Archivi del mese: gennaio 2012

Scalfaro a Varese

Nel 2003 quando ero coordinatore dell’Ulivo in Consiglio comunale organizzammo a Varese un iniziativa dal titoloRipassiamo la Costituzione“. Ospite d’onore Oscar Luigi Scalfaro.

Era il perido dell‘attacco berlusconiano alla prima parte della Costituzione,ovvero ai suoi stessi principi. L’ex Presidente scese così in campo per difenderla come padre costituente e come ex Capo dello Stato.

Di quell’incontro serbo il ricordo di uno Scalfaro molto attento ai giovanianche durante l’intervento teso a far conoscere il periodo storico e le spinte ideali che avevano portato a definire i principi ed i valori che ci tengono uniti. Mi colpì molto anche la sua attenzione nei confronti di tutti coloro che gli avevano consegnato delle lettere e dei libri. Ricordo che, poco tempo dopo, mi chiamò il suo capo gabinetto per avere l’indirizzo di chi non l’aveva lasciato perchè il Presidente emerito voleva scrivere per ringraziarli.

Scalfaro fu un personaggio apprezzato e criticato. Fu un Presidente che esercitò con piglio il suo ruolo e fu un punto di riferimento della nostra Costituzione che lui stesso definì quella sera a Varese: “il documento irrinunciabile dei diritti e dei doveri di un popolo unito su una strada comune, fatta di libertà, solidarietà a pace e scritta da uomini politici ma senza marchi di partito”.

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Giù al nord (III parte)

Domani a Varese si terrà “Giù al nord, tra secessione e recessione”, dalle ore 9.30 al teatro Santuccio in via Sacco. Durante la giornata si parlerà di questione settentrionale, federalismo, ambiente,  territorio, economia e liberalizzazioni, mentre l’ultima tavola rotonda del pomeriggio avrà come tema “le sfide del nord per uscire dalla crisi”.

Si svolgerà con la formula del question time. Alle “interrogazioni” di amministratori e rappresentanti del territorio risponderanno: Giuseppe Bonomi, Presidente SEA, Sergio Chiamparino, già Sindaco di Torino e Michele Graglia, Vice-Presidente di Confindustria Lombardia.

Al termine, io e Pippo Civati raccoglieremo gli spunti e le proposte della giornata e presenteremo alcune ipotesi di lavoro per cui ci impegneremo nelle sedi istituzionali.

Ci vediamo domani a Varese al teatro Santuccio

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Giù al nord, II parte

Nell’aprile del 2009 il parlamento approvava definitivamente la legge delega sul federalismo fiscale. Sembrava l’alba di un nuovo giorno per il Paese, tra i trionfalismi leghisti e i proclami berlusconiani. Peccato che i contrasti tra Lega e Pdl bloccarono presto l’iter della riforma, tanto che al momento della caduta del Governo Berlusconi, novembre 2011, mancavano ancora 63 atti normativi per la sua piena attuazione.

Ora, usciti finalmente dalle paludi della vuota retorica padana, enti locali e Governo hanno un compito estremamente delicato: disegnare la nuova mappa delle relazioni economiche e finanziarie tra Stato centrale e autonomie al tempo della crisi. Monti ha assicurato che il suo esecutivo seguirà da vicino il processo di attuazione del federalismo fiscale, il Partito Democratico a Roma come sul territorio si batterà per un riforma che fornisca seriamente agli enti locali autonomia e fondi adeguati . A partire dalla nuova IMU che va calibrata per lasciare più risorse sul territorio fino all’introduzione dei costi standard, dalle funzioni associate dei piccoli comuni ad una interpretazione più elastica del patto di stabilità.

“Il federalismo ai tempi della crisi” sabato 28 gennaio sarà l’argomento di discussione della seconda tavola rotonda di “Giù al nord, tra secessione e recessione”, ne parleremo con Marco Alfieri (La Stampa), Enrico Borghi (vice Presidente ANCI), Alessandro Cè (ex Assessore sanità Regione Lombardia) e Marco Stradiotto (Senatore, Commissione bicamerale attuazione federalismo fiscale) . L’appuntamento è alle 10.00 presso il teatro Santuccio, in via Sacco 10.

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Giù al nord. Sabato 28 gennaio a Varese.

Se abbiamo fatto un errore in questi anni, è stato quello di identificare troppo spesso la questione settentrionale con la stessa Lega. L’agenda politica del nord è stata così letteralmenteimbrigliata per decennidalla metafora leghista e anti-leghista.

Da una parte il carroccio con i suoi riti, gli eccessi, i crack finanziari e i cerchi magici, che in quasi dieci anni di Governo del paese ha saputo occupare tanti livelli di potere ma non è stato in grado di vararenessuna delle riformetanto sbandierate. Dall’altra un centrosinistra spinto da tensioni diverse, a volte ipotizzando alleanze nordiste a volte estremizzando il conflitto, ma dando sempre l’impressione di occuparsi più della retorica padana che delle istanze del territorio che hanno trovato pessimo riscontro in slogan come “secessione” o “Roma ladrona”.

Ma il nord in questi decenni non si è mai fermato. La sua dinamicità, la sua vivacità culturale ed economica non hanno aspettato la politica. Oggi più che mai questa parte del Paese che rappresenta il 54% del Pil e il 68% della ricchezza privata italiana – tradita dall’illusione padana e delusa dalle ricette berlusconiane – deve ritrovare nella politica un punto di riferimento credibile che sappia accompagnare i processi di cambiamento in atto.

Una prima occasione di discussione sarà questo sabato, 28 gennaio, a Varese in occasione di “Giù al nord, tra secessione e recessione”. In particolare durante la prima tavola rotonda introdotta da Fabrizio Taricco, con Dario Di Vico, Aldo Bonomi, Maurizio Martina, Laura Puppato. L’appuntamento è alle 10.00 presso il teatro Santuccio, in via Sacco 10

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Pensioni: novità anche per il nostro territorio

Novità importanti sulle pensioni.Negli emendamenti al decreto “milleproroghe”, presentati dai relatori alla Camera, sono infatti presenti norme ad hoc per i lavoratori precoci e per gli “esodati”.

Per i lavoratori precoci (cioè coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei vent’anni) si introduce lapossibilità di andare in pensione senza penalizzazioni indipendentemente dall’età anagrafica (42 anni e un mese di contributi per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne).

Anche per gli “esodati”, cioé i lavoratori che hanno lasciato il lavoro in anticipo in seguito ad accordi aziendali e che con le nuova normativa previdenziale rischiavano di rimanere alcuni anni senza reddito nè pensione,sarà possibile il pensionamento con le vecchie regole in vigore all’atto della sottoscrizione delle intese.

Se confermate dal voto dell’aula queste novità, volute fortemente dal PD, sono la dimostrazione di come il partito abbia tenuto fede all’impegno di mitigare il più possibile l’impatto della riforma Monti-Fornero sui lavoratori. Lo stesso Bersani aveva ribadito questo impegno nella nostra assemblea regionale di sabato scorso.

E’ una buona notizia anche per la provincia di Varese. Con la nuova normativa i lavoratori “esodati” (per cui è prevista la mobilità), della Whirlpool e di altre aziende in crisi potranno andare in pensione seguendo l’iter concordato al momento degli accordi aziendali anche se sottoscritti dopo il 4 dicembre 2011.

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“Culo e camicia”

Io per Ponzoni l’ultima volta che andato su ho speso diecimila euro di matite omaggio per quando si vota. Per questo Ponzoni è con Formigoni culo e camicia. Formigoni muove centinaia di milioni di euro, vorrei partecipare all’Expo”.

A pronunciare queste parole, intercettate nel 2009 dagli inquirenti, è Saverio Moscato, appartenente alla famiglia del boss calabrese Natale Iamonte radicata a Desio. Moscato è stato arrestato ieri nella stessa operazione che ha portato al mandato di arresto per il Consigliere regionaleMassimo Ponzoni.

Che il rapporto l’ex enfant prodige del Pdl lombardo e Formigoni fosse stretto sembrano confermarlo anche le carte dell’ordinanza di custodia cautelare della Procura monzese, dalle quali emergerebbe che l’immobiliare “Mais” (fallita nel 2010 e direttamente riferibile a Ponzoni) avrebbe pagato varie volte noleggi di barche e vacanze esotiche proprio a Ponzoni e a Formigoni.

Per carità, con tutte le cautele del caso, e con la necessaria dose di garantismo è però ormai evidente che siamo di fronte ad un elenco senza fine. Prosperini, Nicoli Cristiani, la “famiglia” Abelli, Ponzoni più un cospicuo numero di amministratori locali legati alla corrente formigoniana.

Non è più credibile la favola delle responsabilità individuali: non si tratta più di casi isolati. Le persone vicine Formigoni e colpite dalle richieste della magistratura hanno rivestito o rivestono ruoli di massima responsabilità in Regione Lombardia. Per non parlare del caso San Raffaele (proprio oggi è stata nominata la commissione d’inchiesta del Consiglio regionale).
Il sistema di potere che ha governato la regione negli ultimi vent’anni sta mostrando impietosamente ai lombardi il suo volto più oscuro. Al posto di accusare l’opposizione e negare ogni addebito sarebbe sicuramente più responsabile da parte di Formigoni una seria autocritica.
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Salvato Cosentino, persa la faccia

La Lega Nord ha salvato per l’ennesima volta dall’arresto il deputato del Pdl Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e ritenuto dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli il referente politico nazionale della cosca dei casalesi.

Umberto Bossi è riuscito a salvare il parlamentare napoletano ma non è riuscito a salvare la faccia. Martedì la Lega si era espressa a favore dell’arresto, meno di quarantotto ore dopo ha votato contro in aula. Al netto delle sceneggiate padane è la prova di come non si sia affatto spezzato il legame con Berlusconi e con i suoi uomini più discussi.

Il leader del carroccio è riuscito a convincere i suoi deputati che Cosentino andava salvato, ora dovrà spiegarlo ai suoi elettori che guardano sempre più basiti le evoluzioni romane di questa Lega.

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Formigoni e lo sconto carburanti

Dopo che a dicembre il Consiglio Regionale aveva approvato l’ordine del giorno presentato dal Partito Democratico che impegnava la Giunta ad operarsi nei confronti del Governo per favorire l’introduzione dello sconto carburante anche per le auto a gasolio e per rendere competitivo quello in vigore sulla benzina, ho appreso con moderata soddisfazione le dichiarazione della Giunta pubblicate oggi dai giornali.

Formigoni e l’assessore al bilancio Colozzi hanno infatti annunciato di aver chiesto al governo Monti un intervento tempestivo per frenare il “pendolarismo” del pieno aggiornando complessivamente il sistema degli sconti.

Spesso il presidente della Giunta non ha dato seguito ai suoi annunci, come Pd chiediamo che questa volta alle parole seguano i fatti. Non è più rimandabile un intervento per evitare di vanificare le risorse investite, per tutelare i posti di lavoro e per bloccare le quotidiane perdite fiscali dovute al mancato introito delle accise.

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Il futuro dell’Ospedale di Luino

Anche l’Azienda ospedaliera Macchi, di cui fa parte l’ospedale di Luino, ha subito l’impatto delle manovre dei governi di centro destra. Infatti oltre ai tagli previsti dalle regole di sistema 2011 e 2012, l’azienda sconta anche il piano di razionalizzazione della spesa 2011.

In questo quadro l’ospedale “Luini – Confalonieri” ha futuro se intraprende seriamente la via della specializzazione. Vanno in questa direzione i nuovi posti letto per pazienti sub-acuti; specializzarsi sulle cure riabilitative potrebbe essere, anche alla luce del favorevole contesto geografico-ambientale, una delle peculiarità dell’ospedale.

Contemporaneamente la struttura deve diventare un vero e proprio ospedale del territorio. In questo senso è indispensabile un potenziamento del day surgery e una migliore localizzazione del punto prelievi. Una vocazione che potrà essere rafforzata in prospettiva con l’introduzione dei CREG, i cosiddetti DRG di territorio, disegnati sulle esigenze dei malati cronici.

E’ oggi più che mai pericolosa una battaglia di campanile con Cittiglio, se si litiga a difesa di posizioni di retroguardia si rischia di perdere tutti. E’ indispensabile evitare la competizione e promuovere l’integrazione tra i due nosocomi, anche gli amministratori locali devono sforzarsi di fare squadra per il bene di tutti i cittadini (ad esempio nel caso dei mezzi per l’emergenza-urgenza).

Le polemiche degli ultimi giorni di esponenti dell’Udc e soprattutto della Lega Nordlasciano basiti. L’assessore regionale alla Sanità, Bresciani, è un leghista e il carroccio insieme al Pdl in tutte le sedi ha deciso, votato e approvato i tagli, i ridimensionamenti e le razionalizzazioni. Se vogliono seriamente lavorare per il bene del territorio vadano a protestare con i loro capi e capetti a Milano e a Gemonio e lascino perdere inutili sceneggiate.

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Gioco d’azzardo: nuova emergenza

Secondo un’indagine promossa da Eurispess il gioco d’azzardo legale rappresenta la terza industria italiana dopo Eni e Fiat. Il giro di affari per il 2011 si attesterà infatti su circa 80 miliardi di euro, metà dei quali provenienti dalle slot machineinstallate nei locali pubblici.

I numeri sono enormi ed incostante crescita. Poche però sono le luci e tante sono le ombre di un fenomeno legalizzato da Berlusconi e Tremonti nel 2004 quando si affidò gratis a dieci concessionarie non solo la gestione delle macchinette elettroniche in bar, tabaccherie e sale giochi ma anche la riscossione della quota da versare ai Monopoli. Di queste dieci società solo due sono italiane, le altre otto sono invece protette da azionariati esteri in paradisi fiscali e tutte insieme sono ad oggi debitrici dello stato per 89 miliardi di euro.

In Lombardia secondo i dati dei Monopoli nel solo mese di settembre sono stati spesi nei vari giochi e lotterie un miliardo e 298 milioni di euro, di questi 800 milioni solo per le slot machine. E il dato è destinato ad aumentare se si considerano le cifre giocate on-line e difficilmente quantificabili e collocabili geograficamente (nel settore è concessionaria la “Glaming Srl” intestata guarda un po’ a Marina Berlusconi).

Più si scava nel settore più emergono dati e cifre allarmanti. Secondo l’organizzazione mondiale della sanità il 3% della popolazione italiana è a rischio ludopatia e quasi un milione di persone già ne soffre. Un sistema perverso che in alcuni casi ha distrutto legalmente vite e famiglie, arricchisce pochissimi (e discussi) e, ultima beffa, fa incassare allo Stato solo una minima cifra sul giro di affari (anche l’ultimo decreto del Governo Monti ha alzato del 6% la tassazione sulle vincite delle lotterie istantanee ma non su quelle delle slot machine).

Non è più accettabile continuare senza una correzione di rotta. E’ necessario un intervento sulle concessioni (metterle a gara), sulla pubblicità e sulla prevenzione soprattutto fra i più giovani.

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