni o che hanno fatto parte delle sue Giunte. E l’elenco sembra incredibilmente non finire mai.

Si metta subito fine a questa legislatura e si ridia la parola agli elettori. Altrimenti Pdl e Lega Nord si assumeranno la responsabilità di prolungare questa agonia che penalizza i cittadini lombardi e danneggia la dignità dell’istituzione regionale.

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La Lega ha scelto il centralismo

Oggi per la prima volta nello storia d’Italia (questo sì un record ottenuto dal Governo Berlusconi) scioperano i Sindaci dei nostri comuni. Un’iniziativa forte e simbolica per portare a conoscenza della cittadinanza quali potrebbero essere le conseguenze delle scelte adottate con le ultime manovre finanziarie dal Governo. Siamo al loro fianco.

Negli ultimi vent’anni la spesa della Pubblica Amministrazione è continuata ad aumentare e i Comuni sono l’unico comparto che ha tenuto sotto controllo la spesa corrente. 

I Comuni non producono più deficit e dal 2011 si trovano in avanzo, cedendo 2,5 miliardi l’anno, in termini di patto di stabilità, per migliorare i conti statali.

Nonostante ciò agli enti locali sono stati tagliati lo scorso anno 5 miliardi di euro a cui si aggiungono i 6 miliardi di quest’anno. I tagli ed il patto di stabilità bloccano di fatto ogni possibilità di migliorare le nostre comunità, strangolano le imprese e obbligano a scegliere fra aumento della pressione fiscale e riduzione dei servizi. Tutto questo porterà ad una ulteriore contrazione della crescita e renderà ancora più poveri i cittadini, le famiglie e le imprese.
 
Tra i Sindaci che sciopereranno non ci sarà però il sindaco di Varese, e presidente ANCI Lombardia, Attilio Fontana, uno dei promotori della protesta. Dal punto di vista umano sono dispiaciuto per la decisione di Fontana. Dal punto di vista politico il suo gesto e l’ordine di Bossi sanciscono, semmai ve ne fosse bisogno, il fallimento della Lega Nord nel suo tentativo di porsi a difesa delle autonomie locali.
 
Fino a poco tempo fa il federalismo era il fine che giustificava l’alleanza con il Governo Berlusconi. Ora squarciato, il velo dell’ipocrisia, alla Lega non resta che rimanere attaccata alle poltrone romane facendo pagare un caro prezzo all’autonomia di comuni e regioni. 
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