Archivi del mese: luglio 2015

Paullese, in bilancio risorse per nuovo ponte sull’Adda

Milano, 29 luglio 2015 – I soldi per il nuovo ponte sull’Adda e per la variante viabilistica di Spino d’Adda ci saranno.
Il tema del finanziamento del nuovo ponte è stato ripreso da un mio emendamento, poi ritirato a fronte delle garanzie ricevute proprio da Garavaglia, ma già sollevato lo scorso dicembre da un ordine del giorno presentato da Malvezzi.
Pur nei ruoli distinti, sui temi importanti i consiglieri del territorio trovano un accordo per il bene della comunità soprattutto in questo caso in cui si attende da troppi anni un’infrastruttura strategica per tutta la provincia di Cremona, a partire dai pendolari e dal sistema imprenditoriale ed economico locale, che ha bisogno di essere completata nel breve tempo. Ci aspettiamo che i lavori vengano cantierati entro la fine dell’anno.

Il reperimento dei fondi per il nuovo ponte era già stato richiesto in un ordine del giorno da Malvezzi presentato lo scorso dicembre, nel quale il Consiglio chiedeva alla giunta di finalizzare le eventuali economie derivanti da opere già finanziate a valere sul fondo infrastrutture proprio per il nuovo ponte.
A tale fondo sarà possibile attingere grazie al Decreto Enti locali votato ieri in Senato su proposta del governo, nel quale si riconosce la possibilità di utilizzare risorse per investimenti in opere infrastrutturali alle regioni virtuose, tra le quali la Lombardia.

La nostra regione non solo ha conseguito il risultato dello sblocco del fondo per le infrastrutture, ma ne ha anche raddoppiato la capienza, portandola da 100 a 200 milioni di euro. L’assessore Garavaglia, cui do atto di un’attenzione e di un lavoro fondamentali, ha assicurato non solo che ci saranno le risorse per la cantierizzazione dei lavori del nuovo ponte, ma anche quelle per la realizzazione della variante di Spino d’Adda, indispensabile per alleggerire il traffico indirizzato verso la Paullese. Si tratta di obiettivi a cui stiamo lavorando dall’inizio del mandato, consapevoli che fosse necessaria una iniziativa legislativa nazionale che desse più autonomia alle regioni virtuose. Sta ora alla provincia di Cremona concludere con la massima sollecitudine le fasi di progettazione delle opere in quanto saranno valorizzate quelle cantierabili.

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Neanche un euro per la Paullese

In assestamento di bilancio per il biennio 2015-2017 in discussione da oggi in Consiglio regionale, la Giunta non ha previsto per il prossimo anno nemmeno un euro per il completamento della Paullese.

Nel febbraio scorso l’assessore Sorte, in risposta ad una nostra interrogazione sul tema aveva assicurato che sarebbero state recuperate in bilancio le risorse per finanziare il ponte sull’Adda e il secondo lotto secondo stralcio, e quindi il collegamento da Zelo Buon Persico a Spino D’Adda.

Abbiamo presentato un emendamento specifico, in discussione domani in Aula, che chiede di incrementare di 15 milioni il capitolo relativo alla viabilità infrastrutture stradali destinati agli interventi sulla statale Paullese. Maroni piuttosto che buttare 19 milioni di euro per le infrastrutture informatiche per il referendum farebbe bene a pensare ai territori che aspettano da tempo il termine dei lavori di una strada che così com’è crea notevoli disagi tra il sud milanese e il cremasco. Domani staremo a vedere cosa succede.

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Ottenuto il taglio dei ticket

Al tavolo della trattativa sulla riforma della sanità i gruppi di opposizione ottengono un risultato atteso da anni: l’introduzione dell’esenzione dai ticket su visite ed esami per i redditi bassi e la rimodulazione per fasce per i redditi superiori. A questo esito si è giunti durante l’incontro con l’assessore al bilancio Massimo Garavaglia.

L’accordo raggiunto al tavolo prevede che per le esenzioni la regione stanzi 55 milioni di euro (10 dei quali condizionati al mantenimento da parte del governo degli impegni sul fondo nazionale sanità), e alla scrittura in legge, con apposito emendamento, del principio della progressività per reddito dei ticket.

 Ricordiamo che i cittadini di Cremona e provincia hanno pagato di ticket farmaceutici, nel 2014, 254mila euro in più rispetto all’anno precedente, e che quindi la misura “zero ticket” per esentare una fascia di cittadini più ampia dalla compartecipazione alla spesa, decisa dalla Giunta alla fine del 2013, non ha avuto praticamente effetto.

I punti su cui discutere sono ancora diversi e permangono elementi di forte contrasto ma dalla trattativa di ieri esce un risultato estremamente importante, che il Pd chiede instancabilmente da anni. Se tutto va in porto come concordato, i lombardi potranno finalmente avere ticket più equi e meno costosi. Oggi il ricco e il povero pagano la stessa cifra, che soprattutto per gli esami più importanti è più alta che nel resto d’Italia. Domani i cittadini pagheranno in base al loro reddito.

La trattativa c’è perché il Pd ha chiesto di non contingentare i tempi e tutte le opposizioni hanno presentato migliaia di ordini del giorno. Abbiamo ottenuto di aprire la trattativa e di cambiare i ticket, e non è poco, ma i punti su cui attendiamo risposte convincenti sono ancora molti, a partire dal ruolo dei comuni, dall’efficacia dei controlli e dall’indipendenza dei manager della sanità.

NUMERI:
Importo ticket sui farmaci pagati dai cittadini in provincia di Cremona 2013 € 10.080.000
2014 € 10.334.000
+ 254.000 euro pari al 2,5%
Abitanti lombardi da 66 anni in su: 2.005.267
Platea beneficiari annunciata da Maroni: 800.000, pari al 40%
n. esenzioni E14 effettivamente attivate (rilasciate dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2015) 75.102
Abitanti da 66 anni in provincia di Cremona: 77.169
Stima platea beneficiari annunciata da Maroni in provincia di Cremona: 30.867
n. esenzioni effettivamente attivate ASL Cremona (rilasciate dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2015) 4.402

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Inceneritore: Terzi e Malvezzi mi danno ragione

Siamo contenti che l’assessore regionale all’Ambiente Terzi e il consigliere Malvezzi sostengano proprio quello che noi abbiamo detto: che il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione, all’unanimità, che impegna la Giunta a disattivare progressivamente gli impianti e le singole linee di combustione presenti in Lombardia, che il Piano regionale dei rifiuti approvato dalla Giunta non prevede nuovi impianti termovalorizzatori, che il Consiglio comunale abbia da tempo chiesto la dismissione di quello di Cremona. E sono indirizzi coerenti con le indicazioni che vengono dall’Europa, ovvero tutti d’accordo sul fatto che i rifiuti vanno differenziati, più che bruciati.

Certo il Gruppo di lavoro interistituzionale, al quale io ieri ho partecipato come uditore per saperne di più, è finalizzato alla valutazione tecnica, come ho detto e come hanno ribadito l’assessore e il consigliere. Ma a che scopo è stato costituito? Nella delibera approvata dalla Giunta Maroni, e quindi anche dalla Terzi, nel marzo 2014, in cui si dava il via al protocollo d’intesa per la valutazione tecnica del ruolo dell’impianto di incenerimento rifiuti di Cremona, si legge testualmente: ‘Nella seduta del 3 dicembre 2013 il Consiglio regionale lombardo ha votato all’unanimità una risoluzione che impegna la Giunta a definire criteri di decommissioning selettivo, tesi a orientare la progressiva dismissione degli impianti di incenerimento a più bassa performance energetica e ambientale, e la cui capacità risulti in esubero rispetto al fabbisogno di rifiuto urbano prodotto in Lombardia’. E il capoverso successivo della delibera recita testualmente: ‘Ritenuto che il caso di Cremona, dato anche il grado di avanzamento raggiunto dal Ppgr (Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti) in via di approvazione, possa rappresentare un’esperienza pilota nel senso della valutazione funzionale al decommissioning selettivo’. Naturalmente, finito il lavoro del gruppo tecnico, ci aspettiamo gli atti conseguenti sul piano politico amministrativo.

Gli attacchi di Malvezzi sono patetici e goffi perché evidentemente non conosce la traduzione italiana del termine decommissioning che significa smantellamento, dismissione, che è l’oggetto specifico del protocollo sottoscritto tra Regione, Comune e Provincia.

E non è certo un tavolo di tecnici che deve decidere del futuro dell’impianto di incenerimento di Cremona, ma spetta a questo organismo indicare le modalità e i costi della fuoriuscita di un percorso che secondo l’Europa, il Consiglio regionale e quello comunale non ha alternative.

Il senso della politica dovrebbe essere quello di essere coerente con le decisioni assunte. Capisco che questo per il collega Malvezzi sia un problema.

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Inceneritore: l’impianto va dismesso

Questa mattina ho partecipato, nella sede della Direzione Generale Ambiente di Regione Lombardia, alla riunione del Gruppo di lavoro interistituzionale sull’inceneritore di Cremona, da cui è emerso chiaramente che l’impianto deve andare verso la dismissione nei tempi che la ditta incaricata dalla Regione, per la prima volta presente al tavolo, definirà e renderà noto nel rapporto tecnico conclusivo che produrrà entro l’anno, come da protocollo sottoscritto.
Qui non sono i singoli a dover decidere, ma una serie di scelte politiche e tecniche prese a monte – dalla Regione – e a valle – dal Comune – ormai da tempo. Per non parlare delle direttive europee che impongono il cosiddetto ‘decommissioning’ di questo genere di impianti.

A Cremona si sono creati opposti schieramenti: quelli che stanno con la Giunta Galimberti, che già in campagna elettorale aveva annunciato l’intenzione di smantellare gradualmente l’impianto, e quelli che ritengono dannoso o impossibile privarsene. Per questo ho partecipato all’incontro di stamattina e mi è stato subito chiaro che l’attuale amministrazione non lo usava come slogan: esistono delle evidenze e dei limiti strutturali dell’impianto.
Nel febbraio 2014 il vecchio consiglio comunale di Cremona delibera di incaricare Aem spa di compiere uno studio di fattibilità per la dismissione del termovalorizzatore. A sua volta, nel maggio 2014, a cavallo delle elezioni amministrative, Aem individua nel Consorzio Leap il soggetto ideale per ricevere supporto tecnico-scientifico nello svolgimento dello studio. A novembre una bozza incompleta viene presentata da Leap al Comune.
Ma succede qualcosa di strano: a gennaio 2015 Aem chiede a Leap di allargare la prospettiva dell’analisi, valutando lo spegnimento graduale di una linea, ma anche, inspiegabilmente, il mantenimento e addirittura il rifacimento dell’impianto. Quest’ultima, una decisione assolutamente in controtendenza, visto che l’amministrazione da cui era partito l’incarico aveva chiesto espressamente uno studio di fattibilità per lo smantellamento graduale.

Non solo: il Consiglio regionale lombardo, nel dicembre 2013, approva una risoluzione, all’unanimità, che impegna la Giunta a disattivare progressivamente gli impianti e le singole linee di combustione presenti in Lombardia. Inoltre, il Piano Regionale Gestione Rifiuti (Prgr), approvato il 20 giugno 2014 dalla Giunta regionale di centrodestra, dice espressamente basta a nuovi impianti termovalorizzatori.

Dunque quello che l’attuale Giunta di Cremona ha detto in campagna elettorale, ovvero che bisogna andare verso la dismissione dell’impianto, è incontrovertibile, non può essere messo in discussione. La tempistica verrà stabilita a valle del rapporto tecnico conclusivo che produrrà la ditta incaricata dalla Regione, la Oikos (che ha già seguito il Piano rifiuti della Provincia di Cremona), a conclusione del protocollo di decommissioning sottoscritto da Regione, Provincia, Comune, Arpa e Asl. Bene, quindi, ha fatto la Giunta Galimberti a mettere nel suo programma l’uscita da quel tipo di processo. E non si deve tornare indietro perché l’obiettivo futuro è che si insista verso la raccolta differenziata dei rifiuti e si vada verso il superamento degli impianti di incenerimento. In Lombardia ce ne sono 13 e la Giunta Maroni, con l’assessore all’Ambiente Terzi, notoriamente di centrodestra, sostiene a spada tratta che vanno chiusi.

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Scongiurare i licenziamenti alla Koch di Bagnolo Cremasco

Questa mattina sono stato alla Koch insieme al sindaco di Bagnolo Cremasco, Doriano Aiolfi. Abbiamo incontrato i lavoratori in presidio e poi l’amministratore delegato Giovanni Chisari, a cui abbiamo chiesto di sospendere i provvedimenti di licenziamento in attesa dell’apertura di un tavolo di confronto sulla crisi dell’azienda. Le condizioni ci sono, ora occorre che prevalga la ragionevolezza e che tutti facciano la propria parte.

Insieme ai colleghi consiglieri regionali democratici componenti della Commissione Attività Produttive Onorio Rosati, Mario Barboni ed Enrico Brambilla, ho indirizzato agli assessori regionali Mario Melazzini (Attività Produttive, Ricerca e Innovazione) e Valentina Aprea (Istruzione, Formazione e Lavoro) e al presidente della commissione Angelo Ciocca una richiesta di intervento immediato.
Gli chiediamo gentilmente, per quanto di loro competenza, di attivarsi per mettere in campo tutti gli strumenti possibili per cercare di risolvere positivamente la questione in oggetto e scongiurare l’ennesima chiusura di una multinazionale sul nostro territorio.
Al presidente Ciocca abbiamo chiesto inoltre di chiamare in audizione i lavoratori con le loro rappresentanze e la proprietà della Koch.

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Trenord: i disservizi colpa della mala gestione di Regione Lombardia

Trenord giustifica la soppressione di alcune linee per guasti all’impianto di raffreddamento dovuto al caldo e alla vecchiaia del materiale rotabile.

Per me se non funziona il sistema di refrigeramento delle carrozze la colpa sarà anche del troppo caldo che manda in tilt l’impianto ma soprattutto è colpa della mancata programmazione e manutenzione che solitamente qualsiasi azienda di trasporto che si rispetti fissa già nel mese di marzo. Evidentemente per Trenord questa non era una priorità.

Rimango allibito di fronte a questo continuo scarico di responsabilità da parte di Trenord ma soprattutto del presidente Maroni e dell’assessore Sorte: sono anni che denunciamo la mancanza di un piano industriale serio, ma chi di dovere fa orecchie da mercante e continua a rinnovare il contratto di servizio senza verificare i risultati e senza modificare di una virgola il contenuto dell’accordo. Il mancato funzionamento del sistema di raffreddamento delle carrozze è solo la punta di un iceberg: il paradosso vero è che i treni vecchi, compresi quelli revampizzati sui quali non è possibile abbassare i finestrini, vengono soppressi per mancanza di aria condizionata. Gli unici a beneficiare di questa situazione sono i numeri relativi alla puntualità dei treni, con buona pace dei tanti pendolari infuriati. Condividiamo pienamente la petizione #firmapendolare lanciata qualche giorno dal comitato bergamasco, ci auguriamo che con i mea culpa arrivino presto anche le soluzioni.

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Riforma sanità: grazie all’ostruzionismo miglioreremo la riforma

Grazie al fatto che il Pd e le opposizioni hanno presentato 24mila ordini del giorno e emendamenti, anche perché non è stato possibile il confronto in commissione, il risultato dato dall’ostruzionismo comporterà il miglioramento del provvedimento.

Siamo stati costretti a usare questo sistema per confrontarci e siamo riusciti comunque a migliorare la legge. Se Maroni e il relatore della legge hanno accettato oggi dieci punti su cui lavorare insieme alla minoranza, significa che c’era un margine di miglioramento.

Su Crema il Pd ha fatto la propria parte (con la presentazione di un emendamento a firma mia); insieme ai sindaci, la cui presenza in Aula durante 4 giorni di Consiglio regionale è stata evidentemente notata, tant’è che l’assessore Mantovani e alcuni consiglieri di maggioranza hanno cambiato parere su un ridisegno che inizialmente prevedeva, con la firma dell’Ncd, l’accorpamento dell’ospedale di Crema nell’Asst di Cremona e quindi la perdita della sua autonomia. E comunque, mi interessa certo che al cremasco venga riconosciuta l’autonomia ma sono nel contempo interessato a ottenere una legge all’altezza di una riforma, che tenga conto delle questioni fondamentali per i cittadini, ossia la revisione dei ticket per reddito, più controlli, l’abbattimento delle liste d’attesa, le nomine per competenza e non per appartenenza politica.

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Riforma Sanità: serve una asst per Crema

La riorganizzazione territoriale attuata dal sistema sociosanitario lombardo da Maroni potrebbe ancora essere rivista. Almeno per la provincia di Cremona. Su questo contano, con la loro presenza, i sindaci del cremasco che da due giorni presenziano alla discussione in Aula con la fascia tricolore.

Crema deve essere autonoma. Sembra che se ne sia finalmente accorto anche l’assessore alla Sanità Mantovani, se oggi, nel suo intervento, a chiusura della discussione generale, ha richiamato la presenza dei nostri sindaci in Aula. Ricordo che il primo emendamento tra le migliaia che il Pd ha presentato è proprio quello che chiede di istituire, all’interno della ATS della Val Padana anche la Asst di Crema comprendente il territorio e i presidi ospedalieri costituenti il distretto ASL di Crema; questa riforma è monca.

Come si fa infatti a parlare di aggregazioni territoriali se non si ragiona sulle aree vaste? Era opportuno partire proprio da questo. Si mettono insieme territori che nulla c’entrano l’un con l’altro. Cremona e Mantova non hanno niente a che spartire. La soluzione da portare a casa è quella di costituire almeno 3 Asst, Cremona, Mantova e Crema.

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Riforma Sanità: chiediamo l’istituzione della asst di Crema

i 12 sindaciStamane una dozzina di sindaci del cremasco ha partecipato alla prima seduta d’Aula dedicata alla Riforma della Sanità lombarda per portare a Maroni tutta la contrarietà del territorio sulla riorganizzazione della rete che toglierebbe l’autonomia all’ospedale di  Crema.

E’ significativo che il primo emendamento tra le migliaia che abbiamo presentato sia proprio quello che chiede di istituire, all’interno della ATS della Val Padana anche la Asst di Crema comprendente il territorio e i presidi ospedalieri costituenti il distretto ASL di Crema; questa riforma andava condivisa con tutti i portatori d’interesse, a cominciare dai cittadini e dai sindaci, dai sindacati, dai medici di medicina generale.

Non si può pensare di calare dall’alto una riorganizzazione che incide sulle comunità locali, senza ascoltarne davvero i bisogni. Invece non c’è stato vero confronto, perciò, chiediamo ancora una volta a Maroni di tornare indietro. Di raccogliere, per la provincia di Cremona, le istanze che arrivano dal basso, ripensando alle scelte fatte e correggendole. Partendo dall’ospedale di Crema.

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