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Legge sui parchi: la maggioranza ci dà ragione

parco3Colpo di scena, questo pomeriggio, in VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale con la maggioranza che propone alla Giunta, sposando la posizione che il Pd ha sempre avuto sul provvedimento, di ritirare la delibera sulla “Individuazione degli ambiti territoriali ecosistemici e dei parametri gestionali, ai sensi del comma 5, art. 3, della l.r. n. 28/2016 Riorganizzazione del sistema lombardo di gestione e tutela delle aree regionali protette e delle altre forme di tutela presenti sul territorio”. Praticamente, doveva essere un passo in avanti sulla riforma dei parchi voluta da Maroni e dall’assessore all’Ambiente Terzi che oggi è stata, in sostanza, sonoramente bocciata da tutta la Commissione.

La seduta ha visto prima una serie di audizioni di presidenti di parchi lombardi, compresa quella di Federparchi Lombardia, poi la trattazione del punto in cui i consiglieri avrebbero dovuto votare un parere all’atto di Giunta. E in quel momento la maggioranza ha espresso chiaramente la volontà di chiedere il ritiro della delibera, lasciando esterrefatti i consiglieri di minoranza.

Noi avevamo bocciato da sempre questo provvedimento e da sempre diciamo che oltre la proposta di merito – non si possono tenere insieme territori che vanno dalla Svizzera agli Appennini –, questa è la chiara dimostrazione dello scollamento tra la Giunta e i consiglieri di maggioranza, ma soprattutto tra la Giunta e i territori.

Già durante la discussione sulla legge sui parchi avevamo manifestato criticità e perplessità. Le stesse che abbiamo oggi ascoltato dalla voce dei rappresentanti dei parchi. E quando abbiamo provato a proporre una modifica che prevedesse un’area vasta unica e omogenea lungo l’asta del Po, la Giunta l’ha cassata ritenendola inutile. Ora si dimostra che avevamo ragione. Però non ci si è voluti fermare a riflettere su quelle che erano le esigenze di chi sta sul territorio e questo è il risultato. Anzi, i parchi sono visti da questa maggioranza come un accidente, non come luogo di sviluppo, di turismo, che può far sì che i territori dove i parchi insistono abbiano maggiore attrattività.

Se non fosse andata così oggi, noi avremmo chiesto la settimana prossima, quando pensavamo si sarebbe dato il parere, il non passaggio al voto. Perché abbiamo sempre pensato ciò che questo pomeriggio ci hanno detto i parchi: le aree vaste ipotizzate da Regione Lombardia sono tutto fuorché omogenee. Qui, però, la responsabilità politica è secca ed è riferibile agli stessi gruppi di maggioranza che ora fanno un passo indietro. Noi l’apprezziamo, ma era meglio pensarci prima.

Il territorio che ne ha sofferto di più è stata la montagna, cui è stata tolta la poca l’autonomia che aveva. E la Regione legifera nel merito senza nemmeno partecipare e ascoltare chi vive questi territori. Oggi la maggioranza decide di ritirare la delibera, ma preoccupa il fatto che questa sia un’operazione fatta solo per timore della campagna elettorale e che, se la prossima volta a governare sarà la stessa coalizione, ricomincerà a togliere autonomia ai territori e concentrare tutto su Milano.

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Bilancio in agricoltura: regione spende spropositi per la rivista dell’assessore

Un bimestrale che costa 90mila euro nel 2015 e che lieviterà a 200mila nel 2018. E solo di costi vivi per Regione Lombardia, perché si tratta degli eventuali numeri speciali e dell’Iva al 22%. Il rimanente 80% verrà finanziato da risorse comunitarie. Che l’assessore si senta già in campagna elettorale?

Una delle voci che ci ha più colpito, nel bilancio previsionale a cui abbiamo votato contro, è quella relativa al bimestrale della Direzione Generale dell’Agricoltura, ‘Lombardia Verde’: già ci sembrava che costasse moltissimo, ma addirittura lieviterà in pochi anni da 90mila a 200mila euro. Poi, abbiamo scoperto che questi sono solo una parte dei soldi spesi per le 50 pagine della rivista, cofinanziata all’80% da risorse comunitarie: si tratta dell’Iva al 22% e degli eventuali numeri speciali, che costano 48mila euro. E la spedizione è a carico sempre del bilancio regionale. In sostanza, per raccontare l’attività dell’assessorato si spendono centinaia di migliaia di euro. In aumento, per altro: forse l’assessore Fava, in vista del 2018, si sente già in campagna elettorale.

Per contro, i tagli sono pesanti: le risorse per i parchi passeranno dagli 8 milioni del 2015 ai 6 del 2016, alle poche centinaia di migliaia di euro degli anni successivi. Un taglio lineare secco e non si vede ancora la riforma della legge dell’83, promessa dall’assessore all’Ambiente.
Per non parlare della montagna: gli investimenti previsionali vengono letteralmente falcidiati e passano dai 25 milioni del 2015 agli 8 del 2016, ovvero 17 milioni di euro in meno.

Altre voci, non meno importanti, del bilancio della Regione in tema di agricoltura, soffrono: gli orti di Lombardia, appena partiti, quasi spariscono dai bilanci futuri. E per le nutrie che stanno devastando la parte più importante dei territori agricoli lombardi, si torna a soli 150mila euro, largamente insufficienti, sebbene nella variazione di bilancio dei mesi scorsi fossimo riusciti a riportare la voce sui 300mila euro.

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Moto nei boschi: torna in commissione la legge contro i boschi

parco3Torna domani, mercoledì 28 maggio 2014, in VIII Commissione Agricoltura, a partire dalle 16, la discussione sul pdl 124, ovvero il testo unico in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale, che, con la scusa di regolare le gare di moto fuoristrada sui sentieri di montagna, aveva già tentato di portare a 30 anni il periodo di tempo entro il quale un bosco, per interventi di recupero agronomico, può essere disboscato senza necessità di autorizzazione

Ne avevamo discusso a lungo in Commissione e alla fine, pur essendo arrivato in Aula, il provvedimento è stato ritirato con l’obiettivo di ridiscuterlo. Ma a quanto sappiamo torna sui nostri tavoli tale e quale, nonostante la sollevazione popolare delle associazioni e le 40mila firme raccolte dal Cai.

Il passaggio che non ci convince è legato proprio all’intervento che la Regione intende fare con questa legge sul patrimonio boschivo lombardo, il quale, non sarà più tutelato come prima, ma noi non molleremo: ricominceremo a dare battaglia per evitare un danno all’ambiente nostrano.

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17 anni per salvare la Terra: votiamo i Sindaci giusti!

Nel marzo del 2014 l’ONU, attraverso un gruppo di lavoro di scienziati di tutto il mondo, ci ha rassegnato un nuovo studio sul cosiddetto effetto serra. Cioè sul fatto che sulla Terra, il Pianeta su cui viviamo, la temperatura dell’atmosfera è in continuo aumento in seguito all’inquinamento crescente ed in particolare a quello relativo alle emissioni di carbonio.

La previsione per fine secolo si assesta attorno all’aumento dai 4 ai 5 gradi. Con queste temperature, che l’uomo non sa come gestire, scompariranno, ad esempio, alcuni territori prossimi ai mari e agli oceani, dove il livello dell’acqua potrà aumentare tra gli 80 e i 90 cm. L’ONU ci dice anche che, se vogliamo limitare i danni, poi irreparabili, dobbiamo fare, entro il 2030, tutta una serie di azioni molto concrete che devono andare nella riduzione delle emissioni di carbonio per restare entro i 2 gradi di aumento di temperatura.

Cioè, abbiamo 17 anni di tempo a disposizione.
Questo ce lo dice l’ONU, non un’associazione di ambientalisti! Cosa possiamo (dobbiamo!) fare?

Anzitutto il cambiamento passa attraverso il nostro stile di vita. E’ anche un fatto culturale. Ma lo studio dell’ONU non concede più alibi alla politica. E per politica io intendo non solo quella “romana”. Si deve partire dai sindaci. E’ dai comuni che si deve dare un segnale forte. Ad esempio, cominciando il prossimo 25 maggio a votare per i candidati “giusti”, quelli che si presentano con obiettivi chiari, che vadano nella riduzione di fermare il consumo di suolo, di produrre energia da fonti rinnovabili, puntando decisamente sul trasporto pubblico sostenibile. Cominciamo dai sindaci e dalle nuove giunte. In Lombardia saranno tantissimi i cittadini che voteranno per il loro rinnovo. E poi tocca alla Regione. Io qui ci sono. Anche se sto in minoranza.

Le leggi e le azioni su cui sto lavorando sono quelle per fermare il cemento e rigenerare i centri abitati esistenti, per sostenere il trasporto pubblico, per fermare il taglio indiscriminato dei boschi in montagna e per favorire l’uso delle fonti energetiche rinnovabili. Sono tra i promotori della creazione di zone (aree vaste) a “carbon zero”, cioè autosufficienti dal punto di vista energetico. Stop alle materie prime fossili. L’obiettivo? Lasciare ai miei nipoti (per i miei figli siamo già in ritardo) le stesse possibilità di qualità di vita che mi hanno lasciato in eredità i miei genitori. E’ un obbligo etico e morale prima che politico.

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Moto nei boschi: legge rimandata

parco3Alla fine abbiamo avuto ragione noi del Pd: quella legge, così com’è, non va bene. E la maggioranza, suo malgrado e forse anche spaccata, ha deciso di far tornare il provvedimento in Commissione Agricoltura. Anche sull’onda del movimento popolare sollevato dalle associazioni, da quelle ambientaliste al Cai, le modifiche al testo unico in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale, che con la scusa di regolare le gare di moto fuoristrada sui sentieri di montagna tentava di portare a 30 anni la possibilità di intervenire sui boschi naturali senza compensazioni, non sono state trattate oggi, martedì 8 aprile 2014, in Consiglio regionale. E la decisione di ritirare la norma e rinviarla per il momento in Commissione – ma dopo le elezioni, ci hanno tenuto a sottolineare tutti gli esponenti di maggioranza – è venuta dopo la presentazione della pregiudiziale di merito (significa che si ritiene che un argomento non debba essere trattato, ndr) da parte del Gruppo regionale del Pd.

La nostra richiesta prende le mosse dal parere dell’Ufficio legislativo del Consiglio regionale, che ha sottolineato come l’intervento, essendo l’ambiente di esclusiva competenza statale, avrebbe potuto solo andare nella direzione di un ampliamento della tutela, ma soprattutto dalla sentenza numero 105 del 2008 della Corte Costituzionale che si era espressa per gli stessi motivi contro la possibilità per Regione Lombardia di intervenire in materia di foreste, essendo concorrente con lo Stato. Quindi, si rischia un’eccezione di legittimità costituzionale: non è nel nostro potere andare a incidere su quelle norme, né concedere deroghe ulteriori e stabilire casi di non compensazione, rispetto alla normativa generale.

Il provvedimento va nella direzione di interpretare in senso diverso da quello che la legge nazionale prevede e che, appunto, ha riconosciuto anche la Corte Costituzionale: le Regioni possono modificare la normativa sui boschi solo per migliorarne i contenuti, dare linee guida a favore della tutela, della conservazione e dello sviluppo del loro territorio di competenza. Ma questa norma è peggiorativa dell’esistente. In due anni e mezzo la definizione di bosco è passata da un limite di 5 a 30 anni, perché noi oggi dovremmo deliberare questo passaggio. Se mi dite che questo tutela e salvaguarda i boschi, non sono assolutamente d’accordo. Ecco perché abbiamo posto la questione pregiudiziale.

A quel punto, dopo una sospensione dei lavori dell’Aula, alla maggioranza non è rimasto altro che fare un passo indietro e chiedere il rinvio del testo in Commissione, accolto anche dai proponenti della pregiudiziale. Ma rimane il dato politico: è significativo che il provvedimento sia stato calendarizzato a dopo le elezioni. Vuol dire che diversi partiti di maggioranza erano preoccupati di dover spiegare a molta parte dei loro elettori una posizione devastante nei confronti dell’ambiente e della montagna.

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