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No della regione alla macroarea dell’asta del Po

Regione Lombardia non è interessata a istituire un’unica macroarea protetta dell’asta del Po, anche in accordo con le altre regioni del Grande Fiume, cassando l’idea di farne invece una sorta di spezzatino. Lo ha detto a chiare lettere, questo pomeriggio, l’assessore regionale all’Ambiente Terzi rispondendo, in VIII Commissione Agricoltura e Parchi, a un’interpellanza del Gruppo regionale del Pd sulla legge n. 28 del 2016 che riorganizza i parchi e le aree protette.

Abbiamo chiesto all’assessore se non intenda procedere, in questa fase, in cui è ancora possibile prevedere una revisione dei perimetri delle macroaree previste nella legge di riforma del 2016, a una valutazione in merito alla possibilità di istituire una nuova e unica macroarea lungo l’asta del fiume, in accordo con Piemonte ed Emilia Romagna che hanno già deliberato in questo senso. Attualmente, il Po rientra in un progetto di suddivisione di quattro macroaree completamente diverse tra loro. Difficile anche gestire unitariamente una situazione del genere, soprattutto nel modo in cui lo intendiamo noi: non un parco da tutelare tout court, ma un grande piano di sviluppo sostenibile del fiume e dei suoi territori, dal punto di vista ambientale, turistico, economico.

La risposta negativa ci ha stupito una volta di più, considerato che il territorio regionale denominato ‘alveo fluviale e golene del Po’ era già stato individuato tra le aree che richiedono misure specifiche di conservazione del patrimonio naturale e quale area prioritaria per l’istituzione di nuove aree protette dalle linee guida del Prap (il Piano regionale delle aree protette), oltre che area prioritaria per la biodiversità ed elemento di primo livello della Rete ecologica regionale.
In sostanza, la Giunta smentisce se stessa: da un lato, con precisi provvedimenti, viene riconosciuta e prevista l’unicità del fiume, in tutto il suo corso, dall’altro, si vuole spezzettare la sua gestione e tutela.

Tra l’altro, il tempo ormai ci sarebbe: questa fase doveva essere terminata entro il 18 luglio scorso. Tant’è che noi abbiamo presentato la nostra interpellanza pochi giorni prima, credendo di essere proprio a ridosso delle decisioni. Invece, siamo ancora qui, in ritardo di 3 mesi e il sentore è che si andrà ancora per le lunghe, forse per non scontentare nessuno. Eppure noi lo avevamo chiesto, con un nostro atto, di allungare di più i tempi e i termini: non siamo stati ascoltati e questa complicata partita rimane ancora completamente aperta e in sospeso.

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Pesca di frodo nel Po: accordo tra regioni per tutelare il grande fiume

Dopo che nel luglio del 2015 il Consiglio regionale della Lombardia aveva approvato all’unanimità una risoluzione del Pd, stamattina l’Aula ha dato il via libera anche alla ratifica, che in qualche modo ne è conseguita, del protocollo d’intesa tra le Regioni Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e l’Autorità di bacino del fiume Po per una gestione sostenibile e unitaria della pesca e per la tutela del patrimonio ittico del principale corso d’acqua italiano.

Il Po ha subito forti pressioni antropiche che hanno contribuito al suo impoverimento e lo hanno riempito di specie aliene e invasive. A questo va aggiunto il pesante fenomeno del bracconaggio che sta distruggendo l’ecosistema del fiume.

L’anno scorso l’approvazione della risoluzione presentata da me e dal collega Marco Carra, che dice di andare proprio nella direzione contenuta in questo protocollo d’intesa: il patto sottoscritto va bene, ma è necessario reprimere il bracconaggio selvaggio, in modo particolare nel mantovano. Inoltre, positivamente, questo accordo risolve il problema della non concertazione delle amministrazioni locali.

Ma meglio fare un ulteriore sforzo. Un passo decisivo sarebbe sottoscrivere un contratto di fiume con Regioni, Governo, Europa dentro cui mettere non solo il tema della pesca, ma tutte le questioni che riguardano il Po. E meglio ancora sarebbe definire un accordo per il piano territoriale regionale d’area.

Se non ci fossero queste bande di ungheresi e rumeni che vendono anche sulla piazza di Milano siluri pieni di atrazina, ma pescandoli con le reti trascinano e distruggono anche carpe e pesci autoctoni, che vengono sfilettati senza controlli sanitari, la pesca nel fiume Po sarebbe una risorsa.

Chi di dovere ripristini i 180 milioni di euro che il Cipe, nel 2007, quindi il Governo Prodi, aveva autorizzato approvando il Progetto Strategico Speciale Valle del fiume Po che coinvolgeva le  Autorità di bacino del Po, le Regioni Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, le Province rivierasche e i Parchi fluviali. Avrebbe rafforzato il sistema complessivo della gestione del fiume: non possiamo che chiedere ufficialmente a chi può farlo di rimettere in gioco queste risorse.

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Piani Sviluppo Locale: la giunta rifinanzierà i progetti rimasti fuori

Grazie al Gruppo Regionale del Pd, che ha presentato una sua mozione e spinto in questa direzione, i 5 Piani di sviluppo locale su 16 della misura 19 del Psr, intitolata ‘Sostegno alla sviluppo locale leader’, verranno rifinanziati. E solo in subordine, verrà rifatto il bando. Una decisione presa questa sera dal Consiglio regionale della Lombardia che, in chiusura di seduta, si è trovato a discutere due mozioni analoghe, una di maggioranza, una del Pd, sul tema.

Ma mentre quella presentata dal centrodestra chiedeva unicamente di rifare il bando, noi volevamo che la Giunta verificasse la possibilità di rimodulare le risorse del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, riassegnando le economie. Alla fine, la nostra mozione non è passata per 30 voti a 30 e un astenuto, mentre quella della maggioranza è stata approvata. Tuttavia, li abbiamo costretti a modificare il testo che ora prevede, in prima battuta, di impegnare la Giunta a cercare di rifinanziare tutti i progetti rimasti fuori.

Questo era il nocciolo della questione: questi progetti, messi insieme con territori, banche, imprenditori, comuni sono stati ritenuti validi e ammissibili, ma magari scartati per mezzo punto. Nella precedente programmazione europea, invece, Regione Lombardia aveva finanziato tutti i progetti proprio in quanto ritenuti ammissibili. Lo stesso hanno fatto questa volta Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. E questo ha un senso: abbiamo dato un anno di tempo ai territori perché si organizzassero con un’idea di piano di sviluppo locale e non possiamo ora deluderli, considerato, poi, che riteniamo più che sufficienti le risorse a coprire anche i 5 progetti rimasti fuori.

L’assessore regionale all’Agricoltura Fava non ha avuto il coraggio di venire in Aula ad affrontare quella che ritiene forse una sua smentita. Ma una frecciatina la devo tirare anche al M5s: a dicembre avevamo presentato una mozione simile, preventiva, dove impegnavamo la Giunta a sostenere tutti i territori ancora prima che uscisse il bando. Ma grazie al fatto che i grillini si erano astenuti, era stata approvata solo in parte.

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Pesca sostenibile nel Po: approvato il protocollo d’intesa

Contro il fenomeno dei predoni del Po, l’VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale ha approvato il progetto di legge di ‘Ratifica del protocollo di intesa tra la Regione Lombardia, la Regione Emilia Romagna, la Regione Piemonte, la Regione Veneto e l’Autorità di Bacino del Fiume Po per una gestione sostenibile e unitaria della pesca e per la tutela del patrimonio ittico nel Fiume Po.

Il nostro corso d’acqua più grande e importante ha subito nel corso degli anni forti pressioni antropiche che hanno contribuito a un impoverimento del patrimonio ittico, mettendo a rischio la conservazione delle specie autoctone. Negli ultimi anni si è registrato, poi, un progressivo aumento di specie aliene invasive che hanno ulteriormente ridotto la presenza di specie autoctone e protette. A tutto ciò va aggiunto un incremento dell’attività piscatoria condotta in modo abusivo da organizzazioni dedite al bracconaggio.

Nello specifico il protocollo d’intesa prevede che le Regioni del Po e l’Autorità di Bacino si impegnino a cooperare per promuovere una gestione sostenibile e unitaria della pesca professionale e sportiva e della tutela del patrimonio ittico, attraverso tre obiettivi principali che sono di carattere ambientale, per garantire nel lungo termine un corretto stato di conservazione dell’habitat fluviale e di tutela quantitativa e qualitativa della risorsa idrica; di carattere sociale, per garantire una rispettosa fruizione del fiume attraverso la definizione di specifici regolamenti regionali, condivisi e coordinati; di carattere economico, per garantire il razionale utilizzo delle risorse pubbliche affinché le stesse possano generare ulteriori benefici nel settore della pesca professionale e sportiva.

Inoltre, l’intesa impegna a redigere uno specifico programma di azioni coordinate che sviluppi la semplificazione delle normative in essere; le operazioni di vigilanza tese a contrastare soprattutto il bracconaggio; la promozione delle attività turistiche; il controllo e il contenimento delle specie alloctone; la tutela della ittiofauna autoctona; il miglioramento del corridoio fluviale del Po e dei siti di Rete Natura 2000; la condivisione di tutte le informazioni disponibili; lo sviluppo di una strategia sostenibile della pesca; la promozione di progetti per una migliore attenzione della politica comunitaria della pesca.

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Commercio equo e solidale: entro l’autunno la nuova legge

Milano è stata nominata capitale del commercio equo per il 2015, appuntamento al quale la Lombardia non può arrivare senza una legge regionale approvata, anche in funzione del fatto che questo mercato alternativo tende a crescere ogni giorno e a conquistare sempre nuovi consumatori.

La sua regolamentazione non può più essere rimandata, per questo l’obiettivo è arrivare entro l’autunno ad un provvedimento condiviso che possa essere utile anche per presentarci alla data di Expo al pari delle altre regioni italiane che hanno già legiferato sul tema del commercio equo solidale e che oggi abbiamo invitato qui in Consiglio regionale lombardo per mettere a confronto le varie esperienze.

Il progetto di legge in discussione è di iniziativa popolare ed è stato depositato lo scorso anno, con migliaia di firme di supporto. Già dieci sono le regioni italiane che hanno approvato una normativa specifica per il settore: Friuli, Toscana, Abruzzo, Umbria, Liguria, Marche, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto.

Oggi, in Commissione regionale Attività Produttive hanno portato il loro contributo i rappresentanti di Regione Veneto e Regione Liguria, mettendo in luce in particolare quali esiti positivi abbia avviato l’istituzione di una legge apposita e l’accreditamento previsto per i soggetti coinvolti. Si è parlato di sostegno allo sviluppo economico dei produttori di Paesi in via di sviluppo ma non solo, la legge sosterrebbe anche la crescita di tutti i produttori marginali (dalle specificità locali ai manufatti prodotti in carcere), attraverso una più facile penetrazione sul mercato. Serve educare i consumatori e dare sostegno anche economico a queste nuove filiere.

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Domani in Giunta il contratto di servizio per il trasporto ferroviario regionale: verso il rinnovo a Trenord

All’ordine del giorno della Giunta regionale di domani c’è una delibera che intende rinnovare il contratto di servizio di Trenord, in scadenza il prossimo 31 dicembre, per il quinquennio 2015- 2020. Un provvedimento deciso e approvato in tutta autonomia dalla Regione, senza coinvolgere minimamente il Consiglio che stride e non di poco con le valutazioni tutt’altro che positive rilasciate in questi mesi dal presidente Maroni e dall’assessore regionale ai Trasporti Del Tenno che per giorni minacciavano provvedimenti risolutivi contro l’azienda.
Questa è la rivoluzione che intendeva Maroni nella conferenza stampa di fine anno? Il sistema ferroviario regionale è palesemente inefficiente – convogli sovraffollati, ritardi e soppressioni all’ordine del giorno, continui tagli di risorse e servizi – ma la Giunta decide che questo modo di amministrare un servizio essenziale per i lombardi vada premiato e rinnovato. I nostri vicini di casa hanno voluto dare un cambio di passo. Veneto ed Emilia Romagna hanno annunciato la volontà di disdire il contratto di servizio con Trenitalia e di riaffidare il servizio attraverso una gara europea. Toscana e Piemonte stanno valutando la stessa opzione. Lo avevamo chiesto più volte sia in Consiglio che in Commissione ma evidentemente manca il coraggio che altri hanno dimostrato di avere. La Lombardia è ancora in tempo per intraprendere questa strada ma evidentemente alla Giunta non interessa.
E oggi, in Commissione Trasporti l’assessore Del Tenno (“quello dei Treni”) è venuto a rispondere, tra l’altro, ad una mia richiesta. Le domande sono le solite: dove metti i treni nuovi che dici in procinto di arrivare? Perché non li metti sulle linee più disastrate? Perché non miglioriamo con interventi puntuali la qualità e gli standard dei treni (a novembre ben 14 su 40 direttrici hanno avuto indici inaffidabili di puntualità!)? ecc ecc. La risposta è stata: “lasciatemi lavorare ancora per qualche mese”. Cosi ha risposto anche per la linea Mantova-Cremona-Milano. Gli ho ricordato che forse varrebbe la pena mettere a gara pubblica, entro dicembre, il servizio del trasporto pubblico ferroviario. Cosi fa l’Emilia e stanno facendo Veneto e Toscana. Domani la giunta si occuperà dell’argomento. Ci ha detto. Ma la notizia pare sia quella di una riconferma a Trenord per altri 6 (si, sei!) anni!

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Demanio Po: Regione sostenga canoni convenzionati in cambio di sicurezza

Po

fiume Po

I canoni di concessione del demanio della navigazione interna di Regione Lombardia, in particolare quelli riferiti all’asta del fiume Po, sono stati oggi, martedì 14 gennaio 2014, al centro di un’interrogazione a risposta immediata che ho presentato nel corso della seduta del Consiglio Regionale.

In questa interrogazione ho spiegato i problemi che chi fruisce degli attracchi lungo il fiume si trova a vivere dal lato lombardo: canoni ben più alti che nelle altre tre regioni, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto, e una totale mancanza di sicurezza, con continui furti sulle imbarcazioni ormeggiate.
Ho fatto presente che se in Lombardia i diportisti pagano oggi 10 euro circa a metro quadrato di canone, nelle altre regioni gli stessi vanno da 3 a 5 euro circa. Questo significa che a pochi metri di distanza ci sono tariffe completamente diverse e spesso gli appartenenti alle associazioni canottieri di Mantova e Cremona decidono di abbandonare le sponde lombarde per approdare a quelle dell’altra parte del fiume.

La mia proposta non è stata, tuttavia, semplicemente quella di abbassare le tariffe: chiedo alla Giunta che, invece, di pagare un canone pieno, i fruitori del servizio possano pagare un canone convenzionato in cambio di sicurezza, considerato l’alto numero di furti che avvengono lungo gli attracchi.
L’assessore alle infrastrutture e mobilità Del Tenno ha risposto confermando che i canoni non si possono abbassare, ma si è impegnato a convocare un tavolo con le altre regioni per trovare un accordo che possa prevenire le situazioni di criminalità. Quindi, sono parzialmente soddisfatto perché ci ha indicato la strada della condivisione con Piemonte, Emilia Romagna e Veneto, con cui, tuttavia, sembra non si riesca a trovare un accordo su queste tariffe, alla faccia della tanto decantata macroregione leghista.
E ancora in tema di sicurezza, ho ribadito la richiesta che la Regione faccia nascere convenzioni tra i soggetti interessati e il demanio che possano essere incentivate e favorite non solo dalla Lombardia.

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Trasporti: servono treni nuovi e un piano regionale della mobilità

treno a cremaPer Maroni il 2014 sarà l’anno della riorganizzazione del trasporto pubblico regionale. Questa sarebbe musica per le nostre orecchie se non fosse che proprio ieri inspiegabilmente i partiti della maggioranza hanno bocciato il nostro ordine del giorno, di cui ero primo firmatario, che impegnava la Giunta a mettere nero su bianco le priorità degli  interventi infrastrutturali sulla rete ferroviaria e gli  investimenti per rinnovare il materiale rotabile (Treni e locomotori). I buoni propositi della giunta Maroni per noi al momento sono fermi al palo considerato che, per giunta, le risorse investite sul triennio dalla Regione sono sempre quelle del 2008.

Con il documento, chiedevamo alla Giunta, inoltre, un impegno per la promozione di una vera integrazione tra i diversi sistemi di mobilità con l’obiettivo di ridurre il traffico privato a favore del trasporto pubblico locale.

La Lombardia, nonostante sia la regione più grande d’Italia con un bacino d’utenza di oltre 700mila pendolari, non si è ancora dotata di un piano regionale della mobilità. Una grave mancanza a cui Maroni nel suo piano di riorganizzazione deve subito mettere mano. Questa programmazione esiste tra l’altro in Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e in provincia di Trento. In Lombardia no. E’ uno strumento indispensabile per individuare le priorità, divise per territori omogenei e per linee, e per decidere in che modo allocare le risorse, sollecitando e chiedendo il sostegno dei territori stessi.

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Trasporto interregionale Nord Italia: lettera al ministro Lupi per convocare un tavolo

binariI consiglieri regionali del PD Gian Antonio Girelli e Jacopo Scandella assieme al deputato Matteo Mauri, componente della Commissione Trasporti alla Camera, hanno inviato questa mattina una lettera al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Maurizio Lupi per chiedere di convocare un tavolo, promosso dal governo, per discutere e migliorare il coordinamento del sistema ferroviario interregionale del Nord Italia. Con la lettera si formalizza quanto annunciato martedì dopo aver appreso, a mezzo stampa, l’esito negativo della riunione tecnica convocata a Verona tra le delegazioni della Regione Lombardia e Veneto e i gestori del servizio Trenord e Trenitalia per trovare una soluzione alla decisione unilaterale del presidente Zaia di sopprimere 8 treni interregionali che collegano Milano a Venezia dal prossimo 15 dicembre.
Lunedì l’incontro non ha sortito gli effetti sperati e purtroppo le posizioni sono ancora distanti. Le proposte fatte dai tecnici di Regione Lombardia, che tendono a mantenere il servizio e ad integrarlo ulteriormente nell’ottica della spesso dichiarata ma mai attuata razionalizzazione del trasporto ferro sulla linea Milano–Venezia, sembrano ricevere solo dinieghi dalla controparte veneta. Di contro, per ritorsione, Regione Lombardia ha minacciato di far fermare le proprie 24 corse a Desenzano del Garda, sito sul confine amministrativo. Inoltre sono a rischio altri convogli di tipo interregionale con collegamento festivo che percorrono la linea Lecco–Bergamo–Brescia–Verona–Venezia che, specialmente nella stagione estiva, hanno importanza rilevante soprattutto dal punto di vista turistico.
La contesa è legata alla ridefinizione interna alle singole regioni degli orari, quando invece stiamo parlando della direttrice che per importanza è la seconda dell’intero territorio nazionale. Questo è l’ultimo caso di mancato coordinamento tra le varie Regione del Nord Italia sul tema del trasporto ferroviario, si ricordino i casi passati del Piemonte e dell’Emilia Romagna. Su questi presupposti chiediamo al Governo di intervenire e di indire un apposito tavolo, in cui il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture svolga un ruolo attivo e fondamentale, per cercare una soluzione che vada al di là dei semplici steccati amministrativi e dia una risposta meno locale e più di sistema. Un tavolo che veda coinvolte tutte le componenti, e quindi il Ministero, le Regioni del Nord d’Italia, Trenitalia e Trenord, e che riteniamo sia il luogo giusto dove trovare una soluzione alla mancanza di risorse e pianificare tracce orarie più funzionali alle esigenze degli utenti, non solo per quanto riguarda questa tratta ma anche per tutte le criticità che si evidenziano laddove il trasporto su ferro conosce interconnessioni fra Regioni diverse. Le sfide che hanno di fronte queste regioni, EXPO 2015 in testa, richiedono di lavorare in maniera coordinata e programmata andando oltre i campanilismi e le divisioni politiche.

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Demanio Po: concordiamo i canoni tra regioni: basta far pagare di più ai lombardi

Canoni demaniali completamente diversi e molto più cari tra una sponda e l’altra: succede lungo l’asta del Po, dove le rive che insistono sul territorio di Regione Lombardia sono più costose, per chi ne fruisce, di quelle dell’altro lato. E per chi ha la fortuna di vivere e lavorare sul lato di Piemonte, Emilia Romagna e Veneto la spesa di attracco scende vistosamente rispetto a coloro che operano dalla parte della Lombardia.
Come mai?
A tal proposito ho presentato, coi miei colleghi, un’interrogazione in cui ricordo questa situazione e chiediamo alla Giunta di ridurre i canoni di concessione applicati da Regione Lombardia anche attraverso la stipula con gli operatori fruitori del fiume, di apposite convenzioni, dove in cambio di un canone ridotto, si possa concordare l’installazione, sulle strutture galleggianti di loro appartenenza, di sistemi di video-sorveglianza con la registrazione dei dati nel tempo visualizzabili a distanza.
Inoltre, questa proposta deve essere intesa come deterrente contro gli eventi di criminalità riscontrati su tutta l’asta del fiume Po, agevolando chi il fiume lo vive quotidianamente presidiandolo e pertanto svolgendo una funzione di controllo e sorveglianza. Un sistema di questa tipologia potrebbe essere anche di enorme aiuto alle istituzioni preposte alla vigilanza, soprattutto nelle zone del fiume verso la foce dove tale controllo manca o non è sufficientemente radicato.
Va infine concordato con le regioni Piemonte ed Emilia Romagna l’adeguamento dei canoni di concessione del demanio della navigazione interna così da poterli uniformare a quelli della nostra regione.

Interrogazione canoni navigazione interna Regione Lombardia

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