I parchi non frenano lo sviluppo dell’agricoltura

parco3La rete delle aree protette in Lombardia interessa e tutela oltre 500.000 ettari di territorio, con l’adesione e il contributo di più di 500 Comuni, e rappresenta un patrimonio di ricchezze naturali, storiche e culturali da fruire, promuovere e comunicare, in quanto bene di ogni cittadino.

Il ruolo dei parchi nella nostra Regione è stato ed è tutt’ora fondamentale e non deve essere messo in alcun modo in discussione, a differenza delle recenti dichiarazioni dell’assessore Fava, sull’inutilità dei parchi. Quel che serve, piuttosto, è una legge che “transiti” gli attuali enti gestori dalla funzione di esclusiva “salvaguardia” ad una funzione di “tutela e fruizione” in sinergia con uno sviluppo sostenibile dei territori limitrofi. Le aree protette non hanno perso il loro ruolo, ma alla luce degli impegni assunti per la lotta ai cambiamenti climatici diventano ancora più strategiche, perché costituiscono una parte essenziale della risposta globale ai cambiamenti climatici, proteggendo gli ecosistemi naturali e riducendo le emissioni di gas a effetto serra attraverso lo stoccaggio e il sequestro del carbonio.

Lo sviluppo dell’agricoltura in Lombardia non è frenato dai parchi, ma da una gestione regionale lenta e farraginosa, fatta soprattutto di annunci e di poche azioni concrete, anche quando i fondi non sono regionali ma comunitari.

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“Nuovo Robbiani” di Soresina a rischio?

Ho chiesto con un’interrogazione al presidente Roberto Maroni che la Regione intervenga per garantire un futuro al “Nuovo Robbiani” di Soresina.
Il Nuovo Robbiani è un presidio sanitario inaugurato il 30 novembre 2013 che serve un bacino d’utenza di 35mila abitanti e che è costato 17 milioni di euro, in parte del pubblico e in parte del privato. È una struttura che ospita un poliambulatorio con diverse specialità, un centro per sub-acuti da 30 letti, un punto prelievi, una sala operatoria per interventi in day-surgery, un consultorio familiare, ambulatori di medici di medicina generale e altro ancora. Ciò che ancora non c’è, e che rischia di sparire, è invece, il Presidio ospedaliero territoriale, P.O.T. (20 posti letto per i pazienti cronici), effettivamente mai partito nonostante il Nuovo Robbiani fosse uno dei quattro presidi lombardi oggetto di sperimentazione, come definito da due delibere regionali del 2014 e del 2015. Il problema vero è il finanziamento, senza il quale il POT non può partire e la cui incertezza ha già determinato da parte del presidio il licenziamento di undici operatori. E il passaggio dall’azienda ospedaliera di Crema all’ASST di Cremona, in questa fase un po’ complicata, desta ulteriori preoccupazioni di cui chiedo conto all’assessore/presidente.

“Il Nuovo Robbiani è al centro di un territorio al confine tra Cremasco e Cremonese che non è ben collegato con le due città; dunque è evidente che il presidio sanitario sia molto importante. Il licenziamento degli undici operatori ci preoccupa molto, anche come campanello d’allarme di una situazione che rischia di sfuggire di mano. Se non si danno garanzie al più presto di continuità del progetto del POT (con i previsti 20 posti letto) ad essere in difficoltà sarà tutta la struttura sanitaria del “Nuovo Robbiani”! La Regione deve chiarire se intende ancora investire su questa sperimentazione tra pubblico e privato mettendo anche a disposizione in tempi certi le risorse necessarie.

Se non verrà data una risposta immediata trasformerò l’interrogazione presentata oggi in un Question Time urgente nella seduta consiliare del 7 Giugno!

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Cremona-Crema-Treviglio–Milano: dove sono gli investimenti annunciati?

protesta-pendolariGli annunci e le promesse stanno a zero se poi i risultati sono quelli che ogni giorno sono sotto gli occhi di tutti i pendolari delle linee cremasche e cremonesi.

La Lombardia ha bisogno di una seria CURA DEL FERRO.

Al di là dei proclami della Giunta e dell’assessore Sorte ancora molto, troppo, rimane da fare. Il peggio si è raggiunto nella giornata di venerdì scorso 13 Maggio e di ieri. Ci sono linee come quelle che da Cremona vanno verso Milano, sia quella che transita per Crema-Treviglio sia l’altra che passa da Codogno-Lodi, che hanno bisogno di una attenzione diversa.

Vogliamo sapere dove sono i treni nuovi: è dal gennaio scorso che li stiamo aspettando. E poi, i treni diesel non dovevano sparire così come i passaggi a livello sui quali erano stati promessi investimenti?? La quotidiana debacle del servizio sulla tratta Crema–Treviglio-Milano dimostra che le promesse della Regione hanno le gambe corte e si stanno trasformando in bugie.

I pendolari, più di 10 mila, che tutti i giorni si trasferiscono dal cremonese a Milano sono stanchi di pagare un servizio inefficace e inadeguato. Hanno bisogno di risposte certe e di fatti conseguenti.

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Paullese: riparte il Tavolo in Regione

paullese2Nel primo pomeriggio di oggi si è riunito il Tavolo Territoriale sulla Paullese a Palazzo Lombardia, a Milano, che ha visto la partecipazione dei rappresentanti istituzionali di Cremona, Lodi e città metropolitana di Milano.
Finalmente è stato  riconvocato il tavolo. Avevamo fatto richiesta un anno fa in occasione dell’assestamento di bilancio ma come si suol dire meglio tardi che mai. Diversi i temi affrontati e si è fatta regia sui prossimi passaggi istituzionali. Tutto questo davanti al sedia vuota dell’assessore Sorte il quale convoca la riunione e poi non si presenta.
Dalla riunione è emerso che mancano 15 milioni di euro per completare i terminare i lavori della Paullese. Per il tratto milanese le risorse ci sono ma sono in ritardo i lavori. Nonostante siano andati già andati a gara, serve una riapprovazione del progetto da parte del CIPE perché sono trascorsi più di sette anni e quindi sono decaduti i tempi di validità dell’OK ministeriale. Per quanto concerne il ponte di Spino d’Adda, la cui pianificazione è stata affidata alla provincia di Cremona, il progetto è pronto a fine mese ma risulta mancante di circa 1,5 milioni di euro su un totale di 16,5. Per sopperire al problema tecnico della mancata realizzazione della pista ciclabile e dell’impossibilità di attraversamento dei mezzi agricoli è stato recuperato il vecchio ponte asburgico. Questa modifica progettuale però ha comportato un aumento del 10% della spesa che va necessariamente reperita.
Mi auguro che il tavolo erritoriale venga convocato periodicamente e non una tantum così da poter verificare che le azioni decise vadano avanti. Ho proposto che la prossima riunione avvenga alla presenza del Governo e del ministro Delrio così da poter concordare la reperibilità delle risorse mancanti, ma non solo. Fondamentale sarà in questa fase discutere della Paullese non solo in termini viabilistici ma anche del prolungamento della metropolitana gialla da  San Donato. E’ impensabile non percorrere la strada del trasporto sostenibile.

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Consorzio Dunas: regione Lombardia solleciti trasparenza e informazione dei cittadini

Il Testo Unico delle leggi regionali in materia di agricoltura del 2008 ha previsto la ridelimitazione e il riordino dei consorzi di bonifica lombardi. In particolare, questi ultimi devono adottare il piano comprensoriale di bonifica e il piano di classificazione degli immobili ricadenti nel comprensorio, anche per stabilire il perimetro di contribuenza, ovvero quanto i proprietari degli immobili ricadenti nel consorzio devono pagare, in base alla distanza dalle infrastrutture di irrigazione.

Nel comprensorio del Consorzio di Bonifica Dunas, che comprende Dugali, Naviglio e Adda Serio, in fase di ridelimitazione dell’area, sono stati ricompresi anche il territorio del Distretto Naviglio-Vacchelli e quello del Distretto Adda Serio, sino ad ora mai interessati da questi strumenti e dall’applicazione della relativa contribuenza.

Proprio su questo tema ho presentato un’interrogazione con risposta scritta.
Chiedo di sapere a che punto è la procedura riavviata dal Consorzio di Bonifica Dunas per l’approvazione del nuovo piano di classificazione degli immobili; entro quanto tempo si prevede che la Giunta regionale possa procedere all’approvazione; se l’assessore non ritenga utile in questa fase sollecitare il Consorzio affinché assicuri la massima trasparenza nelle procedure, garantisca un’attività di informazione sui territori del comprensorio, finalizzata a presentare i contenuti e le modalità di applicazione dei piani di classificazione degli immobili attualmente in vigore e del nuovo piano in itinere, attraverso incontri e iniziative pubbliche, e preveda un maggiore e più puntuale coinvolgimento dei Comuni, preliminare all’adozione del nuovo piano, a partire dagli ambiti di nuova contribuenza, affinché possano essere partecipi ed esprimere il proprio parere, evitando – come è avvenuto nel novembre 2015 –la generazione di osservazioni così corpose, da causare la revoca della precedente proposta.

Questa operazione è importante perché serve a determinare quanto i cittadini dovranno pagare di contributo e su questi temi bisogna sempre garantire la massima trasparenza.

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Quale futuro per Crema? Il video della diretta web con Raimondi e Pizzul

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Acqua: serve un nuovo patto che definisca il deflusso minimo vitale a seconda dei territori e degli usi

Una definizione di deflusso minimo vitale, a seconda dei territori e dei fruitori, da decidere nell’ambito di un rinnovato patto per l’acqua, dentro una conferenza di tutti i soggetti interessati. Lo ha chiesto il Gruppo regionale del Pd e la Giunta ha risposto positivamente, oggi, mercoledì 20 aprile 2016, durante la VIII Commissione Agricoltura, nell’ambito dell’incontro con l’Assessore Regionale al Territorio, Urbanistica e Difesa del Suolo Beccalossi, in merito al tema dell’emergenza idrica in Lombardia, con particolare riferimento alle attività adottate dal Tavolo regionale per il monitoraggio delle riserve idriche.

Ho fatto presente che a dicembre, nell’ambito dell’approvazione del Piano di tutela delle acque, abbiamo approvato una risoluzione che chiedeva di riattivare il Patto per l’acqua. In realtà, la Giunta ha convocato il cosiddetto Tavolo per l’acqua solo in occasione delle emergenze e senza fare delle vere proposte o svolgere un vero ruolo di coordinamento.

Invece, abbiamo chiesto espressamente che entro fine anno venga definita una procedura, dentro una sorta di conferenza, per la revisione del nuovo Patto per l’acqua, il quale a sua volta deve decidere il valore del deflusso minimo vitale. E quest’ultimo, attualmente in fase sperimentale e anch’esso in revisione, va calibrato a seconda che si parli di montagna, di pianura, di uso umano o energetico. L’importante è che tutti i soggetti interessati si riuniscano per trovare una mediazione, per prendersi precisi impegni e avviare nuove sperimentazioni.

E l’assessore Beccalossi ha risposto assicurando che è sua intenzione convocare, in autunno, una conferenza in cui discutere del tema, con tutti i soggetti interessati, come da noi richiesto.

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Il calvario della Paullese

paullese2Per finire completamente i lavori di raddoppio della ex SS Paullese mancano 15 milioni di euro di finanziamento. Su un costo totale di 287 milioni e 696 mila euro.
Di questi, 162 e 800 mila sono per il tratto milanese e 124 e 896 mila per quello cremasco. Devono però essere ancora realizzati lavori per 16 milioni di euro nella nostra provincia (il ponte sul fiume Adda); per il milanese manca il collegamento tra il rondò della SP39 (Cerca) e il futuro nuovo ponte a Zelo Buon Persico, per una spesa di euro 85.500.000. I 15 milioni mancanti sono proprio quelli relativi ad una parte dei lavori da realizzare tra Zelo Buon Persico e Spino d’Adda.

Quanto sopra è l’esito di un report specifico che ho richiesto all’assessorato regionale alle infrastrutture.

Certo, devono essere fatti lavori importanti sul fiume Adda e nel territorio lodigano-milanese, ma i soldi che mancano sono relativamente pochi se si tiene conto che la città metropolitana ha garantito anche il finanziamento dei lavori di eliminazione dei due semafori di S. Donato. E allora?

Ho chiesto all’assessore Sorte di farsi garante della convocazione di un tavolo di concertazione con tutti i soggetti interessati (i Comuni, la Provincia, il Governo e la Regione) per reperire le risorse necessarie. Il “calvario” della Paullese deve finire!!

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Cava Danesi: sì alla sostenibilità economica, ma anche sociale e ambientale

Si sono tenute oggi, giovedì 7 aprile 2016, in VI Commissione Ambiente del Consiglio regionale,  le audizioni sul piano cave della provincia di Cremona. Quattro sono gli interventi di cavazione di cui si è parlato, ma il progetto che ha destato più interesse per la sua importanza è quello sulla cava di argilla Danesi, per il quale oltre all’azienda proprietaria, erano presenti l’associazione degli industriali, i quattro sindaci del territorio e le rappresentanze sindacali confederali. Nella seduta di Commissione di giovedì prossimo verranno, poi, ascoltate le associazioni ambientaliste.

Ricordiamoci che l’ampiamento della Cava Danesi è all’interno del Pianalto della Melotta, soggetto a cinque vincoli.
Mai come oggi gli interventi che riguardano lo sviluppo economico vanno sostenuti ma sempre nel rispetto del tema della sostenibilità, che non può essere solo quella economica, ma deve essere anche quella sociale e ambientale. Dobbiamo tenerne sempre conto, quando prendiamo le nostre decisioni, anche perché i tempi stringono: giovedì prossimo si ascolteranno le associazioni ambientaliste e a metà giugno il provvedimento sarà in Aula.

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Poste Italiane riveda la decisione sulla consegna a giorni alterni

Il consiglio regionale ha approvato questo pomeriggio una mozione sui disservizi delle poste nei comuni minori, dove il nuovo modello organizzativo prevede che la consegna venga effettuata a giorni alterni. La mozione chiede che la Regione riapra il tavolo di concertazione con Poste Italiane per rivedere questa decisione.

Noi del Pd abbiamo votato a favore della mozione perché il problema esiste. Crediamo sia opportuno che Poste Italiane riveda il piano di razionalizzazioni per non penalizzare i piccoli centri. Soprattutto dispiace che dopo pochi mesi da quando abbiamo affrontato il problema delle chiusure degli uffici postali siamo ancora qui a parlare di razionalizzazione del servizio, che in  pratica significa sguarnire molti centri minori con una consegna che rischia di essere peggiorativa rispetto a una situazione già critica. Bene che si apra il tavolo, ma Poste Italiane non può ragionare in termini meramente economici perché eroga un servizio molto importante soprattutto per i piccoli centri.

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