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Nutrie: 500mila euro per i piani di eradicazione

Grazie al nostro emendamento, approvato a maggioranza, contrario solo il relatore, abbiamo fatto inserire nell’assestamento di bilancio di Regione Lombardia 500mila euro per i piani di eradicazione delle nutrie.

Nonostante il parere contrario del relatore, appartenente al gruppo Maroni Presidente, i cui altri componenti sono stati, invece, completamente d’accordo con noi, e alcuni tentativi sventati della maggioranza di far passare come inammissibile l’emendamento, anche grazie al parere positivo dei tecnici della Giunta la nostra richiesta di rimpinguare decisamente il fondo per combattere il fenomeno è passata.

Il mezzo milione di euro di risorse è stato perciò inserito nel capitolo sulle attività di controllo veterinario e coordinamento dei piani veterinari regionali, nel quale non era ben chiaro quanto fosse utilizzabile per l’eradicazione.

Adesso, invece, grazie al Pd, Regione Lombardia ha un fondo ben preciso destinato a questi specifici piani che hanno bisogno di adeguate risorse altrimenti non riescono a essere minimamente incisivi. Ce lo chiedono gli agricoltori, ma anche tanti cittadini che risiedono nelle zone invase dalle nutrie.

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Bilancio in agricoltura: tagliate il 40% delle risorse a danno degli allevamenti

Il bilancio 2015 di Regione Lombardia lascia a secco gli investimenti per la montagna, le spese correnti delle associazioni allevatori e porta a pochi spiccioli i fondi per le opere di difesa idraulica in un momento in cui il territorio è devastato idrogeologicamente dal maltempo. E questo perché la Giunta Maroni decide di tagliare del 40 per cento le risorse a disposizione dell’agricoltura lombarda e non per i mancati trasferimenti del Governo. Anzi, sono arrivati anche i soldi della Pac. Sono le scelte della politica leghista per la Lombardia.

I conti sono presto fatti: ci hanno detto che le spese correnti in agricoltura passano dai 20,05 milioni di euro del 2014 ai 19,6 del 2015, in realtà dentro questi ultimi ci sono i 13 milioni di cofinanziamento del Piano di Sviluppo Rurale, cioè la quota di Pac, che non c’erano nel 2014. Tant’è che a nostra precisa domanda, i funzionari hanno risposto che si è passati dai 66 milioni di euro dell’assestato 2014 ai 44 del bilancio di previsione 2015. E nelle spese correnti, cioè quelle a breve termine, ‘quotidiane’, il capitolo dell’assistenza tecnica agli allevamenti della Lombardia, passa da 6 milioni a zero, mentre quello dell’Aral, l’Associazione degli Allevatori Lombardi, viene dimezzato, passando da 4 a 2 milioni.

Per quanto riguarda gli investimenti, cioè la voce in conto capitale,a rimetterci è la montagna: viene azzerato il capitolo sullo sviluppo dell’agricoltura montana che nel 2014 contava su 3 milioni di euro; stessa cosa per la salvaguardia e valorizzazione delle produzioni forestali che contava su 7 milioni e ora non esiste più; azzerato anche il capitolo sul potenziamento dell’agricoltura in aree montane rispetto ai 350mila euro precedenti. In tutto oltre 10 milioni tolti alla montagna.

Infine, le opere di difesa idraulica, in capo ai consorzi di bonifica, passano da 3 milioni a 250mila euro e questo significa non fare più investimenti in un momento in cui, vista la situazione idrogeologica, erano importantissimi.

Colpa del Governo di Roma, hanno detto i leghisti in Commissione e l’assessore alla Protezione civile Bordonali in una nota proprio in risposta al Pd. Ma anche qua contano i numeri: su un bilancio regionale di circa 24 miliardi di euro, sappiamo che il Governo ha tagliato 920 milioni, di cui 720 alla sanità. Sugli altri 200 ha deciso la Regione che ne ha tolti 150 al trasporto pubblico locale e 50 al resto. Quindi, quest’ultima non è una cifra sufficiente a giustificare l’accetta su tanti capitoli, agricoltura compresa. Il punto è che, come ci ha spiegato bene la dirigente delle Finanze, c’è stata la bella cifra di 150 milioni di euro di minori entrate e questo significa che stiamo parlando dei soldi che Maroni e la Lega hanno deciso di non introitare nel bilancio. Come? Ad esempio, non facendo pagare il bollo ai ciclomotori. Legittima come scelta, ma pur sempre una scelta. Quindi, è inutile che oggi la Giunta Maroni, i leghisti e l’assessore in testa tentino di buttare la palla nel campo del Governo. Si è trattato di una decisione politica: se ne assumano le responsabilità.

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Nutrie: bene la legge ma la dotazione finanziaria è insufficiente

Il Consiglio regionale della Lombardia ha votato questa sera il progetto di legge sull’eradicazione e il contenimento delle nutrie. Favorevoli anche noi del Gruppo regionale del Pd che, contestualmente, abbiamo presentato due ordini del giorno, votati all’unanimità, in cui si chiede di ripristinare il Fondo per i danni all’agricoltura e di finanziare il capitolo relativo alla ricerca.

È un tema di strettissima attualità in quanto coincide con i fenomeni meteorologici che in questi giorni hanno portato le piene, come accaduto nel Po e nei canali limitrofi, che hanno costretto i sindaci a emettere ordinanze per l’abbattimento di nutrie e tassi per ragioni di urgenza, in quanto sono gli animali che stanno distruggendo gli argini.

In Lombardia risultano un milione di esemplari e dal sud della regione si stanno spostando sempre più verso nord. Se non si interviene, il fenomeno si allargherà sempre di più. In questo, la Commissione Agricoltura ha fatto il suo dovere e siamo arrivati alla legge.

L’assessore regionale all’Agricoltura Fava in fase di predisposizione della legge, si è limitato a polemizzare con il Governo e non ha contribuito fattivamente alla stesura della nuova norma. Così, se prima avevamo a disposizione delle Province, che facevano i piani di contenimento, 480mila euro, ora ne sono rimasti solo 150mila. Non sono certo sufficienti per affrontare un problema di questa portata.

Il primo ordine del giorno che abbiamo presentato impegna la Giunta a sostenere, nei confronti del Governo, la modifica della normativa nazionale relativa ai rimborsi dei danni delle nutrie in agricoltura e a riportarla alla stregua dei danni provocati da altre specie selvatiche, in modo da snellire la procedura di rimborso. E per questo chiediamo che, in sede di bilancio, la Giunta istituisca un apposito Fondo regionale per i danni provocati dalle nutrie. L’altro ordine del giorno invita la Giunta a prevedere, sempre nella nuova finanziaria regionale, una congrua dotazione che permetta di sostenere la ricerca, tramite apposite convenzioni, anche con il sistema universitario, al fine di studiare e verificare le più moderne ed efficaci metodologie di eradicazione e contenimento.

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Banca della terra: preserviamo terreni agricoli e creiamo posti di lavoro

Banca della terra va nella direzione di presidiare i territori abbandonati e preservarli per l’uso agricolo, creando un’attenzione sempre più alta verso aree che spesso sono la causa del dissesto idrogeologico, proprio perché non curate. E nel contempo dà la possibilità di offrire lavoro ai giovani che hanno voglia di dedicarsi all’agricoltura e potrebbero coltivare questi terreni, pur se non provengono da famiglie di agricoltori o che hanno terreni di proprietà.

Il punto è proprio utilizzare terreni che sono stati lasciati a se stessi, iniziativa già partita in Liguria, Toscana, Emilia Romagna e ora avviata anche in Lombardia. Noi non potevamo che essere favorevoli poiché va nella direzione giusta di mettere in sicurezza il territorio e di creare occasioni di lavoro.

Anzi, l’ideale sarebbe stato che il Consiglio approvasse una legge sul consumo di suolo come la intendevamo noi e subito dopo la banca della terra, perché la seconda è il rovescio della medaglia della prima. Invece, da un lato si è votato per urbanizzare sempre di più, dall’altro per recuperare terreni abbandonati a scopo agricolo. Se fossimo andati nella stessa direzione della banca della terra anche con il consumo di suolo, in futuro avremmo avuto una Lombardia veramente green e preservata dalla cementificazione e dai futuri dissesti.

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Nutrie: la Regione faccia subito una legge per l’eradicazione

Dopo che la legge nazionale ha dichiarato la nutria specie nociva, alla pari dei ratti, non dobbiamo più perdere tempo: va fatta una legge regionale ad hoc che ci permetta di partire immediatamente con i piani di eradicazione.

Oggi, mercoledì 24 settembre 2014, in VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, si è parlato di come proseguire negli interventi dopo la modifica della legge nazionale in materia, mentre si stava discutendo di un progetto di legge regionale sul fenomeno.

I dirigenti dell’assessorato all’Agricoltura hanno reso note le stime sulla diffusione di questi dannosissimi roditori. Ebbene, nei territori dove sono diffuse, che rappresentano un quarto di quello lombardo, sembra ce ne siano tra i 2,5 e 3,5 milioni. La provincia di Cremona ne ha stimate 1 milione solo sulla sua area e se pensiamo che nel 2013 è riuscita ad abbatterne 15mila, capiamo subito la portata e la gravità del fenomeno.

I danni sono stati riconosciuti da tutti, consiglieri e tecnici della Regione: a rischio sono le colture, i corsi d’acqua, gli argini. Ma è anche una faccenda di ordine sanitario, secondo noi: la condizione delle strade in queste province è al limite dell’igiene, per la quantità di carcasse di animali schiacciati dai mezzi che vi circolano. E alcune ciclabili o strade secondarie non vengono più utilizzate perché i cittadini hanno paura delle nutrie, le quali sono arrivate fino nei centri storici delle città della bassa.

Ecco perché non bisogna tergiversare: se la legge nazionale ha reso superate le norme vigenti in regione, queste vanno modificate con nuove regole. Si tratta di un’emergenza.
Dunque, già nella prossima riunione di Commissione, mercoledì prossimo, si terrà un gruppo di lavoro aperto ai tecnici dell’assessorato all’Agricoltura, ma anche alla Sanità con le province più colpite che sono quelle di Mantova, Cremona e Brescia.

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Nutrie: le Province devono poter agire

È quanto mai urgente una modifica della legge regionale di modo che i piani di contenimento provinciali delle nutrie possano continuare a essere in vigore.

Il decreto legge 91/2014 che, compiendo un passo in avanti, contiene, nelle disposizioni urgenti per il settore agricolo, il nuovo status di questi dannosi roditori, è stato convertito in legge già a giugno, ma la Regione ancora non ha recepito nella sua normativa, risalente al 2002, la novità. Questo comporta un rallentamento delle operazioni di contenimento o di eradicazione e blocca le Province cui spetta questo compito.

Oggi la nutria non è più una specie protetta, dunque la legge regionale va armonizzata per fermare una volta per tutte i danni all’agricoltura, agli argini, ai piccoli ponti campestri. Sollecitiamo, quindi, la Giunta e l’assessore Fava a modificare senza indugi la normativa regionale, sia per quanto riguarda il contenimento che lo smaltimento delle carcasse, tema altrettanto importante per chi vuole e deve intervenire. La Regione dia, perciò, quanto prima una certezza legislativa alle Province. Sulla questione noi continueremo a incalzare l’assessorato.

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Il governo classifica la nutria specie nociva

Finalmente la nutria può essere considerata una specie nociva e quindi potrà essere catturata tutto l’anno al di là dei piani di contenimento. Dopo anni di attesa il governo e in particolare il ministro all’agricoltura Maurizio Martina correggono una stortura che gli agricoltori lombardi lamentano da tempo e ai quali la Lega quando coordinava questo ministero non ha saputo dare risposte concrete.

Un primo grande passo è stato fatto. Siamo convinti che questa modifica alla legge 157/92 darà maggiore spinta per l’eradicazione di questo roditore che ogni anno provoca ingenti danni all’agricoltura nel sud della Lombardia, mette a rischio la sicurezza sulle strade e danneggia in maniera rilevante le difese spondali e il sistema irriguo del territorio. Adesso tocca alla Giunta regionale fare la sua parte; prendiamo atto che con la delibera della scorsa settimana, Regione Lombardia si è allineata alle modifiche inserite a livello nazionale. Anche se nel deliberato è specificato che non sono previste risorse aggiuntive per i piani di contenimento. In assestamento di bilancio sono previste 300 mila euro, una cifra per noi insufficiente per far fronte al problema nella sua complessità visto che i danni provocati sono di gran lunga ben superiori alla cifra stanziata. Inoltre poniamo un questione di natura sanitaria: chiediamo alla Giunta di coordinare le asl regionali così da rendere la procedura di smaltimento e seppellimento delle carcasse uguale in tutti i territori cosa che adesso invece non avviene.

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Moto nei boschi: torna in commissione la legge contro i boschi

parco3Torna domani, mercoledì 28 maggio 2014, in VIII Commissione Agricoltura, a partire dalle 16, la discussione sul pdl 124, ovvero il testo unico in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale, che, con la scusa di regolare le gare di moto fuoristrada sui sentieri di montagna, aveva già tentato di portare a 30 anni il periodo di tempo entro il quale un bosco, per interventi di recupero agronomico, può essere disboscato senza necessità di autorizzazione

Ne avevamo discusso a lungo in Commissione e alla fine, pur essendo arrivato in Aula, il provvedimento è stato ritirato con l’obiettivo di ridiscuterlo. Ma a quanto sappiamo torna sui nostri tavoli tale e quale, nonostante la sollevazione popolare delle associazioni e le 40mila firme raccolte dal Cai.

Il passaggio che non ci convince è legato proprio all’intervento che la Regione intende fare con questa legge sul patrimonio boschivo lombardo, il quale, non sarà più tutelato come prima, ma noi non molleremo: ricominceremo a dare battaglia per evitare un danno all’ambiente nostrano.

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Nutrie: approvato il nostro emendamento

Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato oggi, martedì 23 luglio 2013, nell’ambito dell’Assestamento di Bilancio, l’emendamento del Gruppo Regionale del Pd che prevede di destinare 150mila euro alle politiche per il contenimento delle nutrie.
Con questo stanziamento, votato all’unanimità, possiamo continuare a intervenire per contenere la diffusione delle nutrie che stanno provocando all’agricoltura e al territorio dei danni che hanno superato di gran lunga la soglia di una semplice preoccupazione.

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Maltempo: subito la calamità naturale per il tornado di sabato

A calamità naturale si aggiunge calamità naturale, in Lombardia. E mentre ancora Regione Lombardia non ha completato la procedura per la richiesta legata al maltempo dei mesi scorsi che ha messo in ginocchio l’agricoltura lombarda, un altro evento atmosferico pesante ha colpito una parte dei territori regionali.
Sabato mattina, all’alba, una tempesta di vento, pioggia e grandine si è scatenata sulle aree dei comuni della bassa bresciana, del cremonese e della zona di Viadana, nel mantovano. Il tornado ha devastato stalle, campi di mais e di soia, divelto tetti e raso al suolo interi raccolti di cereali, foraggi, pomodori, frutta e ortaggi. Senza contare gli arbusti caduti e i danni ad alcuni impianti fotovoltaici.
Insomma, dalle piogge intense della scorsa primavera a oggi, tra Brescia, Cremona e Mantova si è compromessa definitivamente la situazione.

Per questo ho chiesto al presidente dell’VIII Commissione Agricoltura Fermi un intervento formale verso l’assessore regionale all’Agricoltura Fava affinché affronti tempestivamente questa nuova emergenza e in particolare vengano individuati i territori danneggiati dagli eventi atmosferici eccezionali e garantite le provvidenze di sostegno previste dal decreto legislativo sugli interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole per favorire la ripresa dell’attività produttiva. E, in maniera informale, ho chiesto che la Commissione inviti Fava a contattare le associazioni di categoria territoriali.

Ma che non si faccia come per la richiesta di stato di calamità naturale seguita ai danni delle piogge primaverili: il Governo ha fatto sapere all’Aula che Regione Lombardia non ha ancora completato la procedura e l’assessore regionale ha effettivamente confermato che mancano ancora alcuni dati. Ma ci ricordiamo ancora le urla di Fava proprio in questa sala quando sosteneva che la Regione aveva fatto la sua parte, era tutto a posto e incolpava il Governo di ritardi nell’iter. Ora, invece, emerge la verità: a Roma non possono fare nulla se Milano non consegna tutta la documentazione richiesta.

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