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Ora tocca a Varese

La mia intervista rilasciata a “La Provincia”.

Il Pd di Renzi è quello che tanti di noi sognavano. Ora puntiamo a ridare una prospettiva anche a Varese». La Lega si sposta a destra e Renzi occupa il vuoto al Nord, questa l’analisi di Alessandro Alfieri, segretario regionale di un Pd che sfonda come non mai in Lombardia, e che è il primo partito in 134 Comuni su 139 della provincia di Varese.

Un miracolo?
È passato il messaggio di Matteo Renzi, il primo leader post-ideologico, che ha saputo intercettare il sentimento comune. Da un lato rassicura, dall’altro dà speranza di cambiamento. Mette insieme riformisti e moderati.
Come ha fatto a bucare anche nella Varese leghista?
Tutte le nostre analisi ci dicono che la collocazione di chi oggi vota Lega Nord è destra o estrema destra, ha perso quella caratteristica di voto trasversale. Così Renzi ha spazio politico, lui che è in grado di andare oltre gli steccati e che può dare stabile rappresentanza a un nuovo blocco sociale, dato che sa parlare sia agli insegnanti della scuola pubblica, assicurando loro attenzione come fa nei suoi tour, sia ai piccoli imprenditori, alle partite Iva, ai non garantiti. È questo il Pd che tanti di noi sognavano.
Dica la verità, se le avessero parlato di un Pd sopra al 40% a Varese non ci avrebbe scommesso su…
Arrivare a toccare quasi il 42 per cento in una città così simbolica era inimmaginabile. Ma penso sia dovuto a due fattori: da un lato, quello di cui si diceva del messaggio di Renzi che parla a quelle vaste fette di società lombarda che prima nemmeno prendevano in considerazione il Pd, ma dall’altro anche una componente di stanchezza rispetto al centrodestra a trazione leghista che governa da così tanti anni in città e in questo territorio.
Varese è insoddisfatta?
Varese appare come una città ripiegata su stessa, governata dignitosamente perché non possiamodire che a Varese si viva male, ma una città che non progetta il suo futuro. Piazza Repubblica è una metafora: viene continuamente messa in sicurezza, quando avrebbe bisogno di essere ripensata e di trovare una vocazione. Quella piazza come l’intera città: è ora di andare all’attacco.
Il 2016 è alle porte. Pensate di poter espugnare la Città Giardino?
Quell’anno si rivota a Varese e a Milano. Vincere quelle sfide vorrebbe dire poi puntare alla Region. Dove peraltro già ora si apre una nuova fase, in cui cercheremo di accelerare la fine di un’epoca (già ieri, con la “sfiducia” al vicegovernatore Mario Mantovani, ndr).
In questo scenario però la Lega di Salvini esulta per il 6,1% nazionale. Cosa ne pensa?
Mi viene da sorridere. È come se in una partita di calcio in cui perdi tre a zero ti mettessi ad esultare perché hai sventato il quarto gol. Non solo la Lega è molto al di sotto di tutti i movimenti euroscettici che hanno ottenuti risultati a due cifre, ma ottiene un risultato nazionale gonfiato dall’astensionismo record al sud. Sì, Salvini ha salvato la Lega dal tracollo, ma ha perso appeal sui moderati.
Vi avvantaggia?
Quando il “front-man” era Maroni la Lega parlava alle categorie e ai moderati, infatti alle scorse regionali la sua lista era risultata la carta vincente. Quella di Salvini è una Lega che si rinserra, che parla a un mondo che pensa ancora che con la lira si stava meglio e che guarda sempre più a destra. Ora questo risultato ci carica di una grande responsabilità. Dobbiamo essere all’altezza della sfida.
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La vittoria dello stile

 

Il centrosinistra in Lombarda si aggiudica 20 amministrazioni su 25. Se pensiamo che di queste ne amministrava solo due, lavittoria è schiacciante.

Questa tornata elettorale in provincia di Varese ha sancito la fine definitiva della leggenda della “inespugnabile landa leghista”, oggi le amministrazioni del carroccio sono diventate una minoranza.

Bellissima è stata la vittoria di Tradate. Laura Cavalotti ha guidato la coalizione di centrosinistra verso una vittoria attesa da 19 anni. Un risultato frutto di impegno e serietà, un progetto che ha visto tanti giovani protagonisti e la loro festa ieri al palazzo del Comune è un grande messaggio di speranza.

Nel momento della festa però il pensiero va anche a Cassano Magnano. Dopo il grande risultato del primo turno che ci aveva visto sfiorare il 40%, i candidati del centrosinistra sono stati i destinatari di attacchi beceri e strumentali, falsità che purtroppo hanno condizionato l’esito delle elezioni.

Mauro Zaffaroni è un galantuomo. Non ha mai risposto alle provocazioni cercando di mantenere alto il livello del confronto. A lui e alla sua straordinaria squadra va il mio grazie: non possono rimproverarsi nulla. Ci vorranno giorni, magari settimane, per smaltire la delusione; ma bisogna tornare al lavoro. Tra i banchi della minoranza come nei quartieri c’è da raccogliere quello che si è ben seminato in questa campagna elettorale. In politica anche lo stile è importante, non è vero che vale tutto. E con lo stile anche l’esempio. La vittoria dello stile non è solo consolatoria, perché come ha scritto un grande campione al suo passo d’addio proprio in questi giorni:

 “Lo stile non è la classe, non è la bravura, non è, naturalmente, il talento. Quelli sono doni. Qui, invece, si parla di scelte. Lo stile ha molto a che fare con l’educazione: in parte è innato, ma il resto si deve costruire giorno per giorno. È anche decidere quale persona si vuole diventare.”
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