Archivi del mese: settembre 2011

Sanità: ecco come cambia in provincia

In questi anni si è assistito ad una costante diminuzione dei trasferimenti alle autonomie locali, gli unici a salvarsi sono stati i fondi per la sanità. Da quest’anno purtroppo si registra una contrazione anche di questi fondi, contrazione che si scarica anche sulla sanità Lombarda in due modi: aumento dei ticket e diminuzione dei livelli di cura e dei servizi erogati dalla rete ospedaliera.

L’aumento dei ticket, del quale abbiamo già lungamente parlato sia sul blog che con la newsletter, porterà ad un aumento medio di circa 10 € a prescrizione (in molto casi anche di 30 €). Per quanto riguarda invece la rete ospedaliera l’aggiornamento di luglio delle Regole di sistema per il 2011 del Servizio sanitario regionale prevede:

- il taglio dell’1% su tutti i budget 2011 (ricoveri);

- il taglio del 4% sui rimborsi di diagnostica e ambulatoriale (che in teoria saranno coperti dal nuovo ticket);

- l’obbligo di contenere l’incremento di farmaci “file F” (tutti quei farmaci distribuiti direttamente dagli ospedali non in attività di ricovero, ad esempio i chemioterapici) sotto l’8% (a fronte di un aumento medio annuo del +18%);

- non è più consentito per le attività extrabudget aumentare il valore rispetto all’anno precedente (ad esempio dialisi, radioterapia…) ;

- i ricoveri extraregione dal luglio 2011 vengono finanziati con la “Tariffa nazionale unica” che in molti casi è più bassa di quella regionale a parità di ricovero.

Queste misure, sopratutto il taglio dei budget, rischiano di ricadere sui lavoratori (infermieri e medici) a tempo determinato che potrebbero non vedere rinnovati i loro contratti e sulla contrazione dei giorni di degenza, che rischia di far ricadere sulle spalle delle famiglie l’assitenza post operatoria, anche a fronte di un sistema di cure intermedie non ancora partito nella nostra Provincia.

I limiti imposti dalle regole di sistema si sommano agli effetti della manovra economica dello scorso anno (Legge 122/2010) che comporterà i seguenti tagli alle tre Aziende ospedaliere della nostra Provincia:

Azienda ospedaliera di Varese

Consulenze sanitarie: -14.000 €
Consulenze tecniche, legali ed amministrative: -70.000 €
Spese rappresentanza, convegni etc.: -22.000 €
Formazione: -10.000 €
Manutenzione automezzi: -5000 €

Azienda ospedaliera di Busto

Consulenze tecnico-legali: -162.000,00 €
Spese rappresentanza: – 10.400,00 €
Missioni: l’azienda sta procedendo alla rendicontazione delle spese 2009 per definire il risparmio.
Formazione: -145.380,00 €
Autovetture: – 7.320,00 €
Personale a tempo determinato: tutto il personale a tempo determinato rientra nelle eccezioni previste dalla L. 122 e pertanto non è permessa la previsione di minori costi.

Azienda ospedaliera di Gallarate

Consulenze sanitarie: -1.482.000 € (riduzione motivata anche da una parziale stabilizzazione del personale con contratto libero professionale)
Consulenze tecniche, legali ed amministrative: -35.000 €
Formazione: -108.000 €
L’azienda non ritiene nel 2011 di avvalersi di forma di contratti atipici.

A tutto ciò si deve purtroppo sommare il congelamento dei fondi da parte di questo Governo relativi al 6° Programma quadro di edilizia sanitaria varato dal Governo Prodi, e cioè i seguenti interventi:

BUSTO ARSIZIO: ADEGUAMENTO STRUTTURALE IMPIANTISTICO

(comfort alberghiero, miglioramento sicurezza, miglioramento aspetti igienico-sanitari)
Costo intervento 6.408.660 di cui 5.072.236 di mancato trasferimento statale

GALLARATE: RISTRUTTURAZIONE PIANI 1-2-3-4 DEL PADIGLIONE POLICHIRURGICO – ADEGUAMENTO DEGENZE ALLE NORME DI ACCREDITAMENTO
Costo intervento 7.500.000 di cui 5.419.000 di mancato trasferimento statale

VARESE OSPEDALE DI CIRCOLO: TERZO STRALCIO PROGETTO RIAMMODERNAMENTO – PADIGLIONE CENTRALE
Costo intervento 17.580.000 di cui 15.636.177 di mancato trasferimento statale

SARONNO: ADEGUAMENTO STRUTTURALE IMPIANTISTICO (finalizzato accreditamento)
Costo intervento 5.360.000 di cui 4.072.000 di mancato trasferimento statale

SOMMA LOMBARDO: RISTRUTTURAZIONE QUARTIERE OPERATORIO DEL P.O. (SECONDO PIANO DEL PADIGLIONE MEDICINA/CHIRURGIA)
Costo intervento 1.100.000 di cui 1.017.420 di mancato trasferimento statale

TRADATE: ADEGUAMENTO STRUTTURALE IMPIANTISTICO PADIGLIONE MONOBLOCCO CHIRURGICO
Costo intervento 6.700.000 di cui 5.840.295 di mancato trasferimento statale

BUSTO/SARONNO/TRADATE/VARESE: IMPIANTI FOTOVOLTAICI FINALIZZATI AL RISPARMIO ENERGETICO
Costo intervento 2.778.673 di cui 787.753 di mancato trasferimento statale

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Ospedale: scrivetemi le vostre domande

Si svolgerà domani presso la Commissione Sanità del Consiglio regionale l’audizione, che ho chiesto insieme al collega Tosi, del direttore dell’azienda ospedaliera varesina Walter Bergamaschi.

Vogliamo avere chiarezza sul piano di ristrutturazione e di tagli al quale andrà incontro l’ospedale con il rischio di pesanti ricadute sul nostro territorio e sui cittadini.

Sarà un’occasione ancora più importante dopo le parole dell’assessore Bresciani al quale va ricordato che il blocco del turn over e il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato è stato deciso proprio dal suo Governo, quello di Bossi e Berlusconi.

Vista la delicatezza della questione, se avete domande da porre al direttore dell’azienda ospedaliera scrivetemi a alessandro.alfieri@consiglio.regione.lombardia.it oppure utilizzate lo spazio dei commenti del blog. Saranno utili spunti da sottoporre domani direttamente a Bergamaschi.

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La Lega, la mafia e le quote latte

Dopo aver salvato dall’arresto l’onorevole Milanese la Lega ha annunciato che mercoledì voterà contro la sfiducia al discusso ministro per le Politiche Agricole. Su Francesco Saverio Romano, palermitano, capo dei ribaltonisti dell’UDC vicini a Totò Cuffaro, pende una richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa.

Per cercare di capire questo voto della Lega probabilmente bisogna andare oltre alle motivazioni fin qui note (il Caroccio è attaccato alle poltrone romane, Berlusconi avrebbe comprato i voti della Lega ripianandone i debiti etc…).

Come ha fatto notare Massimo Mucchetti sul Corriere, bisogna forse guardare un po’ più a fondo.

Il Ministro Romano su richiesta di Bossi ha commissariato l’AGEA (Agenzia per l’erogazione dei fondi europei in agricoltura) esautorando l’ex presidente Dario Fruscio, leghista anche lui ma ormai inviso al Senatur perché inflessibile con gli allevatori che non hanno rispettato le quote latte fissate dall’Unione Europea.

Per compiacere il Senatur, Romano ha così commissariato un’agenzia che stava tagliando i costi e che applicava la legge a favore delle migliaia di allevatori onesti in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate (tanto che ora il ministero è in difficoltà a fronteggiare la causa intentata da Fruscio).

Il credito di Romano nei confronti di Bossi ora è più chiaro.

Meno chiari sono altri aspetti.
Perché la Lega si ostina a difendere con tutti i mezzi un gruppo agguerrito di allevatori disonesti?

Come fa Maroni, così impegnato nella lotta alla criminalità, a giustificare la sua dichiarazione di voto a favore di un ministro in odore di mafia?

E infine cosa ne pensano gli elettori leghisti di questi continui cedimenti?

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Palestina: non si può dire no

Mentre l’Assemblea dell’Onu ha iniziato la discussione sul riconoscimento dello Stato palestinese, il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato una mozione in cui impegna il Presidente e la Giunta regionale a intervenire urgentemente presso il Governo nazionaleaffinché l’Italia esprima voto favorevole alla richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese e il conseguente diritto di ingresso nell’Onu nella prossima Assemblea generale del 25 settembre.

Il riconoscimento, continua la mozione sottoscritta da Sel e da molti consiglieri regionali del Pd, non deve suonare come una provocazione verso Israele, ma come una concreta occasione per indurre le parti a stabilire tempi e modi certi per la ripresa dei negoziati. Il riconoscimento dello Stato palestinese da parte dell’Onu sarebbe il segno che la comunità internazionale ha intenzione di dare una svolta reale all’eterno conflitto di questi decenni. I tempi e le modalità concrete per dare seguito a questo atto formale saranno giustamente oggetto di ulteriore contrattazione tra le parti, ma lo stallo in cui versa la diatriba tra israeliani e palestinesi richiede un arbitro forte e coraggioso.

Il ruolo dell’Italia nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese deve essere rilevante soprattutto sul versante della cooperazione internazionale, del richiamo al rispetto dei diritti umani e del necessario riconoscimento reciproco dei due popoli.

Il documento è stato approvato in maniera trasversale con un largo consenso tra le varie parti politiche anche se spiace constatare come la Lega, che fa dell’autodeterminazione dei popoli il proprio cavallo di battaglia,abbia votato no alla mozione. Suona inoltre come irriguardosa e sconsiderata la modalità sprezzante con cui la Lega ha liquidato la questione affermando di essere disponibile a un voto positivo solo in presenza di un’analoga richiesta di riconoscimento per la Padania.

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Tagli anche all’Ospedale di Varese

Lo avevo, purtroppo, annunciato in diverse conferenze stampa. Ieri è arrivata anche conferma da parte del direttore generale Walter Bergamaschi: la Regione Lombardia ha imposto all’azienda ospedaliera varesina un risparmio di 3,5 milioni di euro.

I tagli del Governo agli enti locali rischiano così di ricadere pesantemente sui pazienti e sui lavoratori del comparto sanitario.
 
Insieme al consigliere Tosi abbiamo chiesto immediatamente l’audizione del direttore generale. Chiediamo chiarezza sul numero di posti letto da tagliare, sul personale a cui non verrà effettivamente rinnovato il contratto, sul numero e sul tipo di reparti che verranno coinvolti nella razionalizzazione e, più in generale, sul futuro dell’Ospedale di Cuasso. Vogliamo inoltre sapere da Bergamaschi se questa razionalizzazione implicherà ritardi sul completamento del Del Ponte come ospedale del Bambino.
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Tassa d’imbarco ai Comuni

Approvata in Consiglio Regionale la mozione bipartisan, sottoscritta anche da me e dal Consigliere Tosi, sui fondi derivanti dalle tasse d’imbarco aeroportuali in Lombardia.

Sono intervenuto in aula a sostegno di questa iniziativa. È importante che la Regione abbia assunto l’impegno a sollecitare il Governo perché corrisponda ai comuni del sedime aeroportuale di Malpensa, così come degli altri aeroporti lombardi, i fondi derivanti dalla riscossione della tassa d’imbarco. È esattamente quanto prevede la finanziaria del 2004, ed è quanto il Consiglio Regionale aveva già chiesto nel Consiglio straordinario di un anno fa proprio all’aeroporto di Malpensa. Purtroppo il Governo di centrodestra è andato in direzione opposta, ed è quindi giusto che la Lombardia faccia sentire la propria voce unitaria per chiedere una correzione di quello che è indubbiamente un errore.

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La Lega ha scelto il centralismo

Oggi per la prima volta nello storia d’Italia (questo sì un record ottenuto dal Governo Berlusconi) scioperano i Sindaci dei nostri comuni. Un’iniziativa forte e simbolica per portare a conoscenza della cittadinanza quali potrebbero essere le conseguenze delle scelte adottate con le ultime manovre finanziarie dal Governo. Siamo al loro fianco.

Negli ultimi vent’anni la spesa della Pubblica Amministrazione è continuata ad aumentare e i Comuni sono l’unico comparto che ha tenuto sotto controllo la spesa corrente. 

I Comuni non producono più deficit e dal 2011 si trovano in avanzo, cedendo 2,5 miliardi l’anno, in termini di patto di stabilità, per migliorare i conti statali.

Nonostante ciò agli enti locali sono stati tagliati lo scorso anno 5 miliardi di euro a cui si aggiungono i 6 miliardi di quest’anno. I tagli ed il patto di stabilità bloccano di fatto ogni possibilità di migliorare le nostre comunità, strangolano le imprese e obbligano a scegliere fra aumento della pressione fiscale e riduzione dei servizi. Tutto questo porterà ad una ulteriore contrazione della crescita e renderà ancora più poveri i cittadini, le famiglie e le imprese.
 
Tra i Sindaci che sciopereranno non ci sarà però il sindaco di Varese, e presidente ANCI Lombardia, Attilio Fontana, uno dei promotori della protesta. Dal punto di vista umano sono dispiaciuto per la decisione di Fontana. Dal punto di vista politico il suo gesto e l’ordine di Bossi sanciscono, semmai ve ne fosse bisogno, il fallimento della Lega Nord nel suo tentativo di porsi a difesa delle autonomie locali.
 
Fino a poco tempo fa il federalismo era il fine che giustificava l’alleanza con il Governo Berlusconi. Ora squarciato, il velo dell’ipocrisia, alla Lega non resta che rimanere attaccata alle poltrone romane facendo pagare un caro prezzo all’autonomia di comuni e regioni. 
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Prima si ascolti il territorio

Se la Regione vuole riorganizzare il sistema di governo della sanità lombarda non può farlo solo perseguendo l’obiettivo del pareggio di bilancio, qualsiasi decisione deve essere assunta dopo una larga concertazione con i territori interessati.

Nella nostra provincia si sta discutendo del possibile accorpamento delle aziende ospedaliere di Gallarate e Busto: come Pd non abbiamo nessuna pregiudiziale ma chiediamo che l’iter avvenga nei modi corretti.

E’ infatti insopportabile assistere da mesi ad esternazioni estemporanee di Formigoni seguite da un botta e risposta tra lo stesso presidente e l’assessore regionale alla Sanità Bresciani: il primo che sconfessa se stesso rinnegando le dichiarazioni espresse a luglio e il secondo che sembra non conoscere le intenzioni della giunta rimbalzando la patata bollente. Abbiamo già chiesto in commissione sanità l’audizione dell’assessore regionale e del direttore generale Lucchina per chiedere conto dei risvolti che le ultime due manovre avranno sulla sanità lombarda.

In tale occasione capiremo se Formigoni e Bresciani, dopo essersi confrontati, sapranno dare una risposta univoca all’ipotesi di accorpamento delle due aziende ospedaliere e quali soluzioni verranno messe in campo dalla giunta.

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La maglia verde

E’ partito ieri tra polemiche e contestazioni il “Giro di Padania”.

Ha scelto dunque il ciclismo la Lega per mettere in scena il suo solito e un po’ stantio spettacolino fatto di slogan e retorica.

Mi rendo conto come non sia la priorità, ma la vicenda ha del grottesco.
Per lo sport ci vuole rispetto, è un grande fattore di coesione e di partecipazione. Bisogna rispettarne l’autonomia e non strumentalizzarlo, la commistione tra politica e sport era tipica dei regimi totalitari.

Il ciclismo come nessun altro sport è legato alla storia d’Italia. Girardengo, Binda, Bartali, Coppi, Gimondi, fino a Saronni, Moser, Bugno e Pantani non sono solo nomi di campioni, le loro imprese accompagnano di pari passo l’epopea a volte drammatica a volte esaltante del nostro paese.

Non si sentiva davvero il bisogno di questo giro padano con tanto di Renzo Bossi starter e maglia verde al vincitore. La Federciclismo ha sbagliato ad avvallare questo evento che non è un semplice appuntamento sportivo, le tensioni che già accompagnano la breve vita della competizione sono figlie di pressioni che la politica non può permettersi e di concessioni che una federazione sportiva non può permettere alla politica.

Si chiuda presto questa triste pagina e la si metta via in cantina nello scatolone delle cose da dimenticare insieme al parlamento del nord, alla moneta padana, alle ronde,ai ministeri al nord…

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Ad un passo dal baratro

La gran parte della classe dirigente del nostro Paese fatica a comprenderlo, ma siamo ormai sull’orlo del baratro. Questo giovedì la Banca Centrale Europea deciderà se continuare a comprare titoli di stato italiani sul mercato secondario. Francesi e tedeschi sono contrari a continuare l’intervento di sostegno al nostro debito. Trichet e Draghi (che si stanno avvicendando alla guida della BCE) lo hanno fatto capire in ogni modo. Tanto da costringere Napolitano ad intervenire nuovamente a distanza di due giorni. Se non si interviene seriamente il banco “Italia” salta.

Ma forse è già troppo tardi. Se giovedì, come probabile, la BCE interromperà il sostegno all’Italia e arriverà il declassamento del debito, il differenziale (lo spread) fra i nostri titoli e quelli tedeschi esploderà e le prossime aste bot e btp andranno deserte. Lo Stato non sarà più in grado di pagare il proprio debito, il terzo al mondo. Saremo tecnicamente in default, un modo carino per dire fallimento.
A quel punto si aprono due scenari obbligati.
1) I principali Paesi europei si rendono conto che l’Italia non è la Grecia (pesa il 15% sul Pil europeo a fronte del 2% della Grecia) e un nostro fallimento inciderebbe sui debiti sovrani dei Paesi euro. Decidono quindi di affiancare alla politica monetaria un governo economico, partendo subito con gli eurobonds. Uno scenario poco probabile: l’asse franco- tedesco è scettico; mentre il governo di centrodestra, che per anni ha sparato contro l’Europa, appare poco credibile nel chiedere un rafforzamento dell’integrazione europea quando si è alla canna del gas.

2) La BCE sospende il sostegno al nostro debito e prevale l’asse franco-tedesco. In questo scenario molto più probabile, per sopravvivere e difenderci dalla speculazione finanziaria si aprono due strade. La prima consiste in una manovra da 300 miliardi per abbattere fortemente il nostro debito, che dovrà contenere inevitabilmente anche la patrimoniale ed un vasto piano di dismissioni del patrimonio pubblico. La seconda è l’uscita dall’Euro.

Ora, posto che il centrodestra ha dimostrato tutta la sua incapacità nel gestire questa crisi epocale, per salvare il Paese la politica (maggioranza e opposizione insieme) e le forze sociali nel loro complesso sono in grado di farsi carico di una manovra da 300 miliardi che implica riforme strutturali profonde nell’assetto dello stato, nel welfare e nel mercato del lavoro?

Questa domanda se la devono porre tutte le forze sociali, a partire da chi ha manifestato oggi. Ma soprattutto se la deve porre chi vuole diventare alternativa di governo. Perché se la risposta è “no, non la reggiamo”, c’è un’unica drammatica alternativa: uscire dall’Euro. Facciamo attenzione, perché da qualche tempo non rappresenta più un tabù.

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