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Sette domande a Roberto Maroni che Zucchi non farà

Pare che il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, venerdì sarà a Crema per sostenere la candidatura a sindaco di Enrico Zucchi. Legittimo che sostenga il candidato del suo partito, però in qualità di consigliere regionale del territorio mi piacerebbe – come credo a tutti i cittadini del Cremasco – che il capo del governo regionale approfittasse del suo passaggio per darci delle risposte precise che finora, cioè da quattro anni, sono mancate. Nonostante le numerose sollecitazioni della sindaca di Crema, esistono almeno sette grandi azioni concrete che mancano all’appello. Mi permetto di elencarle, nella consapevolezza che il candidato del centrodestra sarà più intento a crogiolarsi nell’endorsement invece di pungolare il governo regionale come si dovrebbe fare. Al presidente Maroni va spiegato chiaramente che servono fatti e non parole. Di quest’ultime ne ha già usate tante, troppe, anche in questi anni. E i cremaschi si sono stufati.

1) La scuola di CL, un lascito della Giunta Formigoni e di errori commessi dalla precedente Giunta di Crema. Che i cittadini possano davvero pagarne le conseguenze, anche monetarie, è una vergogna inaccettabile. Si tratta di un milione di euro che Maroni sta trattenendo su quanto la Regione deve alla nostra città. Quelli sono soldi dei cremaschi. Tocca alla Regione farsi garante. Venga in città per dirci che strappa l’assegno.
2) Dunas, ovvero la tassa Maroni-Malvezzi: il 29 dicembre 2016, con una delibera di Giunta è stato deciso dalla Regione che i cremaschi pagassero una nuova tassa sugli immobili. Bastava attendere due giorni e dal 1° gennaio non sarebbe stato più possibile. Il Dunas è l’unico Consorzio di bonifica in tutta la Lombardia che è riuscito a far partire il piano di contributi senza avere approvato il piano di bonifica. In pratica, ti chiedono i soldi senza sapere ancora cosa farci. Su questa tassa voluta da Maroni e Malvezzi, Zucchi glisserà? Noi no. Tant’è che questa mattina (giovedì 22 giugno) ho presentato in consiglio regionale un’interrogazione urgente con la quale chiedo al Presidente Maroni di sospendere i pagamenti, in attesa che venga approvato nel 2018 il piano di bonifica. Sul tema del Dunas ho depositato oggi l’interrogazione in allegato.
3) I treni della Lombardia. Ancora l’altra mattina centinaia di pendolari, me compreso, sono rimasi a piedi alla stazione di Crema. Continua a leggere

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Consiglio regionale boccia la mozione di sfiducia a Maroni

Nel 2012 davanti alle inchieste Maroni staccò la spina a Formigoni mandando la Lombardia al voto. Oggi, alla sesta inchiesta che coinvolge il sistema regionale, la terza che riguarda la sanità, Maroni si ostina ad andare avanti, condannando la Regione ad una lenta agonia. Rizzi e i suoi avevano la piena fiducia di Maroni e Salvini. Oggi è chiaro che la Lega non è stata in grado di recidere il rapporto tra una parte malata della politica e la sanità lombarda, e che non ha nemmeno ascoltato le indicazioni di chi aveva messo a controllare. Anziché pensare a ricandidarsi prenda atto del suo fallimento.

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Scuola Charis: per la scuola di CL pagherà la comunità di Crema

IMG_3590Si è parlato della scuola della Fondazione Charis, ieri, in Consiglio regionale, grazie a un’interrogazione a risposta immediata che ho presentato, sull’istituto scolastico che doveva nascere a Crema, a cura e spese della Fondazione Charis, cioè Comunione e Liberazione, che, però, a febbraio 2013, ha comunicato di avere avviato la procedura di liquidazione volontaria non essendo più in grado di reperire le risorse per completare l’opera.

Opera ideata e realizzata da don Mauro Inzoli, leader carismatico di Cl, confessore personale dell’ex presidente Formigoni, parroco della parrocchia Santa Trinità di Crema. All’epoca il progetto prevede la costruzione di un enorme edificio destinato a ospitare diverse scuole. La Regione assicura un finanziamento, ipotetico, di  4 milioni e 500mila euro e immediato di 1 milione di euro. L’assessore regionale alla partita è il cremasco Giovanni Rossoni. E la procedura di individuazione dell’opera scolastica da finanziare avviene in tempi da record: il 26 marzo 2008 il sindaco di centrodestra Bruno Bruttomesso invia un fax a Regione Lombardia; il 28 marzo, due giorni dopo, la Giunta comunale approva uno schema di protocollo con Fondazione Charis e con Regione Lombardia per l’utilizzo di contributi a valere sulla legge regionale 1/2000; nella stessa giornata Regione Lombardia, Comune e Fondazione Charis sottoscrivono lo stesso protocollo. Il tutto avviene con una trasferta a Crema di Regione Lombardia.

I lavori partono nel 2009. Ma solo ora la Regione si accorge che, diversamente da quanto scritto nelle delibere e da quanto convenuto con Charis e Comune, si deve parlare di ‘lotto funzionale’ a svolgere la funzione di formazione scolastica superiore e non più, come era avvenuto fino a quel momento e come dice l’accordo negoziale sottoscritto il 17 giugno 2009, ‘a titolo di compartecipazione alla spesa di euro 8.992.179,99 del primo lotto dei lavori di cui alla delibera di approvazione del progetto definitivo’. E ancora che ‘il Comune erogherà a Charis il contributo assegnato nei limiti delle somme effettivamente trasferite dalla Regione’. Sulla base di questa mutata interpretazione Regione chiede al Comune la restituzione del milione erogato.

Charis, infatti, ha già avviato la procedura di liquidazione perché il leader di Cl, don Mauro Inzoli, viene rimosso da parroco e dismesso dallo stato clericale con sentenza della Congregazione per la dottrina della fede, nel dicembre 2012, per fatti riconducibili al reato di pedofilia.
Ho chiesto all’assessore regionale all’Istruzione Aprea se la Regione non intenda bloccare questa procedura di riscossione coatta di un credito non esigibile e non ne voglia accertare l’insussistenza rimanendo in attesa che il liquidatore, tra l’altro indicato dalla stessa Regione, riconosca l’eventuale restituzione del contributo a suo tempo erogato alla Charis.

L’assessore, per conto della Giunta, ha risposto in sostanza che la discussione è ancora aperta, ma la Regione non sottovaluta i danni che potrebbero nascere da decisioni affrettate nei confronti del Comune di Crema. Spiegazione che non mi ha per nulla soddisfatto, perché l’assessore parla di proposta in discussione, ma a me risulta che ci siano decreti di Regione Lombardia che chiedono già la restituzione, tant’è che sono già stati trattenuti 200mila euro su contributi che dovevano essere trasferiti al Comune. Il quale ha come unica possibilità di riconoscere il debito fuori bilancio, sforando di fatto il patto di stabilità e mettendo in difficoltà le famiglie cremasche.
Ma l’accordo era stato fatto da Regione e Fondazione Charis, e ora la prima chiede indietro il milione praticamente alla comunità di Crema che nell’operazione non c’entrava nulla!.

Chiedo che la Regione riconosca la propria  responsabilità e attenda che il liquidatore della Charis possa mettere in vendita tutto il patrimonio disponibile, così da recuperare il contributo erogato più di 5 anni fa alla stessa Fondazione.

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Per la regione il trasporto pubblico non è una priorità

Se il consigliere Malvezzi è così arrabbiato con Palazzo Chigi lo faccia sapere al ministro Alfano, che è autorevole esponente del governo Renzi oltre ad essere il segretario nazionale del suo partito. Ma non faccia confusione: la Regione continua a piangere miseria, ma ha appena indetto un referendum consultivo che costerà almeno trenta milioni di euro, a riprova del fatto che se le si vuole trovare le risorse ci sono.

Certo, bisogna riformare la macchina mastodontica che Formigoni aveva messo in piedi e che la Lega non ha alcuna intenzione di riformare e razionalizzare. È una questione di priorità e per la Regione il trasporto pubblico non è  evidentemente tra queste.

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Melotta: ascoltate le associazioni

melottaSi è tenuta oggi, giovedì 30 ottobre 2014, in VI Commissione Ambiente del Consiglio regionale, l’audizione con Fai Cremona, Italia Nostra, Legambiente e Wwf sul Piano cave della provincia di Cremona. Ma il motivo dell’incontro era specificatamente legato all’ipotesi di cava nel Pianalto della Melotta, nel punto dove esiste un famoso geosito.

Le associazioni sono venute a denunciare una situazione che io conosco da sempre e che ho già portato all’attenzione del Consiglio regionale: intervenire con una cava in quell’area vuol dire andare a distruggere un territorio geologicamente unico e delicato e su un geosito tutelato dal Piano Territoriale Regionale.

Le associazioni hanno, poi, depositato agli atti una lettera del novembre 2012, firmata dall’allora presidente Formigoni e indirizzata al presidente provinciale Salini, in cui si dice espressamente che gli uffici regionali garantiscono la loro piena collaborazione per l’accompagnamento nel procedimento di variante urbanistica al Ptcp (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) del Pianalto della Melotta, e in cui Formigoni dice di apprezzare la condivisione che i Comuni ne fanno, ma in realtà Romanengo è sempre stato contrario.

A questo punto le strade da seguire sono due: se le associazioni lo ravvisano, devono adire le vie legali, come le ha invitate a fare il presidente di Commissione. Inoltre, per quanto riguarda il Piano cave, poiché sta per arrivare al vaglio del Consiglio, la Commissione Ambiente potrà senz’altro intervenire, verificare la situazione ed esprimere il suo parere.

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Paullese: cerchiamo di fare un po’ di chiarezza

Dal sito del Pd cremasco, articolo di Stefano Begotti, memtro della Segreteria Pd del Cremasco:
http://www.pdcremasco.it/paullese-cerchiamo-per-lennesima-volta-po-chiarezza/

paullese2Da alcuni giorni si leggono dichiarazioni relative al mancato reperimento di risorse per il completamento dei lavori sulla ex S.S. 415 Paullese, attribuendo a quest’ultimo Governo un certo disinteresse nei confronti della vicenda. Si dice anche che il Governo abbia “ignorato” l’appello di Sindaci, Consiglieri Regionali e Parlamentari.

Vorremmo ricordare però alcune cose:

  • I fondi per la riqualificazione dell’intera tratta erano stati assegnati fin dall’epoca del conferimento della strada dallo Stato alle singole Province.
  • Il progetto esecutivo di riqualificazione era interamente coperto dai necessari finanziamenti, tranne per quanto riguarda il ponte sul fiume Adda per il quale si sarebbero dovuti utilizzare i ribassi d’asta degli altri lotti.
  • Nel luglio 2010 (Governo Berlusconi – Ministro delle Finanze Tremonti) è stato effettuato un consistente taglio dei trasferimenti alle regioni in seguito al quale la Regione Lombardia (presidente Formigoni, Assessore alle infrastrutture Cattaneo) ha scelto di azzerare, tra l’altro, i finanziamenti destinati alla realizzazione dei lotti mancanti.
  • Le tratte non ancora finanziate (Ponte Adda e Ponte Adda-Zelo B.P.) sono in carico alla Provincia di Milano, e solo recentemente la Provincia di Cremona ha siglato un accordo per prendersi carico della realizzazione del ponte.

Al di là della buona volontà dei singoli, amministratori locali o politici, è bene quindi ricordare ruoli e responsabilità precise, oltre al fatto che a chi governa oggi tocca rimediare ad errori e scelte scellerate altrui…

Pur non volendo scaricare responsabilità su nessuno, occorre però sottolineare il ruolo attivo che dovrebbero avere Provincia di Milano e Regione Lombardia nel reperimento dei fondi mancanti e nella scelta delle opere cui dare priorità, e la Paullese deve essere necessariamente una di queste.

In ogni caso, solo un’azione unitaria da parte di tutte le forze politiche del territorio, scevra da interessi di partito, può portare a risolvere una volta per tutte la questione che si trascina ormai da decenni.

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Treni: le responsabilità dei disservizi sono da imputare alla Regione

Maroni non faccia il furbo. Si prenda le sue responsabilità e lavori per far sì che il servizio ferroviario regionale raggiunga standard adeguati.
Ha ragione Maroni a dire che la colpa dei disservizi ferroviari non è di Trenord. Le responsabilità sono esclusivamente della Regione che non fa rispettare i contratti di servizio sottoscritti con Ferrovie dello Stato e Trenord alle quali la Giunta elargisce fior di soldi pubblici. Ma la beffa più grande resta quella di veder rinnovato, non meno di due mesi fa, dalla sua Giunta lo stesso contratto di servizio, senza alcuna modifica migliorativa, che vincola la Regione per i prossimi sette anni.
Per quanto concerne la diminuzione dei finanziamenti statali che Maroni imputa al governo, fu il governo Berlusconi nella finanziaria del 2010 ad azzerare d’emblée tutti i finanziamenti rivolti alle regioni. Strano che all’epoca per questo drastico congelamento di risorse, che portò al blocco in Lombardia di opere infrastrutturali importanti, Maroni non spese nemmeno una parola eppure all’epoca era ministro nello stesso governo.
Fa sorridere come Maroni continui a sbandierare finanziamenti per il trasporto ferroviario regionale come risultato della sua Giunta quando si tratta di fondi risalenti alla giunta Formigoni. Oggi sì, è vero, possiamo festeggiare: finalmente dopo tanto tempo e tanti annunci questi soldi messi in bilancio nel lontano 2006 si materializzano.

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Melotta: una cava di troppo  

melotta“Le confermo che i miei uffici hanno già avviato un percorso collaborativo al fine di un accompagnamento nel procedimento di Variante Urbanistica al PTCP del Geosito Pianalto della Melotta e di tutti gli atti correlati al progetto”. E’ questo il contenuto di una lettera che l’ex Governatore della Lombardia Roberto Formigoni ha scritto a Massimiliano Salini, Presidente della Provincia di Cremona, in data 11 novembre 2012. L’argomento è la decisione che di comune accordo hanno già preso i due (e con loro la Lega e il Centro Destra cremonese e lombardo) in merito al nuovo Piano Cave. Non c’è ancora nulla di ufficiale; siamo in una situazione giuridica e amministrativa che non consente la realizzazione di una nuova Cava di argilla nella riserva Naturale del Pianalto della Melotta, tra Romanengo, Soncino, Casaletto di Sopra e Ticengo: infatti il Piano Cave vigente e il Piano Territoriale provinciale (PTCP) vietano di farlo! E da li è tutto un susseguirsi di decisioni e atti amministrativi assunti con il compiacente assenso di Lega e Forza Italia con l’obiettivo di rimuovere tutti gli ostacoli ambientali, burocratici e legali che d’ora in poi si sovrapporranno sul loro cammino. La lettera di Formigoni è protocollata a Cremona il 19 novembre; il 20 la Giunta provinciale è già pronta a “disporre l’avvio del procedimento di adeguamento del PTCP al PTR (Piano Territoriale della Regione)”.
Il 13 dicembre (il primo regalo di S. Lucia) si dà subito incarico ad un professionista esterno (10mila euro di spesa) per presentare i documenti necessari per modificare la classificazione dei geositi e tra questi quello della Melotta. Eh si, perché altrimenti una cava li non si potrebbe fare. Continua a leggere

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Razionalizzazione degli ospedali, rimodulazione dei ticket e revisione dei voucher

ospedale maggiore CremaLa rimodulazione dei ticket, la riorganizzazione e la razionalizzazione degli ospedali, la revisione del sistema dei voucher sociosanitari. Queste e altre sono le azioni annunciate nelle ultime settimane dalla Giunta lombarda. A occuparsene sarà una Commissione di esperti per la riforma del sistema sanitario regionale, composta da nomi illustri, a partire dal prof. Umberto Veronesi. La Commissione dei Saggi è certamente un buon strumento, utile per superare i limiti della riorganizzazione sanitaria concepita da Formigoni nel 1997, contiene nomi di assoluto prestigio, assieme a nomi che, per la verità, hanno anche profili di inopportunità. Questo però non deve essere la scusa per ritardare provvedimenti promessi in campagna elettorale, primo fra tutti il taglio dei ticket, che, come Pd, siamo tornati a chiedere con forza con un recente ordine del giorno. Anche del sistema dei voucher, anima e cuore dell’impianto sociosanitario formigoniano sembra che il nuovo assessore abbia fretta di liberarsi, tanto che il Pd ha fatto approvare in Aula un proprio ordine del giorno con cui la Regione si impegna ad archiviare lo strumento dei buoni sociali ponendo quindi fine all’attribuzione al cittadino in difficoltà di un buono da spendere per l’assistenza domiciliare e per servizi di riabilitazione lasciandolo di fatto solo e passando al meccanismo della presa in carico da parte della rete dei servizi.
È l’ammissione che il modello portato avanti sin qui va cambiato. Oggi gli utenti dei servizi alla persona in Lombardia, con un voucher in mano, si devono arrangiare nella giungla dei servizi. In questo modo il cittadino in difficoltà verrà invece preso in carico da parte dei comuni e delle Asl, e da loro sarà accompagnato verso il servizio più adeguato, con l’attenzione a che le cure fornite siano davvero appropriate.

Per il resto la riorganizzazione degli ospedali è ancora in alto mare e rischia di essere applicata solo in base ai principi di risparmio imposti dalla spending review e senza tener conto dei reali bisogni dei territori. In provincia di Cremona, l’accorpamento dell’ospedale di Crema a quello del capoluogo lascia dubbi e perplessità.

Sono Contrario! Tenuto conto Continua a leggere

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Dov’è la svolta promessa da Maroni? Le nostre proposte per una vera svolta

Maroni è ossessionato dalla discontinuità da Formigoni come da Bossi, ma i primi cento giorni di governo in Regione sono in perfetta continuità con il predecessore. I modi sono diversi, ma sui ticket sanitari come sulle nomine non c’è differenza rispetto al ventennio formigoniano.
In Regione abbiamo finora approvato solo quattro leggi: sui tagli ai costi della politica c’è stato il lavoro dei gruppi consiliari, le altre tre sono rinvii, proroghe, promesse di future riforme. Intanto della macroregione non si sente più parlare e il 75% di tasse da tenere in Lombardia è diventato la madre di tutte le scuse per le promesse non mantenute.
La vera svolta in Lombardia parte da quattro azioni su cui il PD ha proposte già sul tavolo: la riforma dei ticket sanitari in senso proporzionale al reddito e con esenzioni fino a 30mila euro; contributi alle imprese non dispersi in mille rivoli, com’è ora, ma concentrati su pochi bandi, semplici, accessibili e poco burocratizzati, con una quota riservata alle piccole e medie imprese; un rimborso a tirocinanti e praticanti di 400 euro al mese e servizi per l’impiego premiati in base alla capacità di trovare lavoro, non sul numero di corsi attivati; una legge per fermare il progressivo e inesorabile consumo di territorio; più risorse per i comuni attraverso il patto di stabilità territoriale, per liberare risorse in favore delle piccole e medie imprese lombarde e migliorare i servizi dei comuni. Su questi temi sfidiamo Maroni.
La continuità con il passato è nella scelta di una politica degli annunci. Lo faceva Formigoni e Maroni, continua su questa strada. I numeri hanno solo il sapore degli annunci, ma dietro c’è poca concretezza. Maroni parla di un miliardo per le imprese? Non sono altro che il riutilizzo di soldi del passato, di nuovo c’è ben poco. Nell’assestamento di bilancio per il 2013 ci sono solo 8,2 milioni di euro per l’insediamento di nuove attività e 3 milioni per ricerca e innovazione.
Altro che Lombardia in testa: si potrebbe dire che la Lombardia batte in testa, come un vecchio motore. Era vera la prima cosa che Maroni ha detto quando è stato eletto: abbiamo salvato la Lega. Era quella la sua vera preoccupazione.

Di seguito la nota stampa con numeri e proposte

I primi 100 giorni della Giunta Maroni Continua a leggere

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