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Quote latte: respinto il ricorso su una vicenda tutta colpa della Lega oggi autonomista

La mala gestione, all’epoca tutta in capo allo Stato, degli stessi che oggi si proclamano autonomisti, ha danneggiato i nostri allevatori e ora rischia di ripercuotersi ancora sulle casse pubbliche.

La politica della Lega su questa vicenda ha costretto la stragrande maggioranza dei 32mila allevatori italiani che hanno rispettato le regole, a pagare anche per quei pochi, evidentemente protetti e coperti dal Carroccio, che non lo hanno fatto.

Questo, oltre a dimostrare una volta di più l’inefficacia dei governi del centrodestra su questo tema, comporta ancora danni dal punto di vista politico ed economico per l’Italia. E guarda caso a mettere in piedi, a spese dello Stato, tutta questa ingarbugliata vicenda sono stati coloro che oggi rivendicano l’autonomia delle Regioni, in primis quel Ministro Zaia che non si è fatto problemi ad accollare a tutta la comunità i costi dei singoli.

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Consorzio Duanas: Zucchi si informi per non fare figuracce

Stamane a Crema sono stato tirato in ballo, in conferenza stampa, dal candidato Sindaco di Lega e Destra Enrico Zucchi. Tema? L’imposta che tutto il territorio cremasco dovrà pagare come quota di contribuenza per il nuovo Consorzio di Bonifica Dunas (Dugali-Naviglio-Adda Serio).

Da quest’anno circa il 30% delle famiglie di quasi tutta la Provincia di Cremona dovranno sostenere le spese di questo consorzio, che ha il compito di manutenere, riqualificare e gestire le rogge dentro le quali colano le nostre acque piovane. In base ad una legge di Regione Lombardia. Sulla necessità di intervenire credo possiamo essere tutti d’accordo. Il problema nasce perché il Dunas ha voluto far partire il recupero della imposta prima che venisse elaborato un piano di Bonifica, cioè uno strumento che indicasse le opere da fare e i costi da sostenere.

Avevo, per ottenere questo risultato, presentato e fatto approvare in Commissione Agricoltura, un emendamento che diceva: si approvi prima il progetto delle opere da fare e si verifichino i costi da sostenere e poi si veda quanto e a chi far pagare. Semplice buon senso. No? No!!! Lega e Destra, compresi gli amici di Zucchi (Lena e Malvezzi) hanno presentato in aula una modifica alla mia proposta che ha consentito al Dunas di invertire la strada.

Non solo, ma la stessa Giunta Maroni, in data 29 Dicembre ha autorizzato il Dunas ad emettere le cartelle esattoriali. Ma uno che vorrebbe fare il Sindaco di Crema queste cose non dovrebbe saperle???? Perché invece di perdere tempo li a Crema non viene qui a Milano a prendersela con i suoi amici chiedendo di FERMARE il DUNAS?

No, se la prende con la Sindaca (quella vera) perché secondo lui doveva spendere i soldi per ricorrere al Tar contro la Regione. Ma vi sembra una cosa possibile?? Cosicché anche la Regione avrebbe messo mano al portafoglio per difendersi. Ah, ma “Alloni è andato ad incontrare il Direttore del Dunas.” Certo che l’ho fatto. Perché a differenza di Zucchi io le informazioni le prendo alla fonte e approfondisco prima di fare figuracce. Quello che il Candidato Zucchi evidentemente non fa, viste le figuracce che ha già fatto.

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Ticket sanitari: Maroni revoca la riduzione per fare campagna elettorale

Da domani, 1 marzo, il supertichekt sanitario su visite ed esami introdotto a partire dal 1 febbraio sarà revocato.
La decisione segue l’impugnativa da parte del Governo dell’articolo 19 del collegato al bilancio 2017 – 19 che fissa l’obiettivo generico di ridurre il superticket del 50% nei prossimi tre anni a fronte di una non ben definita futura riduzione di spesa.

Riportare i ticket a come sono stati fino a un mese fa è solo una cinica mossa politica di Maroni. Il Governo ha infatti impugnato un articolo del collegato al bilancio scritto male, senza copertura, introdotto con un emendamento dell’ultimo minuto firmato da Lega, Forza Italia e NCD. Ma la delibera che abbassa il tetto dei superticket da 30 a 15 euro non è stata toccata e se Maroni non l’avesse revocata sarebbe rimasta in vigore, esattamente come le precedenti che sono intervenute per estendere le esenzioni. Siamo di fronte a un’abile mossa di campagna elettorale sulla pelle dei lombardi, che per la Regione significa anche risparmiare 25 milioni di euro.

Trovare una soluzione sarebbe molto facile, se solo lo si volesse fare, perché la Lombardia ha già un ticket aggiuntivo sui farmaci da cui incassa 260 milioni di euro.

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Legge anti moschee: la bocciatura della Consulta certifica l’inadeguatezza di Maroni

La bocciatura della legge della Regione Lombardia sulle moschee da parte della Consulta non ci sorprende affatto, anzi era più che prevedibile. Sotto il profilo politico conferma ancora una volta l’incapacità di Maroni e della sua maggioranza di produrre buone leggi che resistano al vaglio della Costituzione. Il provvedimento che lui e l’assessore Beccalossi tanto difendono è pessimo: non fa nulla per combattere l’abusivismo e per come è stata scritto incentiva il proliferare di situazioni opache. Dalle dichiarazioni fatte a caldo da Maroni traspare quello che è il vero intento della Lega: strumentalizzare, per soli fini elettorali, un tema molto delicato quale la libertà di culto trincerandosi dietro la disciplina urbanistica. Attendiamo di conoscere le motivazioni della Consulta, ma questa bocciatura dimostra l’inadeguatezza della Giunta Maroni a guidare la Regione Lombardia quotidianamente al centro di episodi che gettano cattiva luce sull’istituzione. E’ un ulteriore tassello che si somma alla lista delle motivazioni che martedi’ prossimo ci spingeranno a chiederne le dimissioni.

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Pronta mozione di sfiducia a Maroni

Il Partito Democratico depositerà domattina una mozione di sfiducia al Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Secondo quanto prevede il regolamento del Consiglio, la mozione dovrà essere discussa già nella seduta di martedì prossimo. La mozione di sfiducia richiede la firma di almeno sedici consiglieri, e Pd e Patto Civico insieme ne contano ventidue. Se si aggiungessero, come auspichiamo, anche le nove firme del M5S, si arriverebbe a trentuno.

La magistratura accerterà quelle che sono le responsabilità giudiziarie, ma qui c’è un enorme problema politico. Il presidente Maroni si era candidato alla guida della Lombardia agitando le scope e promettendo di riportare trasparenza e legalità in Regione. Il suo progetto politico è fallito. E’ sotto gli occhi di tutti: l’andazzo è sempre lo stesso con Regione Lombardia, ancora una volta, coperta dall’onta degli scandali. Maroni di questo ha la responsabilità politica e deve trarne le conseguenze. Noi metteremo in campo tutti gli strumenti per far sì che questa legislatura termini prima del tempo e si possa definitivamente voltare pagina rispetto alla pessima gestione della Lega e del centrodestra.

La nostra mozione è un atto politico contro la giunta Maroni che in questi due anni e mezzo non è stata in grado di garantire la svolta necessaria per il buon governo della Regione Lombardia. Da qui a martedì continueremo all’interno delle commissioni a fare nostra opposizione ferma. Non garantiremo in alcuna circostanza il numero legale né parteciperemo a gruppi di lavoro. La nostra è opposizione politica per come è governata la Regione Lombardia. Mettiamo a disposizione il nostro atto a tutta l’opposizione anche ai consiglieri del Movimento cinque stelle, ricordando loro che se non avessero offerto a Maroni un’inaudita stampella sull’inutile e costoso referendum consultivo saremmo oggi in contesto diverso.

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Sicurezza treni: presidiate solo metà delle linee regionali

Oggi il Presidente Maroni e l’Assessore regionale alla Mobilità, Sorte, hanno annunciato in conferenza stampa che dal primo settembre prossimo porteranno a 225 il numero degli addetti alla sicurezza sui treni regionali lombardi per un totale di 7 milioni di euro.

Ben vengano 150 uomini in più sui treni regionali che vigileranno sulla sicurezza dei pendolari, questa è una competenza della Regione a cui avrebbe dovuto provvedere prima.

Maroni la smetta di scaricare le proprie colpe sul Governo: su questo versante, per il 2015, a Roma non è stato tagliato nemmeno un euro del fondo nazionale trasporti. Non è solo con queste azioni, che sembrano peraltro più di rattoppo che non risolutive, che si risolve definitivamente il problema della sicurezza a bordo. Come ha ammesso lo stesso assessore solo metà delle linee regionali avranno un maggior presidio, e le altre? La Giunta ripristini, ad esempio, il presidio all’interno delle stazioni lombarde molte delle quali sono sguarnite di personale e quindi territorio di nessuno. Su questo avevamo chiesto di aprire un bando per la riqualificazione delle stazioni, mettendo però a disposizione qualche risorsa per i comuni, ma ancora oggi la nostra richiesta rimane lettera morta. In più si riporti a due il numero dei capotreno e si riorganizzi il sistema dei controlli.

Rispetto alle dichiarazioni roboanti della Lega ciò che rimane oggi è un progetto di legge, in discussione in Commissione Trasporti, che, da minacciare guardie giurate sui treni, propone corsi di formazione del personale già previsti per legge e un provvedimento della Giunta che non fa altro che rimediare alle mancanze di Trenord.

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Sicurezza treni: retromarcia della Lega sulle guardie giurate a bordo

Il relatore della Lega Nord Roberto Anelli ha presentato degli emendamenti che stravolgono completamente il progetto di legge proposto dalla maggioranza volto a conferire alle guardie giurate specifiche potestà di controllo dei documenti e dei titoli di viaggio dell’utente dei mezzi di trasporto pubblico.

Il testo viene totalmente depotenziato, dei vigilantes non c’è più traccia ma si parla solo di corsi di formazione per il personale già regolarmente formato e assunto dalle aziende e cosa peraltro prevista nella legge regionale del trasporto. Un provvedimento inutile e ridondante che dimostra quanto la Lega sia maestra a sparare alto per cavalcare le paure e guadagnare qualche titolo di giornale e poi, al momento opportuno, ritirarsi come i gamberi.

Dei pistoleri minacciati da Maroni e delle guardie giurate proposte dalla Lega ciò che rimane è un progetto di legge che finanzierà corsi di formazione per i controllori a bordo treno. E’ proprio il caso di dirlo: la montagna ha partorito il topolino.

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Quella della maggioranza è una scandalosa legge pro consumo di suolo

consumo di suoloQuella della maggioranza è una scandalosa legge pro consumo di suolo. Come lo definireste altrimenti un testo che spinge i privati a costruire il prima possibile sui 600 milioni di metri quadrati di territorio lombardo già resi edificabili dai pgt comunali? Invece di tentare di ridurre l’abuso del suolo lo si incentiva chiedendo espressamente a chi interessato di presentare il prima possibile la propria richiesta di edificazione.

Siamo sconcertati dalla sfrontatezza con cui la maggioranza ha trattato questo tema. Questo testo è altro rispetto alle proposte formulate dalla Giunta e dalla Lega, proposte certamente non rivoluzionarie ma che almeno lasciavano spazio alla discussione e all’ inserimento di elementi migliorativi. Questo è l’ennesimo esempio della debolezza politica di Maroni.  Dopo che per mesi non è riuscito a tenere a bada i suoi, con un progetto farsa si fa mettere i piedi in testa da Forza Italia ed Ncd che non hanno mai nascosto la propria insofferenza in Commissione.

Diversi i punti sui quale come Pd faremo strenua opposizione in Aula se il testo non verrà modificato nei pochi giorni che mancano all’approvazione definitiva il prossimo 11 novembre.
Nel testo non sono previsti disincentivi al consumo di suolo: non c’è niente sulle compensazioni ecologiche, non è previsto alcun incremento dei costi di costruzione sui terreni agricoli, né altri strumenti concreti per contenere l’uso del suolo.

Al contrario, si incentivano costruttori ed immobiliaristi non solo in termini legislativi ma anche dando la possibilità di dilazionare il pagamento degli oneri. Il progetto di legge, infatti, lascia tre anni di tempo per presentare l’istanza di costruzione ed ulteriori dodici mesi per rendere esecutiva la convenzione attraverso delibera comunale. In caso di ritardo negli adempimenti da parte degli uffici, la Regione nel giro di sette giorni può nominare un commissario che esautora totalmente il comune e nella pratica di adozione e approvazione della richiesta. Ma se ciò non bastasse per incentivare i piani attuativi in maniera celere, per chi avesse problemi economici, si da la possibilità di dilazionare il pagamento in sei rate semestrali. E tutto questo lasciando intatti i residui.

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Il governo classifica la nutria specie nociva

Finalmente la nutria può essere considerata una specie nociva e quindi potrà essere catturata tutto l’anno al di là dei piani di contenimento. Dopo anni di attesa il governo e in particolare il ministro all’agricoltura Maurizio Martina correggono una stortura che gli agricoltori lombardi lamentano da tempo e ai quali la Lega quando coordinava questo ministero non ha saputo dare risposte concrete.

Un primo grande passo è stato fatto. Siamo convinti che questa modifica alla legge 157/92 darà maggiore spinta per l’eradicazione di questo roditore che ogni anno provoca ingenti danni all’agricoltura nel sud della Lombardia, mette a rischio la sicurezza sulle strade e danneggia in maniera rilevante le difese spondali e il sistema irriguo del territorio. Adesso tocca alla Giunta regionale fare la sua parte; prendiamo atto che con la delibera della scorsa settimana, Regione Lombardia si è allineata alle modifiche inserite a livello nazionale. Anche se nel deliberato è specificato che non sono previste risorse aggiuntive per i piani di contenimento. In assestamento di bilancio sono previste 300 mila euro, una cifra per noi insufficiente per far fronte al problema nella sua complessità visto che i danni provocati sono di gran lunga ben superiori alla cifra stanziata. Inoltre poniamo un questione di natura sanitaria: chiediamo alla Giunta di coordinare le asl regionali così da rendere la procedura di smaltimento e seppellimento delle carcasse uguale in tutti i territori cosa che adesso invece non avviene.

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Danone: subito un’audizione in commissione attività produttive

danoneHo chiesto un’audizione urgente in IV Commissione Attività Produttive del Consiglio Regionale, sulla crisi che sta per abbattersi sulla sede della Danone di Casale Cremasco.

La richiesta nasce in vista della grave situazione occupazionale che si genererà in seguito alla annunciata chiusura dello stabilimento. Nella lettera, sottoscritta anche dai consiglieri Federico Lena (Lega) e Carlo Malvezzi (Ncd), chiedo al presidente di Commissione che siano ascoltate le parti sociali e datoriali coinvolte, nonché la proprietà dell’azienda stessa.

Con questo incontro speriamo di riuscire a capire se ci sono i margini per evitare un evento tanto dannoso per l’economia e soprattutto le popolazioni locali.

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