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Semplificazione: la regione scippa i piani regolatori dei porti di Cremona e Mantova

Grazie a Malvezzi, relatore del provvedimento, e al Movimento 5 Stelle oggi la Regione è riuscita a scippare a province e comuni i piani regolatori dei porti di Cremona e Mantova.

La pianificazione dei porti è sempre stata di competenza delle province e già qualche settimana fa, quando l’articolo era passato in commissione, avevamo tentato di cambiare la norma presentando  diversi emendamenti di merito che non sono neanche stati discussi e anche oggi la Giunta ha tirato dritto.

La Regione, dopo anni di immobilismo e con una soluzione che anziché semplificare complicherà, allontanando sempre di più i territori dalle decisioni che li riguardano, ha stabilito che sarà sua la responsabilità dei piani regolatori dei porti lombardi. Con la nuova normativa, infatti, sarà la Giunta regionale ad elaborare la proposta di piano regolatore portuale.

Siamo al paradosso: si utilizza una legge di semplificazione per complicare le procedure ed allungare i tempi, effettuando un vero e proprio scippo ai danni delle Province e dei Comuni. Esemplare il caso di Mantova, dove dopo tre anni di silenzio sul piano redatto dalla Provincia, peraltro già sottoposto a VAS, ora si deve rifare tutto da capo. Altro che attenzione al territorio! L’ennesimo esempio della scarsa considerazione che questa maggioranza riserva al Grande fiume Po e alle richieste delle comunità locali che diventano sempre più periferie. E tutto questo è stato possibile grazie alla inspiegabile alleanza del Movimento 5 Stelle.

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Gal: la mozione passa a metà

Ancora una volta il M5S ha fatto da stampella politica alla Giunta Maroni. In questo caso, all’assessore regionale all’Agricoltura Fava sul tema dei Gal, i Gruppi di Azione Locale istituiti nei territori considerati svantaggiati. Ma alla fine il cuore della nostra mozione è passato lo stesso a voto segreto.

Il documento è stato approvato in due punti fondamentali: la richiesta di proroga del termine per la presentazione delle domande e il secondo punto, quello che, accogliendo un emendamento dei M5S, impegna la Giunta ad attivarsi affinché siano sostenute e valorizzate le esperienze e le conoscenze che i Gal hanno acquisito in questi anni nella progettazione europea e nella gestione dei fondi, indipendentemente dal fatto che eventualmente si formino nuovi partenariati e nuovi Gal.
È stata una decisione di buon senso, già seguita da regioni come l’Emilia Romagna, ma anche come il Veneto, che non è certo governata dalla sinistra.

Tuttavia, sulla totalità della mozione gli M5S hanno deciso di votare contro, facendo così per l’ennesima volta da stampella alla Giunta leghista e, in particolare, in questo caso, all’assessore all’Agricoltura che altrimenti sarebbe uscito sfiduciato dalla sua stessa maggioranza. Infatti, ai voti i ‘no’ sono stati solo 28, i ‘sì’ 23 che, sommati ai 7 astenuti grillini, avrebbero fatto un 30 sicuramente composto anche da consiglieri di centrodestra.
Si può proprio dire che la maggioranza ha votato assieme all’opposizione e che gli M5S hanno salvato Fava e Maroni. Tranne poi presentare un emendamento e votare almeno due punti che sono quelli sostanziali, la proroga e la valorizzazione dell’esperienza dei Gal.

Al di là dell’aspetto politico, pare che i grillini abbiano capito solo in parte la valenza del voto. Per questo non sono del tutto soddisfatto: l’atteggiamento degli M5S è stato increscioso e incomprensibile. Potevamo fare l’en plein di voti perché per il resto, il Consiglio non ha tenuto assolutamente conto delle indicazioni della Giunta, ma ha sostenuto l’importanza del lavoro fatto finora dai Gal lombardi.

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Regione, depositata mozione di sfiducia a Maroni

Nel primo pomeriggio è stata depositata la mozione di sfiducia al Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni sottoscritta da tutta l’opposizione e quindi Partito Democratico, Patto Civico e Movimento 5 Stelle.

Il testo, che porta la prima firma del Segretario e consigliere regionale del Pd Alessandro Alfieri, secondo il regolamento dovrà essere discusso alla prima seduta utile del Consiglio regionale della Lombardia, al momento prevista il 20 ottobre.

Nel dispositivo l’opposizione ribadisce che “solo una guida autorevole e stabile, che abbia rinsaldato il rapporto di fiducia instaurato con i cittadini attraverso il voto puo’ oggi salvare l’istituto regionale dalla crescente sfiducia e dall’irrilevanza politica”.

In allegato il testodella mozione sfiducia.

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Autostrada Cremona–Mantova: ok della Regione ad un tavolo di aggiornamento

Ieri si è tornati a parlare in Consiglio regionale del progetto relativo all’autostrada Cremona-Mantova. L’Aula è stata chiamata ad esprimere parere su una mozione presentata dal Movimento 5 Stelle respinta dalla maggioranza.

Il Partito Democratico si è astenuto: serve fare una riflessione seria sulla fattibilità dell’opera alla luce dei mutamenti registrati negli ultimi quindici anni. Ed è proprio per questo che abbiamo chiesto all’assessore regionale alle Infrastrutture, Sorte, in Aula di indire un tavolo per avere un aggiornamento sui flussi di traffico relativi alla tratta e sulla sostenibilità finanziaria. Vogliamo avere sicurezza del fatto che il Tibre realizzi il tratto di pertinenza e che la società concessionaria Stradivaria abbia le risorse per realizzare e completare l’opera.

L’assessore in Aula ha accolto la richiesta del PD.
Per noi è imprescindibile avere certezza su questi due elementi. Sarebbe intollerabile se l’opera venisse realizzata a pezzi per mancanza di liquidità rendendola quindi una cattedrale nel deserto. Vogliamo avere le dovute rassicurazioni in tal caso che si proceda in tempi celeri.

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Legge “antimoschee” domani in Aula

Le opposizioni in Consiglio regionale della Lombardia si schierano contro la legge lombarda sui luoghi di culto: è incostituzionale. Per questa ragione noi del Pd con Patto Civico e Movimento 5 Stelle abbiamo presentato tre pregiudiziali di costituzionalità che verranno discusse domattina, 27 gennaio, in Aula prima del passaggio alla discussione del progetto di legge 195, che vieta la costruzione sul suolo lombardo di luoghi di culto delle religioni che non hanno intese con lo Stato italiano (come quella islamica) e pone onerose restrizioni agli undici culti che hanno firmato l’intesa.

I diritti dettati dalla Costituzione non possono essere messi in discussione da una legge regionale che dovrebbe occuparsi di urbanistica, imposta esclusivamente per ragioni di carattere politico e culturale. Ognuno ha diritto di professare la propria religione nel luogo deputato alla preghiera: la decisione sul come garantire questo diritto e la definizione delle regole spetta esclusivamente agli enti locali. E’ palese la volontà della Regione di mettere i piedi in testa ai comuni: si prevedono nel testo degli aggravi burocratici pesanti che impongono di sottoporre il piano delle attrezzature religiose a Vas , regole molto stringenti su distanze, parcheggi e videosorveglianza a carico del richiedente e l’accertamento della congruità architettonica dell’edificio di culto rispetto al paesaggio lombardo. La Giunta commissaria i comuni nelle loro scelte e questo nei fatti si tradurrà nel preferire l’attuale situazione opaca dove i centri culturali, non a norma e non riconosciuti, continuano a proliferare.

Domani la maggioranza si approverà la sua legge che nel giro di poco verrà impugnata per evidenti motivi di incostituzionalità. Quel che è certo è che il sindaco di Crema non solo può ma deve portare avanti la variante del Pgt per dare una risposta al sacrosanto diritto sancito dalla Costituzione.

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Interrogazione all’assessore Del Tenno sulla linea Milano-Cremona-Mantova

passaggio a livelloDomani mattina, martedì 2 luglio, verrà discussa in Consiglio Regionale l’interrogazione, presentata dal Gruppo regionale del Pd e condivisa da Andrea Fiasconaro del Movimento 5 stelle, all’indirizzo dell’assessore alle Infrastrutture e Mobilità Del Tenno in merito ai continui disservizi che si presentano quotidianamente lungo le direttrici del sud Lombardia e in particolare sulle linee Cremona-Brescia, Milano–Cremona-Mantova e Cremona-Treviglio di cui sono tra i primi firmatari con Marco Carra, portavoce delle istanze del mantovano.
Le domande poste all’assessore sono precise e rimandano a quanto egli ha dichiarato nelle sua ultima visita nelle due province, una il 25 maggio a Mantova, dove è stata ribadita la necessità di migliorare il collegamento tra Milano e Mantova e di affrontare con gli altri gestori i problemi della linee ferroviarie Verona–Mantova-Modena, e l’altra il 7 giugno, occasione in cui l’esponente della Giunta ha illustrato un trend di miglioramento delle linee cremonesi, a mio avviso non riscontrabile nella realtà quotidiana.
Vorremmo capire dall’assessore quali strumenti intenda mettere in campo la Giunta per migliorare il servizio ferroviario lungo le linee cremonesi e mantovane e se c’è l’intenzione di approfondire e sviluppare il progetto di treni diretti Crema/Milano e Cremona/Milano e nel caso rivedere le tracce orarie della linea per Piacenza di comune accordo con la Regione Emilia Romagna per incrementare le relazioni dirette tra Cremona e Mantova per Milano. Inoltre vorremmo conoscere la ratio con cui Trenord, in un piano generale di rinnovo del materiale rotabile previsto dal nuovo contratto, a deciso di dirottare su Cremona 7 vecchi treni diesel non utilizzati più da altre linee. Una scelta incomprensibile a discapito dei tanti pendolari quotidianamente vessati dalle inefficienze della linea.
Chiederemo inoltre conto all’assessore sul progetto di un treno veloce verso Milano, avanzato dai pendolari e dai comuni interessati. Ci risulta che Regione Lombardia e Trenord abbiano bocciato l’ipotesi di una velocizzazione della linea che collega Milano con Cremona e Mantova e vorremmo capire il perché.

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Basta disinformazione, il vitalizio è stato abolito

Spiace che il Movimento 5 stelle cremasco voglia fare disinformazione, probabilmente perché a propria volta vittima di informazioni sbagliate. Il governo ha recentemente decretato che i criteri per l’accesso al vitalizio dei consiglieri regionali sono la durata in carica di almeno dieci anni e il raggiungimento dei 66 anni d’età, pena tagli pesantissimi ai trasferimenti dello Stato. Il PD, da parte sua, ha la regola del limite di due legislature, quindi i consiglieri di più lungo corso hanno svolto il loro mandato per sette anni e mezzo, essendo stati eletti la prima volta nel 2005 e la seconda nel 2010. Tutti coloro i quali sono in questa condizione non percepiranno alcun vitalizio, che nel frattempo in Regione Lombardia è stato abolito.
Tengo inoltre a precisare che le dimissioni di Gabriele Sola saranno effettive solamente dopo essere state accettate dal Consiglio regionale nella prossima seduta d’Aula del 25 ottobre, quando anche per lui i famosi trenta mesi saranno già trascorsi. Ciò significa che nel caso assai improbabile in cui il decreto non fosse convertito in legge dal Parlamento, lo stesso Sola a partire dai 60 anni di età avrebbe diritto al vitalizio allo stesso modo dei suoi ex colleghi.

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