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Infermieristica: salvo il corso di laurea

Nel marzo scorso  l’Università degli Studi di Milano aveva concordato con Regione Lombardia un percorso per far partire tre corsi di laurea in infermieristica. Presso il “San  Giuseppe” di Milano, al  Policlinico di Monza e dentro il “nostro” ospedale maggiore di Crema. 85 posti per la formazione di futuri infermieri, di questi, 20 nella nostra città.  Una grande opportunità per creare nuovi posti di lavoro e per risolvere la carenza di professionisti nelle strutture ospedaliere.
Era tutto pronto per cominciare a settembre. La Direzione dell’Ospedale cremasco aveva già attrezzato alcuni spazi (con una spesa di circa  70.000 euro) in un edificio vicino al “Maggiore” e aveva assunto  il coordinatore  del corso. L’Università era pronta a partire con i docenti.
Tutto a posto, o quasi… . A fine luglio l’assessorato regionale alla sanità manda una lettera alle strutture coinvolte con la quale si annuncia il dietro front: non si fa nulla a causa della  riduzione  delle risorse del bilancio!!
Si scatena il panico anche perché i soldi per gli edifici e per il corso sono già stati spesi; i ragazzi sono già iscritti alla prova di pre-ingresso (che si tiene l’11 settembre)…. Ma come è possibile?
Prendo carta e penna e ad agosto presento una interrogazione urgente alla giunta Formigoni con la richiesta che venga discussa il 6 settembre in Consiglio.
Fortunatamente la risposta è stata positiva  ed il ripensamento ha salvato il corso. E’ prevalso il buon senso anche perché sia il  Sindaco  Stefania Bonaldi che l’ex assessore PDL Laura Zanibelli sono intervenute con Gianni Rossoni, trovando qualche soldo a livello  locale che ha contribuito a far cambiare idea all’assessore regionale Bresciani. Infatti dei tre corsi è partito solo quello di Crema.

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La Regione fa marcia indietro sulla cancellazione del corso di infermieristica a Crema

Dopo le pressanti richieste del Pd Regione Lombardia fa marcia indietro sulla cancellazione del corso di laurea di infermieristica a Crema. Ancora in dubbio i corsi di Milano e Monza dove, per il momento, mancano i fondi. Fondamentale, nel caso di Crema, è stato infatti il supporto degli enti che, sul territorio, contribuiranno allo stanziamento dei fondi necessari ad attivare il nuovo corso, in particolare il Comune di Crema e la Fondazione ‘Benefattori cremaschi’.
Il fatto che la Regione, dopo la mia sollecitazione, si sia impegnata a riconsiderare la programmazione di un corso che è prezioso per introdurre alla professione decine di giovani è un buon risultato. Dopo la vittoria ottenuta su Crema, sono tornato a chiedere oggi in Aula di attivare le procedure necessarie a svolgere il percorso analogo anche per il San Giuseppe di Milano e l’Istituto Clinico di Verano Brianza, al fine di non perdere posti di lavoro altrettanto importanti.

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Mancata attivazione dei corsi triennali di infermieristica di Crema, Monza e San Giuseppe di Milano

ospedale maggiore di Crema

ospedale maggiore di Crema

I nuovi corsi di laurea in infermieristica attivati nel marzo scorso presso le aziende ospedaliere “Ospedale Maggiore” di Crema, l’Ospedale S. Giuseppe di Milano e al Policlinico di Monza – Istituto Clinico di Verano Brianza sono stati sospesi dalla Direzione generale dell’assessorato regionale alla Sanità a causa della carenza di fondi da destinare al comparto sanitario. I tre progetti, promossi in collaborazione con l’Università degli studi di Milano, erano nati in via d’urgenza proprio per garantire ulteriore 85 posti per la formazione di futuri infermieri e contribuendo a risolvere la carenza di professionisti sul territorio sempre molto ricercati dalle strutture ospedaliere lombarde. Nonostante lo stop da parte della Regione sia arrivato cinque mesi dopo l’avvio dei corsi per esiguità di fondi, gran parte di quel finanziamento è stato già impegnato per l’affitto delle strutture e per la sottoscrizione di contratti con gli strutturati all’interno dei tre ospedali.
La pezza è peggio del buco. Hanno tolto la possibilità di far specializzare 85 ragazzi in una professione fondamentale per la cura della persona dicendoci che non ci sono abbastanza soldi per poter coprire tutte le spese quando in realtà sappiamo che una buona parte di quei fondi sono stati già utilizzati. Innanzitutto gli ospedali hanno sottoscritto un contratto di affitto con un operatore privato al fine di attivare gli spazi necessari per dar vita al corso di laurea, inoltre le direzioni dei tre ospedali dal 1 maggio scorso hanno proceduto ad assumere i coordinatori delle sedi e i tutor, uno ogni 15 iscritti al corso.
Assieme ai colleghi della commissione sanità in Consiglio regionale ho depositato un’interrogazione all’indirizzo dell’assessore alla sanità Luciano Bresciani che sarà discussa durante la prima seduta di Consiglio dopo la pausa estiva, il 6 settembre prossimo. Nello specifico vogliamo capire quali siano stati gli accordi intervenuti lo scorso mese di febbraio – marzo con l’Università degli studi di Milano in base ai quali hanno preso forma le successive convenzioni con l’Azienda Ospedaliera e se, alla luce degli oneri e dei costi già impegnati per attivare il corso, non ritenga opportuno mantenere gli impegni assunti. Mi auguro che la Regione non butti via i soldi già utilizzati ma soprattutto le speranze di 85 giovani ragazzi.

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La rivoluzione delle Asp: via il Cda e tutti i poteri al direttore generale

Se la legge regionale in discussione domani (mercoledì) in commissione sanità dovesse passare così com’è per le quattordici Aziende di servizi alla persona lombarde, di cui tre in provincia di Cremona, la Bruno Pari di Ostiano, la Milanesi e Frosi di Trigolo e la San Giuseppe di Isola Dovarese, sarebbe una vera rivoluzione. Decadrebbero immediatamente i consigli di amministrazione e sarebbero sostituiti entro tre mesi da un consiglio di indirizzo composto da due membri nominati dalla regione e tre dal comune, con poteri notevolmente ridimensionati. Soprattutto, il vero potere decisionale passerebbe dalla figura del presidente a quella del direttore generale, la cui nomina spetterebbe alla Regione “d’intesa con il comune”, anziché, com’è ora, al consiglio di amministrazione. Tra i poteri del direttore generale, che sostituirebbe il presidente anche come rappresentante legale, la facoltà di alienare il patrimonio dell’ente. Le norme che rivoluzionerebbero le Asp lombarde sono state inserite con un blitz in un progetto di legge che intende modificare i criteri e i meccanismi della compartecipazione alle rette e alle tariffe delle prestazioni sociosanitarie, come le case di riposo, le strutture per disabili e gli asili nido. Tutt’altra materia, insomma, e anche questo è motivo di forte critica da parte del Partito democratico.
La giunta regionale vuole “commissariare” le Asp lombarde. La Regione vorrebbe affidare tutto il potere al direttore, un organo monocratico di propria nomina, seppure d’intesa con il comune. È un’operazione analoga a quanto abbiamo già visto fare nei mesi scorsi sui parchi e sugli Ato, in materia di gestione delle acque, e che ora ricadrà anche sulle Asp. Tra le novità c’è anche quella che il direttore avrà potere anche sul patrimonio, che è il frutto della generosità delle comunità locali. Il progetto di legge, per come si presenta ora, è un atto contrario all’interesse del territorio e dei cittadini, una norma improvvida e surrettizia di cui in commissione chiederemo lo stralcio.

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