Archivi del mese: gennaio 2011

CRI – AREU: un passo indietro per due avanti

Per prima cosa voglio esprimere la mia stima e la mia vicinanza a tutti i volontari della Croce Rossa che garantiscono quasi il 60% degli interventi di emergenza, soprattutto nelle ore notturne. Guai se passasse il messaggio che esistono operatori di serie A e di serie B.

Detto questo, la situazione che si è creata fra Regione-AREU, Croce Rossa e sindacati ha portato ad uno stallo inaccettabile. Tutti i soggetti coinvolti devono fare un passo indietro per farne due avanti nell’interesse dei cittadini. Ieri si è ipotizzata una soluzione ponte che dovrebbe permettere a Croce Rossa di continuare senza interruzione il servizio fino a giugno 2011, senza tagliare posti di lavoro. Siamo contenti sia stata accolta la nostra proposta di prorogare fino a giugno le convenzioni, tuttavia la tregua di ieri pomeriggio è un primo passo ma non basta.

Ora tre sono le priorità per il Gruppo regionale del Partito Democratico:

  1. la Regione deve trovare altri 350.000 euro a titolo di rimborso parziale per l’IRAP.
  2. Croce Rossa si impegni a garantire la stessa qualità del servizio erogata fin’ora e a salvaguardare le professionalità che meritano e che da molto tempo lavorano senza alcuna stabilizzazione.
  3. Croce Rossa e sindacati avviino rapidamente un tavolo per superare le disparità contrattuali, ormai insostenibili, fra i diversi operatori dell’emergenza; in particolare dovranno essere recuperate risorse dalla revisione dell’attuale livello dei buoni pasto e dall’applicazione di un nuovo contratto in linea con quelli applicati dalle ONLUS che in Lombardia operano interventi di emergenza con simili standard qualitativi; la soluzione potrebbe proprio essere quella di trasformare i comitati locali della C.R.I. in ONLUS.

Per approfondire questi temi il Gruppo regionale del Pd ha chiesto una nuova audizione del Direttore generale di AREU e dei vertici di Croce Rossa per settimana prossima.

 

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Non possiamo tacere

“Per chi fa politica la dimensione pubblica non è un accidente o un qualcosa di totalmente separato dalla propria esperienza di vita (anche privata) [...] Nessuno ha titolo per considerarsi paladino esclusivo del cristianesimo in politica e nessuno può arrogarsi il diritto di invocare i valori cristiani, e tanto meno il Vangelo, per difendere le proprie scelte politiche che rimangono, è bene ricordarlo, nel campo dell’opinabile e del provvisorio” [...] La grave preoccupazione per l’emergenza educativa che ha spinto i vescovi italiani a dedicare un intero decennio della comunità cristiana proprio al tema della trasmissione dei valori, suona purtroppo come profetica“.

È uno stralcio della lettera aperta che ho scritto insieme ad altri politici cattolici del Partito Democratico per dire “No, non possiamo tacere di fronte ai fatti di questi giorni”. Questo il testo integrale in pdf:Non possiamo tacere 24.1.2011.

Potete sottoscriverla inviando un commento a questo post o una maila alessandro.alfieri@consiglio.regione.lombardia.it

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Quasi due milioni tagliati alle “primavera”

Dall’anno scolastico 2007/2008 sonostate introdotte in Italia le cosiddette “sezioni primavera”, il servizio educativo destinato ai bambini di età compresa tra i 24 e i 36 mesi, che ha subito trovato l’apprezzamento delle famiglie perché permette l’abbattimento dei costi rispetto al “nido” e un più facile inserimento dei bambini alla scuola materna.
In Lombardia lo scorso anno scolastico i contributi per le sezioni primavera ammontavano a 6.386.605 euro (di cui 2.828.472 messi dalla Regione) e finanziavano 273 classi.
Per l’anno scolastico in corso la Regione ha operato un taglio drastico stanziando il 65% in meno dei fondi di sua competenza.
Se ci aggiungiamo il fatto che in Lombardia non sarà più possibile attivare ulteriori sezioni primavera e che queste cifre sono state comunicate ad anno scolastico iniziato (creando quindi enormi problemi alle “sezioni” e alle famiglie che hanno iniziato a settembre con rette che ora si riveleranno insufficienti per coprire i costi) ci troviamo di fronte ad un vero e proprio colpo basso alla famiglia.

Formigoni a maggio nel suo discorso di insediamento definì la famiglia una priorità, non oso pensare cosa sarebbe successo se non lo fosse stata.

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Un sussulto di dignità

Oggi in apertura del Consiglio Regionale ci siamo dovuti occupare del caso “Minetti”.
Le accuse che le muove la procura di Milano sono pesantissime (è indagata per induzione e favoreggiamento della prostituzione).
Abbiamo chiesto con forza al presidente Formigoni di farsi vedere in aula per riferire su una situazione che sta creando forte imbarazzo e vergogna alle Istituzioni della nostra Regione (i contenuti delle intercettazioni pubblicate oggi dai principali quotidiani sono eloquenti!).
È soprattutto interesse di Formigoni chiarire al più presto la vicenda, visto che è stato lui ad inserirla nel “suo” listino bloccato alle scorse elezioni regionali.
Dignità vorrebbe un immediato passo indietro della consigliera Minetti, ma la dignità è come il coraggio manzoniano: o uno ce l’ha o non se lo può dare.

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Croce Rossa e Regione, un accordo per la stabilità e la qualità

Arrivare ad una soluzione per riconoscere la concessione del rimborso dell’Irap a Croce Rossa da parte di Regione Lombardia. È questa la soluzione da percorrere in merito alla richiesta di rimborso fatta oggi dall’ente alla Regione. Da parte sua Croce Rossa si impegni però a salvaguardare la qualità del servizio erogato sui nostri territori attraverso una presenza garantita, capillare e precisa così come a salvaguardare le professionalità che da molto tempo lavorano pur in un contesto di precarietà e senza alcuna effettiva stabilizzazione. Inoltre nei prossimi mesi bisognerà lavorare per superare le disparità contrattuali fra i diversi operatori dell’emergenza. 
Insieme ai colleghi del gruppo del Pd abbiamo chiesto per settimana prossima un’audizione urgente con il direttore generale di Areu e con i vertici di Croce Rossa Lombardia.

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Sclerosi multipla, la Regione faccia da “regia”

Paolo Zamboni

Ieri, in Commissione Sanità, abbiamo incontrato il professor Paolo Zamboni che, a Ferrara e ina ltre regioni, ha avviato una sperimentazione per la curad ella sclerosi multipla. Il medico ipotizza una relazione tra la sclerosi multipla e l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale, ossia la difficoltà di deflusso del sangue dal cervello al midollo spinale.
È importante, anche in Lombardia, avviare una seria sperimentazione – sulla scorta dell’esperienza dell’Emilia Romagna - che coinvolga tutti i soggetti interessati . Ma è fondamentale anche seguire la messa a punto dei vari protocolli che in questo momento in Lombardia sono partiti in maniera non coordinata e senza una vera messa in comune delle informazioni.
Ribadisco che non spetta alla politica dare risposte su questioni di questo genere ma certamente seguire con attenzione i protocolli di sperimentazione della nuova cura, tutta italiana. In questo senso serve procedere con prudenza, attivare al più presto una regia che metta in relazione gli studi come quello avviato all’Ospedale del Circolo di Varese, le ricerche avviate dal professor Zamboni in 5 centri lombardi e le altre sperimentazioni che si stanno sviluppando autonomamente da parte di soggetti privati. Tutto questo serve a non alimentare le aspettative dei malati e delle loro famiglie che già affrontano sacrifici e sofferenze e meritano che le sperimentazioni siano condotte con la massima correttezza nelle procedure e il massimo rigore scientifico.

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Sclerosi multipla, domani parliamo della cura del professor Zamboni

Domani in Commissione Sanità si svolgerà la già annunciata audizione con il professor Zamboni. Si tratta l’angiologo che sta portando avanti una nuova cura sperimentale contro la sclerosi multipla, già avviata in alcune strutture pubbliche nazionali in altre regioni, che ipotizza una relazione tra la sclerosi multipla e l’ insufficienza venosa cronica cerebrospinale, ossia la difficoltà di deflusso del sangue dal cervello al midollo spinale.
Quello di domani sarà un incontro importante perché avremo l’occasione di aprire un dibattito serio rispetto ad un argomento che merita di essere discusso e approfondito, dato che al momento divide la comunità scientifica. Solo attraverso una seria sperimentazione che coinvolga tutti i soggetti interessati e rappresentativi – neurologi, chirurghi vascolari e radiologi – si potrà giudicare la validità del metodo. Non spetta alla politica dare risposte su questioni di questo genere, ma certamente creare le condizioni per sperimentare nuove frontiere nelle cure mediche; per questo seguiremo con attenzione i protocolli di sperimentazione della nuova cura, tutta italiana. In questo senso va chiarito come potrà inserirsi all’interno della sperimentazione in oggetto lo studio multicentrico per la diagnosi di insufficienza venosa cronica cerebrospinale avviata dal 10 gennaio in 4 ospedali italiani tra cui l’Ospedale del Circolo di Varese.

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