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Pesca di frodo: si fermino i predatori del Po

La pesca di frodo nel fiume Po e nei laghi di Mantova deve finire. Lo chiedono ufficialmente Marco Carra e Agostino Alloni, consiglieri regionali del Pd e rispettivamente capogruppo e componente della del Consiglio regionale.

Col collega Marco Carra ho chiesto a Cavalli, presidente della VIII Commissione Agricoltura, di votare una risoluzione, analogamente a quanto fatto in Emilia Romagna, per poter condividere e sollecitare un percorso per cercare soluzioni al problema che è sempre più attuale e urgente.

Nella lettera abbiamo spiegato che il fenomeno sta creando una vera e propria azione predatoria realizzata da pescatori che attraverso reti, elettrostorditori e altro operano un progressivo impoverimento della quantità e qualità della fauna ittica determinando un grave danno ambientale ed economico, anche per chi, rispettando le regole, si diletta nella pesca sportiva.

Le inchieste hanno rilevato che i pescatori di frodo, solo sull’asse mantovano del Po, sarebbero più di 150, organizzati in almeno 8 gruppi, che si spartiscono il corso del fiume con ruoli precisi e modalità d’azione da criminalità organizzata. Si stima che mediamente ogni gruppo sia in grado di smerciare due carichi a settimana da 20 quintali ciascuno di pescato, in particolare il pesce Siluro.

Nel documento impegniamo la Giunta a prevedere un inasprimento delle sanzioni amministrative e accessorie che fungano da efficace deterrente nei confronti dei pescatori di frodo, valutando l’opportunità di procedere anche al sequestro amministrativo e all’eventuale confisca degli autoveicoli e dei natanti utilizzati, in aggiunta a quello, già previsto, degli strumenti e delle reti; a valutare la possibilità di ridurre i canoni di concessione applicati da Regione Lombardia anche attraverso la stipula con gli operatori fruitori del fiume, di apposite convenzioni, dove in cambio di un canone ridotto, si possa concordare l’installazione, sulle strutture galleggianti di loro appartenenza, di sistemi di video-sorveglianza con la registrazione dei dati nel tempo visualizzabili a distanza; a promuovere il coinvolgimento degli interessati (Comuni, Province, Prefetture) in modo da coordinare interventi efficaci di controllo sulle rive dei fiumi/laghi interessati dal fenomeno quali ad esempio l’obbligo della registrazione delle persone che si apprestano a mettere in acqua la propria imbarcazione in prossimità delle strutture di alaggio e la chiusura delle rampe di accesso al corso d’acqua nelle ore notturne (spesso la refurtiva viene allontanata via terra con furgoni che arrivano al fiume proprio attraverso le strade golenali).

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