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Ticket: centrodestra cinico, prende in giro i lombardi

Sulla sospensione della delibera con la quale, a patire dal primo di febbraio scorso, è stato abbassato il tetto del superticket sanitario su visite ed esami diagnostici da 30 a 15 euro: o Maroni e Gallera sanno di essere nel giusto e allora possono mantenere in vigore la delibera almeno fino a quando la Consulta non valuterà l’impugnativa, oppure sono coscienti che quell’articolo del collegato era scritto con i piedi e stanno solo facendo i furbi.

La verità è che il centrodestra sta prendendo in giro i lombardi con grande cinismo. Nessuno obbliga la Regione a ritirare la delibera e ad alzare nuovamente il tetto dei ticket. Se lo fa è solo per mascherare il suo fallimento rispetto a una delle maggiori promesse fatte in campagna elettorale.

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Ticket sanitari: la maggior parte delle prestazioni costerà come prima

Ieri la Regione ha annunciato di voler dimezzare i superticket sanitari.
Premetto che una riduzione del ticket nella regione dove la sanità è la più costosa d’Italia è sempre una buona notizia, ma la ricetta di Maroni è sbagliata e oltretutto non è quella che ha più volte promesso ai lombardi, cioè l’azzeramento dei ticket. Con la nuova delibera per la maggior parte dei casi i cittadini non vedranno differenze, perché l’abbattimento di 15 euro vale solo per le prestazioni più care, e chi pagava fino a 51 euro di ticket continuerà a pagare come prima. La strada giusta, lo diciamo da tempo, è l’esenzione totale per i redditi fino a 30mila euro e la rimodulazione per reddito di quelli superiori.
L’effetto reale della delibera di giunta è l’introduzione del limite a 51 euro, anziché 66, del costo massimo per i cittadini di visite ed esami. La novità è che la giunta ha rivisto il superticket di competenza regionale che la Lombardia applica in relazione al valore economico della prestazione (quanto viene rimborsato agli ospedali per ogni prestazione effettuata): se prima il superticket variava da 0 a 30 euro ora varierà da 0 a 15 euro (in aggiunta al ticket nazionale). Ci sarà quindi un beneficio solo per le prestazioni più costose.
In pratica, dall’entrata in vigore della delibera, le cose funzioneranno così:

valore della prestazione* ticket nazionale** superticket tot. Pagato dal cittadino totale pagato dal cittadino
oggi Dal 1 febbraio
ESAME DEL COLESTEROLO € 1,70 € 1,70 € 0,00 € 1,70 € 1,70
RADIOGRAFIA POLSO € 15,65 € 15,65 € 4,50 € 20,15 € 20,15
VISITA CARDIOLOGICA € 22,50 € 22,50 € 6,00 € 28,50 € 28,50
ECOGRAFIA GINECOLOGICA € 31,65 € 31,65 € 9,00 € 40,65 € 40,65
MAMMOGRAFIA BILATERALE € 44,87 € 36,00 € 12,30 € 48,30 € 48,30
BIOPSIA TIROIDE € 63,86 € 36,00 € 16,80 € 52,80 € 51,00
COLONSCOPIA € 77,31 € 36,00 € 22,80 € 58,80 € 51,00
RISONANZA MAGNETICA COLONNA € 147,56 € 36,00 € 30,00 € 66,00 € 51,00
* il valore della prestazione è quanto la regione rimborsa all’azienda sanitaria
** il ticket nazionale massimo è di 36 euro. Fino a quella cifra equivale al valore della prestazione.
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Riforma sanità: migliorata dal lavoro delle opposizioni

Nella riforma della sanità lombarda, che sarà approvata questa sera in Consiglio regionale dopo un lungo confronto, il Pd ha ottenuto ben sette delle dieci richieste di modifica avanzate alla vigilia dell’inizio della discussione in Aula. Il duro ostruzionismo delle opposizioni, che hanno presentato 25mila ordini del giorni e quasi tremila emendamenti, ha portato Maroni ad accettare di intavolare una trattativa che ha portato numerosi risultati.
Ecco i punti che sono stati recepiti:

1. I superticket su visite ed esami saranno modulati per reddito e saranno esenti i cittadini con reddito familiare fino a 30mila euro.
2. I manager sanitari non saranno più scelti liberamente alla Giunta ma la scelta dovrà avvenire all’interno di una short list (ampia da due a tre volte il numero delle figure da nominare) selezionata da una commissione indipendente secondo criteri di merito. Gli stessi manager saranno poi valutati attraverso indicatori di risultato che riguardano l’efficienza, la qualità dei servizi, la riduzione delle liste d’attesa e gli esiti sulla salute dei cittadini e non più esclusivamente il rispetto dei budget;
3. L’Agenzia di Controllo potrà verificare che l’appropriatezza delle cure effettuate. Sarà nominata dai gruppi di minoranza.
4. I DRG per le prestazioni più complesse saranno graduati secondo standard di qualità delle cure: le strutture saranno premiate o penalizzate in base all’adesione o meno a criteri che misurano le performance, i tempi di attesa e la qualità, premiando le migliori prassi e penalizzando le peggiori;
5. Le funzioni non tariffate (un miliardo di euro l’anno erogato secondo criteri discrezionali), alla base di molti scandali, saranno ridotte drasticamente, limitate ai pochi casi in cui la tariffazione è davvero impossibile.
6. Sarà incentivata la possibilità di prenotare visite ed esami, pagare il relativo ticket e ottenere i referti on-line, oppure direttamente in farmacia;
7. Sono stati reintrodotti i distretti sociosanitari, attraverso i quali i sindaci e le conferenze dei sindaci parteciperanno alla programmazione dei servizi sociosanitari del loro territorio. Tuttavia questi afferiranno alle ATS e non alle ASST, come avrebbe voluto il Pd.

Inoltre, sempre al tavolo tra i relatori e le opposizioni, sono stati inseriti in legge il piano regionale della prevenzione, che la prima formulazione cancellava, e l’osservatorio epidemiologico. Sono invece state respinte le proposte di cancellare le Ats in un’ottica di semplificazione e di istituire i piani sociosanitari territoriali.

Incassiamo alcuni risultati molto importanti, in primis la riforma dei ticket che saranno finalmente un po’ più equi, come il Pd chiede da anni. Avremo anche una sanità meno condizionata dalla politica e strumenti per scongiurare gli scandali del passato. Possiamo dire senza timore di smentite che il contributo dell’opposizione ha migliorato notevolmente il testo della maggioranza. Ma rimane una riforma a metà che non convince su molti punti, partita con grandi ambizioni ma alla fine la montagna ha partorito un topolino. Almeno per quanto riguarda il cremasco siamo riusciti comunque, a partire dal nostro primo emendamento, a raccogliere le istanze che arrivavano dal basso, correggendole appena in tempo: l’istituzione della Asst di Crema all’interno della ATS della Val Padana, è stata ottenuta, oltre che col nostro impegno, anche grazie al presidio dei sindaci che non hanno mancato di portare in Aula tutta la contrarietà del territorio sulla riorganizzazione della rete che avrebbe eliminato il distretto cremasco.

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Ottenuto il taglio dei ticket

Al tavolo della trattativa sulla riforma della sanità i gruppi di opposizione ottengono un risultato atteso da anni: l’introduzione dell’esenzione dai ticket su visite ed esami per i redditi bassi e la rimodulazione per fasce per i redditi superiori. A questo esito si è giunti durante l’incontro con l’assessore al bilancio Massimo Garavaglia.

L’accordo raggiunto al tavolo prevede che per le esenzioni la regione stanzi 55 milioni di euro (10 dei quali condizionati al mantenimento da parte del governo degli impegni sul fondo nazionale sanità), e alla scrittura in legge, con apposito emendamento, del principio della progressività per reddito dei ticket.

 Ricordiamo che i cittadini di Cremona e provincia hanno pagato di ticket farmaceutici, nel 2014, 254mila euro in più rispetto all’anno precedente, e che quindi la misura “zero ticket” per esentare una fascia di cittadini più ampia dalla compartecipazione alla spesa, decisa dalla Giunta alla fine del 2013, non ha avuto praticamente effetto.

I punti su cui discutere sono ancora diversi e permangono elementi di forte contrasto ma dalla trattativa di ieri esce un risultato estremamente importante, che il Pd chiede instancabilmente da anni. Se tutto va in porto come concordato, i lombardi potranno finalmente avere ticket più equi e meno costosi. Oggi il ricco e il povero pagano la stessa cifra, che soprattutto per gli esami più importanti è più alta che nel resto d’Italia. Domani i cittadini pagheranno in base al loro reddito.

La trattativa c’è perché il Pd ha chiesto di non contingentare i tempi e tutte le opposizioni hanno presentato migliaia di ordini del giorno. Abbiamo ottenuto di aprire la trattativa e di cambiare i ticket, e non è poco, ma i punti su cui attendiamo risposte convincenti sono ancora molti, a partire dal ruolo dei comuni, dall’efficacia dei controlli e dall’indipendenza dei manager della sanità.

NUMERI:
Importo ticket sui farmaci pagati dai cittadini in provincia di Cremona 2013 € 10.080.000
2014 € 10.334.000
+ 254.000 euro pari al 2,5%
Abitanti lombardi da 66 anni in su: 2.005.267
Platea beneficiari annunciata da Maroni: 800.000, pari al 40%
n. esenzioni E14 effettivamente attivate (rilasciate dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2015) 75.102
Abitanti da 66 anni in provincia di Cremona: 77.169
Stima platea beneficiari annunciata da Maroni in provincia di Cremona: 30.867
n. esenzioni effettivamente attivate ASL Cremona (rilasciate dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2015) 4.402

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Riforma sanità: grazie all’ostruzionismo miglioreremo la riforma

Grazie al fatto che il Pd e le opposizioni hanno presentato 24mila ordini del giorno e emendamenti, anche perché non è stato possibile il confronto in commissione, il risultato dato dall’ostruzionismo comporterà il miglioramento del provvedimento.

Siamo stati costretti a usare questo sistema per confrontarci e siamo riusciti comunque a migliorare la legge. Se Maroni e il relatore della legge hanno accettato oggi dieci punti su cui lavorare insieme alla minoranza, significa che c’era un margine di miglioramento.

Su Crema il Pd ha fatto la propria parte (con la presentazione di un emendamento a firma mia); insieme ai sindaci, la cui presenza in Aula durante 4 giorni di Consiglio regionale è stata evidentemente notata, tant’è che l’assessore Mantovani e alcuni consiglieri di maggioranza hanno cambiato parere su un ridisegno che inizialmente prevedeva, con la firma dell’Ncd, l’accorpamento dell’ospedale di Crema nell’Asst di Cremona e quindi la perdita della sua autonomia. E comunque, mi interessa certo che al cremasco venga riconosciuta l’autonomia ma sono nel contempo interessato a ottenere una legge all’altezza di una riforma, che tenga conto delle questioni fondamentali per i cittadini, ossia la revisione dei ticket per reddito, più controlli, l’abbattimento delle liste d’attesa, le nomine per competenza e non per appartenenza politica.

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Il taglio del ticket sui farmaci è stato un clamoroso flop

Doveva essere un sollievo dal ticket farmaceutico per 800mila lombardi, lo è stato per 75mila. Meno di un decimo. I lombardi avrebbero dovuto pagare 40 milioni in meno e invece hanno pagato 6,7 milioni in più. Sono queste le misure del flop del provvedimento della Regione Lombardia chiamato pomposamente “Zero Ticket” e pubblicizzato con una campagna massiccia di manifesti costata quasi 300mila euro nel corso del 2014. I dati relativi al periodo 1 aprile 2014–31 marzo 2015 sono stati resi noti dall’assessore regionale alla salute Mario Mantovani rispondendo a un’interrogazione del Pd. Il ticket farmaceutico è una voce della compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini e costa in media ad ogni lombardo 3,22 euro per ogni acquisto in farmacia. È la quota più alta in Italia.

Il provvedimento “Zero Ticket”, approvato con delibera regionale a fine 2013 ed entrato in vigore ad aprile 2014, comporta l’esenzione dal ticket farmaceutico per i cittadini oltre i 66 anni di età con reddito familiare lordo inferiore a 18mila euro.
I dati relativi alla provincia di Cremona sono leggermente migliori, ma comunque ben lontani dagli obiettivi prefissati: i cittadini che hanno fatto richiesta sono stati solo 4.402, su una platea stimata di aventi diritto di circa 31mila persone, pari al 14%.
I cittadini di Cremona e provincia, quindi, hanno pagato di ticket farmaceutici nel 2014 254mila euro in più rispetto all’anno precedente, a riprova che la misura “zero ticket” non ha avuto effetto.

Tutti ricorderanno i manifesti della Regione con la scritta “Zero Ticket”. I cittadini devono sapere che si è trattato di costosa propaganda. Purtroppo per i lombardi quel taglio è fallito, e dico purtroppo perché il risultato è che hanno pagato più di prima. Certo, ci sono anche i 75mila lombardi che hanno avuto l’esenzione, di cui un po’ più di quattromila nella nostra provincia, ma la Regione si era impegnata per 40 milioni di euro, che oggi sono ancora in cassa con addirittura qualcosa in più, a causa di un evidente errore di valutazione. E intanto non sono stati nemmeno toccati i ticket più pesanti, quelli su visite ed esami, che solo in Lombardia raggiungono la cifra di 66 euro per alcune tipologie di esami, senza distinzione tra chi sta bene e chi tira la cinghia.

Maroni ha annunciato un altro taglio dei ticket a breve, vorremmo che questa volta fosse effettivo. Ascolti la nostra proposta: esenzione da tutti i ticket regionali per i lombardi con redditi inferiori a 30mila euro e modulazione per fasce di reddito da quella soglia in su, senza elevare gli importi attuali.

Importo ticket sui farmaci pagati dai cittadini in provincia di Cremona
2013 € 10.080.000
2014 € 10.334.000
+ 254.000 euro pari al 2,5%
Abitanti lombardi da 66 anni in su: 2.005.267
Platea beneficiari annunciata da Maroni: 800.000, pari al 40%
n. esenzioni E14 effettivamente attivate (rilasciate dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2015) 75.102
Abitanti da 66 anni in provincia di Cremona: 77.169
Stima platea beneficiari annunciata da Maroni in provincia di Cremona: 30.867
n. esenzioni effettivamente attivate ASL Cremona (rilasciate dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2015) 4.402
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Un flop il taglio dei ticket regionali sui farmaci

Milano, 1 ottobre 2014 – Il presidente della Regione Lombardia è tornato lunedì ad annunciare l’intenzione di cancellare i ticket sanitari regionali, con un primo intervento nel 2015. Intanto, però, la prima manovra fatta dall’amministrazione Maroni sui ticket farmaceutici, in vigore da aprile 2014, si sta dimostrando un flop.

Al momento della presentazione dell’intervento Maroni spiegò che la Regione avrebbe investito 40 milioni di euro per cancellare i ticket farmaceutici a 800mila lombardi (su 10 milioni). Fu anche lanciata la campagna di comunicazione “zero ticket”, con affissioni di manifesti in tutte le città lombarde, per il costo dichiarato di 200mila euro a carico dei contribuenti.

Nei fatti, la Regione estendeva l’esenzione del ticket farmaceutico per gli anziani over65 poco abbienti, spostando il limite di reddito massimo da 11 a 18mila euro.

Alla luce dei dati ufficiali, su ormai cinque mesi di applicazione, i numeri danno torto alla Regione. Da aprile ad agosto l’ammontare dei ticket pagati dai lombardi non solo non è diminuito, ma è addirittura cresciuto, seppure di poco. Nei cinque mesi i lombardi hanno pagato circa due milioni di euro in più rispetto agli stessi mesi dello scorso anno (+1,87%), quando la misura non era in atto. Sempre nello stesso periodo, rispetto allo scorso anno, i cittadini di Cremona e provincia hanno pagato in ticket sui farmaci 105mila euro in più rispetto al 2013. E se i cittadini hanno pagato di più, la Regione ha invece risparmiato, perché la spesa farmaceutica complessiva (quanto Palazzo Pirelli deve alle farmacie per i farmaci acquistati dai lombardi) è sostanzialmente diminuita per oltre 25 milioni di euro, grazie soprattutto alla maggior diffusione dei farmaci generici. Per la regione c’è dunque un guadagno netto, l’esatto contrario di quanto prospettato.

Sul taglio dei ticket Maroni aveva puntato molto in campagna elettorale e anche ora non passa giorno senza che ne prometta l’abolizione. Noi sosteniamo da tempo che un taglio era necessario, soprattutto per chi ha un reddito fino a 30mila euro, e abbiamo anche indicato dove trovare le risorse. È evidente che il taglio fatto dalla giunta è stato un flop, o meglio, solo uno spot. Ci sono un certo numero di anziani, non certo 800mila, come dichiarato da Maroni, che non pagano più il ticket sui farmaci, mentre la gran parte dei lombardi continua a pagare il superticket più costoso d’Italia. E i 40 milioni che i beneficiari del taglio avrebbero dovuto risparmiare? I conti non tornano, perché la Regione incassa addirittura di più. Quindi è ora di tagliare veramente, non solo i ticket farmaceutici ma soprattutto il superticket su visite ed esami. Le risorse ci sono.

Il flop del taglio dei ticket sui farmaci potrebbe avere diverse motivazioni, ma la più significativa probabilmente concerne i numeri dei beneficiari: gli ultrasessantacinquenni in Lombardia sono circa due milioni, è quindi improbabile che quasi la metà (800mila dichiarati dalla giunta) sia nella fascia di reddito compresa tra 11 e 18mila euro.

ticket farmaceutico cremona

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Esenzione dei ticket

Ieri su “La Provincia” di Cremona è stata pubblicata una lettera di un pensionato rivolta a me e al collega Malvezzi in cui ci è stato chiesto se riteniamo equo l’attuale sistema di esenzione dei ticket, assicurato ai cittadini ultra65enni che hanno un reddito familiare inferiore a 38.500€, ma senza considerare se il nucleo familiare è composto da una o più persone, e se ci sono proposte in campo volte a rendere più equo il sistema (il testo completo della lettera a visibile a qui).
Pubblico di seguito la mia risposta:

Egregio direttore,
rispondo volentieri alla sollecitazione del signor Pasquali. In Lombardia abbiamo i ticket sanitari più costosi d’Italia e nonostante le promesse fatte in campagna elettorale da Maroni nulla è ancora cambiato. Una piccola modifica è stata fatta, l’anno scorso, sui ticket farmaceutici per gli ultra 66enni, ma alla prova dei numeri a beneficiarne sono stati in pochissimi. Ora, grazie all’applicazione dei costi standard da parte del governo, alla Regione arriveranno già quest’anno 506 milioni di euro da spendere per la sanità. I ticket sono stati finora utilizzati per fare cassa e per pagare i costi del sistema sanitario regionale, e ora ci sono le condizioni per cambiare rotta: occorre abolirli, quelli sui farmaci e su visite ed esami diagnostici, per tutti i redditi bassi e medi ed eventualmente vanno applicati solo ai redditi molto elevati. Spero che se ne possa discutere presto in Consiglio regionale, quando si affronterà la riforma della sanità mettendo a confronto le proposte del PD, che abbiamo illustrato a Cremona il 14 luglio scorso e che sono già depositate, e quelle della giunta Maroni, di cui finora conosciamo solo le linee guida.
Cordialmente,
Agostino Alloni, consigliere regionale del Pd

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Bilancio Regionale 2014: poche idee e troppa presunzione

Nel primo bilancio dell’amministrazione Maroni né discontinuità né idee nuove per il futuro della Lombardia. È l’atto di una maggioranza che guarda con sufficienza le proposte dell’opposizione e rappresenta una Regione che si crede autosufficiente, ma non riesce a elaborare proposte credibili per restituire speranza ai lombardi che stentano a vedere l’uscita dalla crisi. È anche il segno di una maggioranza presuntuosa che fatica a comporre le diverse anime e che al di là degli slogan non ha un progetto politico.
Si parla poco di lavoro se non grazie all’opposizione che ha portato all’approvazione la legge sui contratti di solidarietà, mentre si introduce il bluff sui ticket, ancora lontano dalla riforma che i lombardi attendono. Non si parla di ambiente, si tenta di mettere una toppa sulla situazione disastrosa di Aler Milano senza individuare strumenti e risorse per una nuova politica dell’abitare in regione Lombardia. Rimangono tutte le nostre perplessità sulla gestione dei fondi per il diritto allo studio, troppo sbilanciati sul sostegno alle famiglie che scelgono la scuola paritaria e poco attento alle situazioni di maggiori difficoltà. Non sono state, infine, prese in considerazione le nostre proposte per rendere il trasporto pubblico più efficiente e sostenibile dal punto di vista ambientale. Un bilancio, quindi, che rinchiude la Lombardia in se stessa e che non guarda minimamente all’Europa, che rappresenta l’unica prospettiva per uscire dalla crisi. Il nostro voto non può essere che fortemente negativo.

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Razionalizzazione degli ospedali, rimodulazione dei ticket e revisione dei voucher

ospedale maggiore CremaLa rimodulazione dei ticket, la riorganizzazione e la razionalizzazione degli ospedali, la revisione del sistema dei voucher sociosanitari. Queste e altre sono le azioni annunciate nelle ultime settimane dalla Giunta lombarda. A occuparsene sarà una Commissione di esperti per la riforma del sistema sanitario regionale, composta da nomi illustri, a partire dal prof. Umberto Veronesi. La Commissione dei Saggi è certamente un buon strumento, utile per superare i limiti della riorganizzazione sanitaria concepita da Formigoni nel 1997, contiene nomi di assoluto prestigio, assieme a nomi che, per la verità, hanno anche profili di inopportunità. Questo però non deve essere la scusa per ritardare provvedimenti promessi in campagna elettorale, primo fra tutti il taglio dei ticket, che, come Pd, siamo tornati a chiedere con forza con un recente ordine del giorno. Anche del sistema dei voucher, anima e cuore dell’impianto sociosanitario formigoniano sembra che il nuovo assessore abbia fretta di liberarsi, tanto che il Pd ha fatto approvare in Aula un proprio ordine del giorno con cui la Regione si impegna ad archiviare lo strumento dei buoni sociali ponendo quindi fine all’attribuzione al cittadino in difficoltà di un buono da spendere per l’assistenza domiciliare e per servizi di riabilitazione lasciandolo di fatto solo e passando al meccanismo della presa in carico da parte della rete dei servizi.
È l’ammissione che il modello portato avanti sin qui va cambiato. Oggi gli utenti dei servizi alla persona in Lombardia, con un voucher in mano, si devono arrangiare nella giungla dei servizi. In questo modo il cittadino in difficoltà verrà invece preso in carico da parte dei comuni e delle Asl, e da loro sarà accompagnato verso il servizio più adeguato, con l’attenzione a che le cure fornite siano davvero appropriate.

Per il resto la riorganizzazione degli ospedali è ancora in alto mare e rischia di essere applicata solo in base ai principi di risparmio imposti dalla spending review e senza tener conto dei reali bisogni dei territori. In provincia di Cremona, l’accorpamento dell’ospedale di Crema a quello del capoluogo lascia dubbi e perplessità.

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