Archivi del mese: febbraio 2016

Museo del violino: grande progetto pilota del comune di Cremona

“La cultura cambia le cose – Come gli obiettivi culturali rinnovano economia e società” è il titolo del progetto che il Comune di Cremona sta portando avanti come Distretto Culturale e che ha il suo cuore nella liuteria. Per questo, stamattina, la VII Commissione Cultura del Consiglio regionale lombardo ha visitato il Museo del Violino e ascoltato il sindaco Gianluca Galimberti illustrare il grande progetto di rilancio e di sviluppo della città di Cremona e chiedere, in questo, un sostegno a Regione Lombardia.
Siamo andati a Cremona proprio per dimostrare che con la cultura ‘si mangia’, ovvero si creano posti di lavoro e si fa girare l’economia
L’idea del progetto è di mettere al centro di un piano di sviluppo un aspetto culturale, in questo caso solo apparentemente di nicchia, come la liuteria. E la risonanza o i rapporti che si possono sviluppare sono di livello nazionale, ma anche internazionale, come ci ha dimostrato bene il sindaco illustrando il progetto.
Più in generale, la visita di oggi ha evidenziato una volta di più che ogni territorio ha una sua specialità e tutte vanno valorizzate. In questo Cremona può rappresentare un’esperienza pilota.

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Petizione per il rilancio dell’ospedale Oglio Po

Alloni e consiglieri PD sanità incontro per Oglio Po 2
Una delegazione del Comitato per la difesa ed il rilancio dell’ospedale dell’Oglio Po è stato ricevuto ieri nel tardo pomeriggio in Consiglio regionale da me e dai consiglieri del Pd Sara Valmaggi, Carlo Borghetti, Mario Barboni, Luca Gaffuri ed Enrico Brambilla e da Andrea Fiasconaro del M5S. Per il comitato, promotore di una petizione che ha raccolto quindicimila firme di cittadini del territorio, erano presenti Francesco Maldera, Serenella Taraschi e Carlo Barbiani, accompagnati dal sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio, in rappresentanza dei trenta comuni del territorio interessato, e dal dottor Luigi Borghesi, primario all’ospedale Oglio Po.
Sul territorio dell’Oglio Po c’è una realtà che va salvaguardata e la petizione popolare così come gli amministratori di ogni parte politica vanno in questa direzione. La costituzione di un ambito distrettuale che sia a cavallo delle due ASST e che mantenga la pediatria, il punto nascita e l’ortopedia, recuperando l’ospedale di Bozzolo come presidio riabilitativo ed istituendo un presidio socio sanitario territoriale presso l’ex ospedale di Viadana è una proposta ragionevole che incontra le necessità di un territorio che ha una sua specificità e una sua storia.

 

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Legge anti moschee: la bocciatura della Consulta certifica l’inadeguatezza di Maroni

La bocciatura della legge della Regione Lombardia sulle moschee da parte della Consulta non ci sorprende affatto, anzi era più che prevedibile. Sotto il profilo politico conferma ancora una volta l’incapacità di Maroni e della sua maggioranza di produrre buone leggi che resistano al vaglio della Costituzione. Il provvedimento che lui e l’assessore Beccalossi tanto difendono è pessimo: non fa nulla per combattere l’abusivismo e per come è stata scritto incentiva il proliferare di situazioni opache. Dalle dichiarazioni fatte a caldo da Maroni traspare quello che è il vero intento della Lega: strumentalizzare, per soli fini elettorali, un tema molto delicato quale la libertà di culto trincerandosi dietro la disciplina urbanistica. Attendiamo di conoscere le motivazioni della Consulta, ma questa bocciatura dimostra l’inadeguatezza della Giunta Maroni a guidare la Regione Lombardia quotidianamente al centro di episodi che gettano cattiva luce sull’istituzione. E’ un ulteriore tassello che si somma alla lista delle motivazioni che martedi’ prossimo ci spingeranno a chiederne le dimissioni.

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Sanità e arresti: Maroni si dimetta

Nuovi arresti in  Regione Lombardia. Prima Mantovani, vicepresidente e assessore alla sanità, arrestato; poi Garavaglia assessore al bilancio, indagato; oggi Fabio Rizzi, suo braccio destro e padre della riforma sanitaria. Abbiamo più volte denunciato l’assenza di un sistema regionale dei controlli efficace che garantisca trasparenza, ma è del tutto evidente che Maroni, assessore alla sanità, anche lui a processo, ha una enorme responsabilità politica. Si è dimostrato incapace di garantire discontinuità rispetto agli scandali dell’era formigoniana e di recidere il legame malato tra politica e sanità. Mesi fa abbiamo presentato una mozione di sfiducia nei suoi confronti ma lui ha sempre negato ci fossero problemi. Gli episodi di cronaca giudiziaria lo riportano alla cruda realtà. Maroni si dimetta. La Lombardia ha bisogno di aria nuova.

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Prezzo del latte: Lactalis ha già smentito

Non capiamo la polemica del collega Lena in merito alla disdetta da parte della Lactalis del contratto stipulato col Ministero dell’Agricoltura sul prezzo del latte, visto che è stata la stessa Lactalis a smentire ufficialmente la notizia di un presunto stralcio dell’accordo sul prezzo del latte.

Non vorremmo fosse l’ennesimo pretesto per attaccare il lavoro del ministro Martina sostituendosi questa volta all’assessore regionale Fava che sino ad oggi si è distinto solo per le polemiche sterili.

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Cened +2.0: certificazione energetica al palo

In un periodo storico e climatico in cui l’efficientamento energetico degli edifici è di fondamentale importanza, Regione Lombardia mette in difficoltà i certificatori con un software che non ha certo facilitato loro la vita.

Giovedì mattina c’è stata l’illustrazione delle problematiche connesse al funzionamento del nuovo software Cened +2.0 per la certificazione energetica obbligatoria di tutti gli edifici, fatta dall’assessore regionale all’Ambiente Terzi e dai funzionari. L’incontro, chiesto dal Pd, voleva fare il punto sulle difficoltà lamentate dai professionisti da quando, a ottobre 2015, il Cened+ è stato sostituito, in modo abbastanza traumatico, dicono loro, dal Cened +2.0.

In particolare, coloro che devono utilizzarlo sostengono di aver ricevuto pochi dettagli sul suo utilizzo e con un certo ritardo che ha portato a un blocco delle certificazioni pesante per il mercato immobiliare, con ripercussioni negative per gli operatori e le attività economiche.
Lamentano, poi, di non aver ricevuto un’adeguata formazione e di essere stati costretti a sopperire alle carenze di informazioni trovando soluzioni autonome, come gruppi di scambio di opinioni sui social network. E dopo oltre una dozzina di aggiornamenti in pochi mesi, alcuni si sono risolti ad acquistare software privati.

Il limite principale dell’incontro di giovedì è che non sono stati invitati proprio coloro che i problemi li vivono, ovvero almeno i presidenti degli ordini professionali. C’era l’assessore e c’erano i dirigenti, va bene. Ma serviva il confronto perché i guai li hanno avuti le categorie.
E anche sulle giustificazioni addotte dall’assessorato, ci sarebbe qualcosa da dire: i seminari sono stati fatti, anche parecchi. Ma andavano organizzati sui territori, visto che la regione è piuttosto grande.

Il risultato è che quest’anno c’è stato il 25 per cento in meno di iscrizioni e poiché ognuna di queste costa 120 euro, su 10mila potenziali interessati la perdita per Regione Lombardia è stata notevole. I conti dell’assessorato parlano di circa 3 milioni di introiti nel 2015, tra iscrizioni e costo dell’attestazione della prestazione energetica. Si fanno presto i calcoli per capire quanto ci perderà già quest’anno.

La proposta del Pd è altrettanto chiara: ci aspettavamo che Regione Lombardia proponesse di abbassare almeno il costo dell’iscrizione, viste tutte le difficoltà che ha procurato a questi professionisti e visto l’impegno in questo senso approvato lo scorso dicembre in Consiglio regionale. Invece, in assessorato non ci hanno nemmeno pensato. Ma noi rilanciamo la proposta: diamo un segnale di disponibilità. Dobbiamo crederci perché la certificazione energetica è troppo importante: significa guardare alle energie rinnovabili, lottare contro le forme di inquinamento e il surriscaldamento dell’atmosfera. Insomma, è la nostra salute, non solo una mera questione economica.

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Farmacie: regione inadempiente

Avrebbe potuto essere un modo per rilanciare l’economia dei territori così come aveva previsto, ormai 3 anni fa, il Cresci Italia.

Eppure Regione Lombardia è rimasta inadempiente e non ha ancora assegnato alla provincia di Cremona le farmacie che diversi paesi e alcuni quartieri di Crema e Cremona attendono da più di 1000 giorni. In particolare sono 7 le nuove farmacie autorizzate in provincia di Cremona dal decreto.

La Regione è dunque inefficiente. E, in questo modo, mentre tanti giovani attendono di aprire la propria farmacia, avviando così una nuova attività imprenditoriale, chi ha già una farmacia continua a tutelarsi dalla concorrenza.
La pratica pare si sia impantanata nella burocrazia. E così, a più di 3 anni dalla chiusura del bando, oltre 300 sedi in tutta la Lombardia restano da assegnare.

Tante attività imprenditoriali che potevano partire sono al palo, è davvero ingiustificabile. E, tra l’altro, ci sono paesi, come Cappella Cantone, Chieve o Ricengo, addirittura “scoperti” e difficilmente si intravede una soluzione prima di giugno.

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Siccità: nel patto per l’acqua la Regione faccia da regia e si cominci a risparmiare la risorsa

Anche il Gruppo regionale del Pd ha votato a favore, martedì pomeriggio, di una mozione che va nella direzione di sostenere qualsiasi azione utile o possibile soluzione per il problema siccità. La mozione era all’ordine del giorno della seduta di Consiglio regionale, presentata da un consigliere di maggioranza, e, per il Pd, è “rafforzativa del ruolo del Tavolo per l’cqua che già esiste e che si sta riunendo anche in questi giorni.

In realtà le azioni utili esistono già e basta solo applicarle, perché sono individuate dal Patto per l’Acqua, sottoscritto da tutti i portatori di interesse nel 2009. Anche il Tavolo è stato previsto dentro questo accordo: il problema, semmai, è che dovrebbe essere permanente, non deve lavorare solo in caso di emergenza, come sta facendo ora, ma in modo da costruire obiettivi di medio e lungo termine per risolvere i problemi che soprattutto in alcune zone della Lombardia sono di carattere ambientale e agricolo.

Il Patto deve cercare di mettere d’accordo tutti i portatori di interesse che hanno a che fare con il problema dell’acqua, quindi agricoltori, gestori di dighe, sindaci, operatori turistici che hanno bisogno che l’acqua rimanga nei laghi. Devono riunirsi tutti attorno a un tavolo per concordare gli usi della nostra più importante risorsa, e non solo in caso di emergenza.

Cosa che finora non è avvenuta, quando, invece, la situazione si protrae già da mesi, perché nel 2015 gli agricoltori sono stati in sofferenza per un lungo periodo, al quale è seguito un autunno troppo secco e un inverno senza pioggia e senza neve, con il 91% delle precipitazioni in meno rispetto alla media dello stesso periodo dell’anno precedente. Anzi, ci aspettavamo che la Regione intervenisse prima.

Regione che deve avere un ruolo ben preciso, cioè quello di regia, di arbitro super partes, non si può pensare che questo incarico venga svolto dall’autorità di bacino che è solo uno dei componenti del Patto e quindi del Tavolo. Inoltre, deve tenere costantemente informato il Consiglio perché al Tavolo i consiglieri non sono presenti, ma sono coloro che svolgono una importante funzione di rapporto con il territorio.

Bisogna promuovere tecnologie e pratiche che consentano un uso efficiente dell’acqua, ad esempio, utilizzando l’irrigazione a goccia; favorire lo sviluppo della cultura dell’acqua orientata alla valorizzazione della risorsa e al risparmio; investire per le infrastrutture che devono essere assolutamente svecchiate e modificate.

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Maroni ha tagliato i fondi per le famiglie, mozione urgente per ripristinarli

Non basta accendere le luci del Pirellone e portare il Gonfalone al Family Day: le politiche per le famiglie in Lombardia hanno subito da Maroni tagli molto pesanti e ora chiediamo di revocarli. Anzi, di fare molto di più.
Su questo tema martedì abbiamo presentato una mozione di cui sono firmatario.

Ecco i tagli che abbiamo messo in fila: il Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili, istituito con nel 2013, prevedeva una dotazione annua ottimale di 330 milioni di euro, ridotta per il 2016 a soli 50 milioni di euro; i fondi a sostegno della maternità sono passati dai 9 milioni del 2012 a 860mila euro del 2016; il Fondo Sociale Regionale, destinato ai servizi per minori, anziani e disabili gestiti dai Comuni è passato da 70 milioni del 2015 a 54 milioni del 2016; il fondo per il sostegno alle famiglie che assumono una badante, finanziato con 700mila euro del 2015 nel 2016 è stato azzerato. Inoltre, le risorse destinate a sostenere il diritto allo studio hanno visto una progressiva diminuzione negli anni; infine, il cosiddetto “reddito di autonomia lombardo” si è ridotto a un provvedimento una tantum destinato a una ridottissima platea di destinatari di interventi sociali spot.

Tutto questo nonostante il Governo nazionale abbia aumentato per il 2016 la quota parte della Lombardia del Fondo Nazionale Politiche Sociali, ripristinato il Fondo per la Non Autosufficienza e aumentato la quota parte della Lombardia del Fondo Sanitario Nazionale.

Le politiche per la famiglia della giunta Maroni sono contenute in pochi numeri, tutti in forte diminuzione, ma forse questo al Family Day non è stato detto. La Regione può recuperare nel suo bilancio centinaia di milioni di euro tagliando gli stanziamenti del 2016 previsti per la comunicazione istituzionale, per la tessera sanitaria regionale lombarda in via di sostituzione con la tessera nazionale e per l’inutile e costoso referendum consultivo regionale per l’autonomia. Con queste risorse può e deve ripristinare per il 2016 le misure di sostegno alle famiglie lombarde almeno a quanto stanziato nel 2015. Ma non basta, occorre rivedere le misure per la maternità ed estenderle oltre i primi mesi di vita, anche aiutando le donne che lavorano a conciliare i tempi di cura dei figli con il lavoro. Pensiamo alla riduzione dell’addizionale regionale Irpef per chi ha figli minori, introdurre dei voucher di 100 ore per le baby-sitter e un fondo per prolungare il periodo di astensione lavorativo. Poi occorre ridurre davvero le rette delle case di riposo. Tutte queste misure devono essere estese alle famiglie monogenitoriali e, una volta disciplinate per legge, alle unioni civili.

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Smog: la Regione continua a non decidere

Dopo 12 giorni consecutivi di superamento della soglia di Pm10, al Tavolo
Aria non c’era il governo regionale, perché l’assessore all’Ambiente Terzi ha preferito mandare i tecnici. Ma quelle per combattere lo smog non sono solo scelte demandate agli specialisti: sono decisioni politiche.

L’assenza dell’assessore ha comportato proprio la conseguenza che le scelte sono state ancora una volta rimandate e che nessuna risposta è stata data dopo 12 giorni di sforamento dei valori. In particolare, Regione Lombardia continua a rifiutarsi di definire dopo quanti giorni scatta l’emergenza e quali sono gli interventi strutturali che devono entrare in vigore in automatico in questi casi.

L’atteggiamento della Giunta Maroni è, dunque, quello di abbandonare sostanzialmente a se stessi i Comuni che sono costretti a fare da soli, ma senza la necessaria regia che renderebbe più efficaci gli interventi e che deve per forza essere in capo alla Regione. Salvo poi fare lo scaricabarile sul Governo. Ma visto che la Lega è una strenua sostenitrice della macroregione, dovrebbe cominciare ad accordarsi con i territori contermini di tutta la Pianura Padana per decidere assieme misure drastiche e incisive e soprattutto coordinate.

Il Pd la sua parte l’ha fatta: meno di un mese fa il Consiglio regionale ha approvato una nostra mozione che impegna la Giunta ad assumere un ruolo di regia per quanto riguarda le azioni di contenimento dell’inquinamento a breve medio e lungo termine, a definire politiche organiche sul territorio per evitare il superamento dei limiti, a intensificare i rapporti con le altre Regioni della Pianura Padana e con i ministeri interessati al fine di estendere i provvedimenti antismog in emergenza aria su tutto il territorio padano per ragioni di efficacia ed efficienza. Finora tutto rimasto lettera morta.

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