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Siccità: regione Lombardia dimentica il patto per l’acqua

Sono rimasto molto stupito quando ho saputo che gli assessori lombardi al Territorio, all’Ambiente e all’Agricoltura hanno inviato una lettera al Ministro dell’Ambiente preoccupati della siccità e chiedendo al Governo di intervenire con una strategia comune. Sta bene, ma perché, allora, sono stati i primi a disattendere il Patto per l’acqua?

Ne abbiamo discusso solo un paio di settimane fa in Aula, dove dissi che era urgente la convocazione del Tavolo regionale per il monitoraggio delle risorse idriche e la riattivazione del Patto per l’acqua, proprio alla luce dell’allarme siccità appena lanciato dai rappresentanti di categoria degli agricoltori. Ma sono rimasto inascoltato.

Durante il mio intervento, avevo detto che la Lombardia è una regione ricca di acque, ma negli ultimi decenni diversi fattori hanno aumentato la frequenza dei fenomeni estremi, sia di crisi idrica che alluvionali. E aggiunto che nel 2007, Regione Lombardia ha cercato di intervenire, coinvolgendo ben 67 soggetti interessati, e, con l’obiettivo di affrontare la questione della gestione delle acque, era nata l’idea di un Patto per l’acqua che definisse azioni utili soprattutto in fase di emergenza.

Un accordo rimasto disatteso per anni, ma quando solo pochi giorni fa, dicevo in Aula che sarebbe opportuno sottoscrivere nuovamente il Patto per l’acqua, ricordando che, durante un’audizione, ad aprile 2016, in Commissione Agricoltura, l’assessore al Territorio Beccalossi aveva dato piena disponibilità, mi ero sentito rispondere che non si sarebbe fatto nulla del genere e che l’apertura del tavolo del Patto non sarebbe stato accordato, anche perché l’assessore stesso dichiarava che la situazione non era ritenuta emergenziale. Quindici giorni dopo il suo collega Fava dice che l’agricoltura rischia danni per centinaia di milioni.

Faccio quindi appello ai tre assessori affinché ci ripensino e ristabiliscano il Patto, ovvero l’unica via lombarda per affrontare l’emergenza siccità. Inoltre, chiediamo che gli interventi siano supportati anche con le risorse necessarie.

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Patto per l’acqua: serve un accordo con tutti i portatori di interesse

È urgente la convocazione del Tavolo regionale per il monitoraggio delle risorse idriche e la riattivazione del Patto per l’acqua, anche alla luce del recente allarme siccità lanciato dai rappresentanti di categoria degli agricoltori. E’ su questo tema l’interpellanza che ho presentato stamattina.

La Lombardia è una regione ricca di acque, ma negli ultimi decenni diversi fattori hanno aumentato la frequenza dei fenomeni estremi sia di crisi idrica che alluvionali. Nel 2007, Regione Lombardia ha cercato di intervenire, coinvolgendo ben 67 soggetti interessati, e, con l’obiettivo di affrontare la questione della gestione delle acque, è nata l’idea di un Patto per l’acqua che definisse azioni utili soprattutto in fase di emergenza.

Rimasto disatteso per anni, sarebbe opportuno sottoscrivere nuovamente il Patto per l’acqua, partendo dalla riscrittura di nuove regole di gestione. E in questo senso, come Consiglio, abbiamo approvato una risoluzione, a dicembre 2015, con l’impegno per la Giunta a riavviare il Patto. Nel corso di un’audizione, ad aprile 2016, in Commissione Agricoltura, con l’assessore al Territorio Beccalossi, si era proprio parlato della necessità di convocare una specifica conferenza, entro l’anno, per approfondire e condividere le problematiche legate al tema del deflusso minimo vitale (Dmv). E la Beccalossi aveva dato piena disponibilità.

Fin qui i fatti. Ma alle domande relative a quando questi passaggi si sarebbero finalmente svolti, oggi, mi sono sentito rispondere che non si faranno: l’apertura del tavolo del Patto non verrà accordato.
E’ questo a mio avviso un grave errore, perché è vero che le regole sono stabilite dalle assemblee legislative e applicate dai governi, in questo caso la Giunta, ma la vicenda è di una complessità che era indispensabile e opportuno coinvolgere i consiglieri e i portatori di interesse dei diversi territori, per come dovrebbe funzionare il lavoro di squadra, a mio modo di vedere. Anche perché rimane il tema di attuare una gestione efficace del deflusso minimo vitale da parte di chi si occupa del singolo corso d’acqua, che attualmente è inapplicata, ma sarebbe fondamentale. E in questo il Patto per l’acqua è l’unico strumento e va rimesso in corso subito.

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Acqua: serve un nuovo patto che definisca il deflusso minimo vitale a seconda dei territori e degli usi

Una definizione di deflusso minimo vitale, a seconda dei territori e dei fruitori, da decidere nell’ambito di un rinnovato patto per l’acqua, dentro una conferenza di tutti i soggetti interessati. Lo ha chiesto il Gruppo regionale del Pd e la Giunta ha risposto positivamente, oggi, mercoledì 20 aprile 2016, durante la VIII Commissione Agricoltura, nell’ambito dell’incontro con l’Assessore Regionale al Territorio, Urbanistica e Difesa del Suolo Beccalossi, in merito al tema dell’emergenza idrica in Lombardia, con particolare riferimento alle attività adottate dal Tavolo regionale per il monitoraggio delle riserve idriche.

Ho fatto presente che a dicembre, nell’ambito dell’approvazione del Piano di tutela delle acque, abbiamo approvato una risoluzione che chiedeva di riattivare il Patto per l’acqua. In realtà, la Giunta ha convocato il cosiddetto Tavolo per l’acqua solo in occasione delle emergenze e senza fare delle vere proposte o svolgere un vero ruolo di coordinamento.

Invece, abbiamo chiesto espressamente che entro fine anno venga definita una procedura, dentro una sorta di conferenza, per la revisione del nuovo Patto per l’acqua, il quale a sua volta deve decidere il valore del deflusso minimo vitale. E quest’ultimo, attualmente in fase sperimentale e anch’esso in revisione, va calibrato a seconda che si parli di montagna, di pianura, di uso umano o energetico. L’importante è che tutti i soggetti interessati si riuniscano per trovare una mediazione, per prendersi precisi impegni e avviare nuove sperimentazioni.

E l’assessore Beccalossi ha risposto assicurando che è sua intenzione convocare, in autunno, una conferenza in cui discutere del tema, con tutti i soggetti interessati, come da noi richiesto.

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Regione Lombardia convoca il tavolo sulle riserve idriche solo in situazioni di emergenza

Siamo soddisfatti che sia stata finalmente recepita dalla Giunta lombarda la richiesta di riattivare il tavolo istituito con il Patto per l’Acqua, ma in 8 anni non si può convocarlo solo quando c’è piena emergenza, quando ambiente e agricoltura stanno soffrendo perché non piove, non nevica e la siccità ha raggiunto livelli preoccupanti. Dovrebbe essere un tavolo permanente per l’importanza che l’acqua ricopre per questi settori. Più volte abbiamo sollecitato, come Gruppo del Pd, questa convocazione e la necessità di un luogo permanente dove confrontarsi, anche considerato il fatto che, come è noto a tutti, i cambiamenti climatici stanno modificando i nostri ecosistemi. La richiesta era contenuta anche nella risoluzione approvata dal Consiglio regionale lo scorso 10 dicembre in relazione al Piano di Tutela delle Acque. In particolare quel documento impegnava la Giunta a riattivare il Patto per l’Acqua, progetto avviato da Regione Lombardia nel 2007, al fine di garantire, grazie al coinvolgimento e alla partecipazione ai tavoli di tutti gli stakeholders, l’uso sostenibile della risorsa, la prevenzione di situazioni di emergenza causate da carenza o abbondanza d’acqua, una efficace gestione del deflusso minimo vitale e il risparmio idrico.

E’ notevole come ancora una volta si intervenga in ritardo, dopo una crisi idrica che già nel 2015 aveva messo in ginocchio molte imprese agricole. La discussione sulle sperimentazioni del deflusso minimo vitale, sostenuto da forti investimenti a livello territoriale, e la pianificazione di strategie condivise prima del periodo estivo, avrebbe potuto accompagnare con contributi fattivi la stesura degli atti di indirizzo per il Piano.

Auspico che d’ora in avanti il tavolo, che ora verrà riconvocato il 24 febbraio, possa svolgere la sua funzione in modo permanente e non sia chiamato a ricoprire il suo ruolo solo in condizioni di emergenza, affinché possa lavorare in modo proficuo, e non estemporaneo, a obiettivi di medio e lungo termine.

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