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Le nostre proposte

Il primo documento strategico della nuova legislatura non marca quella discontinuità che Maroni aveva promesso e che anche noi, pur con proposte differenti, vogliamo.

Lega e PDL non si sono accorti che da tre anni a questa parte lo scenario è cambiato profondamente.C’è la crisi economica e c’è anche la crisi delle istituzioni che vede anche l’interruzione del processo federalista. Non abbiamo alcuna nostalgia dell’ultimo periodo formigoniano, che ha segnato il peggior momento della nostra Regione, culminato negli arresiti di assessori ed ex assessori che hanno causato il discredito dell’istituzione. Proprio per questo vorremmo vedere una svolta che sulle politiche non c’è e che per il PD vuol dire partire da subito con la cancellazione dei ticket sanitari fino a trentamila euro di reddito, con una politica contro la cementificazione del territorio, con un sostegno vero alle aziende con la razionalizzazione dei contributi e dei finanziamenti e, infine, con il sostegno ai comuni perché possano finalmente onorare i debiti con le piccole e medie imprese e realizzare opere necessarie per i cittadini.

Noi siamo opposizione responsabile ma anche intransigente e rigorosa sui provvedimenti che possono davvero rimettere in corsa la Lombardia.

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Alla faccia della macroregione

 

La Lega Nord ha annunciato di aver predisposto tre progetti di legge regionale per limitare l’accesso ai servizi di welfare della Regione ai residenti da almeno 15 anni in Lombardia.

La Lega torna ad imbracciare la sterile ideologia, questa volta in modo indecente, perchécolpisce anche i bambini. La proposta del Carroccio, non del tutto nuova, discrimina la gran parte delle persone che hanno deciso di stabilirsi in Lombardia, pagano le tasse e rispettano le leggi, siano essi cittadini italiani, europei o extracomunitari. Per loro e per i loro figli niente posto in asilo nido e nessun diritto ai contributi per il diritto allo studio. Esclusi anche i concittadini della cosiddetta macroregione tanto cara a Roberto Maroni. Ringraziano Piemontesi e Veneti e ringraziano inoltre i Comuni che avrannoulteriori strumenti in meno per affrontare le richieste dei loro cittadini.

Abbiamo già visto approvare, impugnare e bocciare leggi del genere e siamo certi che se la Lega proseguirà su questa linea discriminatoria l’esito non potrà che essere il medesimo. La Lega lasci perdere la propaganda e si concentri sui problemi concreti, come trovare i soldi per anticipare la cassa integrazione a 100mila lavoratori.

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Insieme in Lombardia: terza tappa

Cadrezzate, Mercallo, Osmate e Ternate sono stati i paesi toccati nella terza tappa del giro dei 141 comuni della nostra provincia che stiamo portando avanti. (Tappa1 - Tappa 2).
Prima le nebbia e nel pomeriggio la neve ci hanno accompagnato in questi incontri che hanno visto i temi dei piani di zona e dell’assistenza socio-sanitaria al centro dei confronti con gli amministratori.

 

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A Osmate siamo stati in uno dei sette negozi polifunzionali della provincia di Varese, promossi dalla Camera di Commercio, Uniascom, Confesercenti, Regione e Provincia. Una valida iniziativa volta alla creazione di negozi “multi-servizi” al fine di contribuire alla conservazione del tessuto di piccole imprese commerciali diffuse sul territorio e di dare supporto alla rinascita dei piccoli centri della provincia.

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Insieme in Lombardia: seconda tappa

Dopo i piccoli comuni più a nord della provincia, oggi la seconda tappa del giro dei 141 comuni ci ha visti a Porto Ceresio, Cantello, Viggiù, Saltrio, Clivio e Besano.
Filo rosso di questa tappa il tema della della valorizzazione di Monte San Giorgio, sito dell’UNESCO. Ma nel corso della giornata, abbiamo discusso anche di infrastrutture, frontalieri e trasporto merci. Come conciliare esigenze di sviluppo con la tutela del territorio?
Cantello è stata una tappa più lunga delle altre: ci siamo infatti recati alla Cava ex Coppa (foto). La battaglia per lo stralcio della cava dal piano provinciale non e’ finita. Come PD in consiglio regionale abbiamo lavorato affinché le richieste delle amministrazioni locali, delle associazioni e dei cittadini fossero ascoltate e questa collaborazione deve continuare. Per noi vale sempre lo stesso principio guida: l’interesse, pur legittimo, del cavatore non può prevalere sull’interesse generale delle comunità coinvolte, in particolare in un’area così delicata per l’approvvigionamento idrico dell’area varesina.

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Importante l’incontro alla S.O.M.S. di Viggiù. La tradizione lombarda delle società di mutuo soccorso é da salvaguardare e rilanciare. Questo é l’obiettivo del progetto di legge che come gruppo PD abbiamo preparato e che presenteremo nella prossima legislatura.
A Besano infine dove si è deciso di continuare ad investire sulla cooperativa di consumo attiva dal 1923. Qui abbiamo ascoltato anche le voci del mondo associativo, attivo e appassionato nonostante tutte le difficoltà del momento.

Anche oggi grazie a tutte e tutti! L’appuntamento con la terza tappa è per martedì.

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Comuni e spending review

La “spending review” del Governo ha introdotto dei tagli pesanti agli enti locali ma anche importanti novità in tema di Comuni e Province. Per quanto riguard

a quest’ultime bisognerà attendere l’emanazione nei prossimi giorni del decreto che definirà con precisione i criteri di accorpamento.

Per quanto riguarda invece i Comuni,il decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri recepisce finalmente buona parte delle proposte avanzate dal Partito Democratico e da ANCI sulla gestione associata dei servizi.
E’ infatti cancellato l’articolo 16 della manovra Bossi-Berlusconi dello scorso agosto che costringeva ad utilizzare un tipo di unione penalizzante per i Comuni tra i 1000 e i 5000 abitanti e disincentivante per quelli con meno di 1000 abitanti. Si introduce invece un “regime prevalente” uguale per tutti i Comuni sotto i 5000 abitanti (o 3000 nel caso di Comuni montani), che potranno così utilizzare o lo strumento della convenzione oppure quello dell’unione prevista dal Testo Unico degli enti locali (dlgs 267/2000).
Il decreto stabilisce poi nove funzioni fondamentali da gestire in maniera associata:
a) organizzazione generale dell’amministrazione, b) organizzazione dei servizi pubblici, c) catasto, d) pianificazione urbanistica ed edilizia, e) protezione civile , f) raccolta e smaltimento dei rifiuti e la riscossione dei relativi tributi, g) servizi sociali, h) servizi scolastici, i) polizia municipale.
I Comuni con meno di 5000 abitanti (o 3000 in caso di Comuni montani) dovranno gestire in maniera associata tre delle funzioni sopra citate entro il 1° gennaio 2013 e le restanti entro il 1° gennaio 2014.
Rimane da chiarire la normativa sull’applicazione del patto di stabilità alle unioni, che, secondo il testo del Governo si applicherebbe solo alle unioni che si istituiscono secondo il vecchio “articolo 16” (ipotesi che a questo punto diventa residuale).
Il testo inoltre prevede nuovi incentivi per le fusioni. Infatti a decorrere dall’anno 2013, il contributo straordinario per i Comuni che daranno luogo alla fusione sarà commisurato al 20 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010.
Nelle prossime settimane i livelli regionali saranno chiamati a dar ulteriore attuazione alla normativa nazionale, cambiando o confermando i limiti demografici minimi delle unioni e delle convenzioni. Come Lombardia a dicembre avevamo già abbassato i limiti demografici minimi a 5000 abitanti (3000 per i Comuni montani), stiamo ora verificando se necessario intervenire per confermare le modifiche fatte.
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No ai tagli al sociale

Questa mattina sotto il Pirellone si è svolta la manifestazione “No ai tagli! Sì alla vita indipendente e all’inclusione nella società”,  promossa da LEDHA/FISH Lombardia e F.A.N.D. e che ha ricevuto le adesioni da parte di tante associazioni lombarde, sindacati ed amministrazioni comunali.

Eravamo in tanti: circa duemila persone hanno sfilato per chiedere al Governo di ripristinare i fondi sociali, a partire da quello per la non autosufficienza, di riformare la normativa sulla partecipazione alla spesa dei servizi (Isee) non aumentando le richieste nei confronti delle persone con disabilità e di definire, finalmente, i Livelli essenziali assistenziali (Lea) e quelli per l’assistenza sociale (Liveas).

Alla Regione Lombardia invece i promotori chiedono di compensare con proprie risorse i tagli ai fondi sociali e permettere ai Comuni di svolgere le proprie funzioni, di vincolare questa aggiunta di risorse per finanziare i progetti di vita indipendente e di incrementare il finanziamento dei servizi sociosanitari sgravando di queste spese i Comuni e le famiglie, superando la non più sostenibile divisione tra i servizi sociosanitari e quelli socioassistenziali.

Il Partito Democratico da tempo si fa portavoce di queste richieste all’interno dell’istituzione regionale ed è di pochi giorni fa la notizia che Regione Lombardia ha stanziato, in assestamento di bilancio, 30 milioni di euro aggiuntivi per le politiche sociale e assistenziali, portando così ai livelli del 2011 (70 milioni di euro) il fondo sociale regionale. Per questo obiettivo ci siamo battuti in Commisione sanità, chiedendo che questi stanziamenti fossero destinati tutti sul territorio (evitando di trattenerne una parte per progetti regionali). E’ una prima buona notizia ma non basta. Come minoranza continueremo la nostra azione nelle commissioni e in aula per spingere Regione Lombardia a fare di più e a portare con forza queste istanze nella conferenza Stato-Regioni.

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La Lega e l’Imu

Negli ultimi giorni la Lega Nord sta cavalcando in modo demagogico il tema dell’obiezione fiscale, cercando di far dimenticare agli italiani che il paese si trova in questo stato di grande difficoltà grazie al fallimento dei governi Bossi-Berlusconi che hanno guidato il paese fino a pochi mesi fa.

Dopo aver messo in ginocchio i Comuni sostenendo per anni i tagli del ministro Tremonti, ora il Carroccio invita i sindaci alla disobbedienza. Un atteggiamento irresponsabile e inaccettabile. Il tema dell’IMU è delicato e complesso: non si aiutano gli amministratori e i cittadini brandendo la spada della protesta bieca e strumentale.

Come Partito Democratico siamo responsabilmente dalla parte degli enti locali, che riteniamo centrali per la tenuta della coesione sociale del Paese. Per questo abbiamo chiesto al Governo sia una modifica dell’Imu, affinché diventi un’imposta realmente municipale prevedendo che l’intero gettito rimanga ai Comuni, sia una modifica del Patto di stabilità individuando le tipologie di investimenti prioritari da escludere dalla disciplina del patto stesso.

A questo proposito qui trovate il testo della mozione che verrà presentata nei Comuni lombardi.

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Patto di stabilità: si fa sul serio

Come ho scritto nel precedente post il Partito Democratico sta promuovendo in tutti i Consigli Comunali lombardiuna mozione per chiedere al Governo di rivedere le regole del patto di stabilitàa partire dall’individuazione delle tipologie di investimenti prioritari che possono essere esclusi dalla disciplina del patto stesso.Qui trovate il testo della mozione.

Il Partito Democratico illustrerà nel dettaglio le sue proposte per la revisione del patto e il nuovo ruolo dei comuni, venerdì 2 marzo alle ore 11.00 presso la Sala Alessi di Palazzo Marino (piazza della Scala). Interverranno il presidente nazionale di ANCI Graziano Delrio, il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia e il Sindaco di Torino Piero Fassino.

Sarà un’importante occasione per discutere come superare le regole che mettono seriamente in difficoltà i Comuni nella realizzazione delle attività programmate e nell’erogazione dei servizi in un momento estremamente delicato per l’economia del Paese.

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Sbloccare risorse

Accentrare le tesorerie comunali in una tesoreria unica nazionale è una decisione che deve essere riconsiderata dal governo Monti. I comuni hanno infatti bisogno di maggior autonomia e di poter utilizzare le proprie risorse senza aggravare l’iter burocratico.

La tesoreria comunale fu introdotta da Prodi nel 1997 e in questi anni ha garantito ai comunimaggior autonomia rispetto alla tesoreria unica. Veniamo peraltro da pesanti manovre finanziarie che hanno scaricato sugli enti locali pesi insostenibili sia con i tagli ai trasferimenti sia con l’aumento dell’obiettivo del patto di stabilità interno. Soprattutto quest’ultimo ha generato una situazione che ha visto i comuni lombardi accumulare nel 2011 oltre 6 miliardi di euro di residui passivi e ridurre la spesa per investimenti di circa il 20%, con un effetto ulteriormente depressivo sulla situazione economica del paese.

Con il ritorno al vecchio sistema di tesoreria unica nazionale gli enti locali non avranno più disponibilità diretta delle proprie risorse depositate presso il sistema bancario e il ragioniere si limiterà esclusivamente all’esecuzione di pagamenti e riscossioni senza gestire la liquidità dell’ente. Gli effetti negativi per i Comuni vengono stimati in 300 milioni di euro, per non parlare della ricaduta sulle aziende fornitrici in termini di velocità e certezza dei pagamenti. I Comuni sono un tassello troppo importante e in questo momento in particolare vanno sostenuti, aiutandoli a fare meglio e rendendogli la vita facile quando realizzano opere necessarie per la sicurezza o lo sviluppo del loro territorio.

Proprio ieri ho presentato insieme al collega Tosi la mozione che stiamo promuovendo presso tutti i consigli comunali per chiedere al Governo:

-  la cancellazione dell’obbligo di trasferimento delle disponibilità liquide depositate presso la tesoreria comunale a beneficio della tesoreria unica nazionale;

la modifica del patto di stabilità, a partire dall’individuazione delle tipologie di investimenti prioritari che possono essere esclusi dalla disciplina del patto (ad esempio le spese per la messa in sicurezza delle scuole e per le opere idrogeologiche);

- di rendere possibile per i Comuni l’utilizzo immediato dei residui passiviper immettere risorse in una fase di forte difficoltà.

Inoltre la mozione impegnerà i Sindaci a trasmettere il documento alla Giunta della Regione Lombardia per chiedere l’ampliamento dello stanziamento per l’applicazione del patto di stabilità regionale almeno in misura simile a quello delle principali regioni del nord.

Se il pil deve crescere è necessario far ripartire l’economia ecco perché riteniamo che il patto di stabilità vada allentato e siamo fisuciosi che ciò accada visto che su questo punto c’era stato un segnale positivo da parte dell’esecutivo e sullo sblocco dei residui passivi c’è un negoziato in corso.
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Alunni disabili: la Regione faccia chiarezza

Centinaia di famiglie lombarde vivono una situazione di disagio vista l’attuale incertezza sulla normativa in materia di assistenza agli alunni con disabilità frequentanti la scuola secondaria di 2° grado.

Da tempo Comuni, dirigenti scolastici e genitori chiedono alla Provincia e alla Regionechiarezza sulle competenze, chiedono di sapere con certezza a chi rivolgersi perl’assistenza ad personam e per il trasporto dei loro figli.

Per questo ho presentato una interrogazione urgente alla Giunta Regionale, che verrà discussa martedì in Consiglio, per chiedere quali azioni sono previste per dirimere nel minor tempo possibile la questione inerente le competenze, per far fronte efficacemente ai bisogni dei ragazzi e delle famiglie, tenuto conto dello stato di particolare difficoltà delle casse degli enti locali.

Ho sollecitato inoltre un atto normativo regionale che fornisca chiarezza sulle procedure e certezza sui canali di finanziamento, senza le quali un ente locale si trova pressochè impossibilitato ad intervenire.

Il “Piano d’azione regionale per le politiche in favore delle persone con disabilità” recita: “alla persona con disabilità deve essere garantito il medesimo diritto all’istruzione e alla formazione professionale”. Non può e non deve rimanere una lettera morta.

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