Archivi del mese: aprile 2012

Formigoni, Daccò e soldi pubblici

Nei recenti scandali della sanità lombarda esistono verità che vanno raccontate e sono quelle dei numeri che Formigoni non dice. Dopo il capitolo della cosiddetta legge Daccò, c’è quello, ben più cospicuo, delle “funzioni non tariffate”, diverse cioè da quelle rimborsate secondo il meccanismo dei drg: un fiume di denaro che Regione indirizza per quasi il 20% verso strutture sanitarie private. Agli Irccs (Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico) privati e alle case di cura private tra il 2008 e il 2010 sono stati assegnati oltre 576 milioni di euro, di cui quasi 147 al San Raffaele e più di 72 alla Maugeri.Oggetto del finanziamento sono soprattutto il potenziamento della ricerca, della riabilitazione, la didattica e l’emergenza urgenza, definiti con un evidente margine di discrezionalità. Ad ammetterlo è lo stesso Daccò, che nell’interrogatorio, a quanto si apprende, parla della sua abilità a far ottenere ai suoi clienti molti soldi da questi capitoli. Il fiume di denaro è un miliardo di euro per ognuno degli ultimi tre anni. Solo altre quattro Regioni, Puglia, Veneto, Liguria e Lazio, danno risorse anche agli Irccs privati, ma in misura molto minore.

Pur essendo consapevoli della necessità di finanziare l’eccellenza, i dati dimostrano che il criterio della flessibilità nell’erogare fondi alla ricerca ha sconfinato troppo nella discrezionalità. Un sistema che non è più accettabile, occorre rivedere la normativa prevedendo dei tetti di spesa o comunque criteri più stretti.

I NUMERI

Dal verbale dell’interrogatorio di Pierangelo Daccò del 17 aprile: “Quando lei fa una prestazione sanitaria, la prestazione ha un ritorno. Viene pagata questa prestazione da parte della Regione Lombardia. Nel pagamento sono inclusi i costi. I costi sono compresi in una tabella. Ci sono dei costi che non vengono compresi in questa tabella, che comunque l’ente sostiene. Allora vengono riconosciute con questo istituto delle funzioni non tariffabili”.

Un miliardo di euro l’anno sul 17 miliardi di euro (dati 2011), più che in ogni altra Regione italiana: è la spesa per le “funzioni non tariffabili”, che la Regione Lombardia riconosce alle strutture sanitarie con evidenti margini di discrezionalità. È questa la voce più cospicua del bilancio sanitario regionale su cui si concentrava il lavoro di Pierangelo Daccò, come si evince dalla lettura dei verbali di interrogatorio. La Lombardia riserva alle funzioni non tariffabili circa il 6% del fondo sanitario regionale, seguita dal Lazio, Veneto, Liguria e Puglia. In Lombardia valgono il 15% dell’intera spesa ospedaliera. Tra gli scopi principali delle funzioni non tariffabili c’è la promozione della ricerca, e infatti una quota importante è riservata ai diciotto Irccs lombardi (Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico) pubblici e privati. Tra questi il primo beneficiario è il San Raffaele, che tra il 2008 e il 2010 ottiene quasi 147 milioni di euro, e quarta è la Maugeri, seconda però tra i privati, con oltre 72 milioni nello stesso triennio, su un totale di oltre 716 milioni di euro.

Le funzioni più remunerative per gli Irccs sono la ricerca, la didattica universitaria, la riabilitazione (la Maugeri è di gran lunga la maggior beneficiaria), e l’emergenza urgenza specialistica.

Dati elaborati dal Gruppo regionale del PD
CAPITOLO FUNZIONI NON TARIFFABILI BILANCIO REGIONALE
2010

      995.943.000

2009

   1.094.860.000

2008

   1.047.419.000

2007

      870.000.000

2006
746.000.000
2005
616.670.000
2004
599.995.320
2003
722.000.000
2002
524.000.000
2001
459.000.000
 
7.675.887.320
le funzioni non tariffabili valgono circa il 15% della spesa ospedaliera di Regione Lombardia
FUNZIONI NON TARIFFABILI, RIPARTIZIONE PER TIPOLOGIA DI STRUTTURE DESTINATARIE
 
2010
2009
2008
tot.
%
ASL/AO pubbliche
€ 720.711.000
€ 765.255.000
€ 782.848.000
€ 2.268.814.000
72,3
IRCCS pubblici
€ 85.984.000
€ 117.206.000
€ 89.877.000
€ 293.067.000
9,3
Case di cura private
€ 55.872.000
€ 54.297.000
€ 42.000.000
€ 152.169.000
4,8
IRCCS privati
€ 133.376.000
€ 158.102.000
€ 132.694.000
€ 424.172.000
13,5
€ 995.943.000
€ 1.094.860.000
€ 1.047.419.000
€ 3.138.222.000
100,0
STORICO
SAN RAFFAELE
MAUGERI
2010
€ 41.052.801
€ 20.743.682
2009
€ 58.026.312
€ 26.465.910
2008
€ 47.842.641
€ 25.112.271
2007
€ 35.518.500
€ 15.805.218
2006
€ 41.821.458
€ 24.359.488
2005
€ 40.137.000
€ 16.680.432
2004
€ 37.587.505
€ 19.197.636
€ 301.986.217
€ 148.364.637
Funzioni non tariffabili, dotazione per irccs pubblici e privati                     (in grassetto gli IRCCS privati)
 
2010
2009
2008
tot.
%
San Raffaele
€ 41.052.801
€ 58.026.312
€ 47.842.641
€ 146.921.754
20,5
Policlinico Milano
€ 38.214.000
€ 52.624.000
€ 44.194.050
€ 135.032.050
18,9
Policl. S. Matteo Pavia
€ 25.447.000
€ 41.265.000
€ 33.113.000
€ 99.825.000
13,9
Maugeri
€ 20.743.682
€ 26.465.910
€ 25.112.271
€ 72.321.863
10,1
ist. Tumori Milano
€ 12.127.000
€ 12.928.000
€ 5.807.000
€ 30.862.000
4,3
Humanitas
€ 9.576.796
€ 17.389.385
€ 12.420.989
€ 39.387.170
5,5
Besta Milano
€ 9.529.000
€ 9.722.000
€ 6.096.000
€ 25.347.000
3,5
I.E.O. Milano
€ 8.707.935
€ 8.317.933
€ 5.941.381
€ 22.967.249
3,2
Don Gnocchi Milano
€ 8.392.744
€ 6.380.917
€ 6.386.267
€ 21.159.928
3,0
San Donato
€ 8.088.292
€ 5.777.351
€ 4.126.680
€ 17.992.323
2,5
Fatebenefratelli
€ 7.577.785
€ 6.755.823
€ 6.343.418
€ 20.677.026
2,9
Multimedica
€ 7.118.828
€ 5.573.299
€ 3.980.928
€ 16.673.055
2,3
Monzino Milano
€ 6.013.014
€ 8.695.667
€ 8.441.444
€ 23.150.125
3,2
Auxologico Milano
€ 4.850.013
€ 4.400.027
€ 3.142.877
€ 12.392.917
1,7
Mondino Pavia
€ 4.055.065
€ 4.946.336
€ 4.681.835
€ 13.683.236
1,9
Galeazzi
€ 3.543.576
€ 2.980.746
€ 2.129.104
€ 8.653.426
1,2
Medea Bosisio Parini
€ 2.756.634
€ 2.392.688
€ 2.145.130
€ 7.294.452
1,0
Casatenovo INRCA
€ 667.000
€ 667.000
€ 667.000
€ 2.001.000
0,3
totale IRCCS Pubb./priv.
€ 218.461.165
€ 275.308.394
€ 222.572.015
€ 716.341.574
Nell’ultimo triennio il San Raffaele ha avuto il 20,5% delle risorse per le funzioni non tariffabili destinate ad irccs, la Maugeri il 10,1%. Rispettivamente al 1 e 4 posto tra gli irccs sia pubblici sia privati
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Le spiegazioni di Formigoni

Settimana scorsa abbiamo presentato come Partito Democratico i dati della nostra inchiesta sulla sanità lombardasmentendo quanto detto da Formigoni e dimostrando che la Lombardia è la Regione italiana che paga di più la sanità privata che accredita.

Nelle prossime settimane continueremo la nostra azione per smascherare dove e come vengono impiegati i soldi pubblici nel sistema formigoniano ormai giunto al capolinea.

Sull’argomento vi segnalo la mia intervista pubblicata questa mattina dal quotidiano “La Prealpina”.

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La cultura dell’impunità

Chiunque ami il calcio, e lo sport in generale, ha assistito con incredulità ed amarezza allo spettacolo andato in scena ieri allo stadio di Genova. Purtroppo quello che è successo a Marassi è l’ennesima dimostrazione di come lo sport più amato dagli italiani sia sempre più ostaggio di piazzisti, faccendieri e pseudo-ultras.

La foto che pubblico è il manifesto del risultato di anni di immunità per i violenti negli stadi, le famiglie scappano e loro spadroneggiano.
Ho perso il conto dei “mai più”, dei “provvedimenti esemplari” o delle “tolleranza zero” annunciati da Presidenti, dirigenti, Prefetti e Ministri dopo ogni tragedia. Un mantra auto-assolutorio, declinato anche ieri, da risultare ormai quasi offensivo.
“In Italia manca la cultura della sconfitta” tuonavano i grandi esperti nelle trasmissioni di ieri. Non so se manchi o no questa cultura, la sensazione è che in questo calcio regni invece la cultura dell’impunità. A tutti i livelli.
Come è possibile che in Italia nel 2012 un manipolo di delinquenti si senta autorizzato a interrompere un evento sportivo nazionale davanti a migliaia di spettatori allo stadio e in tv? Come è possibile che i giocatori minacciati si sfilino le maglie cedendo al ricatto di questi violenti? Come è possibile la tiepida e molle reazione delle forze di sicurezza e della società?
L’amarezza poi è diventata indignazione quando il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, si è posto come pavido paladino del calcio pulito, sfidando indignato gli ultras. Forse Preziosi si dimentica che in un calcio davvero sano e rigoroso lui non potrebbe metterci più piede. Nel 2000 abbandonò il Saronno, nel 2003 fu protagonista del fallimento del Como, vicenda che gli costerà una condanna di 23 mesi di reclusione (pena poi indultata) per il reato di bancarotta fraudolenta, nel 2005 il tentativo di comprare la partita Genoa-Venezia costò la retrocessione in C1 della squadra ligure e a Preziosi una condanna a 4 mesi di reclusione per il reato di frode sportiva. Nonostante tutto questo continua a presiedere, come se niente fosse, una delle più gloriose società sportive italiane.
Per uscire fuori dal pantano in cui si è infilato il pallone nostrano è necessaria quanto prima una classe dirigente sportiva all’altezza. 
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I veri numeri della sanità lombarda

Formigoni non ricorda né i suoi viaggi né i numeri della sanità lombarda.

La Lombardia è la Regione italiana più generosa con la sanità privata, che pesa per il 43,8% nel bilancio sanitario regionale. Questo dato lo si evince dalle tabelle del Ministero della Salute contenute nella “Relazione sullo stato sanitario del Paese (2009 – 2010)”, tabelle che usano come indicatore la spesa per “assistenza sanitaria erogata da enti privati, accreditati e convenzionati”.Un dato molto più significativo di quello utilizzato, peraltro in modo impreciso da Formigoni, che invece considera il numero di posti letto del privato accreditato.

Formigoni continua a dire che la Lombardia è al settimo posto nella classifica italiana della sanità privata ma usa dati fuorvianti, ossia il rapporto tra posti letti pubblici e posti letto privati, tra l’altro senza conteggiare quegli degli IRCCS privati e degli istituti religiosi. Il peso del privato nella nostra regione è invece chiaramente il più alto in Italia. Questo non significa che debba essere messo in discussione il mix tra privato e pubblico che ha prodotto anche delle eccellenze, bensì che, oggi più che mai, occorra garantire molta più trasparenza sulle modalità di assegnazione e sulla rendicontazione di una tale mole di risorse pubbliche.

La trasparenza può essere ottenuta solo attraverso un sistema di controlli più efficaci. Parliamo di una fetta cospicua del bilancio lombardo e casi come quelli del San Raffaele e della Maugeri non devono più accadere.

I dati

La Lombardia è la regione italiana che paga di più la sanità privata che accredita. Inutile sminuire questo dato incontrovertibile.Non si trova al settimo posto nella classifica delle regioni italiane che acquistano prestazioni, posti letto e ricerche dal privato: la sola classifica nella quale Regione Lombardia si troverebbe al settimo posto (come sostenuto da Formigoni) è una classifica che utilizza come unico indicatore quello dei posti letto in alcune cliniche private, senza peraltro tener conto dei posti letto degli IRCCS di diritto privato, dei Policlinici privati, degli Istituti qualificati presidio e degli Ospedali classificati (ossia gli istituti religiosi). Aggiungendo anche questi posti letto il CERGAS Bocconi, rielaborando i dati ministeriali, in modo da descrivere più compiutamente l’incidenza dei posti letto offerti da soggetti privati, fa salire la Lombardia di tre posti, inserendola al quarto posto nella classifica italiana del rapporto tra letti pubblici e letti privati. Le regioni che risultano avere una quota di privato più consistente sono dunque: Lazio, Calabria, Campania, Lombardia e Puglia. (Fonte Elaborazione Cergas Bocconi su dati 2009)

Il vero indicatore da utilizzare, tuttavia, al fine di scattare una fotografia ben più efficace sulla sanità lombarda è il peso dei costi del servizio sanitario regionale privato accreditato. L’assistenza erogata da enti privati convenzionati e accreditati  rappresenta il 43,8% dei costi totali della sanità lombarda su 17 miliardi di euro totali del bilancio. Il resto, ovvero il 56,2%, è il peso dell’assistenza erogata a gestione diretta, cioè dagli ospedali e dagli IRCCS pubblici. In questa classifica la Lombardia sale invece al primo posto, come si evince dalla tabella sottostante (Fonte Ministero della Salute).
Costi del SSN (Anno 2010) Assistenza erogata da enti privati convenzionati accreditati Assistenza erogata da enti a gestione diretta (pubblici)
Regioni
%
euro procapite
%
euro procapite
Lombardia
43,8
800
56,2
1.027
Lazio
41,7
822
58,3
1.149
Puglia
40,4
725
59,6
1.068
Sicilia
40,4
687
59,6
1.015
Molise
38,8
797
61,2
1.258
Campania
36,5
625
61,8
1.071
Calabria
36,5
625
63,5
1.086
media italiana
36,5
678
63,5
1.179
Veneto
36
662
64
1.177
Piemonte
35
681
65
1.266
PA Trento
34,8
731
65,2
1.369
Basilicata
32,7
587
67,3
1.207
Abruzzo
32,3
576
67,7
1.206
Liguria
32,2
661
67,8
1.392
Emilia Romagna
31,8
621
68,2
1.332
Sardegna
30,7
569
69,3
1.284
Marche
28
512
72
1.315
Umbria
26,6
485
73,4
1.340
Toscana
26,5
515
73,5
1.426
Friuli
24,7
501
75,3
1.524
PA Bolzano
22,5
496
77,5
1.711
Valle d’A.
20,4
447
79,6
1.748
Fonte:  Relazione sullo stato sanitario del paese 2009-2010 – Ministero salute
Assistenza erogata da Enti privati convenzionati e accreditati
MEDICINA GENERALE
FARMACEUTICA
SPECIALISTICA
RIABILITATIVA
INTEGRATIVA E PROTESICA
ALTRA ASSISTENZA
OSPEDALIERA
% TOTALE
EURO PROCAPITE
Piemonte
5,40%
9,00%
3,30%
2,00%
2,30%
6,50%
6,40%
35
681
Valle
5,10%
7,60%
0,80%
1,60%
0,90%
2,90%
1,50%
20,4
447
Lombardia
5,00%
8,80%
4,70%
1,40%
1,30%
9,40%
13,30%
43,8
800
PA
4,80%
5,50%
0,50%
0,60%
3,40%
5,50%
2,10%
22,5
496
PA
5,10%
7,00%
2,30%
0,30%
1,90%
13,10%
5,00%
34,8
731
Veneto
6,00%
8,30%
4,00%
0,40%
1,50%
9,40%
6,40%
36
662
Friuli
5,10%
9,20%
2,00%
2,40%
1,90%
1,90%
2,40%
24,7
501
Liguria
4,90%
9,10%
1,70%
2,90%
1,20%
5,50%
6,90%
32,2
661
Emilia
6,00%
8,40%
2,00%
0,10%
1,40%
7,10%
6,90%
31,8
621
Toscana
5,50%
8,40%
1,90%
1,10%
1,00%
5,40%
3,10%
26,5
515
Umbria
5,50%
9,60%
1,00%
0,50%
2,40%
5,00%
2,50%
26,6
485
Marche
5,90%
10,00%
1,50%
2,40%
0,80%
3,80%
3,60%
28
512
Lazio
5,30%
10,60%
4,80%
2,00%
2,10%
4,20%
12,70%
41,7
822
Abruzzo
6,40%
11,20%
2,10%
3,00%
1,10%
3,70%
5,00%
32,3
576
Molise
7,70%
8,60%
4,80%
2,30%
1,00%
3,00%
11,50%
38,8
797
Campania
6,40%
10,60%
7,10%
2,80%
1,70%
1,70%
7,80%
38,2
661
Puglia
6,70%
11,90%
3,30%
3,40%
1,70%
3,20%
10,20%
40,4
725
Basilicata
7,80%
10,20%
2,60%
5,70%
2,70%
3,30%
0,50%
32,7
587
Calabria
7,20%
12,70%
3,40%
1,80%
1,90%
3,60%
5,90%
36,5
625
Sicilia
6,80%
12,00%
5,80%
1,90%
2,20%
3,90%
7,90%
40,4
687
Sardegna
6,20%
11,20%
3,60%
1,70%
2,10%
2,90%
3,00%
30,7
569
Totale
5,80%
9,80%
3,90%
1,80%
1,70%
5,60%
8,00%
36,5
678

Fonte: Ministero della salute – Relazione sullo stato sanitario del Paese 2009-2010, pag. 521

All’interno di quel 43,8% ci stanno il pagamento dei DRG (funzioni tariffate), il pagamento delle funzioni non tariffate ossia risorse redistribuite in maniera discrezionale a pagamento dell’eccellenza, come le cardiochirurgie pediatriche, l’attività di ricerca degli IRCCS e la didattica universitaria, i centri regionali per l’epilessia, i centri per il trapianto d’organi, le riabilitazioni complesse, i parti in epidurale ecc… (che per il privato accreditato sono circa 200 milioni di euro l’anno) e i progetti speciali destinati al privato no profit per cui nel triennio 2008-2010 Regione Lombardia ha previsto di impegnare 176 milioni di euro.

Essendo chiaro a questo punto quanto pesa direttamente sulle tasche dei lombardi la spesa sanitaria e quali siano i numeri reali che, tra funzioni tariffate, funzioni non tariffate e progetti speciali, se ne va ai privati accreditati, non si può più sorvolare sul tema dei controlli, i quali devono essere più stringenti e più efficaci e poter verificare puntualmente l’appropriatezza delle prestazioni erogate. Come un’associazione o un’impresa, dunque, anche le fondazioni no profit che ricevono soldi pubblici per fornire prestazioni sanitarie o assistenziali a prezzi congrui, dovrebbero poter dimostrare sia di avere bilanci sani sia di non avere rami societari che fanno profitto.

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L’ultima lettera

Come la lettera di Veronica squarciò il velo di ipocrisia su Berlusconi, la lettera della moglie di Simone - pur da persona comprensibilmente ferita - racconta quello che è diventato Formigoni. Mi dispiace sinceramente per molte delle persone che militano in CL. Persone con cui sono cresciuto e che stimo. Proprio per questo spero che anche loro si rendano conto che così non si può più andare avanti. E’ bene che tutti – sottolineo tutti – si prendano le proprie responsabilità.

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Le colpe dei capi

Se qualcuno pensa che la Lega sia in difficoltà solo per la sua sventurata gestione familistica, sbaglia. E se ritiene di doverla sfidare unicamente su quel terreno, sbaglia una seconda volta.

Le vicende di questi giorni rappresentano il detonatore di un disagio che cova da tempo nella base leghista: i risentimenti personali si saldano alla frustrazione per le scelte politiche non condivise. Come i tanti bocconi amari ingoiati per prolungare l’esistenza del governo Berlusconi (e dei suoi ministri, quelli leghisti compresi).
La Lega va inchiodata alle proprie responsabilità politiche. Per non aver risposto concretamente alle domande del nord del Paese: una più equa distribuzione delle risorse fra i diversi livelli di governo, una maggiore semplificazione nel rapporto con la pubblica amministrazione, un sostegno nella competizione internazionale promuovendo investimenti in infrastrutture e aiuti all’export.  La “questione settentrionale” è ancora lì.
 
Certo, i fatti emersi in questi giorni sono a dir poco sconcertanti. Un colpo durissimo per chi ha inveito per anni contro “Roma ladrona”.  Non bastasse, si assiste ad un vero e proprio cortocircuito in casa Lega. L’operazione “pulizia “ invocata da Maroni sembra essere a senso unico. Renzo Bossi, formalmente non indagato, annuncia le sue dimissioni da Consigliere Regionale travolto dalle confessioni di autisti e segretarie. Davide Boni invece, indagato per corruzione, rimane aggrappato al suo scranno di Presidente del Consiglio Regionale e non sembra intenzionato a nessun passo indietro. Assolto dal “tribunale di Via Bellerio”.
In questo caso, come in tutti questi anni, le scelte politiche sono state condivise da Bossi, Maroni e Calderoli. L’occupazione degli incarichi e dei posti di potere è stata praticata dal leader quanto dai suoi colonnelli in maniera sistematica: dai ministeri alle partecipazioni statali, dalle società regionali alle ex municipalizzate.
 
Che Renzo Bossi possa essere il capro espiatorio di tutto questo ci credono in pochi. Che Roberto Maroni possa essere il salvatore della patria (padana) ci crede qualcuno in più. Ecco perché il Partito Democratico farebbe bene ad evitare accreditamenti avventati o, peggio, distinzioni tra buoni e cattivi nel campo avverso; rilanciando invece la sfida – tutta politica – sui temi della questione settentrionale. A partire dall’attuazione del federalismo. Passate le polemiche di questi giorni, le elezioni amministrative sono il primo banco di prova per declinare in chiave locale questa sfida. Non sprechiamo l’occasione.
 
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Sottogoverno leghista

Il nome di Felice Tavola ai più dirà poco o nulla. Si tratta del presidente del collegio dei revisori di Arpa (Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente) ed è contemporaneamente membro del collegio dei revisori dell’ospedale Niguarda. Un leghista della prima ora già assessore al bilancio al Comune di Lecco. Tavola è indagato per frode fiscale e associazione a delinquere, secondo la procura di Lecco sarebbe l’indiscusso stratega di un ingegnoso sistema che, coinvolgendo 77 società del territorio lecchese e della bergamasca, avrebbe sottratto al fisco decine di milioni di euro.

L’inchiesta che vede indagato Tavola è un altro caso che allunga l’elenco di persone coinvolte in indagini della magistratura legate o nominate dall’attuale maggioranza in Consiglio Regionale. Tavola è un importante esponente della Lega Nord e, se ve ne fosse bisogno, la sua vicenda fa emergere con impressionante attualità come a tutti i livelli il Caroccio per gestire il suo potere, compresi i posti di sotto-governo, si sia affidato a personaggi che oggi risultano coivolti in vicende giudiziarie.

Alla luce dell’inchiesta è inaccettabile che Tavola rimanga a presiedere l’organismo di controllo dei conti di Arpa e a far parte di quello del Niguarda. Tavola deve rassegnare immediatamente le dimissioni.

Sono convinto che questa serie interminabile di inchieste, insieme all’impasse dell’attività amministrativa regionale, renda purtroppo evidentel’impossibilità per Formigoni di continuare a lavorare serenamente per la Lombardia.

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Cortocircuito in via Bellerio

Oggi Renzo Bossi ha annunciato che si dimetterà dalla carica di Consigliere Regionale, non indagato ma travolto dalle inchieste delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria e dalle confessioni di autisti e segretarie.

Contemporaneamente il suo collega di partito Davide Boni, lui sì indagato per corruzione, continua invece a rimanere aggrappato alla sua poltrona di Presidente del Consiglio Regionale.

Forse perché appartiene alla corrente vincente?

Cortocircuito in via Bellerio.

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Il pasticcio del Call center “lumbard”

La nuova divisione del call center sanitario a Milano è un costoso capriccio leghista: la Regione spenderà 3,5 milioni di euro solo per avviarlo, mentre le sedi siciliane di Paternò e Biancavilla non vengono assolutamente ridimensionate e costano oltre 22 milioni all’anno. In un momento di tagli pesanti, in cui si arriva a chiedere agli ospedali di risparmiare sui farmaci salvavita e ai cittadini di pagare prestazioni che fino a poche settimane fa erano gratuite, è proprio il caso di buttare i soldi per duplicare il call center?

Se l’operazione leghista serviva a mettere una bandierina su Milano occorre dire che l’operazione non è riuscita bene: grazie al rinnovo del contratto con la società Transcom Worldwide, siglata il 15 marzo, le sedi siciliane lavoreranno ancora a pieno ritmo per due anni con i loro 560 dipendenti. Il call center milanese inizierà a lavorare tra un anno con 54 postazioni. Tra due anni, nel 2014, i due rami d’azienda dovranno essere venduti in blocco. Se così non sarà, la controllata della Regione “Lombardia Informatica” rischierà di dover assorbire i dipendenti, siciliani e lombardi.

Ma nella delibera precedente, la 3095 del 7 marzo, si stabilisce “di dare mandato a Eupolis di individuare un soggetto terzo a cui affidare l’incarico della durata di 60 giorni per la verifica del progetto esecutivo e per la supervisione delle tempistiche delle attività progettuali in particolare per la realizzazione del nuovo Call Center Lombardo” ma che per evitare ritardi contestualmente alla verifica“è fondamentale dare avvio al processo di ristrutturazione dell’immobile individuato come sede del Call Center lombardo”.

La Regione evidentemente non è convinta del buon senso dell’operazionevisto che dopo aver commissionato lo studio preliminare al Politecnico di Milano per la realizzazione del call center milanese, ha ora deciso, a procedure già avviate, di chiedere a Eupolis, il proprio centro studi, un’ulteriore valutazione. Si spendono altri soldi per un’operazione ideologica nata male e che rischia di avere conseguenze anche peggiori per le tasche dei cittadini lombardi.

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A sua insaputa

“Denuncerò chi ha ristrutturato casa mia con i soldi della Lega”Umberto Bossi, segretario federale Lega Nord (4 aprile 2012).

Se non fosse che arriva con tre giorni di ritardo sarebbe una frase da perfetto pesce d’aprile. Sui social network già spopolano le parodie mada ridere, purtroppo, c’è ben poco. Questa indagine, oltre a squarciare il velo sulla gestione familistica del Carroccio è la prova di come sia urgente una nuova legge sul finanziamento dei partiti.

L’attuale normativa ha permesso infatti ai partiti di creare organizzazioni ipertrofiche al centro, senza controllo o controllori (solo il Partito Democratico ha un bilancio da anni certificato da una società di revisione esterna), centri di spesa ingiustificati a confronto delle tante e genuine realtà territoriali dove gli iscritti si autotassano per pagare gli affitti delle sedi o le iniziative politiche.

Questa è certamente una vicenda sconcertante, la classe dirigente della Lega ora si prenda le sue responsabilità (da Bossi a Maroni). Tuttavia tutti i partiti devono interrogarsi perchè non è più rimandabile una riforma del loro finanziamento pubblico per garantire la massima trasparenza di tutti i trasferimenti di fondi e la rendicontazione puntuale di ogni singolo euro ricevuto.

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