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Bilancio: per tutto il mandato Maroni ha sottovalutato il problema ambientale

Nessuna azione per la dismissione graduale degli inceneritori, niente aggiornamento del piano regionale per l’amianto, nemmeno l’ombra della legge sulle cave, inadeguato il piano delle bonifiche dei siti inquinati. Per non parlare delle quasi inesistenti politiche antismog. E sono solo le questioni più macroscopiche contenute in un documento presentato, questo pomeriggio, in VI Commissione Ambiente, da Pd, Patto Civico, Mdp Articolo 1 e Sel in merito alla discussione sulla legge di stabilità 2018-2020 e sul bilancio di previsione, sui quali l’opposizione ha votato decisamente contro.

I documenti contabili risentono molto del fatto che ci troviamo a fine legislatura e hanno quindi la caratteristica di assolvere più a un obbligo di legge e che a un vero progetto per il futuro della nostra regione. Inoltre, confermano la totale sottovalutazione della questione ambientale che ha di fatto caratterizzato tutto il mandato legislativo della Giunta Maroni.

Per Pd, Patto Civico, Mdp e Sel mancano, ancora una volta, progetti concreti, sorretti da adeguati finanziamenti, che partono dalle criticità ambientali per dare avvio a piani di risanamento, cogliendo le opportunità che la green economy e l’economia circolare offrono, in una regione tra le più avanzate in Europa.

Ma il punto cruciale rimane quello dell’emergenza smog: nonostante i passi avanti nel coordinamento delle azioni antinquinamento con le Regioni della Pianura Padana, anche in questo bilancio la consapevolezza della Giunta Maroni della gravità del problema non fa alcun salto di qualità, a partire dalla non volontà politica della Giunta di assumersi il ruolo di regia nelle azioni di contrasto all’inquinamento dell’aria. Anche qui, le stesse risorse messe a disposizione sono assolutamente insufficienti.

Le richieste dell’opposizione di centrosinistra sulla battaglia allo smog sono state chiare: una campagna di comunicazione e informazione ai cittadini omogenea in tutti i Comuni della Lombardia; incentivi alle micro, piccole e medie imprese per la sostituzione dei veicoli commerciali inquinanti; incentivi ai privati per la sostituzione delle auto più vecchie e inquinanti; sostegno ai Comuni nelle fasi di emergenza aria con il blocco delle auto; gratuità, nei periodi di emergenza aria, del trasporto pubblico locale; interventi di bonifica totale dell’amianto dagli edifici pubblici e nelle aree produttive dismesse; efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati; sostegno a progetti di rigenerazione urbana.

Infine, parlando delle carenze nelle politiche ambientali del centrodestra, il consumo di suolo che si sconfigge riformando davvero la legge urbanistica n. 12 del 2005. L’edilizia si può rilanciare senza costruire nuovi agglomerati urbani, ma efficientando gli edifici esistenti.

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Smog: bene le iniziative dei comuni, ma serve la regia della regione e dell’intera Pianura Padana

Un plauso ai Comuni di Cremona, Mantova, Bergamo e Brescia per l’iniziativa di voler presentare una campagna di comunicazione sulle misure antismog. Tuttavia, come abbiamo sempre detto, non possono continuare a supplire alle carenze di Regione Lombardia che delega completamente al territorio la partita, quando invece dovrebbe fare da cabina di regia e semmai chiedere un coordinamento addirittura più vasto, che c’è già sulla carta, per tutto il territorio della Pianura Padana.

La scelta di informare i cittadini, attraverso un portale web dedicato, sullo stato della qualità dell’aria, diffondendo i dati riguardanti l’inquinamento atmosferico e le limitazioni in vigore sul riscaldamento domestico e sulla circolazione dei veicoli, è assolutamente meritoria e crediamo possa essere davvero efficace. Certo, molto più delle campagne informative praticamente inesistenti della Regione, che latita nel modo più assoluto su questi temi.

E se per il referendum sono stati spesi milioni di euro per far sapere ai cittadini cosa avrebbero dovuto fare, con i risultati che conosciamo, per educare la popolazione a un comportamento consapevole di fronte alle gravi problematiche di inquinamento di cui soffriamo in Lombardia, Regione non investe un euro. Ci pensano i Comuni, allora, ma il tema rimane: se vogliamo che le misure abbiano efficacia a livello di bacino padano, la regia deve essere complessiva. E i provvedimenti vanno imposti a tutti, non random, altrimenti non otterremo mai nulla.

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Ponte Casalmaggiore: risposta formale e inutile della giunta

Non sono affatto soddisfatto della risposta che il sottosegretario Fermi ha dato questa mattina in Consiglio regionale, durante il question time sul ponte di Casalmaggiore.

Le domande che abbiamo posto erano chiare: rafforzare i collegamenti ferroviari (e non solo le carrozze) tra le due sponde, programmare un tavolo permanente e formale (e non informale) con l’Emilia Romagna e individuare risorse aggiuntive, senza utilizzare quelle già previste dal Patto per la Lombardia.

L’ultima richiesta, non contenuta nel dispositivo dell’interrogazione, riguarda la valutazione di costruire un ponte di barche provvisorio, ma purtroppo l’assessore Sorte era assente e in sua vece ha risposto il sottosegretario Fermi confermando l’importanza strategica del ponte per il collegamento tra il cremonese e il parmense e comunicando una serie di dati sull’affluenza e la viabilità, trincerandosi dietro la necessità di attendere la fine delle analisi strutturali che richiederanno almeno un mese di tempo.

Una risposta formale e inutile. Come più volte ricordato, il nostro fiume è assai malato e le condizioni di tutti i suoi ponti sono davvero preoccupanti, fatto che sta mettendo in ginocchio l’economia della zona che è invece strategica per lo sviluppo di tutta la Pianura Padana. La Regione pertanto deve preoccuparsi non solo di riaprire quanto prima il ponte sul Po di Casalmaggiore, trovando le risorse necessarie nel bilancio 2017 assestato a luglio e in quello in fase di elaborazione per il 2018, ma deve correre ai ripari e programmare la manutenzione di tutti i ponti e relative golene.

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Maltempo: mozione urgente per la calamità naturale

La tromba d’aria che si è abbattuta l’altro giorno sul territorio cremasco sarà oggetto di una mozione urgente che il Gruppo regionale del Pd sta depositando per la discussione nella seduta di Consiglio regionale di martedì 13 giugno.

L’atto impegna la Giunta a richiedere al Governo, una volta ultimata la stima dei danni subiti dal settore agricolo, dalle infrastrutture pubbliche e dalle abitazioni civili, la dichiarazione dello stato di calamità naturale, oltre all’impegno a finanziare adeguatamente tutti gli interventi utili necessari. Inoltre, si chiede di verificare la possibilità di individuare, anche in occasione dell’assestamento di bilancio, eventuali risorse regionali aggiuntive da rendere disponibili per le province più colpite, allo scopo di sostenere gli interventi previsti dal Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura per tutte le aziende agricole che hanno subito danni irreversibili.

Nella mozione si spiega, infatti, chiaramente quanto successo solo poche ore fa in una ampia zona della provincia di Cremona: il territorio della Pianura padana con particolare riferimento ai comuni della zona di Campagnola, Quintano, Casaletto Vaprio, Pandino e Torlino Vimercati, sono stati soggetti a eccezionali fenomeni temporaleschi, con trombe d’aria che hanno provocato gravi danni alle infrastrutture pubbliche e private e alle attività agricole. Danni alle stalle e ai fabbricati a uso zootecnico per il ricovero per il fieno, ai campi di mais e orzo, e a Campagnola Cremasca almeno due cascine e moltissime abitazioni sono andate praticamente distrutte.

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Centro meteo Linate: mozione urgente per evitare il trasferimento a Ferrara

La prima mozione urgente, approvata dal Consiglio più di un anno fa e presentata dal Pd, parlava chiaro e chiedeva alla Giunta di fare tutto il possibile per scongiurare il trasferimento e, di conseguenza, la chiusura, del Centro meteorologico regionale di Milano Linate, gestito dall’Aeronautica, a Ferrara. Evidentemente qualcosa non ha funzionato perché, a oggi, non solo lo spostamento sta procedendo a grandi passi, tanto che a Linate sono rimaste 27 persone sulla cinquantina presente fino all’anno scorso, ma pare che entro i primi di giugno il centro verrà sostanzialmente chiuso.
Non lo possiamo permettere e presenteremo una seconda mozione urgente da discutere già nella seduta di consiglio di martedì prossimo.

Il motivo era proprio dettato dalla necessità di vedere da vicino quale importante servizio la più grande regione italiana rischia di perdere.
Non si tratta solo di fare le previsioni per tutto il nord Italia, cosa già non da poco, o di servire l’aeroporto per i piani di volo: non sarà più fornito da Milano, ma da Ferrara, in modo automatizzato, il servizio di Meteomont, con il bollettino delle valanghe, o quello in collaborazione con Aipo per le previsioni dettagliate sull’area del bacino del Po, che emette specifiche allerte per precipitazioni intense e persistenti. Per non parlare dei tirocini degli studenti, sia degli istituti aeronautici regionali che dell’Università di Milano, facoltà di Fisica. E se aggiungiamo gli appassionati, dal Centro di Linate passano ogni anno diverse decine di migliaia di persone.

A questo punto, Regione Lombardia dovrebbe farsi promotrice di una forte azione, presso il Governo, per il mantenimento del servizio anche per un altro fondamentale motivo: non possiamo permetterci di perdere la Radiosonda, che oltre alle previsioni è in grado di aiutare a misurare i livelli di inquinamento nei vari strati dell’atmosfera, tant’è che è in essere una convenzione con Arpa Lombardia per il monitoraggio in quota dei parametri meteo indispensabili per la previsione degli inquinanti, in scadenza il 31 dicembre di quest’anno. Spostarla a Cameri, cioè nel novarese, vorrebbe dire non avere gli stessi dati, che sono fondamentali in una regione, in una città come Milano e in tutta la Pianura Padana fortemente inquinate, e perdere anche i dati storici di raffronto degli ultimi 60-70 anni, in quanto l’importante archivio di Linate pare non verrà trasferito e non si sa che fine potrebbe fare.

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Cambiamenti climatici: piano per la qualità dell’aria senza efficacia

L’assessore regionale all’ambiente Terzi ci ha aggiornato stamattina in VI Commissione Ambiente sul documento di azione regionale per l’adattamento al cambiamento climatico della Lombardia.
Che fine farà il piano regionale degli interventi per la qualità dell’aria?
Positivi i principi che ci ha esposto e anche gli obiettivi sono assolutamente condivisibili, ma, come al solito, mancano le azioni della Giunta e non si sono intraviste nuove e più cospicue risorse.
Ma soprattutto, sembra che il Pria, che è un piano sostanzialmente cartaceo ed evidentemente non ha prodotto misure efficaci, verrà unificato al Programma energetico ambientale regionale, quasi a voler confondere le acque, senza una precisa ragione, se non quella che la Regione non ha fatto ciò che doveva. A supporto di questa ipotesi, ricordiamo i monitoraggi sul documento, che tardano ad arrivare, e le sanzioni per le mancate azioni contro l’inquinamento che l’Europa ha comminato all’Italia: il Governo chiederà alle singole Regioni di sborsare i soldi. Tra queste, per prima, proprio la Lombardia.

Come è noto a tutti, la Pianura Padana è il punto di maggiore concentrazione degli inquinanti. Serve, dunque, uno sforzo di Regione Lombardia, con le altre regioni della pianura, che non sia solo limitato a incontri e dichiarazioni d’intenti: ci vuole proprio un tavolo di lavoro che deve sottoscrivere un patto, una convenzione, un accordo, qualcosa, cioè, di stringente. Se non lo fa il Governo, sia Regione Lombardia, con una serie di azioni condivise, a portare avanti questa filiera virtuosa di buone pratiche, mettendo anche a disposizione risorse vere.

Discorso analogo per il tema del consumo di suolo: la maggioranza si è accorta che la legge 31 va nella direzione opposta e si è decisa a modificarla. Perché il problema è rappresentato dalle cubature di aree edificabili già in pancia ai Pgt, ma da un punto di vista delle modifiche del clima portate dall’inquinamento, oltre ad andare sulla strada del recupero dell’esistente e della rigenerazione urbana piuttosto che verso le nuove edificazioni, è necessario pretendere l’efficientamento degli edifici. E in questo si potrebbe stabilire che i Comuni non chiedano più gli oneri e i costi di costruzione, per favorire gli altri interventi.

E’ strettamente necessario puntare sul trasporto alternativo con i mezzi pubblici, investire sulla dorsale ferroviaria, soprattutto nei territori a domanda debole. E un piano d’azione è stato chiesto anche sul fronte dell’agricoltura, che rappresenta una delle fonti di maggior emissione di Co2.

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