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Corso di laurea in Infermieristica: la giunta riveda le regole e riconosca il contributo agli allievi

Dare voce alla richiesta ricevuta dagli studenti del corso di laurea in Infermieristica. Ho scritto all’assessore alla sanità Gallera per porre alla sua attenzione un problema importante che riguarda il corso di laurea in Infermieristica, fondamentale dal momento che copre un comparto in costante carenza di organico.

Fino all’anno accademico 2014/2015 ad ogni nuovo studente iscritto al primo anno del percorso di studio in oggetto era riconosciuto un contributo di 800 euro; un sostegno per merito, trasferito allo studente in relazione agli esami sostenuti. Tale misura, nel consentire agli allievi di compensare le spese di frequenza, conferiva valore alla professione, contribuendo al tempo stesso a contrastare la carenza del personale del comparto.

Tuttavia, con le Regole di Gestione del servizio sociosanitario per l’esercizio 2016, la Giunta ha disposto che non venga più riconosciuto alle Asst, sedi del corso di studio, l’onere derivante dall’erogazione del contributo in oggetto. Eppure la carenza di organico di tale comparto è cosa nota; inoltre gli studenti, durante il percorso formativo, sono anche impegnati sul campo arginando il bisogno di personale.

Confidiamo pertanto che, sebbene ormai al termine della Legislatura, la Giunta voglia rivedere con provvedimenti urgenti, che prevedano nuovamente il riconoscimento del contributo per l’immatricolazione agli allievi infermieri, le disposizioni prese con la delibera delle Regole del 2016. Diversamente sarà un nostro impegno nel governo di Regione Lombardia.

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Sostegno agli alunni con sordità; servono più risorse e più ore di assistenza

Il Pd dà pieno sostegno sia al Comitato Genitori degli alunni con sordità che alle Assistenti scolastiche che oggi hanno manifestato di fronte alla sede del Consiglio regionale per far sentire la loro voce contro linee guida regionali sull’organizzazione scolastica che confliggono apertamente con i principi umanitari e si configurano come una turbativa del diritto allo studio riconosciuto dalla nostra Costituzione e dalle convenzioni internazionali.

A oltre un mese dall’inizio delle lezioni, infatti, ai bambini affetti da sordità non è ancora assicurato, in molti istituti, la possibilità di seguire le lezioni per inerzia burocratica e mancanza di personale chiamato a coprire l’orario scolastico e inoltre in ogni caso l’assistenza sarà garantita al massimo per un terzo dell’orario scolastico solamente.

Chiediamo alla Giunta di farsi carico di questo problema. Ora che l’attivazione del servizio è passato in carico alla Regione, serve aumentare il monte orario del servizio di assistenza in aula per i bambini affetti da sordità e far sì che l’avviamento dello stesso avvenga all’inizio dell’anno scolastico e non con mesi di ritardo. Per far questo occorrono modifiche alla delibera del 2017, serve rivedere le linee guida e servono più risorse per coprire un monte orario più ampio.

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Sette domande a Roberto Maroni che Zucchi non farà

Pare che il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, venerdì sarà a Crema per sostenere la candidatura a sindaco di Enrico Zucchi. Legittimo che sostenga il candidato del suo partito, però in qualità di consigliere regionale del territorio mi piacerebbe – come credo a tutti i cittadini del Cremasco – che il capo del governo regionale approfittasse del suo passaggio per darci delle risposte precise che finora, cioè da quattro anni, sono mancate. Nonostante le numerose sollecitazioni della sindaca di Crema, esistono almeno sette grandi azioni concrete che mancano all’appello. Mi permetto di elencarle, nella consapevolezza che il candidato del centrodestra sarà più intento a crogiolarsi nell’endorsement invece di pungolare il governo regionale come si dovrebbe fare. Al presidente Maroni va spiegato chiaramente che servono fatti e non parole. Di quest’ultime ne ha già usate tante, troppe, anche in questi anni. E i cremaschi si sono stufati.

1) La scuola di CL, un lascito della Giunta Formigoni e di errori commessi dalla precedente Giunta di Crema. Che i cittadini possano davvero pagarne le conseguenze, anche monetarie, è una vergogna inaccettabile. Si tratta di un milione di euro che Maroni sta trattenendo su quanto la Regione deve alla nostra città. Quelli sono soldi dei cremaschi. Tocca alla Regione farsi garante. Venga in città per dirci che strappa l’assegno.
2) Dunas, ovvero la tassa Maroni-Malvezzi: il 29 dicembre 2016, con una delibera di Giunta è stato deciso dalla Regione che i cremaschi pagassero una nuova tassa sugli immobili. Bastava attendere due giorni e dal 1° gennaio non sarebbe stato più possibile. Il Dunas è l’unico Consorzio di bonifica in tutta la Lombardia che è riuscito a far partire il piano di contributi senza avere approvato il piano di bonifica. In pratica, ti chiedono i soldi senza sapere ancora cosa farci. Su questa tassa voluta da Maroni e Malvezzi, Zucchi glisserà? Noi no. Tant’è che questa mattina (giovedì 22 giugno) ho presentato in consiglio regionale un’interrogazione urgente con la quale chiedo al Presidente Maroni di sospendere i pagamenti, in attesa che venga approvato nel 2018 il piano di bonifica. Sul tema del Dunas ho depositato oggi l’interrogazione in allegato.
3) I treni della Lombardia. Ancora l’altra mattina centinaia di pendolari, me compreso, sono rimasi a piedi alla stazione di Crema. Continua a leggere

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Formazione professionale: il sistema informatico regionale non stampa i certificati

Niente certificati, niente prosecuzione degli studi. Ma la causa pare sia da addebitarsi tutta a Lombardia Informatica, società di servizi che si occupa per la Regione del rilascio dei certificati del percorso di formazione professionale. Alcuni istituti cremaschi lamentano ritardi e blocchi nel sistema informatico che impediscono alle scuole di compilare e stampare i certificati.
Ritardi che possono causare problemi sul possibile accoglimento degli studenti nell’ultimo anno di scuola, oltre che nella formazione delle classi e nell’assegnazione del personale docente.

Ad ora la situazione si è arenata in modo abbastanza complicato: per l’anno scolastico 2013/14 i diplomi sono pronti, ma il sistema ne impedisce la stampa o, in alcuni casi, ne consente una stampa ma non conforme ai dati inseriti. Invece, per l’anno scolastico 2014/15 i diplomi sono presenti in bozza, ma bloccati e non è possibile modificarli. Infine, per l’anno in corso sussistono problemi tecnici nella compilazione della sezione competenze per i portafogli digitali degli studenti.

E Lombardia Informatica che fa? L’assistenza alle scuole che la richiedono non è apparsa sin qui né tempestiva, né risolutiva, con conseguenze anche gravi sull’intero sistema e sugli studenti. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione a risposta scritta rivolta alla Giunta; vogliamo sapere da Giunta e assessore se siano a conoscenza delle difficoltà di Lombardia Informatica nel gestire queste procedure, quali ne siano le ragioni e come intendano risolvere il problema.

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Mense scolastiche: per maggioranza e m5s non è un momento educativo

Il voto di questa mattina sulle mozioni sulla questione del pagamento delle rette delle mense scolastiche, sollevato in questi giorni dal caso Corsico ha visto la maggioranza che governa Regione Lombardia alleata con i Cinquestelle per disconoscere il servizio di ristorazione scolastica come momento di crescita educativa.
Come Pd abbiamo presentato un’interrogazione a risposta immediata in cui chiedevamo che la Regione ci spiegasse come intende attivarsi per far pagare chi è realmente moroso e tutelare, invece, il diritto alla mensa, che rientra nel più ampio diritto allo studio, di chi non può davvero pagare il servizio.

La risposta non si è fatta attendere: pur riconoscendo che questi diritti esistono e assicurando, per voce dell’assessore all’Istruzione Aprea, che Regione farà la sua parte, Giunta e maggioranza hanno bocciato la mozione del Patto Civico in cui si chiedeva di non discriminare i bambini, soprattutto platealmente, di fronte agli altri compagni, e approvato l’insensata mozione del M5s che suggerisce di lasciare libera scelta a coloro che il pranzo se lo vogliono portare da casa, togliendo di fatto ogni responsabilità all’istituzione pubblica.

E Corsico è solo uno dei tanti casi, ecco perché bisogna trovare una soluzione generale al problema. Il Pd ha anche suggerito di ricorrere a tutti i mezzi possibili per riscuotere il dovuto da quelle famiglie che possono permetterselo, ma non lo hanno fatto. E i sistemi ci sono, come sanno quanti di noi hanno fatto gli amministratori e come dimostra l’operato di molte altre amministrazioni comunali. Ma è inaccettabile il ricatto morale nei confronti dei bambini e delle bambine, soprattutto in un momento in cui esercitano il loro diritto allo studio, dentro il quale c’è anche la refezione scolastica intesa come momento educativo.

I motivi del no alla mozione cinquestelle sono, dunque, chiari: dal nostro punto di vista è un valore garantire a scuola quello che per alcuni bambini è l’unico pasto della giornata. Mentre lasciare una finta libera scelta, che vuol dire solo lavarsi le mani di un problema sociale ben più grave e che coinvolge, loro malgrado, i più piccoli, significa non essere rispettosi dei più fragili.

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Bilancio: la regiona ignora le sezioni Primavera, Monteverdi e sport

Un bilancio che non tiene conto dei servizi fondamentali per la formazione delle giovani e giovanissime generazioni e che manca proprio su uno dei pilastri di welfare e sostegno alle famiglie: le scuole per i più piccini, la formazione superiore di tipo musicale e lo sport.

A pagare saranno anche i nostri territori, dove questi servizi sono fondamentali. Penso, ad esempio, alle cosiddette sezioni ‘Primavera’, quelle particolari classi, aggregate alle scuole dell’infanzia, che accolgono i bambini di età compresa tra i 24 e i 36 mesi, e concorrono a fornire una risposta alla domanda delle famiglie. Avevamo presentato due emendamenti per portare le risorse destinate a queste sezioni a 1 milione di euro. Ci sono stati bocciati dalla Giunta leghista, che si riempie tanto la bocca di sostegno alle famiglie.

E se le sezioni primavera rischiano la sopravvivenza, non va meglio per gli Istituti Musicali Pareggiati, uno dei quali è il Monteverdi di Cremona: avevamo chiesto, sempre con un emendamento, di aumentare di 1 milione i fondi destinati a queste scuole, quattro in tutta la regione, ma anche qui la Regione ha fatto orecchie da mercante.

Infine, lo sport: regione Lombardia ha sperimentato la dote sport, che potrebbe essere l’ideale per i ragazzi di famiglie attualmente in difficoltà, che magari non hanno i soldi per iscrivere i ragazzi a corsi, palestre o associazioni. Ma abbiamo fatto presente che 1 milione 200mila euro non sono sufficienti, anzi, pare proprio che il 90 per cento dei ragazzi rimanga fuori da questa opportunità. Anche in questo caso, abbiamo chiesto un incremento di 4 milioni di euro, ma evidentemente per la Regione questo è solo uno spot perché anche in questo caso il nostro emendamento è stato bocciato.

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Scuola Charis: per la scuola di CL pagherà la comunità di Crema

IMG_3590Si è parlato della scuola della Fondazione Charis, ieri, in Consiglio regionale, grazie a un’interrogazione a risposta immediata che ho presentato, sull’istituto scolastico che doveva nascere a Crema, a cura e spese della Fondazione Charis, cioè Comunione e Liberazione, che, però, a febbraio 2013, ha comunicato di avere avviato la procedura di liquidazione volontaria non essendo più in grado di reperire le risorse per completare l’opera.

Opera ideata e realizzata da don Mauro Inzoli, leader carismatico di Cl, confessore personale dell’ex presidente Formigoni, parroco della parrocchia Santa Trinità di Crema. All’epoca il progetto prevede la costruzione di un enorme edificio destinato a ospitare diverse scuole. La Regione assicura un finanziamento, ipotetico, di  4 milioni e 500mila euro e immediato di 1 milione di euro. L’assessore regionale alla partita è il cremasco Giovanni Rossoni. E la procedura di individuazione dell’opera scolastica da finanziare avviene in tempi da record: il 26 marzo 2008 il sindaco di centrodestra Bruno Bruttomesso invia un fax a Regione Lombardia; il 28 marzo, due giorni dopo, la Giunta comunale approva uno schema di protocollo con Fondazione Charis e con Regione Lombardia per l’utilizzo di contributi a valere sulla legge regionale 1/2000; nella stessa giornata Regione Lombardia, Comune e Fondazione Charis sottoscrivono lo stesso protocollo. Il tutto avviene con una trasferta a Crema di Regione Lombardia.

I lavori partono nel 2009. Ma solo ora la Regione si accorge che, diversamente da quanto scritto nelle delibere e da quanto convenuto con Charis e Comune, si deve parlare di ‘lotto funzionale’ a svolgere la funzione di formazione scolastica superiore e non più, come era avvenuto fino a quel momento e come dice l’accordo negoziale sottoscritto il 17 giugno 2009, ‘a titolo di compartecipazione alla spesa di euro 8.992.179,99 del primo lotto dei lavori di cui alla delibera di approvazione del progetto definitivo’. E ancora che ‘il Comune erogherà a Charis il contributo assegnato nei limiti delle somme effettivamente trasferite dalla Regione’. Sulla base di questa mutata interpretazione Regione chiede al Comune la restituzione del milione erogato.

Charis, infatti, ha già avviato la procedura di liquidazione perché il leader di Cl, don Mauro Inzoli, viene rimosso da parroco e dismesso dallo stato clericale con sentenza della Congregazione per la dottrina della fede, nel dicembre 2012, per fatti riconducibili al reato di pedofilia.
Ho chiesto all’assessore regionale all’Istruzione Aprea se la Regione non intenda bloccare questa procedura di riscossione coatta di un credito non esigibile e non ne voglia accertare l’insussistenza rimanendo in attesa che il liquidatore, tra l’altro indicato dalla stessa Regione, riconosca l’eventuale restituzione del contributo a suo tempo erogato alla Charis.

L’assessore, per conto della Giunta, ha risposto in sostanza che la discussione è ancora aperta, ma la Regione non sottovaluta i danni che potrebbero nascere da decisioni affrettate nei confronti del Comune di Crema. Spiegazione che non mi ha per nulla soddisfatto, perché l’assessore parla di proposta in discussione, ma a me risulta che ci siano decreti di Regione Lombardia che chiedono già la restituzione, tant’è che sono già stati trattenuti 200mila euro su contributi che dovevano essere trasferiti al Comune. Il quale ha come unica possibilità di riconoscere il debito fuori bilancio, sforando di fatto il patto di stabilità e mettendo in difficoltà le famiglie cremasche.
Ma l’accordo era stato fatto da Regione e Fondazione Charis, e ora la prima chiede indietro il milione praticamente alla comunità di Crema che nell’operazione non c’entrava nulla!.

Chiedo che la Regione riconosca la propria  responsabilità e attenda che il liquidatore della Charis possa mettere in vendita tutto il patrimonio disponibile, così da recuperare il contributo erogato più di 5 anni fa alla stessa Fondazione.

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Scuola Fondazione Charis: discussione rinviata per l’assenza dell’assessore

La discussione della mia interrogazione a risposta immediata sulla scuola della Fondazione Charis è stata rinviata al prossimo Consiglio regionale in tema di atti di indirizzo e controllo per l’assenza dell’assessore regionale all’Istruzione, impegnata per motivi istituzionali.

Proprio stamattina doveva essere trattata la question time sulla vicenda della scuola che chiedeva all’assessore se la Regione non intenda accertare l’insussistenza del credito verso il Comune di Crema riattivando tutti i contributi sospesi e anche con un confronto per decidere del destino di una struttura realizzata per circa la metà del progetto iniziale, con una spesa certificata di quasi 18 milioni di euro, da adibire ad attività scolastiche e di formazione per la quale sono state già indennizzate risorse importanti che potrebbero essere valorizzate per fornire servizi essenziali per il territorio.

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Interrogazione sulla scuola incompiuta della fondazione Charis

Ho presentato un’interrogazione a risposta diretta, sul caso della scuola incompiuta di Crema e del credito di un milione di euro che la Regione pretende dal Comune, che sarà discussa martedì mattina durante il question-time, poco dopo l’apertura della seduta dell’assemblea regionale. Ricorderò i passaggi della vicenda, dalla firma dell’accordo di programma tra Comune, Regione e Fondazione Charis, il 28 marzo 2008, alla procedura di liquidazione della fondazione stessa nel febbraio 2013, le successive richieste di restituzione della Regione, le eccezioni opposte dal Comune e il pignoramento della somma nell’aprile 2015.

Non è il comune di Crema che deve restituire il milione di euro, che è andato interamente nelle casse della fondazione Charis per lo scopo contenuto nell’accordo di programma. Ciò che è successo poi non può essere scaricato sui cittadini di Crema, che non hanno colpa alcuna. C’è una scuola realizzata quasi a metà, con il corredo di una palestra, una piscina e una chiesa anch’esse incompiute: è assurdo che le istituzioni ricorrano alle carte bollate le une contro le altre quando sarebbe invece necessario sedersi a un tavolo per capire come fare in modo che le opere vengano completate e messe finalmente a disposizione dei cittadini. Spero che l’assessore colga l’opportunità e già martedì dia una svolta a questa complicata vicenda, altrimenti ci saranno solo vinti e nessun vincitore.

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Domani in Consiglio regionale l’assestamento al bilancio

Il Consiglio regionale della Lombardia discuterà domani, lunedì 28 luglio, e dopodomani, l’assestamento al bilancio della Regione. All’interno del documento la giunta regionale ha previsto uno stanziamento di 30 milioni di euro – due nel 2014 e ventotto nel 2015 – per la celebrazione di un referendum consultivo popolare dei cittadini lombardi per la trasformazione della Lombardia a Regione a Statuto speciale. Il referendum non avrebbe effetti giuridici, in quanto la “specialità” è assegnata dalla Costituzione, per la cui modifica occorre un voto del Parlamento a maggioranza qualificata in doppia lettura.
Noi del Pd siamo contrari a questo spostamento di risorse da altri capitoli, e su questo baserà in Aula le proprie proposte di modifica dell’assestamento e dunque del bilancio regionale. Il gruppo democratico ha presentato 40 emendamenti che mirano a utilizzare in modo utile quei 30 milioni di euro (insieme ai 4 milioni che la giunta Maroni si è riservato per la comunicazione, con un altro stanziamento in assestamento). Tre sono i temi principali:

  • Il Lavoro, per cui chiediamo di destinare 13 milioni di euro per la dote unica, per l’apprendistato e per i contratti di solidarietà
  • Le famiglie, per cui chiediamo di ripristinare il fondo sociale regionale ai valori dello scorso anno aggiungendo 12 milioni di euro e di incrementare il fondo sociale affitti di 15 milioni
  • Il risarcimento danni per eventi calamitosi come l’esondazione del Seveso, per cui chiediamo di incrementare il fondo regionale di 10 milioni di euro

La Regione Lombardia non può permettersi di buttare dalla finestra trenta milioni di euro in questo modo, soprattutto quando ci sono emergenze vere. Il lavoro, prima di tutto, ma anche il fondo sociale, con cui i Comuni fanno gli interventi per i disabili, per gli anziani e per le famiglie in difficoltà, che la Regione ha tagliato di quasi il 20%. O ancora per le emergenze idrogeologiche, come quella del Seveso.

Sulla parte “normativa” dell’assestamento, diciamo alcuni no.

  • No al regalo alle società del settore energetico che hanno impianti termoelettrici. La giunta intende scontare da qui in avanti per 30 milioni di euro le tariffe per l’utilizzo dell’acqua per il raffreddamento degli impianti, in cambio del pagamento degli arretrati accumulati dalle aziende nei confronti della Regione.
  • No all’ennesima operazione sulle aziende regionali che non porta ad alcuna, necessaria, semplificazione. La giunta ha deciso di scorporare da Finlombarda in favore di Infrastrutture Lombarde il ramo d’azienda, incorporato nella fusione con Cestec, che si occupa, tra le altre cose, di certificazione energetica degli edifici.
  • No alla vendita del patrimonio di Aler Milano per risanare il bilancio. È contro la legge nazionale, che prevede che gli introiti dalla vendita di alloggi debbano essere utilizzati per acquistare, costruire, risanare o fare manutenzione di altri alloggi.
  • No alla sottrazione alle Province di Cremona e Mantova della gestione dei porti fluviali sul fiume Po, per riportarli in capo alla Regione. Sarebbe un’operazione costosa, inutile e fermerebbe gli investimenti in atto e in progetto, che la Regione per legge non potrebbe fare.
  • Sì, invece al passo indietro sulla legge sulla competitività dove vengono abbandonate alcune forzature ideologiche sulla moneta complementare e sul marchio “made in Lombardy” per adeguarsi alle sagge prescrizioni del governo.
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