Cultura: bocciata la proposta per la Regione socia del museo del violino

La maggioranza di centrodestra, con il pieno appoggio dell’assessore regionale alla Cultura, la cremonese Cristina Cappellini, ha bocciato un ordine del giorno del Pd volto a far diventare Regione Lombardia socio sostenitore del Museo del violino di Cremona. Questo pomeriggio stavamo discutendo il progetto di legge di riordino della cultura, nell’ambito del quale come Pd abbiamo presentato un ordine del giorno in cui si impegnava la Giunta a intraprendere tutte le azioni necessarie a far diventare socia la Regione del museo, vero fiore all’occhiello, a livello internazionale, di Cremona. Non avevo grossi dubbi sul parere favorevole dell’assessore Cappellini che, da cremonese, ha sempre fatto vanto della cultura della liuteria. Invece, con mia grande sorpresa, ha espresso parere sfavorevole e la maggioranza ha dunque votato contro un impegno oltre tutto a costo zero.

Ciononostante il Gruppo regionale del Pd si è astenuto al voto complessivo del provvedimento: ci sono state scelte, come questa, e passaggi, come la banalizzazione e la strumentalizzazione del tema del patrimonio dialettale lombardo, che avrebbero meritato una posizione assai più dura da parte nostra. Ma ha prevalso in noi la lettura del provvedimento, atteso dagli operatori culturali, che è persino meglio, in molte parti, di quanto sia stato raccontato dalla maggioranza.

Manca un’idea precisa di cultura, troppo legata a conservazione e localismi. Inoltre, le risorse sono state mano a mano depauperate, passando dai 52 milioni di euro di 5 anni fa ai 18 di oggi. Ma sono anche state introdotte alcune interessanti novità come il programma triennale della cultura, i piani integrati della cultura, l’innovazione riguardo la tutela della proprietà intellettuale su cui poi si dovrà lavorare.

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Piani sviluppo locale: salta la commissione

L’interpellanza parlava chiaro: l’assessore regionale all’Agricoltura Fava doveva spiegarci quali azioni intendesse mettere in campo, entro il 30 settembre 2016, per dare attuazione a quanto previsto dalla delibera del Consiglio regionale del 6 settembre che prevedeva di garantire il finanziamento di tutti i Piani di sviluppo locale ritenuti ammissibili. Ma questa settimana non si riunisce la Commissione Agricoltura e non ne sappiamo i motivi.

L’interpellanza era del 9 settembre e ci aspettavamo, prima della fine del mese, che l’assessore venisse a darci spiegazioni di qualche genere. Invece, la seduta viene fatta saltare, senza tener conto che il 30 settembre cade questa settimana, e del dibattito acceso che si è tenuto in Consiglio regionale con l’approvazione di una mozione, ma nemmeno che i 5 territori, con i loro progetti, esclusi dai finanziamenti, hanno chiesto una risposta proprio entro settembre, data entro la quale i Gal esclusi si sono riservati la possibilità di verificare eventuali ricorsi al Tar.

Nella mozione si impegnava la Giunta a individuare economie e nuove risorse nell’ambito del Programma di sviluppo rurale allo scopo di rifinanziare la Misura 19 e a verificare la possibilità tecnica di garantire il finanziamento di tutti i piani ritenuti ammissibili.

A questo punto, chiedo con forza alla presidenza della Commissione un autorevole intervento nei confronti dell’assessore e del presidente Maroni affinché ci possa essere una risposta che noi auspichiamo positiva, nei confronti dei 5 territori esclusi dai finanziamenti del Psr.

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Aree protette: Maroni e la Terzi si mettano d’accordo

Maroni e la Terzi si devono mettere d’accordo: uno vuole che i parchi coincidano con i Cantoni, quindi da 24 dovrebbero diventare 8, l’altra si aspetta che siano i gestori stessi a proporre il numero e la dimensione delle nuove aggregazioni.

Delle due l’una: o Maroni ha già deciso e quindi non ha senso proseguire una discussione su un provvedimento per altro già calendarizzato per il 25 ottobre, oppure, il presidente faccia una passo indietro e noi continuiamo a discutere il progetto di legge presentato.

Dopo una marea di audizioni con tutti i soggetti interessati e preoccupati di quello che cambierà in vista delle aggregazioni richieste dal progetto della Giunta, dobbiamo cominciare a entrare nel vivo della discussione del pdl e come Gruppo Pd abbiamo posto il problema. Se l’idea dell’assessore Terzi è di favorire l’integrazione tra le diverse aree regionali protette, d’altra parte il suo presidente Maroni ha già definito che le aggregazioni dovranno essere solo 8.

Nella proposta regionale per il riordino istituzionale territoriale della Lombardia, risalente al luglio scorso, a un certo punto si legge che ‘per delineare un primo scenario di semplificazione dei livelli istituzionali di gestione negli ambiti in cui sussiste una frammentazione nell’esercizio e nella titolarità della stessa tipologia di funzione di amministrazione attiva, si deve ipotizzare l’eliminazione di questi Enti intermedi per arrivare a una ripartizione ulteriore delle funzioni esistenti tra Regioni, Cantoni, Comuni. Gli enti intermedi tra il livello istituzionale delle aree vaste e quello comunale sono le comunità montane, i gestori dei parchi regionali, i consorzi di bonifica, i bacini imbriferi montani’. E poiché nel progetto di Maroni i Cantoni, o aree vaste che dir si voglia, sono comunque un massimo di 8, il conto è presto fatto.

Nelle prossime sedute di Commissione chiederemo ancora all’ufficio di presidenza di far sedere uno di fronte all’altra Maroni e la Terzi perché scelgano una linea comune almeno su questo. Noi l’idea l’abbiamo già avanzata: la Regione deve fare da regia e decidere le nuove aggregazioni delle aree protette tenendo conto delle caratteristiche e della omogeneità dei territori. Ma anche lasciando poi il tempo necessario ai gestori per trovare l’accordo di come creare le sinergie all’interno di queste nuove realtà.

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Programma sviluppo rurale: assegnate solo il 20% delle risorse

Solo il 20% delle risorse del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 di Regione Lombardia assegnato quasi a metà del percorso. E solo 16 bandi pubblicati ad oggi. La panoramica che l’assessore regionale all’Agricoltura Fava ha fatto questo pomeriggio, in VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, in risposta a un’interrogazione del Gruppo regionale del Pd, non è assolutamente soddisfacente e genera in noi ancora più dubbi sull’efficacia della politica agricola regionale.

Nel documento si chiedeva di sapere quali azioni metterà in atto l’assessore per recuperare i ritardi accumulati fino ad oggi nella fase di attuazione del Psr e con quali tempi le aziende lombarde riceveranno le risorse relative ai primi bandi chiusi, finora 10, ma anche quali siano i reali tempi di pubblicazione dei bandi già annunciati sul numero di Lombardia Verde (la rivista ufficiale dell’assessorato, ndr) e non ancora aperti e quali i motivi degli ulteriori relativi ritardi. Infine, quale sia il calendario effettivo di pubblicazione delle prossime misure, almeno per la parte che riguarda il secondo semestre 2016.

L’assessore ha annunciato la pubblicazione entro dicembre di una decina di bandi, ma sembra impossibile che fino ad oggi ne siano stati pubblicati 16 e nei prossimi tre mesi ne vengano aperti quasi altrettanti. Il dubbio che sia un’altra sparata dell’assessore ci viene.

Ma il punto più critico e che non ha trovato adeguate spiegazioni, riguarda le cifre: in tutto la dotazione del Psr è di 1 miliardo e 157milioni di euro. Di questi Fava ha detto di averne assegnati 240 milioni. Quindi, quasi a metà della durata del programma, solo il 20% delle risorse a disposizione degli agricoltori lombardi ha trovato collocazione. Se teniamo conto che della cifra complessiva l’80% è rappresentato da fondi comunitari e statali, altro che bella figura di Regione Lombardia: la Giunta, pur avendo a disposizione grosse cifre che non doveva togliere certo dal suo bilancio, non è stata capace neanche di assegnare soldi che provengono dall’Europa e dal Governo.

Quali sono i bandi annunciati e rimasti finora lettera morta? Ad esempio, quelli relativi agli incentivi per gli investimenti nelle filiere agroalimentari o ai contributi per la trasformazione, commercializzazione e sviluppo dei prodotti agricoli. Non solo: Fava non ha assolutamente spiegato il motivo di questi ritardi. Sarebbe quanto meno interessante capire se si tratta di una scelta politica o di un problema tecnico.

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Piano Regionale della Mobilità e dei Trasporti, il Pd vota NO

Abbiamo votato No al Piano regionale Mobilità e Trasporti, in approvazione questa sera in Consiglio regionale: il Prmt, così come pensato dalla Giunta, è un piano che non fa scelte e si limita a elencare delle questioni senza indicare strategie, priorità e risorse. E’  una mappatura dell’esistente e non un piano strategico con una visione del futuro di questa regione.

La giunta Maroni progetta nuove autostrade per 315 chilometri ma dimentica di puntare con coraggio su interventi infrastrutturali sul trasporto ferroviario. Anche questa volta la cura del ferro viene rimandata a data da destinarsi.

Per di più non bastano i nostri emendamenti approvati su raddoppi ferroviari in particolare quello relativo alla Codogno–Mantova e Cremona–Olmeneta per farci cambiare idea su un piano insufficiente e inadeguato ad affrontare i bisogni reali della mobilità. Leggendo il documento si ha la sensazione che si snobbi ancora una volta il Sud Lombardia e si guardi solamente allo sviluppo di determinate parti della Regione.

Gli obiettivi e i progetti che riguardano la navigabilità  del Fiume Po sono molto deboli, nonostante le promesse fatte da Maroni  e dall’assessore  Beccalossi  6 mesi fa a Cremona, davanti all’assemblea  di Confindustria  e successivamente al tavolo convocato ad hoc in Camera di Commercio.

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Pesca di frodo nel Po: accordo tra regioni per tutelare il grande fiume

Dopo che nel luglio del 2015 il Consiglio regionale della Lombardia aveva approvato all’unanimità una risoluzione del Pd, stamattina l’Aula ha dato il via libera anche alla ratifica, che in qualche modo ne è conseguita, del protocollo d’intesa tra le Regioni Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e l’Autorità di bacino del fiume Po per una gestione sostenibile e unitaria della pesca e per la tutela del patrimonio ittico del principale corso d’acqua italiano.

Il Po ha subito forti pressioni antropiche che hanno contribuito al suo impoverimento e lo hanno riempito di specie aliene e invasive. A questo va aggiunto il pesante fenomeno del bracconaggio che sta distruggendo l’ecosistema del fiume.

L’anno scorso l’approvazione della risoluzione presentata da me e dal collega Marco Carra, che dice di andare proprio nella direzione contenuta in questo protocollo d’intesa: il patto sottoscritto va bene, ma è necessario reprimere il bracconaggio selvaggio, in modo particolare nel mantovano. Inoltre, positivamente, questo accordo risolve il problema della non concertazione delle amministrazioni locali.

Ma meglio fare un ulteriore sforzo. Un passo decisivo sarebbe sottoscrivere un contratto di fiume con Regioni, Governo, Europa dentro cui mettere non solo il tema della pesca, ma tutte le questioni che riguardano il Po. E meglio ancora sarebbe definire un accordo per il piano territoriale regionale d’area.

Se non ci fossero queste bande di ungheresi e rumeni che vendono anche sulla piazza di Milano siluri pieni di atrazina, ma pescandoli con le reti trascinano e distruggono anche carpe e pesci autoctoni, che vengono sfilettati senza controlli sanitari, la pesca nel fiume Po sarebbe una risorsa.

Chi di dovere ripristini i 180 milioni di euro che il Cipe, nel 2007, quindi il Governo Prodi, aveva autorizzato approvando il Progetto Strategico Speciale Valle del fiume Po che coinvolgeva le  Autorità di bacino del Po, le Regioni Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, le Province rivierasche e i Parchi fluviali. Avrebbe rafforzato il sistema complessivo della gestione del fiume: non possiamo che chiedere ufficialmente a chi può farlo di rimettere in gioco queste risorse.

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Piani Sviluppo Locale: la giunta rifinanzierà i progetti rimasti fuori

Grazie al Gruppo Regionale del Pd, che ha presentato una sua mozione e spinto in questa direzione, i 5 Piani di sviluppo locale su 16 della misura 19 del Psr, intitolata ‘Sostegno alla sviluppo locale leader’, verranno rifinanziati. E solo in subordine, verrà rifatto il bando. Una decisione presa questa sera dal Consiglio regionale della Lombardia che, in chiusura di seduta, si è trovato a discutere due mozioni analoghe, una di maggioranza, una del Pd, sul tema.

Ma mentre quella presentata dal centrodestra chiedeva unicamente di rifare il bando, noi volevamo che la Giunta verificasse la possibilità di rimodulare le risorse del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, riassegnando le economie. Alla fine, la nostra mozione non è passata per 30 voti a 30 e un astenuto, mentre quella della maggioranza è stata approvata. Tuttavia, li abbiamo costretti a modificare il testo che ora prevede, in prima battuta, di impegnare la Giunta a cercare di rifinanziare tutti i progetti rimasti fuori.

Questo era il nocciolo della questione: questi progetti, messi insieme con territori, banche, imprenditori, comuni sono stati ritenuti validi e ammissibili, ma magari scartati per mezzo punto. Nella precedente programmazione europea, invece, Regione Lombardia aveva finanziato tutti i progetti proprio in quanto ritenuti ammissibili. Lo stesso hanno fatto questa volta Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. E questo ha un senso: abbiamo dato un anno di tempo ai territori perché si organizzassero con un’idea di piano di sviluppo locale e non possiamo ora deluderli, considerato, poi, che riteniamo più che sufficienti le risorse a coprire anche i 5 progetti rimasti fuori.

L’assessore regionale all’Agricoltura Fava non ha avuto il coraggio di venire in Aula ad affrontare quella che ritiene forse una sua smentita. Ma una frecciatina la devo tirare anche al M5s: a dicembre avevamo presentato una mozione simile, preventiva, dove impegnavamo la Giunta a sostenere tutti i territori ancora prima che uscisse il bando. Ma grazie al fatto che i grillini si erano astenuti, era stata approvata solo in parte.

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Accordo Regione-Rfi entro fine anno

Dopo diverse sollecitazioni da parte degli amministratori locali, Regione Lombardia arriverà a stipulare l’accordo quadro con Rfi per lo sviluppo dei servizi ferroviari entro il 31 dicembre. Ci segniamo la data e verificheremo che alle parole seguano i fatti.

Ci siamo fatti portavoce delle istanze del quadrante della Lombardia orientale (Bergamo–Brescia–Cremona–Mantova). A fronte di una mobilità interna crescente e delle pesanti criticità che si registrano sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo, con materiale rotabile circolante scadente e vetusto, l’accordo quadro rappresenta uno strumento utile anche perché consente di individuare le priorità di investimento.

Quindi ci auguriamo che davvero finalmente la Regione proceda a una sua stipula. E ci riserviamo di valutare se i contenuti dell’accordo e anche del protocollo di intesa collaterale annunciato dall’assessore Sorte rispondano effettivamente alle esigenze di miglioramento e riqualificazione della mobilità ferroviaria, soprattutto per quanto riguarda la Lombardia orientale che versa in una condizione particolarmente disastrosa.

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Basiglio: no alla cementificazione del Parco Sud

A Basiglio c’è il progetto di un operatore immobiliare facente capo alla famiglia Berlusconi, che vorrebbe cementificare, con 180.000 metri cubi di residenze, il limitare del Parco Sud di Milano.
Ha ragione Legambiente: questi sono proprio gli effetti della legge regionale sul consumo di suolo che noi abbiamo ampiamente contestato, ma non c’è stato verso di farsi ascoltare e rimediare.

La legge sul consumo di suolo voluta da Maroni e dal centrodestra lo consente. In più, la Regione, che predica bene e razzola male, ci mette del suo per peggiorare la situazione, nominando un commissario per andare avanti nel progetto.

Faremo azioni contro questa decisione: Maroni dovrà venire in Aula a spiegarci che cosa intende fare e se davvero vuole sacrificare ancora l’ambiente naturale lombardo per favorire la cementificazione e l’arricchimento di alcuni.

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Gal: piano sviluppo rurale lascia fuori l’Oglio-Po

Una graduatoria che ammette i Gal, i Gruppi di azione locale, ma che non dà loro risorse, con la scusa che non ce n’è a sufficienza. E quello che rimane fuori è in particolare il Gal Oglio-Po.

È appena stata pubblicata sul Burl la graduatoria della misura 19 sul Sostegno alla sviluppo locale Leader, attraverso i fondi del Programma di Sviluppo Rurale. Guarda caso, viene finanziato il Gal dell’Oltrepo mantovano, ribattezzato Terre di Po, di cui da poco sono entrati a far parte Viadana e Casalmaggiore, comuni a guida leghista, e non viene finanziato l’Oglio-Po, da cui quei due enti uscivano. Sarà un caso, ma viene da pensare.

A questo punto, a settembre, appena ricomincerà l’attività del Consiglio, chiederemo assieme ai colleghi cremonesi Lena e Malvezzi che per l’area dell’Oglio-Po venga riconosciuto il finanziamento attraverso una rimodulazione e una ridistribuzione su tutti i territori risultati ammissibili. È necessario finanziare i progetti dei Gal anche dei territori esclusi perché ne hanno bisogno. Nel progetto dell’Oglio-Po si muovono quasi 2milioni di risorse private che si verrebbero perse nell’ipotesi in cui non venga ripescato. Non ha senso che alcune aree vengano definite da una norma come svantaggiate, ma poi non vengano riconosciute come tali perché non ci sono soldi, nonostante i progetti ritenuti validi e ammissibili dalla Regione stessa. Vi sono delle risorse ferme: usiamo quelle.

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