Archivi del mese: ottobre 2015

Interrogazione sulla scuola incompiuta della fondazione Charis

Ho presentato un’interrogazione a risposta diretta, sul caso della scuola incompiuta di Crema e del credito di un milione di euro che la Regione pretende dal Comune, che sarà discussa martedì mattina durante il question-time, poco dopo l’apertura della seduta dell’assemblea regionale. Ricorderò i passaggi della vicenda, dalla firma dell’accordo di programma tra Comune, Regione e Fondazione Charis, il 28 marzo 2008, alla procedura di liquidazione della fondazione stessa nel febbraio 2013, le successive richieste di restituzione della Regione, le eccezioni opposte dal Comune e il pignoramento della somma nell’aprile 2015.

Non è il comune di Crema che deve restituire il milione di euro, che è andato interamente nelle casse della fondazione Charis per lo scopo contenuto nell’accordo di programma. Ciò che è successo poi non può essere scaricato sui cittadini di Crema, che non hanno colpa alcuna. C’è una scuola realizzata quasi a metà, con il corredo di una palestra, una piscina e una chiesa anch’esse incompiute: è assurdo che le istituzioni ricorrano alle carte bollate le une contro le altre quando sarebbe invece necessario sedersi a un tavolo per capire come fare in modo che le opere vengano completate e messe finalmente a disposizione dei cittadini. Spero che l’assessore colga l’opportunità e già martedì dia una svolta a questa complicata vicenda, altrimenti ci saranno solo vinti e nessun vincitore.

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Gal: non disperdiamo l’esperienza del gruppo di azione locale dell’Oglio Po

Il futuro dei Gal verrà discusso nel corso del Consiglio regionale di martedì prossimo. Il 3 novembre la seduta sarà infatti dedicata agli atti di indirizzo e controllo e all’ordine del giorno verrà inserita una mozione, a mia prima firma, che riassume la vicenda dei Gruppi di Azione Locale.
Da quando è arrivata la nuova Misura 19 del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 sul sostegno allo sviluppo locale leader, Regione Lombardia ha, infatti, deciso che i 16 Gal lombardi vadano azzerati, compreso quello dell’Oglio Po che coinvolge il casalasco e il viadanese, a favore di altrettante nuove società, interpretando liberamente la norma europea. Liberamente perché invece Veneto ed Emilia Romagna, ad esempio, prevedono il mantenimento dei Gal operanti.

Nella mozione chiediamo che la Giunta regionale si impegni ad attivarsi affinché insieme alla possibilità di costituire nuovi Gal non sia esclusa quella di mantenere quelli già costituiti, lasciando ai Comuni del territorio e ai diversi portatori di interesse locale, ogni decisione in merito alle modalità di partecipazione alla Misura 19 del Psr 2014-2020, a partire dal bando pubblicato sul Burl del 10 agosto scorso. Inoltre, chiediamo che siano sostenute e valorizzate le esperienze già avviate dai Gal in tema di sviluppo locale, ma anche che siano apportate al bando della Misura 19 le integrazioni necessarie al fine di consentire anche ai Gal già attivi la possibilità di partecipare, anche come eventuali capofila, e di riconoscere, attraverso gli elementi di valutazione, il valore dell’esperienza già maturata. Vorremmo anche che si procedesse alla proroga del termine per la presentazione delle domande che ora è fissato al 15 dicembre.

In questa regione parliamo tanto di autonomia e la Lega è la prima a riempirsi la bocca della parola sussidiarietà. Allora siano i territori, a partire dai sindaci e dai diversi portatori di interesse privati, a decidere a chi affidare i progetti e la loro gestione.

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Pesca di frodo nel Po: ok alla confisca dei natanti

E’ passato, nella serata di ieri, martedì 27 ottobre, un emendamento del Gruppo regionale del Pd alla legge di semplificazione, in discussione in queste ore in Consiglio regionale, e viene così approvata la confisca dei natanti per chi viene scoperto a praticare pesca di frodo sul Po.

L’emendamento recita: “Gli agenti accertatori procedono alla confisca dei natanti e dei mezzi di trasporto e di conservazione del pescato” per alcune violazioni all’articolo 146 della legge regionale 31 del 2008 che individua la casistica in cui viene praticato il bracconaggio.

Dopo l’approvazione, a luglio, di una risoluzione specifica sulla pesca di frodo, l’Aula ha dato l’ok in toto alla nostra linea, che va nella direzione di salvaguardare l’ecosistema del Grande fiume e di arginare un fenomeno che sta prendendo una dimensione devastante. Nel contempo ci allineiamo alle scelte già fatte dalle regioni contermini Veneto ed Emilia Romagna che soffrono delle stesse problematiche, concentrate, appunto, nella fascia bassa del corso del Po.

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Legge sul cibo: diffondiamo le buone pratiche tra i cittadini lombardi

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato ieri, martedì 27 ottobre 2015, all’unanimità, la legge di riconoscimento, tutela e promozione del diritto al cibo. Può essere considerato un semplice elenco di buoni propositi, ma messi in pratica uno per uno possono produrre un cambio di marcia nell’approccio al tema cibo nella stessa attività legislativa di Regione Lombardia.

Parlare di lotta alla povertà e di diritto al cibo per coloro che vivono in Lombardia significa anche riprendere in mano provvedimenti abbandonati come quello sul micro credito o affrontare in modo diverso discussioni come quella che stiamo per trattare sul reddito di cittadinanza. Ma, poi, penso al diverso modo di produrre cibo di qualità, di garantire l’eliminazione dello spreco e un certo stile di vita. L’importante è che questa legge diventi una vera e propria manifestazione di volontà e che abbia un riflesso esterno per far conoscere ai lombardi quanto si intende fare. Insomma, i buoni propositi per diventare buone leggi devono assicurare uno stretto contatto con la realtà e con i cittadini.

E i dati parlano chiaro, in questo senso: nel mondo, ogni anno, ci sono 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecati che potrebbero essere sufficienti per sfamare 4 volte gli 805 milioni di persone al di sotto della soglia di nutrizione. Anche la Lombardia è una realtà sulla quale bisognerebbe riflettere: noi attribuiamo lo spreco alle filiere industriali, ma più della metà è all’interno dei nostri frigoriferi. Sono necessari cambiamenti culturali e nella vita quotidiana di tutti i cittadini. Le istituzioni in questo hanno un ruolo fondamentale. Incentiviamo, dunque, le buone pratiche, come le mense dei poveri, il banco alimentare o il refettorio ambrosiano che ha sfamato i poveri con le eccedenze di Expo. La legge ora lo permette: non ostacoliamo, diffondiamo e incentiviamo il più possibile.

Una legge che ha ancora più significato in questi giorni: all’avvio di Expo abbiamo approvato il provvedimento sul commercio equo e solidale. Alla conclusione diamo il via libera alla norma contro lo spreco di cibo: gli strumenti, dunque, ci sono, facciamo in modo che l’eredità dell’esposizione non venga persa, ma continui anche dopo questi sei mesi.

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Trenord: i disservizi quotidiani provocano un effetto domino

Ancora una volta il sistema di trasporto pubblico ferroviario a Crema ha toppato. L’effetto domino ha finito per colpire ancora una volta l’utente con le mani legate di fronte all’inefficienza della gestione Trenord. Ieri mattina sono stati soppressi due treni diretti a Milano nell’ora di punta, quella tra le 7 e le 8; la mancata comunicazione tra l’azienda regionale e quella di autotrasporto ha fatto sì che gran parte dei pendolari, riversatisi sui pullman sostitutivi calibrati, però, su un numero massimo di 900 passeggeri, sono rimasti a terra per l’eccessivo affollamento. Una situazione che si sarebbe potuta evitare se solo Trenord avesse comunicato per tempo, anche qualche minuto prima della partenza, il fermo dei treni. Sono problemi all’ordine del giorno e sistematicamente denunciati all’assessore regionale alla Mobilità Sorte ma senza sortire alcun effetto come la quotidianità dimostra.
Ho nuovamente scritto all’amministratore delegato di Trenord Cinzia Farisè e all’assessore Sorte per incalzarli sui gravi disservizi che comportano gravi danni sia all’utenza che alla società di autotrasporto. Chiedo conto del perché due treni, il n.2099 che collega Milano Centrale con  Verona e il n. 10487 in partenza da Milano Garibaldi per Cremona, partono ogni giorno in ritardo con l’aggravante che il primo fa perdere perennemente la coincidenza di Treviglio ai pendolari del cremasco e del cremonese.

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Regione, depositata mozione di sfiducia a Maroni

Nel primo pomeriggio è stata depositata la mozione di sfiducia al Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni sottoscritta da tutta l’opposizione e quindi Partito Democratico, Patto Civico e Movimento 5 Stelle.

Il testo, che porta la prima firma del Segretario e consigliere regionale del Pd Alessandro Alfieri, secondo il regolamento dovrà essere discusso alla prima seduta utile del Consiglio regionale della Lombardia, al momento prevista il 20 ottobre.

Nel dispositivo l’opposizione ribadisce che “solo una guida autorevole e stabile, che abbia rinsaldato il rapporto di fiducia instaurato con i cittadini attraverso il voto puo’ oggi salvare l’istituto regionale dalla crescente sfiducia e dall’irrilevanza politica”.

In allegato il testodella mozione sfiducia.

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Gal: contrari all’azzeramento delle 16 società

Avremmo voluto saperne di più sulla soppressione dei 16 Gal lombardi, ma oggi, in Commissione, non è stato possibile. Quindi, annunciamo un’iniziativa in Aula per dimostrare tutta la nostra contrarietà. Serve fare chiarezza perché la scelta che sta compiendo l’assessorato è totalmente incomprensibile.

In Lombardia esistono 16 Gal, i Gruppi di Azione Locale che vengono istituiti nelle aree considerate svantaggiate. Finora hanno funzionato benissimo. Ma da quando è arrivata la nuova Misura 19 del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 sul sostegno allo sviluppo locale leader, Regione Lombardia ha deciso che i Gal vanno azzerati a favore di 16 nuove società, interpretando liberamente la norma.

Non si capisce il motivo di una scelta del genere, però è assurdo che si finanzino nuove società quando non ve ne è assolutamente bisogno, annullando, anzi, il buon lavoro fatto finora. Piuttosto, se c’è un problema di gestione, cambiamo la governance, ma non cancelliamo tutto il lavoro fatto e l’esperienza accumulata in 20 anni di attività

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Pronta mozione di sfiducia a Maroni

Il Partito Democratico depositerà domattina una mozione di sfiducia al Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Secondo quanto prevede il regolamento del Consiglio, la mozione dovrà essere discussa già nella seduta di martedì prossimo. La mozione di sfiducia richiede la firma di almeno sedici consiglieri, e Pd e Patto Civico insieme ne contano ventidue. Se si aggiungessero, come auspichiamo, anche le nove firme del M5S, si arriverebbe a trentuno.

La magistratura accerterà quelle che sono le responsabilità giudiziarie, ma qui c’è un enorme problema politico. Il presidente Maroni si era candidato alla guida della Lombardia agitando le scope e promettendo di riportare trasparenza e legalità in Regione. Il suo progetto politico è fallito. E’ sotto gli occhi di tutti: l’andazzo è sempre lo stesso con Regione Lombardia, ancora una volta, coperta dall’onta degli scandali. Maroni di questo ha la responsabilità politica e deve trarne le conseguenze. Noi metteremo in campo tutti gli strumenti per far sì che questa legislatura termini prima del tempo e si possa definitivamente voltare pagina rispetto alla pessima gestione della Lega e del centrodestra.

La nostra mozione è un atto politico contro la giunta Maroni che in questi due anni e mezzo non è stata in grado di garantire la svolta necessaria per il buon governo della Regione Lombardia. Da qui a martedì continueremo all’interno delle commissioni a fare nostra opposizione ferma. Non garantiremo in alcuna circostanza il numero legale né parteciperemo a gruppi di lavoro. La nostra è opposizione politica per come è governata la Regione Lombardia. Mettiamo a disposizione il nostro atto a tutta l’opposizione anche ai consiglieri del Movimento cinque stelle, ricordando loro che se non avessero offerto a Maroni un’inaudita stampella sull’inutile e costoso referendum consultivo saremmo oggi in contesto diverso.

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La razionalizzazione delle prefetture e delle questure va fatta coinvolgendo il territorio

Al momento c’è solo uno schema di decreto e il governo è disponibile all’ascolto dei territori. Da parte nostra è giusto che la Lombardia segnali la necessità di rallentare e di sospendere le decisioni non certo per tornare al passato, ma per poter ragionare su quale sia l’assetto migliore e più efficace dei servizi che si vogliono razionalizzare. Sono servizi delicati su cui accorre agire con criteri razionali e coinvolgendo il territorio.

Col collega di NCD Carlo Malvezzi sono firmatario di una mozione bipartisan con cui chiediamo di ripensare l’annunciato accorpamento di servizi finora provinciali, come le prefetture, le questure e i comandi dei vigili del fuoco.

La mozione è stata approvata

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#FreeNimr, mozione bipartisan contro la condanna a morte di Ali Al-Nimr

Il Consiglio regionale della Lombardia si schieri con Amnesty International per la sospensione della condanna a morte del ventenne saudita Ali Mohammed Baquir al-Nimr e inviti i cittadini lombardi a sottoscrivere l’appello “#FreeNimr” attraverso il posizionamento di totem presso le sedi istituzionali della Regione, incluso lo Spazio Regione Lombardia ad Expo. È la richiesta che consiglieri regionali lombardi di tutti gli schieramenti, su iniziativa del PD, di cui io sono tra i primi firmatari, avanzano attraverso una mozione che sarà discussa in Consiglio regionale.

La storia di Ali al-Nimr inizia il 14 febbraio 2012, quando l’allora diciassettenne attivista sciita, nipote del religioso Sheikh Nimr Baquir Al-Nimr, viene arrestato e condotto in carcere di Damman. Il 27 maggio 2014 viene condannato a morte dal tribunale speciale di Gedda per reati che includono la “partecipazione a manifestazioni antigovernative”, l’attacco alle forze di sicurezza, la rapina a mano armata e il possesso di un mitra. Secondo Amnesty International Ali Al-Nimr sarebbe stato indotto con la tortura a confessare crimini mai commessi, ma le autorità religiose si sarebbero rifiutate di indagare. La condanna è poi stata confermata dalla Corte Penale Speciale e dalla Corte Suprema e ad agosto 2015 è stato dato mandato al ministro competente di eseguire la condanna.

Amnesty ha promosso il seguente appello alle autorità saudite:

  • Annullare la condanna a morte e garantire che Ali al-Nimr sia sottoposto ad un processo equo;
  • Aprire un’indagine indipendente sulle torture e maltrattamenti denunciati;
  • Rispettare la convenzione dei diritti dell’infanzia, sottoscritta anche dall’Arabia Saudita, che vieta il ricorso alla pena di morte per i reati commessi da minori di diciotto anni;
  • Stabilire una moratoria di tutte le esecuzioni in Arabia Saudita (ben 175 decapitazioni sono state eseguite secondo Amnesty tra agosto 2014 e giugno 2015) in vista dell’abolizione definitiva della pena capitale.

Qui la pagina del sito di Amnesty con l’appello:
http://appelli.amnesty.it/arabia-saudita-pena-di-morte/

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