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Patto per l’acqua: serve un accordo con tutti i portatori di interesse

È urgente la convocazione del Tavolo regionale per il monitoraggio delle risorse idriche e la riattivazione del Patto per l’acqua, anche alla luce del recente allarme siccità lanciato dai rappresentanti di categoria degli agricoltori. E’ su questo tema l’interpellanza che ho presentato stamattina.

La Lombardia è una regione ricca di acque, ma negli ultimi decenni diversi fattori hanno aumentato la frequenza dei fenomeni estremi sia di crisi idrica che alluvionali. Nel 2007, Regione Lombardia ha cercato di intervenire, coinvolgendo ben 67 soggetti interessati, e, con l’obiettivo di affrontare la questione della gestione delle acque, è nata l’idea di un Patto per l’acqua che definisse azioni utili soprattutto in fase di emergenza.

Rimasto disatteso per anni, sarebbe opportuno sottoscrivere nuovamente il Patto per l’acqua, partendo dalla riscrittura di nuove regole di gestione. E in questo senso, come Consiglio, abbiamo approvato una risoluzione, a dicembre 2015, con l’impegno per la Giunta a riavviare il Patto. Nel corso di un’audizione, ad aprile 2016, in Commissione Agricoltura, con l’assessore al Territorio Beccalossi, si era proprio parlato della necessità di convocare una specifica conferenza, entro l’anno, per approfondire e condividere le problematiche legate al tema del deflusso minimo vitale (Dmv). E la Beccalossi aveva dato piena disponibilità.

Fin qui i fatti. Ma alle domande relative a quando questi passaggi si sarebbero finalmente svolti, oggi, mi sono sentito rispondere che non si faranno: l’apertura del tavolo del Patto non verrà accordato.
E’ questo a mio avviso un grave errore, perché è vero che le regole sono stabilite dalle assemblee legislative e applicate dai governi, in questo caso la Giunta, ma la vicenda è di una complessità che era indispensabile e opportuno coinvolgere i consiglieri e i portatori di interesse dei diversi territori, per come dovrebbe funzionare il lavoro di squadra, a mio modo di vedere. Anche perché rimane il tema di attuare una gestione efficace del deflusso minimo vitale da parte di chi si occupa del singolo corso d’acqua, che attualmente è inapplicata, ma sarebbe fondamentale. E in questo il Patto per l’acqua è l’unico strumento e va rimesso in corso subito.

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Acqua: serve un nuovo patto che definisca il deflusso minimo vitale a seconda dei territori e degli usi

Una definizione di deflusso minimo vitale, a seconda dei territori e dei fruitori, da decidere nell’ambito di un rinnovato patto per l’acqua, dentro una conferenza di tutti i soggetti interessati. Lo ha chiesto il Gruppo regionale del Pd e la Giunta ha risposto positivamente, oggi, mercoledì 20 aprile 2016, durante la VIII Commissione Agricoltura, nell’ambito dell’incontro con l’Assessore Regionale al Territorio, Urbanistica e Difesa del Suolo Beccalossi, in merito al tema dell’emergenza idrica in Lombardia, con particolare riferimento alle attività adottate dal Tavolo regionale per il monitoraggio delle riserve idriche.

Ho fatto presente che a dicembre, nell’ambito dell’approvazione del Piano di tutela delle acque, abbiamo approvato una risoluzione che chiedeva di riattivare il Patto per l’acqua. In realtà, la Giunta ha convocato il cosiddetto Tavolo per l’acqua solo in occasione delle emergenze e senza fare delle vere proposte o svolgere un vero ruolo di coordinamento.

Invece, abbiamo chiesto espressamente che entro fine anno venga definita una procedura, dentro una sorta di conferenza, per la revisione del nuovo Patto per l’acqua, il quale a sua volta deve decidere il valore del deflusso minimo vitale. E quest’ultimo, attualmente in fase sperimentale e anch’esso in revisione, va calibrato a seconda che si parli di montagna, di pianura, di uso umano o energetico. L’importante è che tutti i soggetti interessati si riuniscano per trovare una mediazione, per prendersi precisi impegni e avviare nuove sperimentazioni.

E l’assessore Beccalossi ha risposto assicurando che è sua intenzione convocare, in autunno, una conferenza in cui discutere del tema, con tutti i soggetti interessati, come da noi richiesto.

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Acqua: impianti, manufatti e fontanili lombardi nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco

È stata approvata all’unanimità oggi, martedì 8 settembre 2015, in Consiglio regionale, la mozione, firmata anche dal Pd, che sostiene la richiesta all’Unesco di inserimento dei grandi manufatti idraulici e irrigui lombardi nel patrimonio dell’umanità.
Con questo voto esprimiamo, come Consiglio regionale, il sostegno alla richiesta di candidatura ed esortiamo la Giunta a proseguire nell’impegno profuso insieme a Urbim (Unione Regionale Bonifiche Irrigazioni Miglioramenti fondiari) e ai Consorzi di bonifica per la valorizzazione delle risorse produttive, ambientali e culturali che costituiscono la cosiddetta ‘civiltà dell’acqua’ in Lombardia.

Come si dice anche nella mozione, l’acqua ha un valore inestimabile non solo in senso assoluto, ma in particolare per questa regione, dove l’utilizzo per l’irrigazione e per la produzione ha portato in larga parte allo sviluppo agricolo e industriale. Senza contare la bellezza degli impianti, il numero di rogge e di canali, la presenza dei fontanili.

Un patrimonio che comprende 19 impianti, 10 fontanili, alcune grandi opere e sistemi, a contorno dei quali sono ricomprese anche strutture di notevole pregio quali musei, abbazie, castelli e ville, proseguono i consiglieri, per sostenere la candidatura dei quali “a maggio, a Capralba, si è tenuto il convegno di presentazione del progetto ‘La civiltà dell’acqua in Lombardia’ e una mostra fotografica collegata che è già stata presentata nell’ambito di quattro manifestazioni nelle province di Mantova, Brescia e Cremona, cui seguiranno tutte le altre province.

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Legge mangia suolo: inevitabile un ripensamento della maggioranza

Dopo i disastri di questi giorni, in cui gran parte della Lombardia deve far fronte ai danni provocati da anni di abuso del territorio, una svolta su questo fronte è più che mai necessaria.

Non siamo disposti ad accettare soluzioni al ribasso. Questa legge è inadeguata e le innumerevoli esondazioni di questi giorni chiedono impegni stringenti, pertanto invitiamo Maroni e la sua maggioranza a ripensarci. Tre sono i punti più pericolosi dell’articolato, su cui daremo battaglia; non si può pensare di  rinviare lo stop al consumo di suolo a quando saranno esauriti i piani di governo esistenti, ed è sbagliato partire con una proroga di tre anni, come recita la norma transitoria. Inoltre, non si possono escludere strade e autostrade e le infrastrutture in genere dal computo del consumo di suolo, come invece intende fare il centrodestra. Occorre fermare l’espansione continua dei centri urbani, l’erosione delle aree agricole e verdi e l’impermeabilizzazione del suolo.

Questo è un tema troppo importante: il centrodestra ci ascolti o in Aula sarà battaglia.

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Acqua minerale: bocciata la proposta di adeguamento dei canoni di imbottigliamento

bottiglia d'acquaIn seno alla discussione sul provvedimento 154 per la razionalizzazione degli interventi regionali in diversi ambiti, il Pd aveva presentato un ordine del giorno per aumentare le risorse a tutela della valorizzazione delle acque, per il miglioramento della qualità e per la realizzazione sul territorio lombardo di nuove case dell’acqua. La Lombardia, infatti, è, tra le regioni italiane, una di quelle con i canoni di imbottigliamento dell’acqua minerale più bassi, nonostante un indirizzo approvato dalla Conferenza delle Regioni che individuava orientativamente dei minimi entro i quali definire i canoni: da 1 a 2,5 per metro cubo imbottigliato, (mentre la Lombardia applica lo 0,90 per le bottiglie di plastica e l’1,20 per quelle di vetro), da reinvestire al fine di raggiungere uno stato ambientale sufficiente entro il 2015 e incrementare dunque gli investimenti su questa risorsa fondamentale.

La maggioranza ha bocciato il nostro ordine del giorno, di cui sono primo firmatario, per impegnare la Giunta ad aggiornare i canoni regionali di concessione per le acque minerali, a prevedere che il maggiore introito sia riscosso da Regione e utilizzato per spese di investimento e riqualificazione; ad assicurare, per il 2015, interventi per il miglioramento della qualità delle acque lombarde e contributi per la realizzazione sul territorio regionale di nuove case dell’acqua. Un’occasione sprecata.

Ad oggi, oltre il 50% degli introiti viene distribuito ai comuni che hanno le fonti, dei quali oltre la metà è concentrato tra le provincie di Bergamo e Brescia. Mentre l’ultimo monitoraggio triennale di ARPA Lombardia sullo stato della qualità delle acque lombarde evidenziava, purtroppo, criticità e bisogno di interventi urgenti.

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Alluvioni: regione Lombardia calcoli altezza e velocità dell’acqua

Altezza e velocità dell’acqua sono elementi fondamentali ed imprescindibili per valutare la pericolosità e il conseguente grado di rischio di un evento alluvionale. Dunque, è necessario che Regione Lombardia effettui questi studi, cosa che finora non sembra abbia fatto.

Nella nostra regione sono oltre 900 i comuni in pericolo già individuati dal Ministero, di cui 231 a rischio frane, 435 a rischio alluvioni e 248 che incorrono in entrambi i casi. Ora, la ‘Direttiva Europea Alluvioni’ dispone che entro giugno 2015 l’Italia si debba dotare di uno specifico piano di gestione del rischio di alluvioni. In fase di predisposizione delle mappe del grado di pericolosità di incorrere in questo rischio, relative al territorio della Lombardia, tra gli attori sarà coinvolta anche la Regione.

Per questo, col collega Barzagli, ho chiesto all’assessore al Territorio se Regione Lombardia non intenda promuovere o richiedere appositi studi che prevedano di integrare le mappe con i dati di portata della piena, profondità o livello delle acque, velocità del flusso come stabilisce proprio la Direttiva alluvioni.

Mappe di pericolo che non tengano in adeguata considerazione la valutazione analitica di questi parametri, oltre che non essere conformi alla norma, forniscono un’informazione assolutamente lacunosa sul pericolo di alluvioni. Senza queste basi informative non crediamo che si possano definire in modo corretto gli obiettivi e le necessarie misure da perseguire nei prossimi 6 anni per giungere a una gestione integrata del rischio alluvioni e per ridurre le conseguenze negative per la salute umana, il territorio, i beni , l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche e sociali derivanti dalle alluvioni

Le risposte che abbiamo avuto dal sottosegretario Parolo, in vece dell’assessore Beccalossi, assente, ci lasciano non completamente soddisfatti perché non è chiaro se gli studi che la Giunta ha delegato ai tecnici di redigere tengono presente altezza e velocità dell’acqua, che, come abbiamo detto, sono imprescindibili. Abbiamo chiesto perciò alla Giunta di effettuare una volta per tutte queste indagini.

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Acqua, incontro in Regione con sindaci, Salini e Assessore: si parte con la gestione pubblica “in house”

Una delegazione di 12 sindaci cremonesi, tra i quali i primi cittadini di Crema e Casalmaggiore, contrari alla costituzione di una società mista per la gestione del servizio idrico integrato e convinti sostenitori di una gestione in house, ha incontrato, a Milano, nella sede della Regione, l’assessore all’Ambiente, energia e reti, Leonardo Salvemini.
All’incontro, al quale ho partecipato, avendo sempre seguito da vicino le problematiche e le discussioni sul tema a livello territoriale, ha visto anche la partecipazione del presidente della Provincia di Cremona Massimiliano Salini.
Il confronto ha permesso di trovare un importante punto di incontro e di svolta sulla vicenda: è stata infatti condivisa dai presenti la possibilità di individuare nella società unica, già costituita, il soggetto che potrebbe gestire in house il servizio idrico integrato nella provincia di Cremona.
La proposta sarebbe subordinata a due condizioni: la transitorietà della scelta, che consentirà di fare le opportune valutazioni in corso d’opera, anche alla luce delle decisioni che assumerà l’Autority, entro l’anno, in relazione all’impianto tariffario, e lo svolgimento da parte della Provincia di Cremona, con i Comuni soci, del controllo analogo di gestione.
Ovviamente, toccherà ora all’assemblea dei sindaci prendere una decisione definitiva.
Ho apprezzato il pragmatismo dell’assessore Salvemini e la disponibilità del presidente Salini ad affrontare in modo aperto e costruttivo il confronto.

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Cremona non privatizzi il servizio idrico integrato

Dall’1,20 del bar ai pochi centesimi del supermercato. L’acqua in bottiglia è un vero business in Italia. Più in generale, in Lombardia l’uso che si fa del rubinetto è veramente tra i più alti nel Paese: la regione è al terzo posto nel consumo di litri erogati al giorno per abitante (dati 2008). Insomma, una risorsa preziosa il cui utilizzo, quando si tratta di servizio idrico integrato, non va privatizzato.

Dopo il nostro primo convegno di maggio, intitolato “Acqua 2.O – Quale futuro tra fabbisogno alimentare e sviluppo”, dove abbiamo affrontato gli aspetti dell’acqua e del consumo critico, gli aggiornamenti sulle criticità che coinvolgono il servizio idrico integrato e le proposte e le possibili prospettive per dare concreta attuazione all’esito referendario, è seguita l’approvazione in Aula consiliare, il 31 luglio, di una risoluzione sul servizio idrico integrato, che ha recepito nel dispositivo gran parte delle richieste presentate da noi, e più volte sollecitate, già a partire da aprile 2011.

Abbiamo fornito dati sui consumi e sulle azioni promosse dal Pd per favorire un adeguamento dei canoni di concessione delle acque minerali, perché crediamo che il sovra consumo di risorse ambientali ed economiche impongano, anche su questo tema, una maggiore informazione che favorisca su più fronti la riduzione degli sprechi e scelte più consapevoli. Per quanto riguarda il servizio idrico integrato e il fabbisogno di interventi infrastrutturali, il quadro di aggiornamento reso noto dalla Regione ci consente di fornire qualche dato rassicurante: le procedure di approvazione dei piani d’ambito, che prevedono la programmazione delle opere necessarie a evitare l’infrazione comunitaria e a garantire il miglioramento della qualità del sistema di depurazione delle acque, si stanno completando e auspichiamo che si concludano sui singoli territori entro la fine dell’anno.
Dieci sono, infatti, i Piani d’ambito già approvati dalle 12 province: Continua a leggere

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Giovedi 15 novembre, incontro a Casalmaggiore sul sistema idrico integrato

Giovedi 15 novembre alle 21, presso la Sala Santa Chiara, in via Formis a Casalmaggiore, parteciperò all’incontro dal titolo “La sfida della gestione pubblica del sistema idrico integrato”.
L’incontro, organizzato dal Circolo PD di Casalmaggiore, Coordinamento Casalasco del Partito Democratico, mi vedrà partecipare al fianco di:

  • Maura Ruggeri, capogruppo Pd Comune di Cremona
  • Giuseppe Tadioli, presidente Lega delle Autonomie
  • Claudio Silla, sindaco del Comune di Casalmaggiore

e sarà mediato da Vanni Raineri, giornalista de “Il Piccolo”.
Siete tutti invitati a partecipare.

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Togliere l’acqua minerale dagli ospedali: scelta inutile e impopolare

Applicare sulle bottigliette di acqua in ospedale i tagli della spending review mi pare una misura inefficace oltre che impopolare. Sono scelte impopolari, dal punto di vista del servizio ma anche dal punto di vista dell’accoglimento umano del paziente relativamente ad una voce di costo irrisoria all’interno del bilancio di una struttura. Nel caso dell’ospedale Maggiore di Crema sarebbe meglio dunque continuare sulla strada del contenimento effettivo dei costi che questa dirigenza sta, peraltro, portando avanti con buoni risultati, e lasciar perdere operazioni tanto sgradite all’utenza quanto sterili dal punto di vista del risparmio che vanno a colpire persone che hanno più bisogno proprio nel momento del ricovero.

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