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Da Fava polemica inutile sulla Pac

Per far inutile polemica politica, prendendo spunto da un metodo di lavoro che Regione Lombardia ha sempre avuto, anche in passato, l’assessore regionale all’Agricoltura si dimentica dei veri problemi del mondo agricolo lombardo.

Fava se ne esce oggi magnificando il fatto che la Regione ha anticipato la Pac: cosa che è sempre avvenuta non solo con l’attuale amministrazione, ma anche con le passate. E non è l’unica: lo fanno anche le altre Regioni dotate di organismo pagatore proprio, in primis Veneto e Toscana, come riconosce lo stesso assessore. Quindi, non c’è nessuna novità.
Ma questa è una scusa per polemizzare inutilmente a tre giorni dal voto sul referendum: nessuno, infatti, teorizza di riportare le competenze dell’agricoltura a Roma, come sostiene Fava, visto che nella riforma non si parla di niente del genere. Ma all’assessore leghista questa distorsione dei fatti fa comodo per chiudere la campagna elettorale referendaria. Oltre tutto, va ricordato che se Regione Lombardia è ed è stata sempre efficiente per i pagamenti agli agricoltori, non è certo per merito degli assessori, ma dell’efficienza della struttura che non è nemmeno alle dipendenze dell’assessorato.

Invece, alla figura istituzionale dell’assessore spettano altri compiti. Ad esempio, non mettersi continuamente di traverso rispetto alle decisioni da prendere insieme allo Stato centrale o già approvate dalle altre Regioni in sede di Conferenza Stato-Regioni. Il caso delle ex Apa è emblematico: l’Associazione Allevatori Milano-Lodi ha lamentato il mancato trasferimento di risorse da parte della Regione, costringendo a tagliare i controlli funzionali per la tenuta del libro genealogico e per la selezione genetica, proprio perché le risorse regionali non sono arrivate. E in questo modo il servizio di assistenza tecnica agli allevatori è stato chiuso. Che si occupi di questo, Fava.

Oppure, di un altro serio problema del territorio, come il ricorso contro la Misura 19 del Piano di Sviluppo Rurale sul sostegno allo sviluppo locale leader da parte di tre degli esclusi, Val Trompia, Valle Camonica e Valsassina. Noi lo avevamo detto e ridetto ed era stata approvata all’unanimità anche una mozione in Consiglio regionale: come abbiamo sempre fatto, non lasciamo fuori nessuno. Invece, se da una parte è stata recuperata la società costituita cui fa da capofila la Provincia di Cremona, denominata ‘Oglio Po Terre d’acqua’, dall’altra sono stati lasciati fuori altri tre importanti territori, molto più vasti. E questo grazie alla disattenzione dell’assessorato. Così, ora, con questo ricorso degli esclusi si blocca praticamente tutto e oltre 64 milioni di euro non verranno distribuiti.

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Legge Lobbing: un punto di partenza verso la trasparenza

È stata approvata oggi in Consiglio regionale della Lombardia, con votazione bipartisan, ma con il voto contrario del M5S e la non partecipazione al voto di Forza Italia, la legge che mira a rendere trasparenti i rapporti tra rappresentanti di interessi, le cosiddette lobby e relativi lobbisti, con i legislatori regionali. Una legge fortemente voluta dal Pd che ha depositato la prima proposta di legge da cui è partito il processo legislativo. Il testo originale della proposta di legge del Pd é stato scritto dal cremasco Fabio Bergamaschi, esperto della materia.

Grazie a questa legge d’ora in poi tutti i rappresentanti di interessi che intendono intervenire per influenzare la formazione di leggi o decisioni del Consiglio regionale dovranno essere registrati in un elenco presso la presidenza del Consiglio e, una volta all’anno, entro il 28 febbraio, saranno tenuti a riferire i nomi dei consiglieri incontrati in Regione e per quale processo decisionale.

Prima della Lombardia, tra le Regioni italiane, solo Toscana, Abruzzo e Calabria si erano già dotate di una normativa relativa all’attività di lobbing.

Non è la migliore delle leggi possibili, ma è un primo passo perché segna un punto di partenza importante nella direzione della trasparenza. Non ha intenti regolatori e deve fare i conti con la limitatezza della funzioni regionali in questo campo: non può infatti istituire un albo professionale. Promuove e valorizza la tracciabilità riabilitando, in questo senso, la politica di fronte all’opinione pubblica. La rappresentanza di tutti gli interessi e la loro partecipazione alla formazione del processo legislativo è fondamentale. Sulla partecipazione dovremmo muoverci con più coraggio a partire da progetti di legge già depositati da tempo da noi del Pd; la partecipazione costruisce infatti percorsi di condivisione, accresce la cittadinanza ed è utile alla costruzione di consenso e condivisione per superare contrasti e conflitti.

L’assunzione della responsabilità della politica passa dalla messa in campo di azioni concrete. La buona politica ha il compito di avere un ruolo di mediazione tra tutti gli interessi legittimi e questa è una sfida importante per la Regione Lombardia, così duramente colpita, anche molto recentemente, da scandali legati al rapporto malato tra decisori e interessi economici di parte. La corruzione e la mancanza di trasparenza sono una malattia della nostra società e fanno perdere competitività al sistema.

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Urge la codifica delle lobby che rappresentano interessi legittimi

Il Pd ha presentato oggi alla stampa il progetto di legge per regolamentare l’attività di lobbying nei confronti della Regione, depositato il 7 dicembre 2015 e assegnato alla II Commissione Affari Istituzionali.

Il contatto tra decisori e portatori d’interesse deve essere codificato e trasparente, per questo occorre mettere mano a un tema come quello del lobbismo che, nel tempo, ha acquisito sempre più importanza. Riteniamo perciò indispensabile che anche la Lombardia, come altre regioni hanno già fatto, si doti al più presto di un provvedimento che si occupa della rappresentanza degli interessi legittimi.
In Italia, al momento, sono 3 le Regioni che si sono date una legge per codificare l’attività di lobbismo: Toscana, Molise e Abruzzo.

La legge poggia su due pilastri fondamentali: la trasparenza e la partecipazione; la finalità è quella dell’emersione di tutti gli interessi coinvolti nel processo di decision making. Le lobby diventano, in quest’ottica, soggetti legittimati a far parte del processo legislativo e decisionale che poi il legislatore deve condurre a sintesi nel principio dell’interesse generale.

Il progetto di legge, di 11 articoli, prevede, tra l’altro, l’istituzione di 2 registri, uno per la Giunta e uno per il Consiglio regionale per l’iscrizione dei legittimi portatori d’interesse; i criteri di selezione per l’iscrizione e le sanzioni per chi trasgredisce.

Sono consigliere da 5 anni e ho seguito in questo periodo molte audizioni nelle quali però i soggetti coinvolti sono sempre gli stessi, non più di 30 o 40 realtà. Oggi questi soggetti vengono scelti in modo discrezionale. Noi vogliamo non solo dare trasparenza ma anche dare un’opportunità a tante realtà minori e territoriali che altrimenti restano escluse. E’ importante che ora la proposta Pd venga messa al più presto all’ordine del giorno e proceda su un binario rapido e sicuro.

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Banca della terra: preserviamo terreni agricoli e creiamo posti di lavoro

Banca della terra va nella direzione di presidiare i territori abbandonati e preservarli per l’uso agricolo, creando un’attenzione sempre più alta verso aree che spesso sono la causa del dissesto idrogeologico, proprio perché non curate. E nel contempo dà la possibilità di offrire lavoro ai giovani che hanno voglia di dedicarsi all’agricoltura e potrebbero coltivare questi terreni, pur se non provengono da famiglie di agricoltori o che hanno terreni di proprietà.

Il punto è proprio utilizzare terreni che sono stati lasciati a se stessi, iniziativa già partita in Liguria, Toscana, Emilia Romagna e ora avviata anche in Lombardia. Noi non potevamo che essere favorevoli poiché va nella direzione giusta di mettere in sicurezza il territorio e di creare occasioni di lavoro.

Anzi, l’ideale sarebbe stato che il Consiglio approvasse una legge sul consumo di suolo come la intendevamo noi e subito dopo la banca della terra, perché la seconda è il rovescio della medaglia della prima. Invece, da un lato si è votato per urbanizzare sempre di più, dall’altro per recuperare terreni abbandonati a scopo agricolo. Se fossimo andati nella stessa direzione della banca della terra anche con il consumo di suolo, in futuro avremmo avuto una Lombardia veramente green e preservata dalla cementificazione e dai futuri dissesti.

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Linea Milano–Cremona–Mantova: quando verranno eliminati i passaggi a livello e fatto il raddoppio del binario?

binariCon una conferenza stampa tenuta questa mattina al Pirellone, noi del Gruppo Regionale del Pd abbiamo presentato il nostro piano della mobilità in alternativa alla gestione “insoddisfacente” della Giunta Maroni. Con il nostro piano della mobilità sfidiamo l’assessore Cavalli e il governatore Maroni: è un vero e proprio programma di legislatura lungimirante che guarda da qui a vent’anni.

La regione ha deciso senza confrontarsi con la commissione competente di rinnovare il contratto di servizio a Trenord allo stesso prezzo, ovvero 400 milioni di euro, e senza chiedere particolari modifiche nella gestione nonostante questa sia insufficiente. Apprezziamo il mea culpa fatto questo pomeriggio in commissione dall’assessore, da Trenord ed Rfi che hanno ammesso la situazione disastrosa in cui versa la linea Milano–Cremona–Mantova ma adesso vogliamo vedere i fatti.

Questa mattina è stato presentato alla stampa il protocollo d’intesa tra Regione ed Rfi si tratta di interventi annunciati già due anni fa e che ancora oggi non sono accompagnati da un crono programma. Noi vogliamo sapere quando verranno eliminati i passaggi a livello e in quanti anni si farà il raddoppio della linea. Anche oggi pomeriggio a domanda diretta non abbiamo avuto una risposta chiara.

Tre i punti principali della “riforma” che abbiamo proposto Continua a leggere

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Commercio equo e solidale: entro l’autunno la nuova legge

Milano è stata nominata capitale del commercio equo per il 2015, appuntamento al quale la Lombardia non può arrivare senza una legge regionale approvata, anche in funzione del fatto che questo mercato alternativo tende a crescere ogni giorno e a conquistare sempre nuovi consumatori.

La sua regolamentazione non può più essere rimandata, per questo l’obiettivo è arrivare entro l’autunno ad un provvedimento condiviso che possa essere utile anche per presentarci alla data di Expo al pari delle altre regioni italiane che hanno già legiferato sul tema del commercio equo solidale e che oggi abbiamo invitato qui in Consiglio regionale lombardo per mettere a confronto le varie esperienze.

Il progetto di legge in discussione è di iniziativa popolare ed è stato depositato lo scorso anno, con migliaia di firme di supporto. Già dieci sono le regioni italiane che hanno approvato una normativa specifica per il settore: Friuli, Toscana, Abruzzo, Umbria, Liguria, Marche, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto.

Oggi, in Commissione regionale Attività Produttive hanno portato il loro contributo i rappresentanti di Regione Veneto e Regione Liguria, mettendo in luce in particolare quali esiti positivi abbia avviato l’istituzione di una legge apposita e l’accreditamento previsto per i soggetti coinvolti. Si è parlato di sostegno allo sviluppo economico dei produttori di Paesi in via di sviluppo ma non solo, la legge sosterrebbe anche la crescita di tutti i produttori marginali (dalle specificità locali ai manufatti prodotti in carcere), attraverso una più facile penetrazione sul mercato. Serve educare i consumatori e dare sostegno anche economico a queste nuove filiere.

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Rinnovato il contratto di servizio per Trenord: uno schiaffo ai pendolari lombardi

La Giunta regionale ha deciso di rinnovare il contratto di servizio a Trenord, in scadenza il prossimo 31 dicembre, fino al 2020: un provvedimento sbagliato che premia un vettore che ha collezionato in questi anni risultati non proprio entusiasmanti. Uno schiaffo a tutti i pendolari lombardi che affossa qualsiasi tipo di rilancio del trasporto pubblico regionale. Per noi la risposta migliore è quella di mettere a bando il servizio ferroviario regionale, strada già intrapresa da Veneto ed Emilia Romagna ed annunciata dalla Toscana, ma un’ ipotesi che Maroni non vuole nemmeno prendere in considerazione. Il motivo è semplice: la Regione non ha un quadro preciso del sistema ferroviario locale e con un vettore esterno la situazione scivolerebbe di mano. Ha fatto bene Maroni a ricordare che ogni anno la Giunta investe 400 milioni di euro in Trenord ma in qualsiasi azienda se ad un investimento non corrisponde il risultato si cambia strategia.
L’eventuale partecipazione di Trenord al bando di gara europeo che sarà indetto da Veneto ed Emilia mi lascia perplesso: che interesse avrebbe Zaia, dopo aver abbandonato Trenitalia, a farla rientrare dalla porta di servizio attraverso Trenord?

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Domani in Giunta il contratto di servizio per il trasporto ferroviario regionale: verso il rinnovo a Trenord

All’ordine del giorno della Giunta regionale di domani c’è una delibera che intende rinnovare il contratto di servizio di Trenord, in scadenza il prossimo 31 dicembre, per il quinquennio 2015- 2020. Un provvedimento deciso e approvato in tutta autonomia dalla Regione, senza coinvolgere minimamente il Consiglio che stride e non di poco con le valutazioni tutt’altro che positive rilasciate in questi mesi dal presidente Maroni e dall’assessore regionale ai Trasporti Del Tenno che per giorni minacciavano provvedimenti risolutivi contro l’azienda.
Questa è la rivoluzione che intendeva Maroni nella conferenza stampa di fine anno? Il sistema ferroviario regionale è palesemente inefficiente – convogli sovraffollati, ritardi e soppressioni all’ordine del giorno, continui tagli di risorse e servizi – ma la Giunta decide che questo modo di amministrare un servizio essenziale per i lombardi vada premiato e rinnovato. I nostri vicini di casa hanno voluto dare un cambio di passo. Veneto ed Emilia Romagna hanno annunciato la volontà di disdire il contratto di servizio con Trenitalia e di riaffidare il servizio attraverso una gara europea. Toscana e Piemonte stanno valutando la stessa opzione. Lo avevamo chiesto più volte sia in Consiglio che in Commissione ma evidentemente manca il coraggio che altri hanno dimostrato di avere. La Lombardia è ancora in tempo per intraprendere questa strada ma evidentemente alla Giunta non interessa.
E oggi, in Commissione Trasporti l’assessore Del Tenno (“quello dei Treni”) è venuto a rispondere, tra l’altro, ad una mia richiesta. Le domande sono le solite: dove metti i treni nuovi che dici in procinto di arrivare? Perché non li metti sulle linee più disastrate? Perché non miglioriamo con interventi puntuali la qualità e gli standard dei treni (a novembre ben 14 su 40 direttrici hanno avuto indici inaffidabili di puntualità!)? ecc ecc. La risposta è stata: “lasciatemi lavorare ancora per qualche mese”. Cosi ha risposto anche per la linea Mantova-Cremona-Milano. Gli ho ricordato che forse varrebbe la pena mettere a gara pubblica, entro dicembre, il servizio del trasporto pubblico ferroviario. Cosi fa l’Emilia e stanno facendo Veneto e Toscana. Domani la giunta si occuperà dell’argomento. Ci ha detto. Ma la notizia pare sia quella di una riconferma a Trenord per altri 6 (si, sei!) anni!

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Scuola: bocciata la norma sul dimensionamento scolastico

La sentenza della Corte costituzionale numero 147 del 7 giugno 2012 ha dichiarato illegittimo l’articolo 19 della legge statale 111 del 2011, quello che prevede il dimensionamento degli istituti scolastici sotto i 1000 studenti, emanato con la manovra estiva dell’anno scorso. Una norma che aveva creato parecchie proteste in Lombardia, con la Regione che da un lato spingeva per accorpare anche oltre le richieste della legge e il mondo scolastico che lamentava un’imposizione considerata assurda.

Prendiamo atto della sentenza della Corte costituzionale e chiediamo uno stop agli ulteriori accorpamenti in corso. In Lombardia i piani di dimensionamento sono stati approvati fra polemiche di istituzioni scolastiche, famiglie e sindacati. Difficile tornare indietro, senza causare problemi ulteriori.

Il testo dell’articolo recita: “Per garantire un processo di continuità didattica nell’ambito dello stesso ciclo di istruzione, a decorrere dall’anno scolastico 2011-2012 la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono aggregate in istituti comprensivi, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di I grado; gli istituti comprensivi, per acquisire l’autonomia, devono essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche”.

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