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Commissariamento Apa: regione intervenga per rendere pubbliche le motivazioni

Questa mattina ho inviato una lettera  all’assessore regionale all’Agricoltura Fava sulla questione del commissariamento dell’Apa, l’Associazione provinciale allevatori, di Cremona per un periodo di tre mesi. Voglio coinvolgere Regione Lombardia nella vicenda, dopo che, con una comunicazione ufficiale dell’Aia, l’Associazione italiana allevatori, ha annunciato di aver deliberato il commissariamento lo scorso 13 aprile.

La missiva è indirizzata al presidente Roberto Maroni, all’assessore Gianni Fava e al presidente dell’VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, di cui faccio parte, Alberto Cavalli.

“Venuto a conoscenza che il Comitato direttivo dell’Aia ha deliberato il commissariamento dell’Apa di Cremona e che questo è avvenuto senza che venissero rese note le motivazioni di natura tecnica che hanno portato a tale decisione, sono a richiedere di intervenire affinché si possano conoscere e rendere pubbliche queste motivazioni, in forza dell’importanza e delle peculiarità dell’Apa di Cremona che risulta essere una delle più rilevanti Associazioni provinciali allevatori d’Italia.

Di fronte a questi avvenimenti, che possono creare tensione all’interno del mondo allevatoriale e agricolo cremonese, si deve lavorare affinché le scelte siano improntate a sostenere queste attività, evitando, quando possibile, conflitti. Per questo chiedo un vostro interessamento perentorio sulla vicenda.”

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Cappella Cantone: dopo il Consiglio di Stato, la giunta scriva la parola fine

Avevamo ragione noi del Pd! La sentenza del Consiglio di Stato dà torto a Regione Lombardia e Cave Nord e ragione a chi la discarica di amianto in mezzo ai campi e le coltivazioni non la voleva. A partire dall’azienda che ha insistito nei ricorsi finché l’ultimo grado ha sancito la cancellazione del sito da Cappella Cantone.

L’avevo appena detto: ormai nessuno, sul territorio, vuole più quella discarica. Nemmeno il sindaco di Cappella Cantone che, in un primo tempo, si era detto favorevole. Nemmeno la Provincia di Cremona o i Comuni vicini, tra questi, Cremona.

Allora forse è il caso che l’assessore all’Ambiente Terzi e Regione Lombardia prendano definitivamente atto della cosa e, come li ho invitati a fare in una lettera spedita già da qualche giorno, revochino ufficialmente e definitivamente l’Autorizzazione Integrata Ambientale.

E dunque, adesso la Giunta deve scrivere, una volta per tutte, la parola fine, almeno sul piano amministrativo, a una vicenda veramente brutta, da qualsiasi punto di vista la si voglia vedere.

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Cappella Cantone: regione Lombardia revochi l’aia

Per Cappella Cantone è tempo di ripensamenti. Il comune di Cappella Cantone oggi non vuole più, come in un primo momento, la discarica di amianto. Perciò, davanti a un fronte compatto che vede ormai schierarsi anche la Provincia di Cremona, forse è il caso che Regione Lombardia ci ripensi e intervenga.

Il modo che il presidente Maroni e il suo assessore all’Ambiente Terzi hanno per modificare la situazione è molto semplice: li invitiamo ufficialmente a valutare l’avvio di un procedimento di revoca dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) concessa, che è il livello su cui l’ente regionale può intervenire. E lo faccia subito: prima del pronunciamento del Consiglio di Stato.
In questo senso sarebbe opportuno che il sindaco di Cappella Cantone formalizzasse per iscritto la richiesta di un nuovo parere che permetta di ripartire con la procedura.

È chiaramente una scelta politica, ma che va nella direzione auspicata dal territorio e, a questo punto, da tutte le sue istituzioni.

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Allevatori: il Consiglio dà l’ok all’impegno per le associazioni allevatori

Il Consiglio Regionale della Lombardia è d’accordo con la mia proposta di sostenere in tutte le sedi la sopravvivenza e il lavoro di qualità fatto dalle associazioni provinciali allevatori. E lo ha dimostrato votando oggi, martedì 23 luglio 2013, nell’ambito dell’Assestamento di Bilancio, l’ordine del giorno che impegna la Giunta Maroni in questo senso, nonostante il parere contrario della stessa Giunta.

La Lombardia, grazie all’attività di oltre 22mila aziende, sul versante zootecnico esercita, a livello nazionale, diversi primati con una produzione del 40% di carne suina, del 37,1% di latte vaccino e del 25,9% di carne bovina. La legge 30/91 affida al ‘sistema allevatori’, quindi all’Associazione Italiana Allevatori (Aia) e alle Associazioni Provinciali Allevatori (Apa) l’effettuazione dei ‘Controlli funzionali della produttività’ e la tenuta dei ‘Libri genealogici del bestiame’. Oltre a queste mansioni istituzionali, le Apa, in particolare le 9 lombarde, svolgono azioni di consulenza tecnica e di analisi delle produzioni zootecniche che hanno permesso ai prodotti made in Italy di raggiungere una qualità e una sicurezza superiori.
A fronte degli strumenti validi e innovativi che le associazioni mettono in campo, i fondi stanziati dal Ministero, sono passati dai 63 milioni di euro del 2007 ai 25 del 2012 e per il 2013 se ne prevedono 18. Non solo: alla Lombardia, che per numero di capi controllati svolge il 44% dell’attività nazionale, verrebbero assegnati solo 6 milioni di euro sul totale complessivo, pari al 24% delle risorse.

Ecco, dunque, le richieste del Pd approvate a maggioranza dall’Aula: impegnare la Giunta Regionale a richiedere in sede di conferenza Stato–Regioni la definizione di un metodo oggettivo di calcolo (capo grosso) nella ripartizione delle risorse che recuperi il rapporto tra fondi assegnati e attività svolta dalle associazioni a livello regionale e che possa essere applicato già dall’anno in corso; una programmazione degli stanziamenti che consenta di dare maggiore certezza e stabilità alla gestione dell’attività delle Apa nel medio periodo, ai lavoratori del settore e alle imprese; garantire, in continuità con quanto fatto nel corso degli anni scorsi, l’impegno di Regione Lombardia a sostenere le attività delle Apa con un contributo economico-finanziario e amministrativo.
E tutto questo nonostante l’Assessore Regionale al Bilancio Garavaglia abbia espresso il suo parere negativo.

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Allevatori: Regione Lombardia sostenga le associazioni

Associazioni allevatori in difficoltà economiche, nonostante il lavoro importante e di qualità che svolgono sui territori lombardi. Coi consiglieri regionali cremonesi Carlo Malvezzi (Pdl) e Federico Lena (Lega) ho chiesto a Regione Lombardia di intervenire a sostegno delle Apa; sul tema abbiamo presentato un ordine del giorno da discutere, nell’ambito dell’assestamento di bilancio, nel Consiglio di martedì 23 luglio 2013.
Inoltre, lunedì 22, alle 18, nella sede dell’Apa di Cremona, si terrà un incontro tra noi, i dirigenti e il consiglio di amministrazione dell’Associazione e il sottosegretario all’Agricoltura Maurizio Martina.

Nel documento ricordiamo il ruolo e i compiti delle Apa: la Lombardia, grazie all’attività di oltre 22mila aziende, sul versante zootecnico esercita, a livello nazionale, diversi primati con una produzione del 40% di carne suina, del 37,1% di latte vaccino e del 25,9% di  carne bovina. La legge 30/91 affida al ‘sistema allevatori’, quindi all’Associazione Italiana Allevatori (Aia) e alle Associazioni Provinciali Allevatori (Apa) l’effettuazione dei ‘Controlli funzionali della produttività’ e la tenuta dei ‘Libri genealogici del bestiame’. Oltre a queste mansioni istituzionali, le Apa, in particolare le 9 lombarde, svolgono azioni di consulenza tecnica e di analisi delle produzioni zootecniche che hanno permesso ai prodotti made in Italy di raggiungere una qualità e una sicurezza superiori.

A fronte degli strumenti validi e innovativi che le associazioni mettono in campo, i fondi stanziati dal Ministero sono passati dai 63 milioni di euro del 2007 ai 25 del 2012 e per il 2013 se ne prevedono 18. Non solo: alla Lombardia, che per numero di capi controllati svolge il 44% dell’attività nazionale, verrebbero assegnati solo 6 milioni di euro sul totale complessivo, pari al 24% delle risorse.

Ecco, dunque, le nostre richieste in fase di assestamento di bilancio: Continua a leggere

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Regione Lombardia chiede la via per Cappella Cantone, ma l’autorizzazione alla discarica deve ripartire da zero

L’area di Cappella Cantone dove Regione Lombardia vuole autorizzare una discarica di amianto e la Magistratura ha detto stop con le indagini, dovrà essere sottoposta a Valutazione di impatto ambientale. Lo dice un decreto che ha emesso la stessa direzione regionale della tutela dell’ambiente, pubblicato ieri sul Bollettino ufficiale della Regione, e intitolato ‘Verifica di assoggettabilità alla procedura di Via regionale, ai sensi dell’art. 20 del d.lgs. n 152/06 e s.m.i., della variante al progetto di gestione produttiva dell’Ate g12, sito in località Cascina Retorto del Comune di Cappella Cantone’.
 
Si tratta del recupero della parte di territorio sottoposto a cavazione e poiché supera i 20 ettari è obbligatorio che venga fatta la Via. Quello che ci stupisce è che nello stesso decreto venga data per scontata la discarica di amianto e la relativa Autorizzazione integrata ambientale (Aia) quando sono in corso delle indagini che potrebbero ribaltare completamente la situazione.
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Cappella Cantone: firmato il decreto autorizzativo; decisivi i pareri di Provincia e Comune

Questa mattina, assieme ad alcuni collaboratori del Gruppo del Pd, ho incontrato il dirigente di Regione Lombardia che si occupa dei due temi caldi della provincia di Cremona: la discarica per rifiuti di amianto di Cappella Cantone, alla quale la Regione ha dato il via libera, e la discarica per rifiuti non pericolosi di Cassinetto di Malagnino, in territorio di Vescovato, di cui è previsto l’ampliamento.
Per ognuna delle questioni il rincorrersi di voci discordanti e la difficoltà a comprendere lo stato di avanzamento delle richieste di autorizzazione mi hanno convinto a fare il punto della situazione.
Per quanto riguarda Cappella Cantone, la Direzione generale territorio e urbanistica ha emesso nella giornata di ieri l’Autorizzazione intergrata ambientale alla ditta Cavenord. Il decreto arriva alla conclusione dei provvedimenti di Vas, Via e Aia precedentemente avviati ed è corredato da un corposo allegato tecnico che fissa il quadro prescrittivo.

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