Cremona non privatizzi il servizio idrico integrato

Dall’1,20 del bar ai pochi centesimi del supermercato. L’acqua in bottiglia è un vero business in Italia. Più in generale, in Lombardia l’uso che si fa del rubinetto è veramente tra i più alti nel Paese: la regione è al terzo posto nel consumo di litri erogati al giorno per abitante (dati 2008). Insomma, una risorsa preziosa il cui utilizzo, quando si tratta di servizio idrico integrato, non va privatizzato.

Dopo il nostro primo convegno di maggio, intitolato “Acqua 2.O – Quale futuro tra fabbisogno alimentare e sviluppo”, dove abbiamo affrontato gli aspetti dell’acqua e del consumo critico, gli aggiornamenti sulle criticità che coinvolgono il servizio idrico integrato e le proposte e le possibili prospettive per dare concreta attuazione all’esito referendario, è seguita l’approvazione in Aula consiliare, il 31 luglio, di una risoluzione sul servizio idrico integrato, che ha recepito nel dispositivo gran parte delle richieste presentate da noi, e più volte sollecitate, già a partire da aprile 2011.

Abbiamo fornito dati sui consumi e sulle azioni promosse dal Pd per favorire un adeguamento dei canoni di concessione delle acque minerali, perché crediamo che il sovra consumo di risorse ambientali ed economiche impongano, anche su questo tema, una maggiore informazione che favorisca su più fronti la riduzione degli sprechi e scelte più consapevoli. Per quanto riguarda il servizio idrico integrato e il fabbisogno di interventi infrastrutturali, il quadro di aggiornamento reso noto dalla Regione ci consente di fornire qualche dato rassicurante: le procedure di approvazione dei piani d’ambito, che prevedono la programmazione delle opere necessarie a evitare l’infrazione comunitaria e a garantire il miglioramento della qualità del sistema di depurazione delle acque, si stanno completando e auspichiamo che si concludano sui singoli territori entro la fine dell’anno.
Dieci sono, infatti, i Piani d’ambito già approvati dalle 12 province: sette sono le delibere degli Aato che hanno già determinato la costituzione del gestore unico. Sono invece 36 gli agglomerati lombardi in contenzioso e nessuno in provincia di Cremona. Sono 84 quelli in pre-contenzioso e solo 7 nel cremonese. La Provincia di Cremona è l’unica che a oggi abbia deciso di procedere nella direzione di privatizzare il servizio idrico integrato attraverso la costituzione di una società mista.
Durante il convegno ho sottolineato con forza la scelta provinciale, chiedendo al centrodestra di tornare sui suoi passi. Tra l’altro, proprio oggi, martedì 27 novembre 2012, è convocata l’assemblea dei sindaci e il auspichiamo che optino per fermare la decisione del presidente Salini.

A oggi non esistono impedimenti e restrizioni che impediscano la scelta della gestione “in house”, quindi pubblica, del servizio. Dunque, “le esperienze virtuose in questo senso vanno sostenute”.
Il Pd ha inoltre contribuito a promuovere i referendum e condivide l’esigenza di adeguare la normativa all’esito del voto democratico, ma nella consapevolezza dell’importanza e del valore inestimabile della risorsa in tutti i suoi aspetti, sociale, ambientale ed economico. Credo anche che la proposta di lavorare a una legge che disciplini la materia in tutti i suoi aspetti sia una sfida da cogliere e un impegno importante da mettere in campo per la prossima legislatura.

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