Archivi del mese: ottobre 2017

Smog: bene le iniziative dei comuni, ma serve la regia della regione e dell’intera Pianura Padana

Un plauso ai Comuni di Cremona, Mantova, Bergamo e Brescia per l’iniziativa di voler presentare una campagna di comunicazione sulle misure antismog. Tuttavia, come abbiamo sempre detto, non possono continuare a supplire alle carenze di Regione Lombardia che delega completamente al territorio la partita, quando invece dovrebbe fare da cabina di regia e semmai chiedere un coordinamento addirittura più vasto, che c’è già sulla carta, per tutto il territorio della Pianura Padana.

La scelta di informare i cittadini, attraverso un portale web dedicato, sullo stato della qualità dell’aria, diffondendo i dati riguardanti l’inquinamento atmosferico e le limitazioni in vigore sul riscaldamento domestico e sulla circolazione dei veicoli, è assolutamente meritoria e crediamo possa essere davvero efficace. Certo, molto più delle campagne informative praticamente inesistenti della Regione, che latita nel modo più assoluto su questi temi.

E se per il referendum sono stati spesi milioni di euro per far sapere ai cittadini cosa avrebbero dovuto fare, con i risultati che conosciamo, per educare la popolazione a un comportamento consapevole di fronte alle gravi problematiche di inquinamento di cui soffriamo in Lombardia, Regione non investe un euro. Ci pensano i Comuni, allora, ma il tema rimane: se vogliamo che le misure abbiano efficacia a livello di bacino padano, la regia deve essere complessiva. E i provvedimenti vanno imposti a tutti, non random, altrimenti non otterremo mai nulla.

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Ponte di Casalmaggiore: serve anche un tavolo permanente con Emilia Romagna e Governo

Si è parlato anche del Ponte di Casalmaggiore oggi pomeriggio in Commissione Trasporti del Consiglio regionale, dove l’assessore Sorte si è presentato per rispondere a diverse interrogazioni sulla situazione di grande criticità di alcune direttrici lombarde.

Il tema dei ponti che collegano la nostra regione con l’Emilia Romagna è di grande attualità negli ultimi mesi, soprattutto in provincia di Cremona, dove la situazione è diventata davvero urgente, soprattutto alla luce delle ultime verifiche tecniche che hanno decretato l’obbligo di ricostruire completamente il ponte di Casalmaggiore.

Serve istituire al più presto un tavolo permanente con la Regione Emilia Romagna e il Governo per trovare una soluzione condivisa dove ognuno faccia la propria parte per migliorare tutte le infrastrutture che riguardano il territorio cremonese. Prima di costruire strade e autostrade si devono mantenere le infrastrutture realizzate, a partire dai ponti che collegano due territori strategici per l’economia dell’Italia.

Fa sorridere il recente spostamento di risorse dal ponte di San Daniele a quello di Casalmaggiore, 3 milioni di euro precedentemente stanziati, dirottati su Casalmaggiore. E le risorse per San Daniele verranno inserite dentro il bilancio del prossimo dicembre.

Prioritario resta il mantenimento del numero delle carrozze recentemente potenziato, ma anche l’incremento della frequenza dei treni nelle ore di punta, tra le due sponde, modello navetta, nelle fasce orarie di maggiore utilizzo di pendolari e lavoratori.

Infine, visto l’argomento in discussione, senza ottenere alcuna replica, ho ribadito come il servizio ferroviario sta peggiorando e lo dimostrano i ritardi quotidiani accumulati dai treni – 80 minuti negli ultimi 3 giorni solo considerando una coppia di treni della linea Cremona-Treviglio-Milano -  ma le prospettive restano incerte: infatti sui nuovi treni, mi riferisco a una lettera inviata agli amministratori del Comune di Cremona, l’assessore Sorte conferma che non arriveranno prima del 2021.

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Quote latte: respinto il ricorso su una vicenda tutta colpa della Lega oggi autonomista

La mala gestione, all’epoca tutta in capo allo Stato, degli stessi che oggi si proclamano autonomisti, ha danneggiato i nostri allevatori e ora rischia di ripercuotersi ancora sulle casse pubbliche.

La politica della Lega su questa vicenda ha costretto la stragrande maggioranza dei 32mila allevatori italiani che hanno rispettato le regole, a pagare anche per quei pochi, evidentemente protetti e coperti dal Carroccio, che non lo hanno fatto.

Questo, oltre a dimostrare una volta di più l’inefficacia dei governi del centrodestra su questo tema, comporta ancora danni dal punto di vista politico ed economico per l’Italia. E guarda caso a mettere in piedi, a spese dello Stato, tutta questa ingarbugliata vicenda sono stati coloro che oggi rivendicano l’autonomia delle Regioni, in primis quel Ministro Zaia che non si è fatto problemi ad accollare a tutta la comunità i costi dei singoli.

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Sostegno agli alunni con sordità; servono più risorse e più ore di assistenza

Il Pd dà pieno sostegno sia al Comitato Genitori degli alunni con sordità che alle Assistenti scolastiche che oggi hanno manifestato di fronte alla sede del Consiglio regionale per far sentire la loro voce contro linee guida regionali sull’organizzazione scolastica che confliggono apertamente con i principi umanitari e si configurano come una turbativa del diritto allo studio riconosciuto dalla nostra Costituzione e dalle convenzioni internazionali.

A oltre un mese dall’inizio delle lezioni, infatti, ai bambini affetti da sordità non è ancora assicurato, in molti istituti, la possibilità di seguire le lezioni per inerzia burocratica e mancanza di personale chiamato a coprire l’orario scolastico e inoltre in ogni caso l’assistenza sarà garantita al massimo per un terzo dell’orario scolastico solamente.

Chiediamo alla Giunta di farsi carico di questo problema. Ora che l’attivazione del servizio è passato in carico alla Regione, serve aumentare il monte orario del servizio di assistenza in aula per i bambini affetti da sordità e far sì che l’avviamento dello stesso avvenga all’inizio dell’anno scolastico e non con mesi di ritardo. Per far questo occorrono modifiche alla delibera del 2017, serve rivedere le linee guida e servono più risorse per coprire un monte orario più ampio.

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Parco Adda Nord: un commissariamento che fa venire più di qualche dubbio

La Giunta regionale ha deliberato la decadenza dall’incarico dell’attuale presidente e lo scioglimento del Consiglio di gestione dell’Ente Parco Adda Nord, nominando un commissario. Ma c’è qualcosa che non quadra in questa decisione.

-La Giunta ha praticamente sostituito con il commissario un consiglio di amministrazione nuovo, eletto da appena un anno, dopo un rinnovo pari al 50 per cento dei componenti e dove rispetto a prima erano rimasti solo i due consiglieri leghisti, tra l’altro. Anche in quel caso, ci siamo sempre chiesti come mai si fossero dimessi tutti meno i due rappresentanti del Carroccio, presenti, dunque, prima, durante e dopo.

Oltre tutto pare che nell’ultimo incontro dei sindaci, il presidente e il consiglio avessero ricevuto il plauso della quasi totalità dei componenti dell’assemblea, amministratori di centrodestra compresi, per il lavoro che avevano iniziato a fare. Ma la Regione ha deciso di metterci lo zampino e sciogliere tutto lo stesso.

La verità è ben più articolata: la Lega ha perso la maggioranza in quasi tutte le assemblee dei parchi lombardi, quindi si trova impossibilitata a imporre la propria opinione su temi di fondamentale importanza per la Lombardia come il territorio, l’ambiente, il consumo di suolo. Non per nulla ha fatto in modo di prorogare sine die l’applicazione dei criteri della nuova legge sui parchi fino al punto che tutto slitterà a dopo le elezioni.

Mi viene da pensare che sotto sotto ci sia qualche interesse. Perché a quanto si può vedere Lega e Forza Italia non solo non hanno a cuore le nostre bellezze naturali, ma addirittura vogliono occupare i parchi, i loro organi di gestione e decidere, senza il rispetto delle più elementari regole democratiche, come trattare il territorio lombardo e in particolare le aree protette come il Parco Adda-Nord.

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Made in Italy, l’assessore Fava non conosce la normativa europea

Fava ancora una volta tifa per gli stranieri non conoscendo minimamente la normativa europea. L’assessore dovrebbe sapere infatti che la graduatoria di cui parla è stata fatta da un’agenzia europea, CHEFA, e che l’Italia si è già opposta formalmente.

Ancora una volta difende l’operato degli euroburacrati e continua a fare il tifo per gli altri, mentre noi proseguiamo nella difesa delle nostre realtà.

Un suggerimento: prenda i 50 milioni di euro del referendum che la Lombardia sta buttando e li usi per fare promozione dei prodotti del territorio.

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Brescia-Parma: un incubo che deve finire

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Ci vogliono più carrozze e bisogna restituire un minimo di dignità alle condizioni di viaggio dei cittadini. Non è possibile che proprio sulla linea che va a supportare la chiusura del ponte su Po viaggino ancora convogli di due sole carrozze.

A distanza di qualche settimana dalla discussione in aula consiliare sulle linee ferroviarie cremonesi, in particolare la linea Parma-Casalmaggiore-Piadena-Brescia e la Cremona-Brescia, ho scritto all’assessore Sorte per lanciare l’ennesimo appello e richiamare la sua attenzione (e quella dell’azienda Trenord) sulla quotidianità che vivono i pendolari su queste direttrici.

Questa volta la causa scatenante è stata la situazione invivibile in cui si sono ritrovati questa mattina i pendolari che salivano sul treno delle 7,15 a Casalmaggiore.

Stipati, in condizioni minime di vivibilità e stretti in ogni spazio possibile; alcuni raccontano che, per non perdere il treno e arrivare in ritardo al lavoro,  sono stati costretti a stringersi anche nella toilette. Dopo tutti gli annunci e le promesse, questi sono i fatti.

Un servizio che i cittadini pagano e che meriterebbe non solo maggior attenzione, ma finalmente un atto di responsabilità da parte di Regione Lombardia e Trenord.

 

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