Archivi del mese: febbraio 2011

Chi soccorre la Croce Rossa?

Il Commissario regionale della Croce Rossa ha annunciato ieri che non vi sono più le condizioni economiche per rinnovare la convenzione con Areu (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza) già prorogata fino al 30 giugno 2011. Convenzione che, per intenderci, consente a Croce Rossa di svolgere l’importantissimo servizio di soccorso d’urgenza sul nostro territorio.

La situazione è seria, in Lombardia senza rinnovo rischiano di chiudere 97 postazioni “118” gestite da Croce Rossa (con un conseguente aumento esponenziale dei tempi di intervento per i cittadini) e si metterebbero a rischio 450 posti di lavoro.

Per dare respiro al bilancio (in rosso) di Croce Rossa era stato infatti avanzato un  emendamento al decreto milleproroghe che avrebbe consentito l’esenzion e di CRI dal pagamento dell’IRAP (circa 1,4 milioni di euro l’anno). L’emendamento però non è stato accolto dal governo di Bossi e Berlusconi.

Detto questo, non si può rimanere semplici spettatori in una vicenda così delicata. Rilancio qui la posizione del Partito Democratico lombardo:

1) la Regione trovi altri 400.000 euro a titolo di rimborso parziale per l’IRAP

2) Croce Rossa si impegni a garantire la stessa qualità del servizio erogata fin ora e a salvaguardare le professionalità che meritano, avviando per quelle un percorso di stabilizzazione

3) Croce Rossa e sindacati avviino rapidamente un tavolo per superare le disparità contrattuali fra i diversi operatori dell’emergenza. In tal senso la soluzione da noi auspicata è quella di trasformare i comitati locali della C.R.I. in ONLUS.

Non è più il momento degli annunci, aspettare il 30 giugno 2011 rinfacciandosi le responsabilità è un lusso che nessuno si può più permettere.

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Acqua: Formigoni bocciato

Ieri il Consiglio dei Ministri ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge regionale sull’acqua mettendo in evidenza alcuni punti che io stesso avevo sollevato durante il dibattito in aula.
In particolare il fatto che la società patrimoniale, prevista dalla normativa lombarda, esclude di fatto i Comuni, e quindi le comunità locali, dalle scelte più importanti che riguardano la gestione dell’acqua. Bene pubblico che ha a che fare con l’alimentazione, la salute e il benessere dei cittadini.
Questo atto del governo è una buona notizia.
Spero apra gli occhi anche a Formigoni e ai suoi assessori.
L’acqua deve essere gestita dai soggetti pubblici più vicini ai cittadini.
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Il ritorno dell’immunità

Sull’immunità, come su altri in tema di giustizia, il nostro è un no assoluto. Non possiamo accettare che ci siano leggi speciali per il Presidente del Consiglio”  (Pierluigi Bersani).

Bene ha fatto il segretario a chiarire subito e con nettezza la posizione del PD sul tema dell’immunità parlamentare.
L’istituto dell’immunità, presente nella Costituzione Repubblicana all’art. 68, fu pensato dai padri costituenti come utile strumento per garantire un maggior equilibrio e indipendenza tra i poteri dello Stato. Sull’onda emotiva di tangentopoli, fu cancellata. E’ evidente che l’attuale clima politico impedisce di discutere seriamente di riforme. La battaglia del premier contro la magistratura e la Corte Costituzionale rende irricevibile qualsiasi proposta di revisione condivisa delle regole del gioco, compresa la riforma della giustizia, della quale invece in nostro paese avrebbe un gran bisogno.
Berlusconi è comunque intenzionato ad andare avanti forte di un consenso che sembra non abbandonarlo, almeno all’interno del Parlamento, per almeno tre motivi:
1) è l’uomo più ricco d’Italia ed ha una disponibilità economica senza eguali
2) controlla direttamente o indirettamente la maggior parte dei media nazionali
3) è padrone di un partito e, grazie alla legge elettorale (votata nel 2005 anche da Fini e da Casini), è in grado di promettere, a chi gli rimane fedele, un posto sicuro nelle liste “bloccate” alle prossime elezioni.

Dunque, attrezziamoci. La transizione rischia di essere lunga. A posizioni intransigenti nei confronti del premier, dovremo sempre più accompagnare la nostra proposta per il Paese.

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Tripoli bel suol d’amore

“Sai dove s’annida più florido il suol?Sai dove sorrida più magico il sol?Sul mar che ci lega coll’ Africa d’or, La stella d’Italia ci addita un tesor. Tripoli, bel suol d’amore …”

Sono le parole di “Tripoli bel suol d’amore“, indimenticabile stornello cantato cent’anni fa da Gea della Garisenda, colonna sonora dell’”impresa” coloniale in una terra che si rivelò invece uno “scatolone di sabbia” per usare le parole di Gaetano Salvemini.

Quel “bel suol d’amore” oggi brucia, violentato e sfinito da più di quarant’anni di spietato regime del colonnello Gheddafi.

A quel regime la politica estera del governo Berlusconi ha dedicato attenzioni e premure (su tutte spicca il trattato di amicizia e cooperazione del 2008 con l’impegno di investire nei prossimi 20 anni 5 miliardi di dollari sul suolo libico), e ha consentito grandi investimenti in Italia, oggi i libici sono presenti con una quota del 7.5% in Unicredit (la maggiore banca Italiana), dell’1% in ENI, 2% in Finmeccanica, 14,8% Retelit e 7.5% nella Juventus (quota simbolica ma segno del legame con la Exor degli Agnelli).

In queste ore drammatiche sarebbe stato naturale aspettarsi un governo italiano alla guida di una iniziativa europea per scongiurare una guerra civile e per favorire una pacifica transizione democratica, facendo leva sui privilegiati rapporti con Tripoli. Dalla Libia arrivano da una parte la maggior parte dei clandestini, dall’altra la maggior parte del petrolio per il nostro fabbisogno energetico.

Così non è stato.

In Europa di fronte ai massacri dei giorni scorsi si sono levate le voci preoccupate dei diversi governi. In Italia, a chi gli chiedeva se avesse sentito Gheddafi, Berlusconi ha risposto “no, la situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno“. E non si disturba nemmeno Frattini: “l’Unione Europea non deve interferire nei processi di transizione in corso nel mondo arabo. Non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo, della sua ownership”.

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Legalità e sicurezza

Martedì 8 febbraio è stata approvata dal Consiglio Regionale, con voto bipartisan, la legge sull’educazione alla legalità.

L’iniziativa era partita, a ottobre, da un ordine del giorno proposto dal Partito Democratico nella seduta straordinaria del Consiglio sulle infiltrazioni mafiose in Lombardia. La Regione dunque contribuirà alla realizzazione da parte degli istituti scolastici e delle università di attività didattiche integrative, laboratori, indagini e ricerche sulla criminalità organizzata, e promuoverà a questo scopo anche corsi di aggiornamento del personale docente. La legge istituisce inoltre la giornata dell’impegno contro le mafie, che si terrà ogni anno il 21 marzo (primo giorno di primavera), e dà il via libera all’Osservatorio sulla legalità.

L’obbiettivo di questa legge è quello di scuotere l’opinione pubblica lombarda che ancora non si è resa conto del pericolo e della intensità di queste infiltrazioni. In questo quadro, il PD sta facendo con convinzione la sua parte per seminare quegli anticorpi culturali che impediscano alle organizzazioni criminali di attecchire nel nostro territorio, come dimostrano le tante iniziative promosse dal Pd sul territorio.

Parallelamente il Consiglio è impegnato anche nella lotta alla micro-criminalità che purtroppo ha recentemente causato eventi tragici colpendo le fasce più a rischio (tabaccai,gioiellieri e benzinai). Proprio questa mattina è stata votata all’unanimità in commissione una proposta di risoluzione al Consiglio Regionale per l’installazione di impianti di videosorveglianza presso i distributori di carburante. L’iniziativa è nata dai sindaci della valle olona (capitanati dal primo cittadino di Gorla Minore, Giuseppe Migliarino) e sostenuta in Consiglio da me e da Stefano Tosi.

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Calderoli il moderato

Sembra che tutti a parole concordino ma nessuno sembra disposto ad abbassare i toni davvero. Sembra di stare davanti alla torre di Babele che sta per sgretolarsi. Quando alla piazza si risponde con la piazza il rischio e’ quello di finire male, perche’ basta una scintilla“.

Roberto Calderoli ( Lega Nord – Ministro per la semplificazione normativa)

Sventurata quella terra che ha bisogno di moderati alla Calderoli.


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La prevenzione (scarsa) in Lombardia

Il tanto decantato modello lombardo non regge di fronte ai dati del Ministero della salute sulla “valutazione delle perfomance sanitarie“, soprattutto per quanto riguarda la medicina del territorio e la prevenzione.

La Lombardia, infatti, è al decimo posto per adesioni allo screening del carcinoma della mammella (93% di donne contattate,solo il 55% ha effettuato il test), al nono posto per adesione allo screening del carcinoma del colon retto (solo il 38,6% dei contattati fanno il test, in Veneto la percentuale sale al 62,2%), siamo al dodicesimo posto per le vaccinazioni anti-papilloma virus e addirittura al sedicesimo posto in Italia per quanto riguarda la vaccinazione antinfluenzale per gli anziani (61,7%).
Inoltre non è prevista alcuna iniziativa regionale integrativa, mentre in regioni come l’Emilia Romagna sono già in programma in questo senso interventi a carico del sistema sanitario regionale.
Particolarmente preoccupanti sono i dati che riguardano la Provincia di Varese, che ci vedono al terzultimo posto in Lombardia per adesione allo screening del carcinoma della mammella e di quello del colon retto. E addirittura penultimi per quanto riguarda i tempi che intercorrono tra la diagnosi della patologia e l’operazione.
 
Nel modello lombardo le Asl sono diventate sempre più degli enti amministrativi e hanno perso il contatto con il territorio. Va rafforzata la collaborazione fra le diverse istituzioni: una rete che comprenda i responsabili delle Asl, i medici di medicina generale (che devono fare da anello di congiunzione tra il paziente e i protocolli di prevenzione), i pediatri di libera scelta e gli ospedalieri. Occorre sviluppare un’informazione più capillare e strategie di sensibilizzazione importanti per evitare un improprio ricorso alle strutture ospedaliere e alle prestazioni a pagamento.
 
E’ bello sapere che, in Lombardia, in caso di operazione puoi contare su ospedali efficienti, sarebbe ancora meglio sapere che non devi operarti grazie ad una buona prevenzione.
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La cava e l’acqua della Bevera

39 associazioni della Valle Bevera, Amministrazioni Comunali (di tutti i “colori” politici) e cittadini chiedono da diverso tempo, alla Provincia di Varese e alla Regione Lombardia, che si blocchi la riapertura della ex cava Italinerti a Cantello.

La riapertura è tecnicamente un intervento di “recupero ambientale e messa in sicurezza”, come previsto dal piano cave regionale, con scavi che produrranno però circa 1 milione e 500 mila metri cubi di inerti.

L’intervento è ritenuto necessario dai proprietari dell’area (sempre la Italinerti, che sosterrà il costo dell’operazione di circa 1milione 500 mila euro ma potrà mettere sul mercato il materiale inerte) mentre è avversato da un grandissimo fronte composto da istituzioni locali e cittadini.

La vicinanza dell’intervento alle importantissime falde acquifere della Valle Bevera, che servono circa 100.000 cittadini dei paesi limitrofi (4/5 dell’acqua del Comune di Varese proviene da lì) desta preoccupazione.

Le istituzioni non possono rimanere insensibili alle voci del territorio; Regione Lombardia non si limiti ad un rigoroso controllo dei passaggi burocratici ma, proprio per il tanto sbandierato principio di sussidiarietà, metta in campo tutti gli strumenti politici del caso a tutela dell’ambiente e della vita dei suoi cittadini. La Provincia di Varese, che ha le competenze amministrative per bloccare o ridimensionare l’intervento alla cava ex Italinerti attraverso la presentazioni di una variante al piano cave, dica chiaramente ai cittadini se è dalla loro parte e non perda più tempo.

Proprio per questo oggi ho chiesto, insieme a Stefano Tosi, di convocare l’amministrazione provinciale di Varese per un’audizione in Commissione ambiente.

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Prevenzione e medicina di base, punti deboli in Lombardia

Nella regione dell’eccellenza ospedaliera si fa troppa poca prevenzione. Lo dimostrano le statistiche e lo conferma il confronto con le altre regioni italiane. Per questo oggi abbiamo presentato le nostre critiche la Piano di Prevenzione 2010-2012 della Regione  e presentato le nostre proposte.

Trovate tutto qui.
Qui invece i dati della Lombardia e il confronto con le altre regioni: screening e prevenzione 2010

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Il Commisario Formigoni

La Lega Nord ha fatto del federalismo la sua bandiera, la sua ragione di vita, il sigillo dell’alleanza con Berlusconi.

A parole.

Passando ai fatti, per fare un esempio, la Giunta Regionale (Pdl-Lega) ha appena varato un progetto di legge per la “riorganizzazione dei parchi regionali” che prevede l’azzeramento dei consigli nominati dai Comuni e l’arrivo di direttori-commisari nominati direttamente dal Pirellone. Nomine politiche centralizzate (esattamente come nella sanità) che estromettono i territori e le comunità locali dalla pianificazione e dalla gestione dei parchi della nostra Regione (24 parchi regionali, 80 parchi sovra comunali e 63 riserve naturali).

La Lega Nord tace e come si suol dire acconsente.

Nelle commisioni e in Consiglio cercheremo di contrastare l’ennesimo calcio in faccia ai più elementari principi di federalismo e sussidiarietà.

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