Archivi del mese: luglio 2012

Marcia indietro su Isernia

Anche grazie all’intervento del Partito Democratico lombardo i relatori del provvedimento di “spending review” al Senato non hanno accolto le richieste dei parlamentari che volevano salvare dall’accorpamento le province di Isernia, Matera e Terni. Bene così.Non è più il tempo dell’irresponsabilità a Roma come a Milano.

 

 

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Salvare Isernia?

Non ci siamo proprio. Oggi in commissione bilancio al Senato è stato presentato un emendamento, firmato da esponenti di Pdl e Pd, che introduce una norma ad hoc per salvare le province di Matera, Terni e Isernia dalla scure della “spending review”. Secondo il testo infatti ogni regione a statuto ordinario dovrà avere almeno due province.

I partiti della maggioranza ci ripensino e cambino rotta immediatamente.

In Lombardia siamo pronti ad accettare la sfida della costruzione di un nuovo assetto degli enti territoriali valutando l’accorpamento di province con territori popolosi ed estesi, come sono quella di Varese, esclusa per limiti territoriali nonostante abbia quasi 900mila abitanti, o quelle di Como e di Monza e Brianza. Ma non possiamo accettare accordi al ribasso per i quali ogni volta che si prende una decisione c’è sempre qualcuno che proponederoghe incomprensibili, con argomenti francamente risibili rispetto al passaggio epocale che stiamo affrontando. In Lombardia abbiamo province consistenti per territorio, numero di abitanti e di comuni, che non sono nemmeno comparabili alle tre che si vorrebbero salvare. Noi vorremmo parlare, pur con qualche perplessità sui criteri adottati, di una revisione degli enti territoriali che vada incontro alle linee guida della spending review per razionalizzare i costi e garantire servizi migliori ai cittadini, ma se comincia il gioco delle deroghe la discussione perde di senso.

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Accettiamo la sfida

L’accorpamento e la trasformazione delle province è una sfida che va colta. L’obiettivo è la costruzione, al posto delle dodici province lombarde, di ambiti territoriali omogenei diversi dagli attuali, che non devono necessariamente ricalcare i confini amministrativi conosciuti fin qui. E ciò vale anche per Varese dove è opportuno che si apra al più presto una fase di ascolto delle autonomie locali.

Accettiamo quindi la sfida, anzi, stiamo già lavorando a una proposta che condivideremo con i livelli politici e con gli amministratori locali del PD e poi formuleremo nelle sedi appropriate, sapendo che va colta l’occasione per ripensare gli assetti della pubblica amministrazione in Lombardia.

Avremmo certamente preferito che il governo formulasse criteri meno restrittivi, soprattutto rispetto alla superficie, anche perché le nuove province saranno enti di secondo livello, governate da un consiglio e un presidente eletti dai sindaci: rischiamo di avere amministrazioni che agiscono su un territorio molto vasto, suddiviso in un gran numero di comuni, dunque difficili da gestire e con una legittimazione democratica limitata. È una criticità che sarebbe da riconsiderare, così come andrebbero ripensate le funzioni delegate dalle Regioni, che non possono essere solo la tutela ambientale e la viabilità. Al contempo devono essere pienamente valorizzate le gestioni associate di servizi e funzioni dei comuni, coinvolgendo con incentivi anche quelle per i municipi sopra i cinquemila abitanti.

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Fuoco (ex) amico

Mentre Formigoni si difende dalle accuse, l’assessore alla sanità di Regione Lombardia, Luciano Bresciani, sul suo sito definisce Daccò un “faccendiere” e spiega dipreparare riforme per evitare nuovi casi come quelli di San Raffaele e Maugeri. Formigoni solo tre giorni fa aveva definito Daccò “un innocente incensurato”. Dentro a palazzo Lombardia c’è dunque chi crede che la magistratura abbia colto nel segno, ed è l’assessore alla sanità, che qualcosa dovrebbe pur conoscere. Basta questo per dire che le tesi difensive del presidente della Regione non sono molto efficaci.

Bresciani, presentando alcune iniziative per garantire maggiore trasparenza nel sistema sanitario regionale, sul suo sito http://www.lucianobresciani.it pubblica un comunicato ufficiale in cui scrive: “L’obiettivo è mettersi al riparo da eventuali rischi di interruzione del servizio, come sarebbe potuto accadere, in linea di principio, con l’Irccs di via Olgettina nella morsa di un maxi debito e la Fondazione Maugeri travolta da un’inchiesta che ha al centro anche 70 milioni di euro versati negli anni per le consulenze al faccendiere della sanità Pierangelo Daccò, oggetto di indagine”.

Non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti.

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No Elcon a Castellanza

Si è tenuta oggi in Commissione Ambiente del Consiglio Regionale,l’audizione con il Comitato ValleOlonaRespira,sull’insediamento dell’impianto di trattamento chimico di rifiuti farmaceutici che la Elcon Recycling vorrebbe insediare nel polo chimico ex Montedison di Castellanza. All’incontro era presente anche Dario Sciunnach, dirigente della Direzione generale Territorio e Urbanistica di Regione Lombardia.

Il Comitato ha ben argomentato le tante motivazioni che si spingono a dire no ad un insediamento di questo tipo. A Sciunnach, come rappresentante della Giunta, abbiamo invece chiesto di fare chiarezza sull’iter autorizzativo dell’intero procedimento, sulle tempistiche e sulle modalità, considerato che si tratta di un impianto classificato come ‘innovativo’ e segue, appunto, una procedura particolare. Abbiamo espresso soprattutto le nostre preoccupazioni, alla luce delle risultanze della visita che lo stesso dirigente regionale ha fatto ad Haifa, ad aprile, all’impianto analogo che la Elcon possiede in Israele.

In quel sito, che si trova sul mare e lontano da centri abitati, il sopralluogo dei tecnici della giunta ha rilevato una preoccupante emissione di diossine e furani. Emissioni che avrebbero un impatto ben più grave nel sito individuato a Castellanza dalla Elcon, sicuramente meno ventilato e molto prossimo alle abitazioni oltre che già vittima di un’alta concentrazione di Pm10.

Queste e tante altre osservazioni, portate oggi all’attenzione del Consiglio, disegnano un quadro poco tranquillizzante ed evidenziano come l’area individuata non sia adatta ad un tale insediamento. Continueranno perciò a monitorare tutti i passaggi procedurali che vedranno coinvolta Regione Lombardia, per fa sì che la voce di cittadini e Comitati non rimanga inascoltata.

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Lega, can che abbaia…

2 giugno 2012 Matteo Salvini (Lega Nord) “Mi auguro che il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni lasci il suo incarico di Commissario generale di Expo perche’ la regione ha bisogno di un impegno costante 24 ore su 24 e non di gente che va in vacanza in luoghi esotici“.

2 luglio 2012 Matteo Salvini (Lega Nord) ”La nostra convizione resta quella che l’Expo abbia bisogno di una persona che si dedichi 24 ore su 24. Non pensiamo che Formigoni sia in grado di garantirlo. Se il dibattito arriva in aula, glielo consiglieremo”.

17 luglio 2012, il dibattito arriva finalmente in aula e la Lega Nord non solo vota contro l’ordine del giorno presentato dal Partito Democratico che chiedeva di sostituire il commissario generale di Expo ma porta addirittura a casa, d’accordo con il Pdl, un sub-commissario che affiancherà Formigoni.

Ancora una volta la Lega si dimostra un cane che abbaia ma che non morde, si sottrae con disinvoltura alle sue responsabilità e continua a prendere in giro i cittadini lombardi.  Salvini poi sembra sempre più un Alfano in salsa padana. Così duri a parole, così inconsistenti nei fatti.
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Il tempo perso

Domani in Consiglio Regionale discuteremo di Expo 2015, di fiscalità e di revisione della spesa pubblica. Ho la sensazione però che l’attenzione dei media sarà concentrata su altro.

In questa legislatura abbiamo perso troppo tempo e abbiamo speso troppe parole dietro a vicende che hanno solo infangato e indebolito l’istituzione regionale. L’auspicio è che si chiuda in fretta questo teatrino indecoroso e che il Consiglio torni ad essere la sede della politica lombarda. Il tempo è già scaduto.

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Lega e Pdl “salvano” i ticket

 

Lega e Pdl hanno bocciato ieri in Aula l’ordine del giorno, presentato dal PD, che proponeva di utilizzare le risorse ottenute dal recupero dell’ evasione fiscale su Irap, Bollo Auto e addizionale regionale Irpef per rendere più equo il sistema dei ticket in Lombardia. Una proposta di buon senso che prevedeva l’esenzione dei cittadini con redditi familiari sotto i 30mila euro e prevedeva, sopra quella soglia, la modulazione progressiva.

Negli scorsi giorni la Lega per bocca del segretario regionale Salvini aveva posto duramente la questione dell’eliminazione dei ticket, indicandola addirittura come condizione necessaria per la continuazione della legislatura. Al momento del voto però, come al solito, si è sfilata.

Bisogna informare il distratto Salvini che, grazie al PD, si è votato sulla riduzione dei ticket sanitari ma che il suo partito ha votato contro, cioè per confermarli così come sono. Il segretario del Carroccio si metta d’accordo con i suoi consiglieri regionali e con l’assessore alla sanità, in modo da evitare in futuro di fare dichiarazioni palesemente smentite dai fatti.
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Comuni e spending review

La “spending review” del Governo ha introdotto dei tagli pesanti agli enti locali ma anche importanti novità in tema di Comuni e Province. Per quanto riguard

a quest’ultime bisognerà attendere l’emanazione nei prossimi giorni del decreto che definirà con precisione i criteri di accorpamento.

Per quanto riguarda invece i Comuni,il decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri recepisce finalmente buona parte delle proposte avanzate dal Partito Democratico e da ANCI sulla gestione associata dei servizi.
E’ infatti cancellato l’articolo 16 della manovra Bossi-Berlusconi dello scorso agosto che costringeva ad utilizzare un tipo di unione penalizzante per i Comuni tra i 1000 e i 5000 abitanti e disincentivante per quelli con meno di 1000 abitanti. Si introduce invece un “regime prevalente” uguale per tutti i Comuni sotto i 5000 abitanti (o 3000 nel caso di Comuni montani), che potranno così utilizzare o lo strumento della convenzione oppure quello dell’unione prevista dal Testo Unico degli enti locali (dlgs 267/2000).
Il decreto stabilisce poi nove funzioni fondamentali da gestire in maniera associata:
a) organizzazione generale dell’amministrazione, b) organizzazione dei servizi pubblici, c) catasto, d) pianificazione urbanistica ed edilizia, e) protezione civile , f) raccolta e smaltimento dei rifiuti e la riscossione dei relativi tributi, g) servizi sociali, h) servizi scolastici, i) polizia municipale.
I Comuni con meno di 5000 abitanti (o 3000 in caso di Comuni montani) dovranno gestire in maniera associata tre delle funzioni sopra citate entro il 1° gennaio 2013 e le restanti entro il 1° gennaio 2014.
Rimane da chiarire la normativa sull’applicazione del patto di stabilità alle unioni, che, secondo il testo del Governo si applicherebbe solo alle unioni che si istituiscono secondo il vecchio “articolo 16” (ipotesi che a questo punto diventa residuale).
Il testo inoltre prevede nuovi incentivi per le fusioni. Infatti a decorrere dall’anno 2013, il contributo straordinario per i Comuni che daranno luogo alla fusione sarà commisurato al 20 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010.
Nelle prossime settimane i livelli regionali saranno chiamati a dar ulteriore attuazione alla normativa nazionale, cambiando o confermando i limiti demografici minimi delle unioni e delle convenzioni. Come Lombardia a dicembre avevamo già abbassato i limiti demografici minimi a 5000 abitanti (3000 per i Comuni montani), stiamo ora verificando se necessario intervenire per confermare le modifiche fatte.
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Basta con i ticket iniqui

La Regione Lombardia renda più equi i ticket sanitari esentando i cittadini con redditi familiari sotto i 30mila euro e prevedendo sopra quella soglia la modulazione progressiva. E’ quello che chiederemo come Partito Democratico con la presentazione di un ordine del giorno all’assestamento al bilancio regionale 2012, in discussione tra lunedì e martedì in Aula.

Le risorse ci sono: nel 2011 la Regione ha ottenuto 207 milioni di euro dal recupero dell’evasione fiscale su Irap, Bollo Auto e addizionale regionale Irpef, una cifra almeno analoga è prevista nel 2012. È giusto che queste risorse tornino a vantaggio dei cittadini che, soprattutto in Lombardia, contribuiscono in modo significativo alla spesa sanitaria. Chiediamo al Pdl e soprattutto alla Lega, che a inizio settimana ha parlato proprio della revisione dei ticket sanitari, di intervenire su quelli, rendendoli più equi, perché oggi il ricco e il povero pagano allo stesso modo. Chiediamo di alleggerire le fasce più deboli, esentando i redditi sotto i 30mila euro dal pagamento dei ticket sui farmaci e del superticket su visite ed esami. Chi non ha difficoltà economiche, invece, paghi i ticket in funzione del proprio reddito.

Per effetto non della spending review di Monti ma ancora della manovra finanziaria di Bossi e Berlusconi, sulla sanità di tutte le Regioni caleranno nei prossimi due anni tagli per otto miliardi, di cui più di due miliardi dovranno essere recuperati attraverso i ticket. Proprio in ragione di questi tagli, che pure speriamo di poter evitare, è ancor più urgente che si affronti una razionalizzazione del sistema dei ticket nel segno dell’equità e della progressività. Speriamo che la Lega dia seguito all’apertura fatta negli ultimi giorni.

 
I DATI E LA PROPOSTA

La Regione ha recuperato nel corso dell’anno 207 milioni di euro grazie al contrasto dell’evasione fiscale su Irap, Bollo auto e addizionale regionale Irpef. La parziale attuazione della delega sul federalismo fiscale ha permesso alle Regioni di diventare soggetto attivo nel contrato all’evasione fiscale. Con i decreti attuativi si è infatti stabilito che le quote di maggiore gettito dovute al contrasto dell’evasione fiscale per i tributi propri, IRAP e Bollo auto, e per l’addizionale regionale IRPEF, siano incassati direttamente dalle Regioni come risorse aggiuntive. Per l’esercizio 2011 il recupero dell’evasione è stato di 207 milioni di euro così dettagliati: 140 milioni di IRAP66,4 milioni di bollo auto600.000 euro di addizionale regionale IRPEF (a differenza dei tributi propri la cifra è relativa a soli 15 giorni del mese di dicembre 2011). Nel 2012, secondo i dati attuali, le risorse per Irap e Bollo auto saranno confermate, mentre per l’addizionale Irpef è previsto un recupero di circa un milione al mese.

Una cifra importante che attraverso un accordo con il governo potrebbe essere utilizzata proprio in ambito sanitario, anche considerando il fatto che i lombardi pagano per la sanità di tasca propria più che in altre regioni.

Ricordiamo che dal 2003 la Lombardia applica il ticket farmaceutico (di 2 euro su ogni confezione fino ad un massimo di 4 euro per ricetta) che nel corso del 2011 è costato ai cittadini 237 milioni di euro, 38 in più rispetto all’anno precedente, nonostante il calo del 5,8% della spesa farmaceutica.

Inoltre, dal 1 agosto 2011 la Regione, per coprire il mancato trasferimento di 148 milioni di euro destinati alla sanità lombarda deciso dal governo Berlusconi, ha introdotto il superticket sull’attività diagnostica ed ambulatoriale per cui il cittadino lombardo, unico caso in Italia, arriva a pagare, per numerosi esami, fino a 66 euro. Ciò avviene poiché la Giunta regionale ha deciso di modulare il superticket esclusivamente in base al valore economico della prestazione effettuata, senza tenere conto della situazione reddituale degli utenti, come avviene in altre regioni.

La Lombardia, tra le 10 regioni “virtuose” e quindi non obbligate ad avere un piano di rientro sanitario, è quella che applica ai cittadini (non esenti per patologia) la compartecipazione alla spesa sanitaria più alta: le esenzioni per reddito oggi previste sull’acquisto dei farmaci sono notevolmente più basse rispetto a quelle delle altre regioni; il superticket su diagnostica e ambulatoriale viene modulato solo rispetto al valore economico delle prestazioni effettuate e non in base al reddito.

Il Partito Democratico ritiene che la situazione di attuale crisi imponga un’attenzione maggiore alle fasce di reddito più deboli che, senza l’introduzione di strumenti più equi per la compartecipazione alla spesa sanitaria, rischiano di vedere venire meno il diritto all’universalità e all’equità di accesso alle prestazioni e ai servizi sanitari.

La proposta del PD, contenuta in un ordine del giorno all’assestamento che sarà discusso lunedì in Aula, prevede:

-      l’esenzione dal pagamento dei ticket sui farmaci e del superticket sull’attività diagnostica ed ambulatoriale per i cittadini lombardi con un reddito familiare 2011 non superiore a 30mila euro

-      di introdurre per i ticket sanitari la modulazione progressiva per reddito (per i redditi sopra i 30mila euro).

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