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Pac: no alle decurtazioni

Oggi, venerdì 9 maggio 2014, a Lodi ho partecipato al convegno, organizzato dal Partito Democratito, sull’ “Applicazione della Pac in Lombardia” nella quale ho ribadito il concetto che Regione Lombardia debba con il Governo per rivedere il Decreto Irpef, prima che diventi legge, laddove prevede per le imprese agricole che hanno investito in energie rinnovabili una tassazione del 25%, con effetto retroattivo.

E’ chiaro che il Governo può decidere di spostare l’asticella verso l’alto e legare i pagamenti non al reddito agrario, ma a una percentuale secca, come per tutti, ma non può essere un provvedimento retroattivo. D’ora in poi chi vorrà investire in energie rinnovabili, in particolare in biogas, come accade nella bassa Lombardia, sa a cosa va incontro. Per chi ha fatto queste scelte anche molti anni fa, le regole, secondo noi, non vanno cambiate.

Un tema caldo, dunque, per un convegno che ha fatto il punto sulla Politica Agricola Comunitaria: vogliamo giocare la nostra iniziativa tempestivamente, prima delle definizione del I Pilastro della Pac dentro la Conferenza Stato-Regioni. Una parte di queste scelte sono state demandate agli Stati, ma alcune decisioni devono ancora essere prese: con il decreto ministeriale che le approverà bisognerà recuperare le risorse decurtate dalla riduzione prevista per alcune aziende zootecniche e cerealicole, quelle che si occupano, cioè, di riso, carne e latte, per semplificare.

Su 54mila aziende lombarde, 35mila hanno ricevuto un premio Pac a pagamento diretto, per un totale di mezzo miliardo di euro e una media di 14mila euro. Se si pensa che più della metà di queste ha un reddito di 25mila euro, si capisce che non è un aspetto banale o secondario.

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Aflatossine: smaltimento del mais contaminato

Campo di maisE’ necessario avere chiarimenti sul mais contaminato dalle aflatossine, nel raccolto 2012, presente in grandi quantità anche in Lombardia, e sullo stato di attuazione dell’intesa di filiera a uso energetico sottoscritta assieme alle regioni Emilia Romagna e Veneto. A maggior ragione oggi, dopo che è emerso il caso della presenza in commercio, in diverse regioni, di latte tossico, contaminato da aflatossine, sostanze generate da muffe.
Lo avevo già chiesto, con i consiglieri Pd Marco Carra, Giuseppe Villani e Corrado Tomasi in VIII Commissione Agricoltura, e il presidente della Commissione ci ha dato soddisfazione inviando una lettera all’assessore regionale all’Agricoltura Fava in cui si fa portavoce delle nostre richieste.

Ciò che chiediamo è che venga data piena attuazione all’intesa di filiera, che prevede lo smaltimento del mais ‘non idoneo all’alimentazione animale’ negli impianti di biogas a uso energetico, attraverso una maggiore divulgazione dei contenuti dell’accordo, mediante la pubblicazione sul sito della Regione del documento e del modulo di adesione per gli operatori; una maggiore informazione ai produttori/stoccatori attraverso l’uso di idonei strumenti di comunicazione; il monitoraggio della situazione e delle eventuali criticità, da trasmettere periodicamente all’VIII Commissione; l’attivazione di ulteriori iniziative di ricerca e sperimentazione che permettano di acquisire nuove conoscenze e che potrebbero essere finanziate dal comparto beneficiario del mais con aflatossine.
Infine, attraverso la lettera della Commissione, abbiamo chiesto che Regione Lombardia valuti la possibilità di sollecitare le Borse Merci di riferimento territoriale affinché attivino la quotazione del mais a uso energetico.

Ringraziamo il presidente di Commissione che si è fatto nostro portavoce e questo perché le richieste che avanziamo all’assessore preoccupano tutti coloro che si occupano di agricoltura. Auspichiamo che Regione Lombardia dia a noi, e soprattutto agli operatori e agli agricoltori, una risposta celere in merito alla piena attuazione dell’intesa che aiuti a risolvere la questione dello smaltimento del mais contaminato.

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Aflatossine nel mais: l’assessore renda noti i dati

Le aflatossine sviluppatesi nel mais da granella a seguito della siccità del 2012 e le conseguenze che potrebbero portare nell’alimentazione umana e animale o nell’eventuale uso a scopo energetico, sono state al centro di un’interpellanza presentata dal Gruppo regionale del Pd, della quale sono stato primo firmatario, cui ha dato risposta oggi, mercoledì 15 maggio 2013, in VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, l’assessore competente Gianni Fava.

Il contenuto della mia interpellanza riguardava un tema caldo come quello dell’alimentazione che è strettamente connesso a un discorso di salute. Le aflatossine sono micotossine prodotte in particolari condizioni ambientali dalle muffe e rendono parte della produzione di mais, in particolare in Lombardia, inadatta all’alimentazione umana e animale. Sull’uomo hanno addirittura un effetto tossico.
Il mais contaminato potrebbe essere impiegato per gli usi alternativi, ovvero la produzione di biogas, bioplastiche ed energia in generale. Ma anche in questo caso va accertato l’effettivo degrado delle aflatossine durante il processo di digestione anaerobica.

Le risposte dell’assessore Fava in proposito non mi hanno soddisfatto perché non è entrato realmente nei termini della questione e non c’è stato verso di avere dei dati precisi. Allo stato attuale rimangono aperti i temi principali della vicenda aflatossine, ovvero le quantità di mais contaminato che ancora non si conoscono e che l’assessore non ha ci ha fatto sapere. Né si capisce quante tonnellate di queste siano state trattate. Ma non si sa nemmeno se c’è un’autorità sanitaria che ha fornito qualche parere, e quale, sulla destinazione di questo prodotto, sia essa alimentare che energetica.

Ho perciò chiesto all’assessore di rendere noti e trasparenti i numeri e i risultati di eventuali analisi, ma anche il luogo dove questo mais è stato stoccato e quanto ne deve essere ancora smaltito. Inoltre, ho chiesto di sapere che fine ha fatto l’intesa tra le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, che doveva contribuire a dare trasparenza al percorso del mais non conforme ad usi alimentari indirizzato ai biodigestori e che ne avrebbe consentito lo smaltimento. Voglio informazioni sui motivi per cui l’accordo è fermo e quali sono i problemi emersi nella sua attuazione.

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Agroenergie: energie rinnovabili con poche colture e per integrare il reddito

Noi del Pd chiediamo che gli impianti a energie rinnovabili usino reflui e meno colture agricole per funzionare e che non diventino industriali ma servano a integrare il reddito delle aziende agricole. Bisogna fare in modo che si pongano le condizioni per sviluppare e gestire al meglio questo settore e i suoi 210 impianti a biogas presenti sul territorio lombardo.
Il collega Giovanni Pavesi ha sottolineato, durante il convegno di ieri a Casalmaggiore, come “la Regione su questi temi sia in ritardo di oltre un anno. Come Gruppo consiliare del Pd abbiamo più volte richiesto con mozioni e ordini del giorno che la Giunta arrivasse alla deliberazione delle Linee guida e che quindi definisse criteri vincolanti per soggetti pubblici e privati. Un ritardo che ha prodotto non pochi problemi di congestionamento e di incompatibilità ambientale. Ma ancora oggi, nonostante l’approvazione delle Linee guida, manca una regolamentazione che individui le aree idonee e non idonee, strumento indispensabile per una pianificazione che intervenga e ponga ordine nel proliferare incontrollato di questi impianti”. Una posizione decisa e ribadita a ogni occasione dal Pd che chiede regole trasparenti e di immediata applicabilità per lo sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili. Continua a leggere

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