Archivi del mese: marzo 2012

Cantello stop alla cava

La VI Commissione Ambiente del Consiglio regionale ha votato oggi lo stralcio della cava di Cantello dal Piano cave provinciale di Varese. Una decisione resa possibile dal Pd non solo perché da sempre contrario alla realizzazione dell’intervento, ma anche perché, per l’ennesima volta, ha garantito il numero legale. Si è infatti spaccata la maggioranza: i rappresentanti del Pdl hanno abbandonato l’Aula lasciando i tre della Lega ad approvare il provvedimento assieme a Pd e Idv.

Questa è una decisione non solo tecnica, ma dettata da una chiara volontà politica espressa da tutti gli enti locali e da numerose associazioni del territorio che ci hanno chiesto chiaramente di non andare a incidere su un territorio di pregio, con il rischio di creare un ennesimo impatto ambientale, oltre tutto nelle vicinanze di aree delicate per l’approvvigionamento idrico di Varese.

Ora si esprima al più presto il Consiglio regionale, affinché sia rispettata fino in fondo la volontà dei cittadini e delle amministrazioni locali. In questa fase è un segnale importante per la politica: uno dei modi per recuperare credibilità passa proprio dalla capacità di condurre battaglie politiche bipartisan a tutela del territorio.

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Barbarossa con i soldi nostri

E’ andato in onda domenica e lunedì sera su Rai 1 “Barbarossa” il film fortemente voluto dalla Lega Nord per celebrare la battaglia di Legnano e consegnare alla cinematografia “romanocentrica” un capolavoro padano che nulla avrebbe avuto da invidiare ai kolossal americani.
La pellicola è invece diventata ben presto il simbolo del fallimento e della voracità leghista, con annessi risvolti tragicomici.
Già prima della sua uscita “Barbarossa” era salito agli onori della cronaca perché Berlusconi lo aveva definito, rivolgendosi all’allora direttore generale della Rai Saccà, “sta cavolo di fiction per la quale Bossi mi sta facendo una testa tanto”. Bossi si adoperò molto e alla fine “Roma-ladrona” fu tra i co-produttori, Rai cinema e Rai fiction parteciparono con un contributo pubblico di 6,7 milioni di euro. Il film fu girato per buona parte in Romania, non proprio una location padana, in inglese e furono scelti come attori protagonisti un improponibile Raz Degan nel ruolo di Alberto da Giussano e la polacca Kasia Smutniac nel ruolo di Eleonora, la protagonista femminile.
Il botteghino fu impietoso. Il kolossal leghista, costato nel complesso 30 milioni di euro, incassò nelle sale meno di 900.000 euro. In televisione non ha avuto miglior sorte, 13,5% di share, battuto sia da Report della Gabanelli su rai 3 che dal Grande Fratello su Canale 5. Da sottolineare come proprio in Lombardia e in Veneto lo share non abbia mai superato il 9%.
Il film che doveva celebrare le eroiche gesta di Alberto da Giussano e della Lega Lombarda nella lotta per la libertà è finito invece per simboleggiare spietatamente tutti i limiti e gli sprechi della Lega Nord. Il cameo di Umberto Bossi, nelle vesti di un nobile milanese (vedi foto a lato), è la patetica esibizione di un potere che è stato utilizzato per occupare posti dimenticando ogni interesse per la collettività.
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Sangue freddo

La difficile situazione politica che stiamo vivendo in regione Lombardia non deve far dimenticare a chi ha importanti ruoli di responsabilità, sia al governo che all’opposizione, chenessuno può permettersi di calpestare le Istituzioni, che sono alla base della nostra convivenza democratica e civile.

Trasformare il Consiglio Regionale in un bar o in un mercato è l’ultimo affrontodi una maggioranza arrogante che sta solamente tirando a campare.

Un’opposizione responsabile non deve cadere in questo tranello. Non deve fare sconti alle politiche della maggioranza ma allo stesso tempo deve farsi carico di tutelare le Istituzioni e le regole della democrazia.

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Italia, Svizzera e Europa

Questa mattina insieme agli altri rappresentanti istituzionali del territorio di Pd, Pdl e Udc abbiamo fatto pervenire al Presidente della Commissione Europea Barroso, in visita ad Ispra, una lettera con la quale esortiamo la Commissione ad essere il motore di un nuovo quadro di relazioni tra UE e Svizzera,esprimendo la nostra preoccupazione sulla vicenda del blocco dei ristorni dei frontalieri (qui trovate il testo integrale).

Il mancato versamento dei ristorni è un problema serio per tanti Comuni della Provincia di Varese. Questi fondi, che la Confederazione Elvetica restituisce allo Stato Italiano per le imposte pagate oltre-confine dai nostri 51.000 lavoratori frontalieri, permettono alle amministrazioni comunali di frontiera di tenere in equilibrio i loro bilanci e permettono di garantire alcuni servizi essenziali. Il Canton Ticino ha congelato il pagamento di tali ristorni per la seconda metà del 2011, e minaccia di estendere il provvedimento per includere quelli del 2012.

Abbiamo inoltre segnalato a Barroso come il blocco dei ristorni sia solo l’ultima misura di una campagna denigratoria contro i lavoratori italiani in Svizzera promossa da un partito populista, la Lega dei Ticinesi, che è riuscito a cavalcare questa antica intolleranza, vincendo le elezioni in Canton Ticino.

E’ questa una battaglia che non ha colore politico, per la quale serve il contributo di tutti a qualsiasi livello istituzionale. Solo così potremo avere la compattezza per essere forti interlocutori del Governo Italiano e di quello Svizzero.

Stupisce ed amareggia però il comportamento della Lega Nord che, in queste settimane, sembra cavalcare in solitaria le proteste. Una questione così importante per i nostri Comuni non può essere affrontata in maniera unilaterale da nessun partito politico, tantomeno da chi ha avuto importanti responsabilità di governo fino a ieri, e poco o nulla ha fatto, ed è “gemellato” proprio con Lega dei Ticinesi che, è bene ricordare, rimane la prima responsabile del blocco dei ristorni.

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La Lega e le Istituzioni

Domani in Consiglio Regionale presenteremo insieme a tutti i gruppi di opposizione (Pd, Udc, Idv, Sel) una mozione di censura nei confronti del Presidente Davide Boni (Lega Nord), indagato per corruzione dalla procura di Milano.

La presidenza è un luogo di garanzia dell’intero Consiglio – infatti non si possono presentare mozioni di sfiducia ma solo di censura – e va quindi preservata.Per questo motivo Boni deve dimettersi immediatamente da presidente, come lui stesso aveva auspicato in casi analoghi avvenuti in passato, per coerenza e per rispetto delle istituzioni.

Stupisce poi come Boni, al posto di rispondere davanti ai cittadini lombardi e al Consiglio Regionale, sia andato a farsi assolvere alla sede della Lega Nord, quasi fosse un tribunale del popolo, e, dopo aver ascoltato le parole di Bossi, abbia deciso di andare avanti nell’incarico. Come se prima venissero i partiti e poi le istituzioni.

E’ netta la differenza con il caso Penati che, indagato, si dimise da vice-presidente del Consiglio, fu sospeso dal Partito Democratico e ora siede tra i banchi del gruppo misto in attesa del corso delle indagini.

Ormai si è creata una situazione insostenibile, Formigoni non può far finta di niente e continuare dire che si tratta di casi personali. Per questo si deve chiudere questa esperienza che dura da 17 anni.

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Boni, dimissioni subito

Il Presidente del Consiglio Regionale Davide Boni (Lega Nord) è indagato dalla procura di Milano per corruzione. Ora Boni sia coerente con quanto ha affermato più volte per casi analoghi che hanno coinvolto l’ufficio di presidenza e si dimetta immediatamente dalla carica di Presidente.

In generale è l’ennesima prova, se mai ce ne fosse bisogno, che Regione Lombardia si trova in una situazione politica insostenibile. Sono ormai troppe le persone indagate vicine a Formigoni o che hanno fatto parte delle sue Giunte. E l’elenco sembra incredibilmente non finire mai.

Si metta subito fine a questa legislatura e si ridia la parola agli elettori. Altrimenti Pdl e Lega Nord si assumeranno la responsabilità di prolungare questa agonia che penalizza i cittadini lombardi e danneggia la dignità dell’istituzione regionale.

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Trasparenza a senso unico

Al secondo giornol’operazione trasparenza sui costi sanitari voluta da Regione Lombardia mostra la corda, rischiando di inserire elementi di complicazione a carico dei medici ospedalieri.  L’iniziativa di Formigoni si sta trasformando inun’ulteriore complicazione per i medici ospedalieriche devono farsi carico anche di compiti ragionieristici, mentre sul fronte ambulatoriale la trasparenza è solo parziale e a senso unico.

Il cittadino sta ricevendo le informazioni annunciate solo quando si tratta di prestazioni per le quali paga in ticket una somma inferiore al costo dell’esame. Invece, nel 75% dei casi è il paziente a pagare di più, ma non lo viene a sapere perché in questo caso la Regione ha deciso di non applicare la sbandierata trasparenza. Come Pd chiediamo invece che nella ricevuta rilasciata venga sempre indicato il costo della prestazione, anche quando è inferiore a quanto pagato dal cittadino, sommando le voci del ticket regionale e di quello nazionale. Solo così si potrà parlare di trasparenza vera e i cittadini lombardi sapranno quando pagano di più o di meno rispetto al costo di una prestazione sanitaria.

Inoltre, trasparenza ed equità devono andare di pari passo. E’ necessario quanto prima dare avvio a un sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria basato sulla progressività del reddito, visto che in questa direzione sta andando anche il negoziato sul nuovo Patto per la salute.

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Gioco d’azzardo: segnali incoraggianti

Il ministro Riccardi, che ha la delega alle dipendenze e ai giovani, ieri ha dichiarato:

Bisogna arrivare al divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, come nel caso delle sigarette o, almeno, a una ferrea regolamentazione degli spot. Particolarmente esposti ai rischi di dipendenza dal gioco d’azzardo risultano essere gli appartenenti alle categorie più deboli: giovani, disoccupati, famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, anziani soli. Guardo con favore alla discussione che si apre domani in Senato sulla materia ma mi riservo anche a possibilità di intervenire direttamente. Lo Stato, che incassa molte risorse da questo settore, non può non occuparsi delle categorie più a rischio e dei problemi non marginali, spesso veri e propri drammi sociali, che il gioco d’azzardo produce”.

Nelle stesse ore, spinto dal progetto di legge in materia presentato dal Pd al Pirellone, l’assessore regionale alla Famiglia Boscagli dichiarava

Lo Stato sostiene il gioco d’azzardo e alle Regioni tocca sopportare il costo delle cure per la dipendenza da gioco. In Lombardia sono oltre 1.000 le persone che si sono rivolte ai nostri servizi contro le dipendenze per uscire dal tunnel del gioco, un numero molto significativo, che ci spinge a pensare alla realizzazione di strutture specifiche per queste nuove patologie. Dato che lo Stato sembra non poter fare a meno dei proventi del gioco, si provveda almeno a destinare una quota degli incassi alle regioni per potenziare i servizi di informazione, educazione e cura, sempre più indispensabili. Considerando che nel 2011 in Italia il gioco d’azzardo rappresenta la terza industria del Paese, con 76 miliardi di euro, basterebbe dirottarne l’uno per mille per iniziare ad affrontare i costi sociali indotti

Sono segnali interessanti che arrivano da Roma e da Milano. Non possiamo che accoglierli positivamente e con fiducia. Come Pd continueremo la nostra battaglia mettendo a disposizione di tutte le forze politiche il nostro progetto di legge, aperti a miglioramenti e contributi. Le azioni del Governo anche sul controllo dei gestori sono il segno di un approccio finalmente diverso al comparto dei giochi, la strada è ancora lunga ma il primo passo è, spesso, quello più importante.
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