“Acqua tolta ai Comuni: è federalismo?”

Vi segnalo questo articolo apparso sulla Prealpina di giovedì 5 agosto a firma Marco Croci. Il tema è l’acqua e l’ipotesi di privatizzazione.

La questione è tutt’altro che definitiva, inserita in un quadro legislativo complicato, che ha visto anche sentenze della Corte costituzionale. Ma nella sostanza riguarda l’elemento naturale più semplice e diffuso: l’acqua. Il progetto di legge sui servizi idrici finirà sul tavolo della Giunta del Pirellone proprio questa mattina, ma il consigliere del Partito Democratico Alessandro Alfieri lancia l’allarme su due punti ben precisi: il primo riguarda il ruolo dei Comuni, il secondo la privatizzazione della gestione di un bene tanto prezioso.

«Questa legge abolirebbe gli Ato (acronimo di Ambito territoriale ottimale, ndr) – afferma – e di fatto taglierebbe fuori il consorzio dei sindaci, delegando tutto alle Province. Insomma, i Comuni non sarebbero più nella cabina di regia e non avrebbero più facoltà di decidere gli interventi, compito che spetterebbe solo all’ente provinciale». Una passaggio che presta il fianco a facili accuse politiche al governo regionale: «Ci si riempe la bocca con i temi del federalismo e della sussidiarietà – prosegue Alfieri -. Queste decisioni dovrebbero essere affidate all’ente più vicino ai singoli territori, quindi il Comune, ma con questa legge non avverrebbe così. Senza contare poi che il centrodestra ha ripetuto per tutta la scorsa campagna elettorale la volontà di eliminare le Amministrazioni provinciali, ora invece le si valorizza affidando un incarico così delicato».
Stoccata politica, ma non solo. «Questa scelta tra l’altro danneggerebbe maggiormente i piccoli Comuni, che non avrebbero più voce in capitolo». L’altro passaggio su cui punta il consigliere del Pd è quello della gestione: «Si vuole privatizzare il processo che porta l’acqua nelle case dei cittadini – rimarca -, con il rischio inoltre che le tariffe vengano aumentate e gli investimenti siano fatti con una logica non sempre di interesse pubblico. È ovvio che si debba provvedere alla razionalizzazione di un bene così prezioso, e quindi benvengano le partnership, ma i privati non possono sostituirsi al pubblico nel gestire una materia che ha a che fare con l’alimentazione e la salute delle persone». «Il referendum su questo tema è utile perché smuove la situazione – sottolinea Alessandro Alfieri -, ma poi la politica deve essere in grado di fare proposte concrete».

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