Se abbiamo fatto un errore in questi anni, è stato quello di identificare troppo spesso la questione settentrionale con la stessa Lega. L’agenda politica del nord è stata così letteralmenteimbrigliata per decennidalla metafora leghista e anti-leghista.
Da una parte il carroccio con i suoi riti, gli eccessi, i crack finanziari e i cerchi magici, che in quasi dieci anni di Governo del paese ha saputo occupare tanti livelli di potere ma non è stato in grado di vararenessuna delle riformetanto sbandierate. Dall’altra un centrosinistra spinto da tensioni diverse, a volte ipotizzando alleanze nordiste a volte estremizzando il conflitto, ma dando sempre l’impressione di occuparsi più della retorica padana che delle istanze del territorio che hanno trovato pessimo riscontro in slogan come “secessione” o “Roma ladrona”.
Ma il nord in questi decenni non si è mai fermato. La sua dinamicità, la sua vivacità culturale ed economica non hanno aspettato la politica. Oggi più che mai questa parte del Paese che rappresenta il 54% del Pil e il 68% della ricchezza privata italiana – tradita dall’illusione padana e delusa dalle ricette berlusconiane – deve ritrovare nella politica un punto di riferimento credibile che sappia accompagnare i processi di cambiamento in atto.
Una prima occasione di discussione sarà questo sabato, 28 gennaio, a Varese in occasione di “Giù al nord, tra secessione e recessione”. In particolare durante la prima tavola rotonda introdotta da Fabrizio Taricco, con Dario Di Vico, Aldo Bonomi, Maurizio Martina, Laura Puppato. L’appuntamento è alle 10.00 presso il teatro Santuccio, in via Sacco 10




