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Ponte di Casalmaggiore: serve anche un tavolo permanente con Emilia Romagna e Governo

Si è parlato anche del Ponte di Casalmaggiore oggi pomeriggio in Commissione Trasporti del Consiglio regionale, dove l’assessore Sorte si è presentato per rispondere a diverse interrogazioni sulla situazione di grande criticità di alcune direttrici lombarde.

Il tema dei ponti che collegano la nostra regione con l’Emilia Romagna è di grande attualità negli ultimi mesi, soprattutto in provincia di Cremona, dove la situazione è diventata davvero urgente, soprattutto alla luce delle ultime verifiche tecniche che hanno decretato l’obbligo di ricostruire completamente il ponte di Casalmaggiore.

Serve istituire al più presto un tavolo permanente con la Regione Emilia Romagna e il Governo per trovare una soluzione condivisa dove ognuno faccia la propria parte per migliorare tutte le infrastrutture che riguardano il territorio cremonese. Prima di costruire strade e autostrade si devono mantenere le infrastrutture realizzate, a partire dai ponti che collegano due territori strategici per l’economia dell’Italia.

Fa sorridere il recente spostamento di risorse dal ponte di San Daniele a quello di Casalmaggiore, 3 milioni di euro precedentemente stanziati, dirottati su Casalmaggiore. E le risorse per San Daniele verranno inserite dentro il bilancio del prossimo dicembre.

Prioritario resta il mantenimento del numero delle carrozze recentemente potenziato, ma anche l’incremento della frequenza dei treni nelle ore di punta, tra le due sponde, modello navetta, nelle fasce orarie di maggiore utilizzo di pendolari e lavoratori.

Infine, visto l’argomento in discussione, senza ottenere alcuna replica, ho ribadito come il servizio ferroviario sta peggiorando e lo dimostrano i ritardi quotidiani accumulati dai treni – 80 minuti negli ultimi 3 giorni solo considerando una coppia di treni della linea Cremona-Treviglio-Milano -  ma le prospettive restano incerte: infatti sui nuovi treni, mi riferisco a una lettera inviata agli amministratori del Comune di Cremona, l’assessore Sorte conferma che non arriveranno prima del 2021.

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No della regione alla macroarea dell’asta del Po

Regione Lombardia non è interessata a istituire un’unica macroarea protetta dell’asta del Po, anche in accordo con le altre regioni del Grande Fiume, cassando l’idea di farne invece una sorta di spezzatino. Lo ha detto a chiare lettere, questo pomeriggio, l’assessore regionale all’Ambiente Terzi rispondendo, in VIII Commissione Agricoltura e Parchi, a un’interpellanza del Gruppo regionale del Pd sulla legge n. 28 del 2016 che riorganizza i parchi e le aree protette.

Abbiamo chiesto all’assessore se non intenda procedere, in questa fase, in cui è ancora possibile prevedere una revisione dei perimetri delle macroaree previste nella legge di riforma del 2016, a una valutazione in merito alla possibilità di istituire una nuova e unica macroarea lungo l’asta del fiume, in accordo con Piemonte ed Emilia Romagna che hanno già deliberato in questo senso. Attualmente, il Po rientra in un progetto di suddivisione di quattro macroaree completamente diverse tra loro. Difficile anche gestire unitariamente una situazione del genere, soprattutto nel modo in cui lo intendiamo noi: non un parco da tutelare tout court, ma un grande piano di sviluppo sostenibile del fiume e dei suoi territori, dal punto di vista ambientale, turistico, economico.

La risposta negativa ci ha stupito una volta di più, considerato che il territorio regionale denominato ‘alveo fluviale e golene del Po’ era già stato individuato tra le aree che richiedono misure specifiche di conservazione del patrimonio naturale e quale area prioritaria per l’istituzione di nuove aree protette dalle linee guida del Prap (il Piano regionale delle aree protette), oltre che area prioritaria per la biodiversità ed elemento di primo livello della Rete ecologica regionale.
In sostanza, la Giunta smentisce se stessa: da un lato, con precisi provvedimenti, viene riconosciuta e prevista l’unicità del fiume, in tutto il suo corso, dall’altro, si vuole spezzettare la sua gestione e tutela.

Tra l’altro, il tempo ormai ci sarebbe: questa fase doveva essere terminata entro il 18 luglio scorso. Tant’è che noi abbiamo presentato la nostra interpellanza pochi giorni prima, credendo di essere proprio a ridosso delle decisioni. Invece, siamo ancora qui, in ritardo di 3 mesi e il sentore è che si andrà ancora per le lunghe, forse per non scontentare nessuno. Eppure noi lo avevamo chiesto, con un nostro atto, di allungare di più i tempi e i termini: non siamo stati ascoltati e questa complicata partita rimane ancora completamente aperta e in sospeso.

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Ponte Casalmaggiore: risposta formale e inutile della giunta

Non sono affatto soddisfatto della risposta che il sottosegretario Fermi ha dato questa mattina in Consiglio regionale, durante il question time sul ponte di Casalmaggiore.

Le domande che abbiamo posto erano chiare: rafforzare i collegamenti ferroviari (e non solo le carrozze) tra le due sponde, programmare un tavolo permanente e formale (e non informale) con l’Emilia Romagna e individuare risorse aggiuntive, senza utilizzare quelle già previste dal Patto per la Lombardia.

L’ultima richiesta, non contenuta nel dispositivo dell’interrogazione, riguarda la valutazione di costruire un ponte di barche provvisorio, ma purtroppo l’assessore Sorte era assente e in sua vece ha risposto il sottosegretario Fermi confermando l’importanza strategica del ponte per il collegamento tra il cremonese e il parmense e comunicando una serie di dati sull’affluenza e la viabilità, trincerandosi dietro la necessità di attendere la fine delle analisi strutturali che richiederanno almeno un mese di tempo.

Una risposta formale e inutile. Come più volte ricordato, il nostro fiume è assai malato e le condizioni di tutti i suoi ponti sono davvero preoccupanti, fatto che sta mettendo in ginocchio l’economia della zona che è invece strategica per lo sviluppo di tutta la Pianura Padana. La Regione pertanto deve preoccuparsi non solo di riaprire quanto prima il ponte sul Po di Casalmaggiore, trovando le risorse necessarie nel bilancio 2017 assestato a luglio e in quello in fase di elaborazione per il 2018, ma deve correre ai ripari e programmare la manutenzione di tutti i ponti e relative golene.

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Ponte di Casalmaggiore: question time per riaprirlo al più presto

Come anticipato nei giorni scorsi, oltre a rafforzare ulteriormente i collegamenti ferroviari tra le sponde del fiume per ridurre i disagi ai tanti pendolari e stabilire fin da subito un confronto con l’Emilia Romagna, occorre  determinare subito l’entità delle risorse necessarie per il ripristino del Ponte e con stanziamenti aggiuntivi regionali garantire la riapertura e la completa transitabilità alla struttura nel più breve tempo possibile.

La repentina chiusura del Ponte di Casalmaggiore sul fiume PO decisa nei giorni scorsi dalle province di Cremona e di Parma a causa del peggioramento delle lesioni costituenti l’impalcato del ponte e prevista fino al ripristino delle condizioni di sicurezza e transitabilità della struttura, sta naturalmente causando notevoli problemi al traffico della zona.

Occorre accelerare  dopo le ordinanze delle Province di Cremona e Parma, Regione Lombardia deve far chiarezza e, oltre ad attivare un confronto con la Regione Emilia Romagna, definire in modo preciso l’entità del danno e trovare le risorse aggiuntive in modo da riaprire celermente il ponte.

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Casalmaggiore: subito un confronto per riaprire velocemente il ponte

Rafforzare ulteriormente i collegamenti ferroviari tra le sponde del fiume per ridurre i disagi ai tanti pendolari e stabilire fin da subito un confronto con l’Emilia Romagna per determinare l’entità delle risorse necessarie per  il ripristino del Ponte e individuare le risorse aggiuntive regionali per garantire la riapertura e la completa transitabilità alla struttura nel più breve tempo possibile.
Sono questi i dispositivi contenuti nell’interrogazione che ho presentato oggi col collega Marco Carra e indirizzata all’assessore Sorte che sarà chiamato a rispondere in commissione Trasporti.

La repentina chiusura del Ponte di Casalmaggiore sul fiume Po decisa  dalle province di Cremona e di Parma per il peggioramento delle lesioni costituenti l’impalcato del ponte e fino al ripristino delle condizioni di sicurezza e transitabilità della struttura, sta naturalmente causando notevoli problemi al traffico della zona.

Come avevamo già anticipato nell’ultima seduta di Consiglio regionale, durante il question time sulla linea ferroviaria Parma-Piadena-Brescia, anche di fronte a queste emergenze strutturali che riguardano i ponti autostradali, occorre sì completare le fasi di analisi strutturali per garantire la sicurezza e l’incolumità delle persone, ma anche rafforzare i collegamenti ferroviari per ridurre i disagi. A distanza di 5 giorni dall’ordinanza delle Province di Cremona e Parma, crediamo che la Regione Lombardia debba fare un ulteriore passo, ovvero aprire subito un confronto con la Regione Emilia Romagna, definire in modo preciso l’entità del danno e trovare le risorse aggiuntive in modo da riaprire celermente il ponte.

Ricordiamo che il territorio cremonese e mantovano è già pesantemente penalizzato dal punto di vista delle infrastrutture stradali e ferroviarie e quindi giustamente si aspetta un atto di responsabilità da parte di Regione Lombardia. In particolare, per l’Oglio Po abbiamo assistito a grandi promesse che non sono state mantenute, per esempio il potenziamento dell’Ospedale, che non è mai avvenuto. Quindi basta prese in giro, si definisca invece subito un piano di investimenti certi per sanare le problematiche di questa zona.

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Pendolari: maxi risarcimento, campanello d’allarme per Trenord e regione Lombardia

La sentenza della Corte di Appello di Milano deve suonare più che come un campanello d’allarme, perché a questo punto la situazione del trasporto pubblico lombardo, oltre ai bonus tradizionali, vede per la prima volta riconosciuta una class action di pendolari (riconoscimento di un maxi risarcimento di 300mila euro per 3.018 pendolari, aderenti alla class action di Altroconsumo, per i gravi disagi subiti nel dicembre 2012).

Ma ciò che più mi preoccupa è il fatto che l’esperienza rischia di non insegnare, considerato che a giugno siamo ritornati non molto distanti dai livelli di disagio del dicembre 2012, con soppressioni, cancellazioni e ritardi inaccettabili. Tant’è che 16 direttrici del trasporto regionale su 40, a giugno, hanno subito disagi, tra cui quasi tutte quelle cremonesi, e riceveranno il bonus per l’abbonamento di settembre 2017 da Trenord.

Insomma, non è sufficiente l’investimento che Regione Lombardia ha deciso di fare con l’acquisto di 160 treni, ma in tempi lunghissimi: se l’iniziativa è importante, impostata così serve a poco e soprattutto è meglio intervenire subito sulle infrastrutture, perché i problemi grossi sono dovuti alla cattiva manutenzione del materiale rotabile, delle stazioni, dei passaggi a livello da riqualificare. È necessaria maggiore attenzione da parte di Trenord e di Regione Lombardia, che è il soggetto controllore, le quali non possono non tenere conto del fatto che abbiamo un’infrastruttura vetusta.

Il Pd, già 4 anni fa, aveva fatto la sua proposta: i treni andavano acquistati tutti e subito, mettendo a gara europea il servizio regionale lombardo. L’Emilia Romagna ha seguito questa strada e avrà 80 treni nuovi tutti insieme.

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Treni: troppi disagi, da Regione e Trenord serve cambio di passo

I disservizi delle ultime settimane, nella linea Milano-Treviglio-Crema, sono stati quotidiani e sono certo che i dati di puntualità diranno che c’è stato un netto peggioramento rispetto ai mesi scorsi.

Regione e Trenord in questi due anni e mezzo non hanno saputo fare il passo necessario, che significa fare investimenti importanti per acquistare treni nuovi e moderni.

Questo lo si può fare se, come ha fatto l’Emilia–Romagna, si sceglie il gestore, la Trenord di turno, attraverso una gara pubblica per un periodo sufficientemente lungo, diciamo vent’anni, da garantire poi investimenti di lungo termine. In Emilia hanno acquistato così 100 nuovi treni che stanno entrando in esercizio tutti insieme, mentre noi siamo ancora qui a fare i conti con treni che vanno in tilt per il troppo caldo e per il troppo freddo.

C’è anche una questione di organizzazione del personale da non sottovalutare. Insomma, ci attendiamo un vero cambio di passo.

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Ti.bre. ferroviaria e treno Parma-Brescia: la regione decide di non decidere

Stamattina ho presentato una interpellanza che sollecitava la Giunta a intervenire sul tema della Ti.bre ferroviaria e sulla disastrata linea Parma-Brescia. In questo senso, erano già pervenute diverse sollecitazioni dalla consulta dei sindaci del casalasco e da diversi altri consigli comunali.
La Regione Lombardia non solo non mi ha risposto rispetto alla necessità di interventi puntuali e rapidi a favore di chi utilizza il treno sulla tratta storica Parma-Brescia, una delle peggiori, ma, intendendo mantenere entrambe le ipotesi, non ha neanche preso una posizione chiara sulla realizzazione della Ti.Bre. ferroviaria.
Tre, sostanzialmente, erano le richieste contenute nel documento: che la Regione sostenesse la versione più economica per la realizzazione della Ti.Bre,  che prendesse, come l’Emilia, una posizione formale e che nel frattempo mettesse seriamente mano al miglioramento della Parma-Brescia .
Se attraverso il Piano regionale della mobilità (PMRT) la Regione Lombardia decide di non decidere, a mio parere, commette un grave errore e, come conseguenza, la Ti.Bre. ferroviaria che transita nel nostro territorio non prenderà piede e ritarderà anche le scelte che il Governo dovrà assumere nei prossimi anni.

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Ti.bre. ferroviaria: la regione deve ascoltare il territorio

Domani presenterò una interpellanza con la quale solleciterò la Giunta a intervenire sul tema della Ti.bre ferroviaria.
La Regione Lombardia prenda posizione e indichi al Governo il tracciato auspicato dal territorio cremonese e casalasco, Parma-Colorno-Casalmaggiore-Piadena-Mantova-Verona, e a potenziare l’attuale linea Parma-Brescia.

Per la realizzazione di questa opera occorre potenziare la Parma-Brescia, indicando una priorità di tracciato, facendo proprie le diverse e molteplici sollecitazioni territoriali e partendo dal presupposto che il Governo ha indicato come priorità strategiche le infrastrutture ferroviarie, impegnandosi soprattutto sulla Cremona-Mantova a raddoppiarne la linea.

Anche uno studio commissionato dalla stessa società Ti.bre indica il tracciato passante per Piadena come il migliore, sia da un punto di vista economico sia sociale.
I benefici di questa soluzione sarebbero molti.
Gli interventi su questa direttrice sarebbero tutti di esclusiva proprietà di RFI; l’investimento sarebbe molto meno oneroso – 80 milioni contro i 700 previsti dall’altra soluzione; ci sarebbero maggiori potenzialità d’impiego per treni merci; i tempi di percorrenza sarebbero inferiori ai 35 minuti; la tariffa media per i trasporti sarebbe inferiore; tale soluzione, infine, permetterebbe scali e terminal.

La Regione Lombardia concordi con la Regione Emilia-Romagna un tavolo di lavoro per poter definire un accordo e potenziare in modo strutturale l’infrastruttura della vecchia linea Parma-Brescia, così da agevolare anche i pendolari casalaschi che oggi sono costretti su treni obsoleti, stracolmi, poco puliti e perennemente in ritardo.

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Pesca di frodo nel Po: accordo tra regioni per tutelare il grande fiume

Dopo che nel luglio del 2015 il Consiglio regionale della Lombardia aveva approvato all’unanimità una risoluzione del Pd, stamattina l’Aula ha dato il via libera anche alla ratifica, che in qualche modo ne è conseguita, del protocollo d’intesa tra le Regioni Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e l’Autorità di bacino del fiume Po per una gestione sostenibile e unitaria della pesca e per la tutela del patrimonio ittico del principale corso d’acqua italiano.

Il Po ha subito forti pressioni antropiche che hanno contribuito al suo impoverimento e lo hanno riempito di specie aliene e invasive. A questo va aggiunto il pesante fenomeno del bracconaggio che sta distruggendo l’ecosistema del fiume.

L’anno scorso l’approvazione della risoluzione presentata da me e dal collega Marco Carra, che dice di andare proprio nella direzione contenuta in questo protocollo d’intesa: il patto sottoscritto va bene, ma è necessario reprimere il bracconaggio selvaggio, in modo particolare nel mantovano. Inoltre, positivamente, questo accordo risolve il problema della non concertazione delle amministrazioni locali.

Ma meglio fare un ulteriore sforzo. Un passo decisivo sarebbe sottoscrivere un contratto di fiume con Regioni, Governo, Europa dentro cui mettere non solo il tema della pesca, ma tutte le questioni che riguardano il Po. E meglio ancora sarebbe definire un accordo per il piano territoriale regionale d’area.

Se non ci fossero queste bande di ungheresi e rumeni che vendono anche sulla piazza di Milano siluri pieni di atrazina, ma pescandoli con le reti trascinano e distruggono anche carpe e pesci autoctoni, che vengono sfilettati senza controlli sanitari, la pesca nel fiume Po sarebbe una risorsa.

Chi di dovere ripristini i 180 milioni di euro che il Cipe, nel 2007, quindi il Governo Prodi, aveva autorizzato approvando il Progetto Strategico Speciale Valle del fiume Po che coinvolgeva le  Autorità di bacino del Po, le Regioni Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, le Province rivierasche e i Parchi fluviali. Avrebbe rafforzato il sistema complessivo della gestione del fiume: non possiamo che chiedere ufficialmente a chi può farlo di rimettere in gioco queste risorse.

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