Melotta: una cava di troppo  

melotta“Le confermo che i miei uffici hanno già avviato un percorso collaborativo al fine di un accompagnamento nel procedimento di Variante Urbanistica al PTCP del Geosito Pianalto della Melotta e di tutti gli atti correlati al progetto”. E’ questo il contenuto di una lettera che l’ex Governatore della Lombardia Roberto Formigoni ha scritto a Massimiliano Salini, Presidente della Provincia di Cremona, in data 11 novembre 2012. L’argomento è la decisione che di comune accordo hanno già preso i due (e con loro la Lega e il Centro Destra cremonese e lombardo) in merito al nuovo Piano Cave. Non c’è ancora nulla di ufficiale; siamo in una situazione giuridica e amministrativa che non consente la realizzazione di una nuova Cava di argilla nella riserva Naturale del Pianalto della Melotta, tra Romanengo, Soncino, Casaletto di Sopra e Ticengo: infatti il Piano Cave vigente e il Piano Territoriale provinciale (PTCP) vietano di farlo! E da li è tutto un susseguirsi di decisioni e atti amministrativi assunti con il compiacente assenso di Lega e Forza Italia con l’obiettivo di rimuovere tutti gli ostacoli ambientali, burocratici e legali che d’ora in poi si sovrapporranno sul loro cammino. La lettera di Formigoni è protocollata a Cremona il 19 novembre; il 20 la Giunta provinciale è già pronta a “disporre l’avvio del procedimento di adeguamento del PTCP al PTR (Piano Territoriale della Regione)”.
Il 13 dicembre (il primo regalo di S. Lucia) si dà subito incarico ad un professionista esterno (10mila euro di spesa) per presentare i documenti necessari per modificare la classificazione dei geositi e tra questi quello della Melotta. Eh si, perché altrimenti una cava li non si potrebbe fare. Lo studio, il cui esito è predestinato, avvia un percorso contro il tempo per giungere ad approvare definitivamente la modifica del PTCP ad inizio gennaio del 2014 (con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione) e a dare il via libera definitivo al nuovo Piano Cave verso la fine dello stesso mese. Ora il tutto verrà inviato in Regione affinché la stessa dia il suo ok. Formigoni però aveva già scritto la fine, Maroni farà la stessa cosa?
Le premesse ci dicono di SI. Come faccio a saperlo? Il 29 novembre del 2013 la Giunta regionale ha dato il suo ok alla variante adottata al PTCP di Cremona. A pag. 14 e 15 dello studio tecnico propedeutico al rilascio del parere è scritto, tra l’altro…. “Si ritiene pertanto che il livello di tutela 1 proposto per alcune porzioni dei due geositi di cui sopra (uno è quello della Melotta) non sia congruente con le finalità dell’art. 22 del Piano Paesistico Regionale”.
Chiaro? Certo, chiarissimo, lì l’escavazione non si può fare. Anzi, non si potrebbe. Ecco quindi il colpo di scena. Il parere sopra espresso è del 13 novembre che viene integrato con un nuovo parere arrivato il 27 novembre (due giorni prima della decisione della Giunta!) e fa seguito ad un “contributo integrativo… che tiene conto di quanto espresso dalla Provincia di Cremona in merito alle peculiarità territoriali nelle aree dei geositi di interesse regionale” che arriva dopo un incontro (con chi?) del giorno prima,il 26  novembre. Succede insomma, per farla breve che la Giunta Maroni ha cambiato parere nel giro di pochi giorni, allineandosi al percorso già delineato da Formigoni un anno prima.
Chi scrive non è contrario di principio che si debbano realizzare nuove cave per i fabbisogni necessari allo sviluppo dell’edilizia o delle infrastrutture in genere. Ciò va fatto nel rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali che sono “beni comuni”, cioè “finiti”, nel senso che si consumano e vengono meno. E allora ci dobbiamo porre il tema, oramai prioritario, di uno sviluppo che sia sostenibile.
Il materiale argilloso nel Piano Cave della Provincia di Cremona è sufficiente e non si sente il bisogno di creare nuove cave che, comunque, non dovranno mai essere realizzate in un territorio che è unico nel suo genere in tutta la Lombardia, con la presenza di una riserva naturale, un geosito regionale, un Sic natura 2000 e vincoli territoriali e urbanistici previsti in tutti gli strumenti di pianificazione dei Comuni , della Provincia e della Regione.

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Una risposta a Melotta: una cava di troppo  

  1. sabina scrive:

    Il problema nasce tutto dall’equivoco che i beni da tutelare siano solo “paesaggistici” o “geomoerfologici”. La prima è una categoria molto vaga, elastica e che si presta a qualsiasi uso (e abuso). La seconda è una categoria che ormai i geologi reinterpretano in funzione della geologia del luogo, ovvero, non interessa più tanto la “forma” in sè stessa, quanto i sedimenti che la costituiscono, e che sono all’origine della stessa.
    Il pianalto è stato protetto essenzialmente perché è alto, è caratteristico, risalta sulla pianura.
    Solo nel fascicolo pubblicato nel 2010 dalla medesima regione, si sottolinea che la peculiarità per cui Romanengo è noto ai geologi di tutta Europa è il suo suolo, molto più antico di tutto l’intorno, conservato perché la zona è sollevata, e testimone di fasi di evoluzione della pianura che altrove non sono più leggibili. Insomma, proprio l’argilla che si vuole cavare, costituisce il geosito!!!!
    Ovviamente, tutto il resto ne consegue: idrografia, vegetazione, fauna etc.
    Su questi punti credo saranno molto chiari gli interventi dei professori universitari che parleranno nel convegno previsto a Romanengo giovedì 8 maggio dalle 15.




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