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Bilancio regionale: maggioranza miope e promesse non mantenute per le quattro aree della provincia di Cremona

La maggioranza ha bocciato tutti gli emendamenti che cercavano di promuovere la diversità territoriale della provincia di Cremona.

Durante la discussione dell’ultimo bilancio regionale della legislatura, ho presentato cinque emendamenti per le quattro aree omogenee del suo territorio. In particolare, per Crema la richiesta di 4 milioni di euro riguardava il finanziamento per la ristrutturazione dell’ex Tribunale da destinare a centro servizi per l’Ospedale; per il Casalasco erano stati chiesti 500 mila euro per migliorare ed elettrificare la direttrice ferroviaria Parma-Casalmaggiore-Piadena-Brescia; per Soresina gli emendamenti erano due: 2 milioni e 500 mila euro per la tangenziale cittadina e 250 mila euro per la realizzazione della pista ciclabile da Soresina a Casalmorano; per Cremona ho chiesto 1 milione di euro per le opere di riqualificazione dell’Asta del fiume Po, correlate alla costruzione della ciclabile ‘Vento’ attraverso il ‘Contratto di Fiume’ da sottoscrivere con Regione, le Province e i comuni interessati.

Delude parecchio l’atteggiamento miope di questa maggioranza, ma quel che più sbalordisce è l’atteggiamento di Maroni, le cui promesse non mantenute ormai sono diventate leggendarie e mi riferisco alla visita a Crema, durante l’ultima campagna elettorale delle amministrative, in cui il governatore aveva promesso di trasformare in presidio territoriale polivalente l’ex tribunale cittadino.

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No alla chiusura del tribunale di Crema

Il Consiglio regionale chiede al Ministero della Giustizia di fermare la cancellazione dei piccoli tribunali, di dire no ai tagli lineari e di procedere a una valutazione nel dettaglio della produttività e dell’effettiva funzione svolta dalle sedi giudiziarie periferiche. Il voto è arrivato a larga maggioranza su una mozione inizialmente presentata dalla Lega ma modificata in modo sensibile grazie a un emendamento proposto dal Pd. No, quindi, alla chiusura del tribunale di Crema senza un’attenta valutazione da parte del Ministero di Giustizia, a cui compete una valutazione attenta delle singole situazioni. La mozione consigliare segue la delibera del Comune di Crema che prende atto della impossibilità di arrivare nei tempi posti dal decreto legislativo, settembre 2013, alla fusione dei tribunali di Crema e Cremona.
La nostra opinione, accolta da quasi tutto il Consiglio, è che il riordino del sistema dei tribunali e la conseguente riduzione delle sedi giudiziarie sia necessaria e doverosa. Tuttavia abbiamo chiesto al Ministero, grazie alla mozione da noi modificata, di rinunciare ai tagli lineari e di definire dei criteri di merito, che tengano conto delle criticità di alcuni territori, su cui operare la razionalizzazione e riorganizzazione dei tribunali. Questo permette a Crema di superare lo scoglio della scadenza di settembre, come chiesto anche dal Comune di Crema con la propria delibera, e di aprire una fase che comunque in tempi certi possa portare all’effettiva valutazione delle funzioni svolte e della congruenza con i criteri che il ministero dovrà predisporre se accoglierà le richieste del Consiglio regionale lombardo. I tagli lineari non fanno mai un buon servizio ai cittadini e per ridurre gli sprechi è sempre meglio intervenire con criteri oggettivi valutando caso per caso.

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Tribunale di Crema: dar forza al presidio giudiziario aggregando Treviglio.

Verso la fine della settimana scorsa mi sono sentito con la senatrice Cinzia Fontana e con lei e il coordinatore del Pd cremasco Matteo Piloni ho condiviso la posizione sul futuro del tribunale di Crema: non è detto che si risparmino risorse accentrando tutti gli uffici giudiziari su Cremona.

Tanto per far comprendere quanto mi stia a cuore la questione e da quanto tempo me ne stia occupando, faccio sapere che la scorsa primavera avevo avuto un incontro con l’allora sindaco di Treviglio Ariella Borghi. Da tanti anni, infatti, si parla di togliere il tribunale a Crema, al pari di quanto accade per l’azienda ospedaliera, e l’idea era di dare maggiore forza alla struttura ipotizzando un’aggregazione dal punto di vista della gestione della giustizia con il territorio di Treviglio. Con la Borghi eravamo rimasti d’accordo che ne avremmo riparlato dopo le elezioni, anche assieme agli altri consiglieri regionali e ai parlamentari. Purtroppo la Borghi ha perso le elezioni e la proposta è rimasta lettera morta. Della chiacchierata con il sindaco di Treviglio avevo avvisato il presidente degli avvocati di Crema Aiello.

La proposta sarebbe caduta, tra l’altro, proprio a fagiolo in un momento come questo in cui si parla di sopprimere tutto il sopprimibile: dalla giustizia ai comuni, alle province. Questo mi permette di dire di non essere assolutamente d’accordo con il dibattito in corso nelle nostre zone che ogni giorno vorrebbe sapere dai sindaci se preferiscono stare con Lodi, Bergamo o Mantova. Un conto è aggregare o unire i servizi; un altro è togliere, abolire, sopprimere. A settembre vorrei ripartisse un confronto vero su questi temi. Il Consiglio Regionale dovrebbe fare uno studio in cui ipotizzare l’unione di comuni e la ripartizione delle province in modo razionale e sensato, non aggregando semplicemente questa provincia a quella, ma rimettendo in discussione l’attuale disegno amministrativo.

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