Archivi tag: VIII Commissione Agricoltura

Acqua: serve un nuovo patto che definisca il deflusso minimo vitale a seconda dei territori e degli usi

Una definizione di deflusso minimo vitale, a seconda dei territori e dei fruitori, da decidere nell’ambito di un rinnovato patto per l’acqua, dentro una conferenza di tutti i soggetti interessati. Lo ha chiesto il Gruppo regionale del Pd e la Giunta ha risposto positivamente, oggi, mercoledì 20 aprile 2016, durante la VIII Commissione Agricoltura, nell’ambito dell’incontro con l’Assessore Regionale al Territorio, Urbanistica e Difesa del Suolo Beccalossi, in merito al tema dell’emergenza idrica in Lombardia, con particolare riferimento alle attività adottate dal Tavolo regionale per il monitoraggio delle riserve idriche.

Ho fatto presente che a dicembre, nell’ambito dell’approvazione del Piano di tutela delle acque, abbiamo approvato una risoluzione che chiedeva di riattivare il Patto per l’acqua. In realtà, la Giunta ha convocato il cosiddetto Tavolo per l’acqua solo in occasione delle emergenze e senza fare delle vere proposte o svolgere un vero ruolo di coordinamento.

Invece, abbiamo chiesto espressamente che entro fine anno venga definita una procedura, dentro una sorta di conferenza, per la revisione del nuovo Patto per l’acqua, il quale a sua volta deve decidere il valore del deflusso minimo vitale. E quest’ultimo, attualmente in fase sperimentale e anch’esso in revisione, va calibrato a seconda che si parli di montagna, di pianura, di uso umano o energetico. L’importante è che tutti i soggetti interessati si riuniscano per trovare una mediazione, per prendersi precisi impegni e avviare nuove sperimentazioni.

E l’assessore Beccalossi ha risposto assicurando che è sua intenzione convocare, in autunno, una conferenza in cui discutere del tema, con tutti i soggetti interessati, come da noi richiesto.

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Pesca di frodo: si fermino i predatori del Po

La pesca di frodo nel fiume Po e nei laghi di Mantova deve finire. Lo chiedono ufficialmente Marco Carra e Agostino Alloni, consiglieri regionali del Pd e rispettivamente capogruppo e componente della del Consiglio regionale.

Col collega Marco Carra ho chiesto a Cavalli, presidente della VIII Commissione Agricoltura, di votare una risoluzione, analogamente a quanto fatto in Emilia Romagna, per poter condividere e sollecitare un percorso per cercare soluzioni al problema che è sempre più attuale e urgente.

Nella lettera abbiamo spiegato che il fenomeno sta creando una vera e propria azione predatoria realizzata da pescatori che attraverso reti, elettrostorditori e altro operano un progressivo impoverimento della quantità e qualità della fauna ittica determinando un grave danno ambientale ed economico, anche per chi, rispettando le regole, si diletta nella pesca sportiva.

Le inchieste hanno rilevato che i pescatori di frodo, solo sull’asse mantovano del Po, sarebbero più di 150, organizzati in almeno 8 gruppi, che si spartiscono il corso del fiume con ruoli precisi e modalità d’azione da criminalità organizzata. Si stima che mediamente ogni gruppo sia in grado di smerciare due carichi a settimana da 20 quintali ciascuno di pescato, in particolare il pesce Siluro.

Nel documento impegniamo la Giunta a prevedere un inasprimento delle sanzioni amministrative e accessorie che fungano da efficace deterrente nei confronti dei pescatori di frodo, valutando l’opportunità di procedere anche al sequestro amministrativo e all’eventuale confisca degli autoveicoli e dei natanti utilizzati, in aggiunta a quello, già previsto, degli strumenti e delle reti; a valutare la possibilità di ridurre i canoni di concessione applicati da Regione Lombardia anche attraverso la stipula con gli operatori fruitori del fiume, di apposite convenzioni, dove in cambio di un canone ridotto, si possa concordare l’installazione, sulle strutture galleggianti di loro appartenenza, di sistemi di video-sorveglianza con la registrazione dei dati nel tempo visualizzabili a distanza; a promuovere il coinvolgimento degli interessati (Comuni, Province, Prefetture) in modo da coordinare interventi efficaci di controllo sulle rive dei fiumi/laghi interessati dal fenomeno quali ad esempio l’obbligo della registrazione delle persone che si apprestano a mettere in acqua la propria imbarcazione in prossimità delle strutture di alaggio e la chiusura delle rampe di accesso al corso d’acqua nelle ore notturne (spesso la refurtiva viene allontanata via terra con furgoni che arrivano al fiume proprio attraverso le strade golenali).

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Prezzo del latte: produttori d’accordo sul tavolo nazionale

latteL’VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale della Lombardia ha ascoltato oggi, mercoledì 25 febbraio 2015, in audizione le organizzazione degli agricoltori e quelle dei trasformatori sul tema del prezzo del latte, così come richiesto e sollecitato più volte dal Gruppo regionale del Pd, anche dopo la manifestazione dei trattori sotto palazzo Pirelli.

I produttori sono stati concordi nel definire importante il tavolo nazionale del latte voluto dal Ministero delle Politiche agricole e al quale anche le Regioni si siederanno, assieme alle parti. Come atteso è il decreto che il Ministro Martina ha annunciato per metà marzo e che avrà il preciso scopo di garantire un prezzo equo alla stalla.

Siamo convinti che il tavolo possa risolvere i problemi che le organizzazioni di categoria ci hanno rappresentato oggi e che ormai sono noti, anche perché i punti di questo nuovo decreto saranno condivisi con produttori, trasformatori e acquirenti.

Il provvedimento ministeriale rilancia sui contratti e sull’inasprimento delle sanzioni per chi non rispetta i patti. L’obiettivo è, cioè, quello di garantire condizioni di equilibrio nei rapporti commerciali e contrastare le pratiche sleali. E punta innanzitutto ad allungare la durata dei contratti, obbligatoriamente scritti come prevede l’articolo 62 della legge 27/2012, che garantisce anche la certezza della remunerazione.

Si è parlato poi di etichettature e tracciabilità, come pure della certificazione del prodotto latte, anche attraverso la ricerca. Ma tutto questo può essere possibile solo con l’Interprofessionale del latte che deve diventare il luogo dove le parti si confrontano e lavorano per ottimizzare i vari livelli, per arrivare fino ai consumatori.

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Consorzi di bonifica: accolte le nostre raccomandazioni

L’VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale ha accolto le raccomandazioni presentate dal Gruppo regionale del Pd a proposito dell’adeguamento dei contributi dovuti ai consorzi di bonifica dagli immobili che ricadono nel loro comprensorio. E, a quel punto, all’unanimità è stato dato parere positivo all’atto di Giunta di approvazione dei criteri.

Le raccomandazioni che abbiamo inviato alla Giunta riguardano la “Classificazione degli immobili per il riparto degli oneri di beneficio ambientale e di valorizzazione ai fini fruitivi del territorio”, dove abbiamo visto una difficoltà nell’individuazione di indici oggettivi di applicazione dell’eventuale beneficio. E abbiamo richiesto all’assessorato, assieme a tutta la Commissione, un ulteriore approfondimento, al fine di individuare criteri più specifici, che garantiscano maggiore determinatezza, per evitare, ad esempio, il rischio che un beneficio diffuso sia indebitamente attribuito al singolo immobile.

Ma molto importante era considerato anche il punto riguardante il “Ravvenamento della falda freatica”: all’assessorato abbiamo chiesto di valutare varie alternative, ma che mettano chiarezza, anche e soprattutto per quegli immobili che utilizzano acqua di falda per scopi energetici, come nel caso della presenza di pompe di calore. Nella scorsa seduta di Commissione sul tema era, infatti, emerso che così come formulato, il testo rischiava di aumentare il costo a carico di chi le utilizza di 16 volte. E l’esempio portato era proprio Palazzo Lombardia, sede della Giunta, che si avvale di pompe di calore.

Abbiamo chiesto, infine, all’assessorato di relazionare periodicamente alla Commissione sulle modalità di applicazione dei criteri: vogliamo che sia possibile monitorare le eventuali criticità e le relative necessità di ulteriore intervento normativo.

Siamo davvero soddisfatti che la Commissione abbia compreso a fondo le nostre preoccupazioni e abbia accettato la richiesta di accogliere le raccomandazioni, che chiedono criteri più stringenti proprio in relazione al cosiddetto beneficio ambientale. Se, tuttavia, ora non venissero recepite dalla Giunta, il rischio è che si lasci spazio a interpretazioni e applicazioni molto differenti sul territorio. Noi, invece, auspichiamo che i criteri vengano applicati in modo più corretto e puntuale. Alla fine, nel nome della trasparenza, l’obiettivo è di facilitare il cittadino che paga la tassa ai consorzi di bonifica.

La preoccupazione di fondo del Pd, già espressa in fase di bilancio, è che dopo un taglio di 2 milioni e mezzo di euro di trasferimento ai consorzi, non si rischi che questi soldi vengano recuperati con un aumento delle contribuzioni per gli utenti.

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Province: ascoltiamo associazioni, assessori e tecnici per il passaggio di deleghe in agricoltura

L’VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale ha accolto la richiesta del Gruppo regionale del Pd di dare avvio a una serie di audizioni in merito alla riforma del sistema delle autonomie della Regione, per quanto attiene i temi dell’agricoltura.
Nel progetto di legge di riordino delle Province, in esame anche in Commissione Agricoltura, anche se come consultiva, è previsto che le uniche deleghe che torneranno in capo alla Regione saranno quelle relative ad agricoltura, foreste, caccia e pesca, cioè tutte di nostra competenza.

Vista l’importanza e le ricadute che queste deleghe rivestono, soprattutto in determinati territori della nostra regione, chiediamo di ascoltare le rappresentanze politiche delle Province, la parte tecnica degli assessorati provinciali e regionali coinvolti da questa riforma e le associazioni più rappresentative degli agricoltori.

L’obiettivo è capire con maggiore compiutezza quali siano le ricadute anche organizzative per i territori della nostra regione e così individuare anche eventuali osservazioni, suffragate da elementi oggettivi, da inviare alle commissioni referenti.
Ho ritenuto utile invitare a un confronto anche l’assessorato  regionale all’agricoltura per fare il punto sulle modalità relative all’eventuale passaggio di deleghe; a questa richiesta il presidente di Commissione ha immediatamente risposto annunciando un prossimo incontro con l’assessore Fava.

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Consumo di suolo: in Commissione Agricoltura bypassati in diretta

L’VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale si è riunita questo pomeriggio con all’ordine del giorno il parere consultivo sulla legge sul consumo di suolo. Ma il provvedimento è già stato votato e approvato lunedì pomeriggio in V Commissione Territorio e al presidente dell’VIII non è rimasto che informare i consiglieri dello stralcio del punto dal programma della seduta di oggi.

Il presidente della V Commissione Territorio Sala si è arrogato il compito di decidere di votare il progetto di legge senza sentire il parere delle altre Commissioni. Non solo è un atteggiamento per nulla rispettoso di noi consiglieri, ma costituisce un pericoloso e grave precedente, perché a questo punto chiunque della maggioranza può agire in modo simile e saltare completamente il passaggio del confronto con l’opposizione.

Il presidente Fermi ha risposto alla protesta mia e degli altri colleghi di minoranza, ma in realtà non ha spiegato nulla dell’atteggiamento assolutamente inaccettabile della maggioranza che sostiene Maroni.

Su 400 emendamenti presentati, una parte potevano essere strumentali, volti a fare ostruzionismo, ma almeno un centinaio erano assolutamente cogenti, cioè entravano nel merito della legge e della Commissione, in quanto riguardavano proprio il pesante tema del consumo di suolo agricolo. Ricordo solo che dai dati Ersaf è emerso che, a partire dagli ultimi 13 anni, ogni giorno vengono sottratti, in Lombardia 112mila metri quadri di terreno. E che durante le audizioni i primi a bollare come disastroso il progetto di legge sono stati i costruttori dell’Ance. Insomma, quella che la maggioranza di centrodestra vuole votare è la pezza, che è molto, molto peggio del buco.

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Nutrie: legge approvata

L’VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale ha approvato questo pomeriggio la legge che modifica la normativa già esistente e recepisce quella nazionale sull’eradicazione e il contenimento delle nutrie. Un atto atteso da tempo, soprattutto dalle province che soffrono i danni provocati dagli imponenti roditori.

Le nostre proposte migliorative del testo vanno soprattutto nella direzione di coinvolgere i territori, a partire dagli enti locali che poi saranno i primi a doversi occupare della questione. E il relatore di maggioranza ci ha assicurato che verranno accolte in sede di discussione in Aula.

E’ importante anche il fatto che nel progetto di legge per la prima  volta sia prevista la possibilità di procedere con la sterilizzazione. Come Pd abbiamo poi sottoscritto, assieme agli altri Gruppi, una lettera, firmata dal presidente di Commissione, rivolta agli assessori all’Agricoltura Fava, al Bilancio Garavaglia e alla Sanità Mantovani in cui si chiederà di non spostare su altre voci le risorse messe a bilancio per gli interventi per il contenimento delle nutrie, come pare la Giunta abbia intenzione di fare.

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Nutrie: il rischio è anche sanitario

Oggi in VIII Commissione Agricoltura ho chiesto di seguire l’esempio di Emilia Romagna e intervenire, come Regione, dando gli strumenti affinché i Comuni possano emettere ordinanze che permettano di proseguire con i piani di contenimento già messi in campo in questi anni delle Province, insistendo sulla necessità di sveltire le pratiche in attesa dei regolamenti attuativi delle novità normative nazionali.

Regione Emilia Romagna ha predisposto uno schema di ordinanza tipo e lo ha inviato a tutte le amministrazioni comunali, che possono poi renderlo operativo nelle situazioni in cui la diffusione dell’animale sia particolarmente significativa e costituisca una grave minaccia per le arginature di fiumi e canali, nonché per le colture agricole. Secondo lo schema di ordinanza, che ha ottenuto il parere favorevole dell’Ispra (l’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale), i piani di controllo comunali dovranno contenere le motivazioni dell’intervento e potranno coinvolgere tutte le tipologie di personale già previsto dai piani provinciali.

In Lombardia non ci sono solo motivazioni di origine idraulica e agricola, ma anche sanitaria: la Direzione generale della Sanità ci ha fornito una relazione del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Milano in cui si dice espressamente che la nutria è suscettibile a una vasta gamma di infezioni micro e macroparassitarie, dalla salmonella alla leptospirosi. E i rischi sono sia per gli uomini, sia per gli animali domestici e da allevamento, e non da ultimo per gli alimenti che possono essere contaminati. Pensiamo solo a quante carcasse rimangono in campagna e spesso anche nelle nostre cascine, tra farine e foraggi.

Per l’intervento si potrebbe continuare con i piani di contenimento provinciali, dunque con le gabbie e con lo smaltimento a carico delle Asl. Per questo erano stati formati mille operatori e ora è tutto fermo in attesa del regolamento.
Il punto è che nel frattempo non possiamo permetterci che il fenomeno, già di dimensioni eccessive vada completamente fuori controllo.

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Nutrie: la Regione faccia subito una legge per l’eradicazione

Dopo che la legge nazionale ha dichiarato la nutria specie nociva, alla pari dei ratti, non dobbiamo più perdere tempo: va fatta una legge regionale ad hoc che ci permetta di partire immediatamente con i piani di eradicazione.

Oggi, mercoledì 24 settembre 2014, in VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, si è parlato di come proseguire negli interventi dopo la modifica della legge nazionale in materia, mentre si stava discutendo di un progetto di legge regionale sul fenomeno.

I dirigenti dell’assessorato all’Agricoltura hanno reso note le stime sulla diffusione di questi dannosissimi roditori. Ebbene, nei territori dove sono diffuse, che rappresentano un quarto di quello lombardo, sembra ce ne siano tra i 2,5 e 3,5 milioni. La provincia di Cremona ne ha stimate 1 milione solo sulla sua area e se pensiamo che nel 2013 è riuscita ad abbatterne 15mila, capiamo subito la portata e la gravità del fenomeno.

I danni sono stati riconosciuti da tutti, consiglieri e tecnici della Regione: a rischio sono le colture, i corsi d’acqua, gli argini. Ma è anche una faccenda di ordine sanitario, secondo noi: la condizione delle strade in queste province è al limite dell’igiene, per la quantità di carcasse di animali schiacciati dai mezzi che vi circolano. E alcune ciclabili o strade secondarie non vengono più utilizzate perché i cittadini hanno paura delle nutrie, le quali sono arrivate fino nei centri storici delle città della bassa.

Ecco perché non bisogna tergiversare: se la legge nazionale ha reso superate le norme vigenti in regione, queste vanno modificate con nuove regole. Si tratta di un’emergenza.
Dunque, già nella prossima riunione di Commissione, mercoledì prossimo, si terrà un gruppo di lavoro aperto ai tecnici dell’assessorato all’Agricoltura, ma anche alla Sanità con le province più colpite che sono quelle di Mantova, Cremona e Brescia.

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Nutrie: le Province devono poter agire

È quanto mai urgente una modifica della legge regionale di modo che i piani di contenimento provinciali delle nutrie possano continuare a essere in vigore.

Il decreto legge 91/2014 che, compiendo un passo in avanti, contiene, nelle disposizioni urgenti per il settore agricolo, il nuovo status di questi dannosi roditori, è stato convertito in legge già a giugno, ma la Regione ancora non ha recepito nella sua normativa, risalente al 2002, la novità. Questo comporta un rallentamento delle operazioni di contenimento o di eradicazione e blocca le Province cui spetta questo compito.

Oggi la nutria non è più una specie protetta, dunque la legge regionale va armonizzata per fermare una volta per tutte i danni all’agricoltura, agli argini, ai piccoli ponti campestri. Sollecitiamo, quindi, la Giunta e l’assessore Fava a modificare senza indugi la normativa regionale, sia per quanto riguarda il contenimento che lo smaltimento delle carcasse, tema altrettanto importante per chi vuole e deve intervenire. La Regione dia, perciò, quanto prima una certezza legislativa alle Province. Sulla questione noi continueremo a incalzare l’assessorato.

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