Archivi del mese: aprile 2017

Treni ancora più lenti? Va bene la sicurezza, ma non sulla pelle dei pendolari

Treni più lenti dal prossimo cambio orario di giugno?

E’ la domanda che preoccupa da qualche giorno i pendolari lombardi. Secondo diverse fonti, infatti, potrebbe entrare in vigore una direttiva dell’agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie del 26 settembre scorso che, per questioni di sicurezza, impone ai convogli un rallentamento fino a 80 km/h in prossimità di passaggi a livello privati, vale a dire quelli che non hanno supporti elettronici o di segnalamento e che spesso non hanno sbarre, ma cancelli chiusi con lucchetti. E in Lombardia non sono pochi: su 801 passaggi a livello, 194 rientrano in questa categoria, in particolare nelle province di Cremona, Mantova, Pavia e Brescia.

Inutile dire che tutto questo determinerebbe un allungamento dei tempi di percorrenza di ogni tratta, con conseguente incertezza sul servizio offerto. Sulla linea Milano-Cremona-Mantova, per esempio, si parlerebbe di almeno 14 minuti in più a tratta.

Anche in vista della convocazione degli incontri dei quadranti-orari del mese di maggio ho chiesto a Sorte di convocare già nelle prossime settimane il tavolo del Tpl per indicare soluzioni possibili che continuino a garantire i servizi per i pendolari lombardi, senza allungare i tempi di percorrenza, altrimenti gli effetti sarebbero devastanti e sarebbe necessaria una rimodulazione degli orari.

Tutto questo avrebbe davvero il sapore di una beffa, se pensiamo a tutti i progetti e agli investimenti, anche consistenti, che la stessa Regione ha messo in campo per velocizzare le tratte, anche in termini di raddoppi selettivi e miglioramento tecnologico.

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Siccità: regione Lombardia dimentica il patto per l’acqua

Sono rimasto molto stupito quando ho saputo che gli assessori lombardi al Territorio, all’Ambiente e all’Agricoltura hanno inviato una lettera al Ministro dell’Ambiente preoccupati della siccità e chiedendo al Governo di intervenire con una strategia comune. Sta bene, ma perché, allora, sono stati i primi a disattendere il Patto per l’acqua?

Ne abbiamo discusso solo un paio di settimane fa in Aula, dove dissi che era urgente la convocazione del Tavolo regionale per il monitoraggio delle risorse idriche e la riattivazione del Patto per l’acqua, proprio alla luce dell’allarme siccità appena lanciato dai rappresentanti di categoria degli agricoltori. Ma sono rimasto inascoltato.

Durante il mio intervento, avevo detto che la Lombardia è una regione ricca di acque, ma negli ultimi decenni diversi fattori hanno aumentato la frequenza dei fenomeni estremi, sia di crisi idrica che alluvionali. E aggiunto che nel 2007, Regione Lombardia ha cercato di intervenire, coinvolgendo ben 67 soggetti interessati, e, con l’obiettivo di affrontare la questione della gestione delle acque, era nata l’idea di un Patto per l’acqua che definisse azioni utili soprattutto in fase di emergenza.

Un accordo rimasto disatteso per anni, ma quando solo pochi giorni fa, dicevo in Aula che sarebbe opportuno sottoscrivere nuovamente il Patto per l’acqua, ricordando che, durante un’audizione, ad aprile 2016, in Commissione Agricoltura, l’assessore al Territorio Beccalossi aveva dato piena disponibilità, mi ero sentito rispondere che non si sarebbe fatto nulla del genere e che l’apertura del tavolo del Patto non sarebbe stato accordato, anche perché l’assessore stesso dichiarava che la situazione non era ritenuta emergenziale. Quindici giorni dopo il suo collega Fava dice che l’agricoltura rischia danni per centinaia di milioni.

Faccio quindi appello ai tre assessori affinché ci ripensino e ristabiliscano il Patto, ovvero l’unica via lombarda per affrontare l’emergenza siccità. Inoltre, chiediamo che gli interventi siano supportati anche con le risorse necessarie.

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Referendum consultivo: Maroni colga l’invito del governo

La Lega vuole fare il referendum per iniziare così la sua campagna elettorale per regionali e politiche del 2018. Se volesse davvero il trasferimento di maggiori competenze alla Lombardia, Maroni non butterebbe al vento 46 milioni di euro e coglierebbe al volo la disponibilità del governo, espressa dal ministro Martina, di aprire il tavolo per la trattativa. I nostri sindaci e i nostri presidenti di provincia hanno indicato da un anno e mezzo questa strada per avere più autonomia e più risorse.

Ora Maroni e la Lega scelgano se vogliono davvero l’autonomia o solo fare una sceneggiata elettorale.

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Commissariamento Apa: regione intervenga per rendere pubbliche le motivazioni

Questa mattina ho inviato una lettera  all’assessore regionale all’Agricoltura Fava sulla questione del commissariamento dell’Apa, l’Associazione provinciale allevatori, di Cremona per un periodo di tre mesi. Voglio coinvolgere Regione Lombardia nella vicenda, dopo che, con una comunicazione ufficiale dell’Aia, l’Associazione italiana allevatori, ha annunciato di aver deliberato il commissariamento lo scorso 13 aprile.

La missiva è indirizzata al presidente Roberto Maroni, all’assessore Gianni Fava e al presidente dell’VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, di cui faccio parte, Alberto Cavalli.

“Venuto a conoscenza che il Comitato direttivo dell’Aia ha deliberato il commissariamento dell’Apa di Cremona e che questo è avvenuto senza che venissero rese note le motivazioni di natura tecnica che hanno portato a tale decisione, sono a richiedere di intervenire affinché si possano conoscere e rendere pubbliche queste motivazioni, in forza dell’importanza e delle peculiarità dell’Apa di Cremona che risulta essere una delle più rilevanti Associazioni provinciali allevatori d’Italia.

Di fronte a questi avvenimenti, che possono creare tensione all’interno del mondo allevatoriale e agricolo cremonese, si deve lavorare affinché le scelte siano improntate a sostenere queste attività, evitando, quando possibile, conflitti. Per questo chiedo un vostro interessamento perentorio sulla vicenda.”

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Ti.Bre. ferroviaria: la regione intervenga urgentemente sulla linea del casalasco

Oggi ho presentato una interpellanza con cui sollecito la Giunta a intervenire sul tema della Ti.bre ferroviaria.

La Regione Lombardia prenda posizione e indichi al Governo il tracciato auspicato dal territorio cremonese e casalasco, Parma-Colorno-Casalmaggiore-Piadena-Mantova-Verona, e a potenziare l’attuale linea Parma-Brescia.

Per la realizzazione di questa opera occorre potenziare  la Parma-Brescia, indicando una priorità di tracciato, facendo proprie le diverse e molteplici sollecitazioni territoriali e partendo dal presupposto che il Governo ha indicato come priorità strategiche le infrastrutture ferroviarie, impegnandosi soprattutto sulla Cremona-Mantova a raddoppiarne la linea.

Anche uno studio commissionato dalla stessa società Ti.bre indica il tracciato passante per Piadena come il migliore, sia da un punto di vista economico sia sociale.

Quali sarebbero i benefici di questa soluzione?

Gli interventi su questa direttrice sarebbero tutti di esclusiva proprietà di RFI;
l’investimento sarebbe molto meno oneroso (80 milioni contro i 700 previsti dall’altra soluzione);
ci sarebbero maggiori potenzialità d’impiego per treni merci;
i tempi di percorrenza sarebbero inferiori ai 35 minuti;
la tariffa media per i trasporti sarebbe inferiore;
tale soluzione, infine, permetterebbe scali e terminal.

Nel documento richiedo inoltre di concordare con la Regione Emilia-Romagna un tavolo di lavoro per poter definire un accordo e potenziare in modo strutturale l’infrastruttura della vecchia linea Parma-Brescia, così da agevolare anche i pendolari casalaschi che oggi sono costretti su treni obsoleti, stracolmi, poco puliti e perennemente in ritardo.

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La regione vuole scippare i piani regolatori dei porti di Cremona e Mantova

La Regione ha deciso di avocare a sé la responsabilità dei piani regolatori del porti di Cremona e Mantova. Un vero blitz, effettuato con la legge di semplificazione, discussa ieri in commissione territorio del Consiglio regionale. D’ora in poi non saranno più le Province a dover redigere i piani, ma la Regione, con una soluzione che anziché semplificare complicherà, allontanando dai territori le decisioni che li riguardano.
Con la nuova normativa, infatti, sarà la giunta regionale ad elaborare la proposta di piano regolatore portuale, d’intesa con i comuni e con la provincia, sentiti gli enti gestori delle aree regionali protette territorialmente interessate. La stessa giunta adotterà il piano in via preliminare, accoglierà le osservazioni, lo adotterà in via definitiva e lo invierà al Consiglio regionale per l’approvazione. Il piano verrà anche sottoposto alla VAS (valutazione ambientale strategica).
Siamo al paradosso che si utilizza una legge di semplificazione per complicare le procedure ed allungare i tempi, effettuando un vero e proprio scippo ai danni delle Province e dei Comuni. Il caso di Mantova è esemplare, visto che da tre anni la Regione non ha dato il via libera al piano redatto dalla Provincia, peraltro ai sensi di una norma della Regione stessa e già sottoposto a VAS, e ora si mette nelle condizioni di rifarlo da capo. Altro che attenzione al territorio, questo è un vero e proprio scippo ai danni delle Province e dei comuni. Abbiamo presentato in commissione territorio diversi emendamenti per cambiare la norma ed evitare di buttare il bimbo con l’acqua sporca,  ma sono stati tutti respinti senza nemmeno discuterli. Ora li ripresenteremo nella commissione Affari istituzionali e se occorre anche in Aula. Altro che attenzione ai territori e al “Grande fiume Po” , la Regione ancora una volta si dimostra centralista, ignorando il dialogo con le comunità locali sempre più considerate periferie dell’area metropolitana.

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Paullese: si completino subito i lavori, ora il tavolo diventi permanente

Si sono svolte oggi pomeriggio, in commissione Trasporti del Consiglio regionale, le audizioni con i sindaci del territorio del Sud Est del Cremasco e del Lodigiano-milanese,  lungo l’asse della S.P. ex S.S. 415 in merito alle problematiche della mobilità su gomma e le criticità sempre più pressanti evidenziate dal trasporto pubblico e dai collegamenti di questi comuni con il terminal MM3 di San Donato.

Il sindaco di Paullo, anche a nome dei sindaci di Mediglia, Pantigliate, San Donato, Tribiano, Zelo Buon Persico, Spino d’Adda e Crema, ha sottoposto all’attenzione dei consiglieri un documento in cui sono state riportate le principali problematiche con le relative proposte.

I temi cruciali sul tavolo: i lavori di completamento della Paullese, il progetto di desemaforizzazione di San Donato e – ultimo ma non meno importante – il rilancio del trasporto pubblico locale, con la riqualificazione dell’hub di S. Donato e la valorizzazione del servizio autobus.

Le problematiche di questa zona rappresentano una vera priorità per la nostra regione e, proprio per questo le risorse previste nel Patto per la Lombardia devono essere destinate al completamento di questa infrastruttura,  anche se lo sguardo a medio termine deve essere comunque il prolungamento della metropolitana fino a Paullo. Servono i 16 milioni e mezzo per il nuovo Ponte sull’Adda e per il tratto da Zelo allo stesso ponte.

A febbraio la Regione è venuta a raccontarci, al Tavolo regionale di coordinamento della Paullese, lo stato dell’arte in merito ai lavori e alla progettazione in corso. Questa dovrebbe diventare una modalità di confronto permanente, prevedendo la partecipazione di tutti i livelli istituzionali: Ministero, Regione, Città metropolitana, Province di Lodi e Cremona, Città di Milano e Comuni dell’asse.

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Patto per l’acqua: serve un accordo con tutti i portatori di interesse

È urgente la convocazione del Tavolo regionale per il monitoraggio delle risorse idriche e la riattivazione del Patto per l’acqua, anche alla luce del recente allarme siccità lanciato dai rappresentanti di categoria degli agricoltori. E’ su questo tema l’interpellanza che ho presentato stamattina.

La Lombardia è una regione ricca di acque, ma negli ultimi decenni diversi fattori hanno aumentato la frequenza dei fenomeni estremi sia di crisi idrica che alluvionali. Nel 2007, Regione Lombardia ha cercato di intervenire, coinvolgendo ben 67 soggetti interessati, e, con l’obiettivo di affrontare la questione della gestione delle acque, è nata l’idea di un Patto per l’acqua che definisse azioni utili soprattutto in fase di emergenza.

Rimasto disatteso per anni, sarebbe opportuno sottoscrivere nuovamente il Patto per l’acqua, partendo dalla riscrittura di nuove regole di gestione. E in questo senso, come Consiglio, abbiamo approvato una risoluzione, a dicembre 2015, con l’impegno per la Giunta a riavviare il Patto. Nel corso di un’audizione, ad aprile 2016, in Commissione Agricoltura, con l’assessore al Territorio Beccalossi, si era proprio parlato della necessità di convocare una specifica conferenza, entro l’anno, per approfondire e condividere le problematiche legate al tema del deflusso minimo vitale (Dmv). E la Beccalossi aveva dato piena disponibilità.

Fin qui i fatti. Ma alle domande relative a quando questi passaggi si sarebbero finalmente svolti, oggi, mi sono sentito rispondere che non si faranno: l’apertura del tavolo del Patto non verrà accordato.
E’ questo a mio avviso un grave errore, perché è vero che le regole sono stabilite dalle assemblee legislative e applicate dai governi, in questo caso la Giunta, ma la vicenda è di una complessità che era indispensabile e opportuno coinvolgere i consiglieri e i portatori di interesse dei diversi territori, per come dovrebbe funzionare il lavoro di squadra, a mio modo di vedere. Anche perché rimane il tema di attuare una gestione efficace del deflusso minimo vitale da parte di chi si occupa del singolo corso d’acqua, che attualmente è inapplicata, ma sarebbe fondamentale. E in questo il Patto per l’acqua è l’unico strumento e va rimesso in corso subito.

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