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Apa Cremona: la giunta intervenga sul commissariamento

Dopo la lettera inviata ad aprile, nella quale chiedevo un intervento di Regione Lombardia relativamente al commissariamento dell’Apa (Associazione provinciale allevatori), ne ho mandata in queste ore un’altra al presidente Maroni, all’assessore regionale all’Agricoltura Fava e al vicepresidente della Commissione Bianchi poiché in merito alla questione non mi risulta che sia stata presa da parte loro nessuna iniziativa. Faccio presente che solo la Commissione consiliare competente ha ritenuto doveroso audire le parti in causa. In questa circostanza è emerso che è in atto una riforma sottobanco delle Apa che ha come obiettivo quello di azzerare i presidii delle diverse province, e questo senza il coinvolgimento alcuno dei allevatori.

Nel frattempo, sono passati otto mesi dal commissariamento e mi risulta che siano state prese da parte dei commissari incaricati decisioni importanti quali il trasferimento del personale di campagna alle dipendenze della sede regionale ed altri provvedimenti economici di assoluto rilievo (il patrimonio mobiliare ad esempio è di oltre 6 milioni di euro)  senza che gli associati venissero informati né delle ragioni del commissariamento, né dei progetti e delle azioni che il commissario intendeva e intende percorrere.

Inoltre è stata inviata una lettera ai commissari di Apa Cremona, sottoscritta da 280 allevatori, nella quale si chiede, a termini statutari, la convocazione di una assemblea dei soci. Lettera alla quale al momento non risulta sia stata data risposta.

Di fronte a questi avvenimenti che rischiano di svuotare un importante presidio agricolo cremonese, chiedo agli esponenti della maggioranza di Lega e Forza Italia del territorio di attivarsi affinché attraverso una interlocuzione con gli attuali vertici di Apa Cremona si possa addivenire alla convocazione dell’assemblea dei soci, così come previsto dallo Statuto, facendo in modo che tutti gli attori coinvolti possano avere contezza di quali siano le intenzioni dell’attuale gestione.

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Assessore Fava: servono fatti. Basta parole!

Rispondo alle dichiarazioni dell’assessore regionale Gianni Fava che ho letto su “La Provincia” di Venerdi 12 Gennaio a pag 33, circa la scarsità di risorse, finora erogate, in merito al Piano di Sviluppo Rurale. L’assessore contesta allo scrivente e al collega Carra “di volere scalciare le istituzioni e l’operato della Lombardia per colpa delle imminenti elezioni”. Cioè di fare solo campagna elettorale. Ricordo invece che già un anno fa avevamo contestato la stessa situazione di incapacità dell’assessore e della giunta Maroni di tenere il passo con l’emanazione dei bandi e con l’erogazione, agli agricoltoiri, delle risorse europee e nazionali che superano il miliardo di euro. L’ assessore Fava non deve contestare Alloni e il Pd Lombardo ma i dati ufficiali che valgono per l’Italia e l’intera Unione Europea.

I dati citati non sono “presunti” e non sono frutto di una “analisi deduttiva” dei Consiglieri Regionali. I dati “del Pd” sono quelli ufficiali: sono pubblicati sul sito Rete Rurale Nazionale, a questo indirizzo  e mettono a confronto lo stato di avanzamento del PSR 2014-2020 di tutte le regioni italiane, con cadenza trimestrale (ultimo trimestre disponibile il III trimestre 2017 con dati aggiornati al 15 ottobre).

Il documento è realizzato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Direzione Generale della competitività per lo Sviluppo Rurale, Ufficio DISR 2 – Sviluppo Rurale, e come si legge nell’introduzione:
“Il report intende illustrare sinteticamente la programmazione finanziaria, e lo stato di esecuzione del bilancio comunitario e della spesa pubblica effettivamente sostenuta a valere sui 21 Programmi regionali di Sviluppo Rurale 2014-2020, sul Programma Nazionale per lo Sviluppo rurale e sul Programma Rete Rurale Nazionale 2014-2020 cofinanziati dal FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale”
Le informazioni si basano sulle dichiarazioni (richieste di pagamento) degli OP (organismi pagatori) alla CE inserite nel sistema informatico comunitario SFC2014 convalidate dalla Commissione Europea entro 30 giorni dalla ricezione delle stesse.”

L’Assessore all’Agricoltura dovrebbe affrontare il dato preso in esame, quindi “la spesa sostenuta”, parametro ben diverso da “gli avvisi pubblicati” o “le risorse assegnate”.
Le tabelle riepilogative del report trimestrale parlano chiaro ed è inutile tergiversare. Significativi i prospetti riportati nel documento (pag 61 e 118) che siamo disposti a mostrare a Fava.

Il raffronto con le altre regioni sulla base della “spesa sostenuta” è evidente come evidente è il posizionamento della Lombardia. Siamo undicesimi in graduatoria con il il 10.86% di soldi erogati agli agricoltori, dietro alla Sicilia e alla Calabria, ad esempio.

Le nostre sollecitazioni non hanno mai avuto l’obiettivo di gettare discredito: il nostro intento è sempre stato invece quello di garantire maggiore efficienza alla macchina regionale, non solo nell’assegnazione delle risorse, ma anche e soprattutto nella effettiva “erogazione” della spesa alle aziende agricole lombarde a sostegno di un importante comparto, quello dell’agroalimentare, che contraddistingue la nostra economia.
La Lombardia ha bisogno di una macchina regionale efficace e all’altezza dell’agricoltura lombarda.

Servono atti. Non parole.

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Made in Italy, l’assessore Fava non conosce la normativa europea

Fava ancora una volta tifa per gli stranieri non conoscendo minimamente la normativa europea. L’assessore dovrebbe sapere infatti che la graduatoria di cui parla è stata fatta da un’agenzia europea, CHEFA, e che l’Italia si è già opposta formalmente.

Ancora una volta difende l’operato degli euroburacrati e continua a fare il tifo per gli altri, mentre noi proseguiamo nella difesa delle nostre realtà.

Un suggerimento: prenda i 50 milioni di euro del referendum che la Lombardia sta buttando e li usi per fare promozione dei prodotti del territorio.

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Apa: l’assessore non mette le risorse a disposizione per motivi politici

L’assessore Fava la pianti di fare il primo della classe e collabori con il Governo, perché se è vero che ha le risorse e non le distribuisce agli allevatori per i suoi giochetti politici, il danno lo fa alle aziende agricole lombarde, non certo al Ministero o al Centrosinistra.

Fava insiste che vi è necessità di risorse maggiori per la Lombardia, ma, a parte il fatto che solo con questo Governo, già l’anno scorso, si è aumentato lo stanziamento dal 27 al 30%, l’assessore dimentica che questo bisogno è un dato storico per la nostra regione, quindi valeva anche quando lui stesso governava il Paese: come mai non ci ha pensato allora?

Invece di pensare agli allevatori lombardi, Fava si preoccupa di scrivere comunicati e non perde occasione per attaccare il Ministro, ma lui non è un consigliere o un parlamentare di opposizione: è un assessore e come tale dovrebbe collaborare con il Ministero. È sbagliato proprio il principio. Anzi, è ancora più grave questo atteggiamento poiché viene messo in atto a livello istituzionale: ammette di avere risorse, ma di non metterle a disposizione per mero ricatto politico.

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Apa: la decisione è stata presa dai Presidenti di regione e non dal ministro Martina

L’assessore all’Agricoltura Fava continua a travisare la realtà. E guarda caso a ridosso dei ballottaggi delle importanti elezioni amministrative.

Fava fa un gioco che non ci piace: dà la colpa dei fondi tagliati agli allevatori al Ministero delle Politiche Agricole, ma sono stati decisi in Commissione Bilancio della Conferenza Stato Regioni, presieduta dalla Lombardia, dal Ministero dell’Economia assieme ai presidenti delle Regioni, quindi anche da Maroni. Ed è a lui che l’assessore lombardo dovrebbe chiedere come mai si è stabilito di ridurre le risorse trasferite da Stato a Regioni per le attività di miglioramento genetico del bestiame.

Eppure, dell’origine di questa scelta l’assessore non accenna minimamente, facendo credere a tutti, anche alle associazioni di categoria, che sia stato il Ministro Martina e non un accordo tra le parti, compresa la Lombardia, a procedere a dei tagli che non ci trovano comunque d’accordo.

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Gal: grazie a noi chi è in graduatoria potrà accedere ai finanziamenti

In risposta all’assessore regionale all’Agricoltura Fava a proposito dei ricorsi al Tar di alcuni Gal esclusi dalla graduatoria di Regione Lombardia sui finanziamenti per la Misura 19 del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 ‘Sostegno allo sviluppo locale Leader – Gal’ va intanto precisato che all’udienza del 17 maggio, su cui il Tar si è espresso e ha emesso dispositivo oggi, sono stati discussi e trattenuti in decisione solo i tre ricorsi dei Gal esclusi e non tutti i ricorsi come sostiene Fava. Gli altri quattro ricorsi contro la graduatoria sono invece stati rinviati al 25 ottobre prossimo, su richiesta dei difensori degli altri Gal.

Pare evidente che sulla base dell’esito dei primi tre ricorsi, potrebbe venir meno l’interesse degli altri quattro ricorrenti, soprattutto qualora, grazie anche al rifinanziamento della Misura 19, su cui l’assessore si è attivato solo dopo le azioni di sollecito avanzate dal nostro Gruppo, gli interessati entrassero tutti in posizione utile di graduatoria.

Anzi, è stato grazie a quella politica che non ha voluto cercare lo scontro con la Direzione generale, come dice l’assessore, ma che ha fortemente voluto che tutti i territori fossero finanziati come sempre avvenuto, che la Misura è stata rifinanziata e che i Gal in graduatoria potranno accedere tutti al finanziamento. Rimane il fatto che il bando iniziale è stato costruito in modo maldestro, come noi abbiamo sempre denunciato, causando l’esclusione e quindi la bocciatura dei progetti di tre aree montane importanti. Rimane la soddisfazione per il fatto che i Gal dei territori mantovano e cremonese sono stati tutti ammessi al finanziamento.

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Siccità: regione Lombardia dimentica il patto per l’acqua

Sono rimasto molto stupito quando ho saputo che gli assessori lombardi al Territorio, all’Ambiente e all’Agricoltura hanno inviato una lettera al Ministro dell’Ambiente preoccupati della siccità e chiedendo al Governo di intervenire con una strategia comune. Sta bene, ma perché, allora, sono stati i primi a disattendere il Patto per l’acqua?

Ne abbiamo discusso solo un paio di settimane fa in Aula, dove dissi che era urgente la convocazione del Tavolo regionale per il monitoraggio delle risorse idriche e la riattivazione del Patto per l’acqua, proprio alla luce dell’allarme siccità appena lanciato dai rappresentanti di categoria degli agricoltori. Ma sono rimasto inascoltato.

Durante il mio intervento, avevo detto che la Lombardia è una regione ricca di acque, ma negli ultimi decenni diversi fattori hanno aumentato la frequenza dei fenomeni estremi, sia di crisi idrica che alluvionali. E aggiunto che nel 2007, Regione Lombardia ha cercato di intervenire, coinvolgendo ben 67 soggetti interessati, e, con l’obiettivo di affrontare la questione della gestione delle acque, era nata l’idea di un Patto per l’acqua che definisse azioni utili soprattutto in fase di emergenza.

Un accordo rimasto disatteso per anni, ma quando solo pochi giorni fa, dicevo in Aula che sarebbe opportuno sottoscrivere nuovamente il Patto per l’acqua, ricordando che, durante un’audizione, ad aprile 2016, in Commissione Agricoltura, l’assessore al Territorio Beccalossi aveva dato piena disponibilità, mi ero sentito rispondere che non si sarebbe fatto nulla del genere e che l’apertura del tavolo del Patto non sarebbe stato accordato, anche perché l’assessore stesso dichiarava che la situazione non era ritenuta emergenziale. Quindici giorni dopo il suo collega Fava dice che l’agricoltura rischia danni per centinaia di milioni.

Faccio quindi appello ai tre assessori affinché ci ripensino e ristabiliscano il Patto, ovvero l’unica via lombarda per affrontare l’emergenza siccità. Inoltre, chiediamo che gli interventi siano supportati anche con le risorse necessarie.

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Commissariamento Apa: regione intervenga per rendere pubbliche le motivazioni

Questa mattina ho inviato una lettera  all’assessore regionale all’Agricoltura Fava sulla questione del commissariamento dell’Apa, l’Associazione provinciale allevatori, di Cremona per un periodo di tre mesi. Voglio coinvolgere Regione Lombardia nella vicenda, dopo che, con una comunicazione ufficiale dell’Aia, l’Associazione italiana allevatori, ha annunciato di aver deliberato il commissariamento lo scorso 13 aprile.

La missiva è indirizzata al presidente Roberto Maroni, all’assessore Gianni Fava e al presidente dell’VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, di cui faccio parte, Alberto Cavalli.

“Venuto a conoscenza che il Comitato direttivo dell’Aia ha deliberato il commissariamento dell’Apa di Cremona e che questo è avvenuto senza che venissero rese note le motivazioni di natura tecnica che hanno portato a tale decisione, sono a richiedere di intervenire affinché si possano conoscere e rendere pubbliche queste motivazioni, in forza dell’importanza e delle peculiarità dell’Apa di Cremona che risulta essere una delle più rilevanti Associazioni provinciali allevatori d’Italia.

Di fronte a questi avvenimenti, che possono creare tensione all’interno del mondo allevatoriale e agricolo cremonese, si deve lavorare affinché le scelte siano improntate a sostenere queste attività, evitando, quando possibile, conflitti. Per questo chiedo un vostro interessamento perentorio sulla vicenda.”

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Piano di sviluppo rurale: Lombardia mai stata così in ritardo

I dati che abbiamo esposto oggi in conferenza stampa, relativi ai pagamenti effettuati da Regione Lombardia in relazione al Psr 2014-2020, sono ufficiali e tutti, anche l’assessore e la Giunta, se non sono troppo impegnati nella stesura dei bandi, possono, con un semplice click, consultarli sul sito di Rete rurale nazionale del Ministero delle Politiche Agricole.

Invece, l’assessore vuol confondere le idee parlando di bandi emanati, di risorse assegnate e non di quelle liquidate.

Ma non ci crede più nessuno alle favole raccontate da Fava: i bandi, i dati e il confronto con le altre Regioni valgono più di tante parole. E la verità è una sola: la Lombardia non è mai stata così in ritardo. Sulla Misura 19 siamo addirittura il fanalino di coda.

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Psr – Sostegno allo sviluppo locale: tutto fermo

Con la pendenza al Tar dei ricorsi fatti dai soggetti rimasti esclusi dalla Misura 19 del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 ‘Sostegno allo sviluppo locale Leader – Gal’ si sta delineando una situazione paradossale: poiché chiaramente è tutto bloccato, se non si risolverà la questione in tempi rapidi, dando il via ai finanziamenti, si corre il rischio di perderli. E la Misura 19, per quanto riguarda la Lombardia, di fatto potrebbe non essere applicata.

Per il momento di sicuro nessuno vedrà un euro: intanto bisogna aspettare la decisione del Tar, prevista per il 19 aprile, ma non è detto che sia finita, perché qualunque sia il risultato, la parte che verrà scontentata potrebbe impugnarlo e l’iter giuridico proseguirebbe.

D’altra parte, la questione è diventata veramente imponente: alla fine sono 7 i soggetti che risultano aver fatto ricorso ai quali vanno aggiunti tutti i cosiddetti ricorsi incidentali presentati. È evidente che così i tempi si allungano di molto. Se pensiamo che sono coinvolti in questa faccenda diversi territori della Lombardia e tutta una serie di energie che erano state messe in moto per dar vita ai vari progetti, facenti capo ai Gal, capiamo la portata della vicenda. Noi è da mesi che sollecitiamo Regione Lombardia a finanziare tutti i progetti ammessi, ma siamo rimasti inascoltati e la questione si è sempre più aggravata.

Non possiamo fare a meno di confrontare la Lombardia con il resto d’Italia, sul tema della Misura 19: alla data del 15 ottobre scorso, a non aver distribuito nemmeno un euro eravamo noi, il Piemonte, la Puglia e la Sicilia. Ma non sappiamo se nel frattempo queste ultime tre regioni hanno cominciato a erogare i fondi, visto che per loro nulla osta. Mentre nel nostro caso è, appunto, impossibile per ora e chissà per quanto altro tempo. E comunque il resto d’Italia è già avanti nell’avanzamento della spesa. Meno male che secondo la Lega, Maroni e l’assessore regionale all’Agricoltura Fava siamo sempre i migliori.

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