Congresso Pd: in Lombardia tante le sfide politiche da vincere uniti

Oggi, con la direzione nazionale, è partito ufficialmente il percorso congressuale. Pur non condividendo le argomentazioni esposte nel suo intervento, accogliamo con favore la candidatura di Michele Emiliano per la segreteria. È la dimostrazione che chi vuole proporsi come alternativa a Renzi, e alle sue proposte, lo può fare dall’interno, perché il PD è un partito plurale e c’è spazio per tutte le posizioni. Da parte nostra continueremo fino all’ultimo a lavorare in Lombardia per convincere chi vuole andare via a rimanere con noi. Sono tante le sfide politiche che uniti possiamo vincere insieme, non possiamo gettare via il lavoro fatto fino ad ora.

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Congresso Pd: in Lombardia lavoriamo per l’unità per vincere le prossime sfide

Abbiamo davanti più di tre mesi di congresso in cui la porta dovrà rimanere spalancata. Ci dovrà essere un dibattito vero e partecipato per costruire politiche che aiutino chi ha pagato la crisi e diano una prospettiva di futuro ai più giovani. Chi vuole contrastare le proposte di Renzi lo faccia dentro il congresso: il Partito Democratico è un grande partito plurale e c’è spazio per tutte le posizioni.

In merito alle possibili ripercussioni che questa situazione potrebbe avere in Lombardia bisogna dire che qui la situazione e’ meno problematica. I rappresentanti istituzionali che stanno valutando di andare via sono pochissimi. In ogni caso spenderemo tutte le nostre energie per convincerli a rimanere dentro il partito. Ciò detto, noi continueremo a lavorare sul territorio come fatto fino ad ora per preparare al meglio le future sfide che ci attendono.

Maroni non guardi in casa d’altri e si occupi dei problemi della sua maggioranza. Che di grattacapi ne ha ben più di noi.

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Psr – Sostegno allo sviluppo locale: tutto fermo

Con la pendenza al Tar dei ricorsi fatti dai soggetti rimasti esclusi dalla Misura 19 del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 ‘Sostegno allo sviluppo locale Leader – Gal’ si sta delineando una situazione paradossale: poiché chiaramente è tutto bloccato, se non si risolverà la questione in tempi rapidi, dando il via ai finanziamenti, si corre il rischio di perderli. E la Misura 19, per quanto riguarda la Lombardia, di fatto potrebbe non essere applicata.

Per il momento di sicuro nessuno vedrà un euro: intanto bisogna aspettare la decisione del Tar, prevista per il 19 aprile, ma non è detto che sia finita, perché qualunque sia il risultato, la parte che verrà scontentata potrebbe impugnarlo e l’iter giuridico proseguirebbe.

D’altra parte, la questione è diventata veramente imponente: alla fine sono 7 i soggetti che risultano aver fatto ricorso ai quali vanno aggiunti tutti i cosiddetti ricorsi incidentali presentati. È evidente che così i tempi si allungano di molto. Se pensiamo che sono coinvolti in questa faccenda diversi territori della Lombardia e tutta una serie di energie che erano state messe in moto per dar vita ai vari progetti, facenti capo ai Gal, capiamo la portata della vicenda. Noi è da mesi che sollecitiamo Regione Lombardia a finanziare tutti i progetti ammessi, ma siamo rimasti inascoltati e la questione si è sempre più aggravata.

Non possiamo fare a meno di confrontare la Lombardia con il resto d’Italia, sul tema della Misura 19: alla data del 15 ottobre scorso, a non aver distribuito nemmeno un euro eravamo noi, il Piemonte, la Puglia e la Sicilia. Ma non sappiamo se nel frattempo queste ultime tre regioni hanno cominciato a erogare i fondi, visto che per loro nulla osta. Mentre nel nostro caso è, appunto, impossibile per ora e chissà per quanto altro tempo. E comunque il resto d’Italia è già avanti nell’avanzamento della spesa. Meno male che secondo la Lega, Maroni e l’assessore regionale all’Agricoltura Fava siamo sempre i migliori.

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Trasporto ferroviario regionale: piano per manutenzione di strade e ponti e acquisto nuovi treni

L’ipotesi di integrazione tra Atm e Trenord è una sfida strategica che richiede serietà e massima condivisione tra i diversi attori in campo. Non servono avventurismo e dichiarazioni sgangherate, soprattutto da chi guida una società quotata in borsa. In questo quadro, non si capisce se Maroni sia dietro questa imprudente accelerazione o se ne sia lavato le mani. In entrambi i casi è un atteggiamento irresponsabile. Lo ha dichiarato in conferenza stampa il segretario e consigliere regionale del PD Alessandro Alfieri che, assieme al capogruppo del PD in Regione Enrico Brambilla, ha tenuto questa mattina una conferenza stampa per presentare quelle che sono le priorità del PD in merito alle politiche regionali di trasporto ferroviario. Diversi i temi toccati. Non solo l’ipotesi di integrazione di Atm–Trenord, ma anche le operazioni societarie di FNM e la politica di investimenti della Regione in materia di mobilità ferroviaria.

Il clima di incertezza e confusione, che dura ormai da tempo, impedisce di fare una seria programmazione di investimento per l’acquisto di nuovi treni. Questo è il vero punto di debolezza della politica regionale quando, al contrario, dovrebbe esserne la priorità. Maroni deve bloccare l’operazione su Verona. L’offerta di Fnm di 21 milioni, su una base d’asta di 12,5 milioni, segna un rialzo sorprendente, a maggior ragione senza avere il controllo della governance dell’azienda di trasporti veronese e ad un anno dalla scadenza del contratto. Quei soldi investiamoli in favore dei pendolari lombardi per migliorare il materiale rotabile su cui viaggiano e quindi la loro qualità della vita.

Più in generale alla Lombardia serve un piano massiccio per la manutenzione di ponti e strade e per l’acquisto di nuovi treni. Il materiale rotabile è vetusto: il 45% delle composizioni dei treni ha un’anzianità superiore a 35 anni. E’ su questo che deve concentrare gli sforzi Regione Lombardia ed investire le risorse richieste da tempo da Trenord. Noi faremo la nostra parte e faremo pressione a Roma, attraverso i nostri parlamentari, affinché questi investimenti vengano esclusi dal calcolo del patto di stabilità. Al contempo la Regione collabori fattivamente con Ferrovie dello Stato la quale, nel suo piano industriale, ha previsto investimenti di 4 miliardi in nuovi treni. Visto e considerato che i nuovi treni annunciati dalla Giunta Maroni non  arriveranno prima del 2020, in questa fase di transizione la parte destinata alla Lombardia calcolata in base all’aliquota regionale, pari a 800 milioni di euro, venga investita per risollevare linee martoriate e su cui ancora tardano interventi come ad esempio la Cremona–Brescia (secondo Pendolaria una delle peggiori in Italia), la Milano–Gallarate–Luino, la Stradella–Pavia–Milano e la Lecco–Como.

La partita dei trasporti in Lombardia vale 1.250 milioni di cui quasi 400 messi direttamente dalla Regione. É la seconda competenza per importanza attribuita alla Regione ma si sta procedendo senza un indirizzo chiaro, pensiamo alle strategie societarie ma anche all’integrazione, anche tariffaria, tra il trasporto su gomma e quello su ferro. Occorre un atto di indirizzo politico e per questo proporremo una mozione in Consiglio regionale che vincoli le politiche regionali in materia. La accompagneremo con un’azione politica verso il Parlamento ed il Governo perché si favorisca il piano di potenziamento e di rinnovamento del trasporto pubblico.

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Porti: abbiamo costretto la Regione a mettere il tema in agenda

Questa mattina l’assessore regionale alla mobilità Alessandro Sorte è intervenuto in Aula per rispondere ad una interpellanza presentata da me e Marco Carra sul tema del sistema idroviario padano veneto sul fiume Po. Diversi i punti su cui chiediamo una presa di posizione della Giunta visto e considerato che la Lombardia è la Regione italiana con più vie navigabili: conta 1000 km di coste navigabili, più di 200 porti turistici e 5 porti industriali, e tra questi Cremona e Mantova. La risposta dell’assessore Sorte è stata però insoddisfacente.

Portiamo a casa il fatto che abbiamo costretto la Regione a mettere in agenda il tema della navigazione fluviale, che ci dicono essere un tema prioritario, anche se nessuno se ne è accorto, ma ancora molto c’è da lavorare per far sì che in Lombardia si sfruttino appieno le potenzialità che la posizione geografica le ha regalato. E’ necessario mettere a valore il sistema di navigazione interna lungo il fiume Po e i canali navigabili connessi ottenendo così non solo benefici ambientali ma anche economici.  Secondo i due modelli di calcolo, uno di Confindustria e l’altro degli armatori, si stima che, ad esempio, per il Sistema Portuale Mantovano, ci sarebbe stato un risparmio per i territori attraversati di 16 milioni di euro negli scorsi 5 anni. Un passo fondamentale sarebbe parificare la navigazione marittima con quella fluviale così da ridurre i costi per un sistema trasportistico che comunque produce più economia a basso consumo sfruttando l’acqua. C’è la necessità di superare le strozzature esistenti e i punti critici di transito sulla rete e allo stesso tempo sfruttare  le vie d’acqua per il trasporto di materiale eccezionale o pericoloso così da alleggerire il trasporto su gomma ed evitare il ripetersi di incidenti come quello recente del ponte crollato del cavalcavia della Milano/Lecco che ha messo a nudo la vetustà di molte infrastrutture viarie Lombarde. Inoltre il sistema portuale efficace è sicuramente sinonimo di crescita e sviluppo per i territori, come dimostra l’interesse per le aree di Valdaro come fondamentali punti logistici.

Nel giro di trenta anni la Regione Lombardia dovrà adeguarsi agli obiettivi indicati dall’Unione Europea. Oggi l’assessore Sorte ha dichiarato che la Regione si sta attivando su questo fronte sia con il vicino Veneto sia alla Conferenza Stato-Regioni. Ne prendiamo atto, ma allo stesso tempo riteniamo che, su certe questioni tipo la progettazione e la riduzione dell’abbattimento dei costi, la Regione abbia totale autonomia. Potrebbe farlo sin da subito ed accelerare lo sviluppo dei porti interni secondo le linee europee.

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Piani di emergenza comunali: premiamo i comuni piccoli e in difficoltà

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità la risoluzione per sollecitare i comuni a dotarsi e rendere efficaci i Piani di emergenza comunali. Favorevole anche il Gruppo regionale del Pd, nonostante avessimo presentato alcuni emendamenti che ritenevamo migliorativi.

Tutto è nato da una visita alla sede della Protezione Civile fatta dalla Commissione consiliare. Subito dopo ho fatto una verifica chiedendo la data di approvazione del piano di protezione civile ad alcuni comuni lombardi. E ciò che mi è stato risposto è emblematico: alcuni risalgono persino al 1999 e i più recenti al 2005. È evidente che vanno aggiornati. Ricordo che quando ero sindaco del mio comune, per quanto piccolo, ci era stato chiesto di indicare dove avrebbe potuto atterrare, nell’eventualità, un elicottero. Ma con il passare degli anni, il sito localizzato allora poteva non essere più idoneo. Oppure, da altre parti, è diventato terreno edificabile e quindi oggi è occupato da edifici.

Una premessa per dire che è doveroso avere e aggiornare i piani di emergenza, ma senza legarli eccessivamente al piano regolatore: il riferimento al piano di governo del territorio ci vuole, ma non in modo troppo rigido, altrimenti andiamo a complicare la vita ai piccoli comuni. I quali, invece, se ancora non si sono dotati di piani di emergenza comunali, perché magari non hanno nemmeno l’ufficio tecnico, vanno premiati, soprattutto se, ad esempio, lo fanno assieme al comune vicino. Ribalterei, insomma, lo stesso concetto di premialità: non incentivi a coloro che hanno già fatto il piano, e sono pochi, ma a chi ha voglia di farlo per la prima volta o rifarlo dopo tanti anni.

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Smog: prendiamo esempio dal Canton Ticino

La Svizzera come modello nella battaglia antismog. E in particolare le misure prese dal Canton Ticino in questi giorni in cui tutto il nord è sommerso dalla cappa di inquinanti. Sull’esempio di quanto deciso dai nostri confinanti, riproponiamo a Regione Lombardia di imporre il limite su strade e autostrade almeno dei 90 chilometri orari, come abbiamo già chiesto in passato. E soprattutto di rendere i mezzi pubblici e i treni gratuiti.
È chiaro che sarebbe un intervento emergenziale, limitato ai giorni in cui non si respira più, ma anche rivoluzionario. E sicuramente poco popolare. Ma già il fatto di permettere a chiunque di salire su qualsiasi mezzo gratuitamente, almeno nei giorni critici, potrebbe compensare il ‘fastidio’ per il limite imposto.

Serve un’iniziativa della Regione per regolamentare i negozi che in pieno inverno, con il riscaldamento al massimo, lasciano tutto il giorno le porte di ingresso aperte: la dispersione termica è il peggior nemico della nostra salute perché spinge a utilizzare di più i sistemi di riscaldamento che producono di conseguenza più esalazioni. Assurdo.

In tutto questo, è evidentemente necessario che proprio la Regione faccia da regia e si prenda completamente la responsabilità di decidere cosa imporre ai Comuni, ai cittadini, alle attività produttive. Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: no allo scaricabarile. Maroni prenda la situazione in mano, altrimenti non ne usciamo più.

A più lungo termine, le iniziative per prevenire il grave inquinamento dell’aria riguardano misure di cui parliamo da sempre come il potenziamento del trasporto pubblico, i finanziamenti per le ristrutturazioni edilizie e dell’impiantistica, per la rigenerazione urbana, per l’efficientamento energetico e per la sostituzione del parco auto, privato e professionale, oltre a regole stringenti per le emissioni degli impianti produttivi. O guardiamo a uno sviluppo in chiave sostenibile, o saremo destinati a convivere sempre di più con livelli di smog al limite del sopportabile, con gravi conseguenze per la salute: il particolato, in Italia, fa più di 60mila vittime l’anno.

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Piano di sviluppo locale: il Tar accoglie la sospensiva

Il Tar di Brescia ha accolto stamani la richiesta di sospensiva del Bim Valle Camonica sulla procedura relativa all’esito della graduatoria sulla Misura 19 del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 ‘Sostegno allo sviluppo locale Leader – Gal’. Si è creata così una situazione di stallo sulla procedura e sui fondi perché di fatto i ricorsi presentati, che dovrebbero essere complessivamente 7, hanno bloccato tutta la pratica.

E la colpa è della mancanza di dialogo e di ascolto sulla Misura 19 anche quando noi chiedevamo a gran voce all’assessore regionale all’Agricoltura Fava di non lasciare fuori nessuno, come era buona prassi negli anni precedenti, dal nuovo bando.

Gli effetti della sospensiva, che potrebbe essere riconosciuta dal Tar anche agli altri ricorrenti, comportano il blocco della procedura e della conseguente assegnazione dei relativi fondi. La Misura 19 prevede una dotazione finanziaria complessiva pari a 66 milioni di euro. L’assegnazione delle risorse è attesa dai territori per poter procedere all’attuazione dei piani in cui sono coinvolte non solo risorse pubbliche, ma anche investimenti privati.

Avevamo chiesto, in Commissione e in Consiglio, di recuperare risorse per finanziare tutti i piani ritenuti ammissibili, per favorire lo sviluppo locale di tutti i territori che avevano lavorato alla costruzione di un progetto creando le opportune sinergie. Invece, a luglio, Regione Lombardia ha proceduto all’approvazione della graduatoria dei Piani di sviluppo locale ammissibili, 15 in totale, ammettendo a finanziamento solo i primi 10, per un importo complessivo pari a 64.436.617,38. In questa fase sono partiti i primi ricorsi da parte di alcuni enti capofila, ritenuti ammissibili ma esclusi dal finanziamento e mai auditi. Questi primi ricorsi riguardavano il merito della graduatoria.

In novembre la Regione ha proceduto ad approvare l’esito istruttorio positivo per soli 7 dei proponenti ammessi a finanziamento su 10, e il conseguente scorrimento della graduatoria. Contestualmente sono stati presentati ulteriori ricorsi dai proponenti ammessi inizialmente a finanziamento, ma esclusi in fase di verifica dei requisiti relativi alla costituzione delle società, tra cui il Bim Valle Camonica.

In settembre abbiamo presentato una mozione, che è stata abbinata a una di maggioranza e il cui testo definitivo, approvato, impegna la Giunta regionale a individuare economie o nuove risorse nell’ambito del Psr allo scopo di rifinanziare la Misura 19 e a verificare la possibilità tecnica di garantire il finanziamento di tutti i piani ritenuti ammissibili.

Con una successiva interrogazione abbiamo inoltre sollecitato l’assessore Fava, chiedendo quali azioni intendesse mettere in campo entro il 30 settembre 2016 per dare attuazione a quanto previsto dalla mozione, proprio al fine di scongiurare ogni eventuale azione amministrativa.
Non siamo stati ascoltati. Non è stato fatto nulla. Non c’è stata nessuna regia da parte dell’assessore Fava. E ora i soggetti che attendono i fondi, tra cui i Gal Oglio Po, Oltrepo e Colline Moreniche del Garda, saranno costretti tutti ad aspettare le risultanze delle azioni legali giustamente intraprese da chi è stato lasciato fuori senza alcun motivo.

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Ticket sanitari: la maggior parte delle prestazioni costerà come prima

Ieri la Regione ha annunciato di voler dimezzare i superticket sanitari.
Premetto che una riduzione del ticket nella regione dove la sanità è la più costosa d’Italia è sempre una buona notizia, ma la ricetta di Maroni è sbagliata e oltretutto non è quella che ha più volte promesso ai lombardi, cioè l’azzeramento dei ticket. Con la nuova delibera per la maggior parte dei casi i cittadini non vedranno differenze, perché l’abbattimento di 15 euro vale solo per le prestazioni più care, e chi pagava fino a 51 euro di ticket continuerà a pagare come prima. La strada giusta, lo diciamo da tempo, è l’esenzione totale per i redditi fino a 30mila euro e la rimodulazione per reddito di quelli superiori.
L’effetto reale della delibera di giunta è l’introduzione del limite a 51 euro, anziché 66, del costo massimo per i cittadini di visite ed esami. La novità è che la giunta ha rivisto il superticket di competenza regionale che la Lombardia applica in relazione al valore economico della prestazione (quanto viene rimborsato agli ospedali per ogni prestazione effettuata): se prima il superticket variava da 0 a 30 euro ora varierà da 0 a 15 euro (in aggiunta al ticket nazionale). Ci sarà quindi un beneficio solo per le prestazioni più costose.
In pratica, dall’entrata in vigore della delibera, le cose funzioneranno così:

valore della prestazione* ticket nazionale** superticket tot. Pagato dal cittadino totale pagato dal cittadino
oggi Dal 1 febbraio
ESAME DEL COLESTEROLO € 1,70 € 1,70 € 0,00 € 1,70 € 1,70
RADIOGRAFIA POLSO € 15,65 € 15,65 € 4,50 € 20,15 € 20,15
VISITA CARDIOLOGICA € 22,50 € 22,50 € 6,00 € 28,50 € 28,50
ECOGRAFIA GINECOLOGICA € 31,65 € 31,65 € 9,00 € 40,65 € 40,65
MAMMOGRAFIA BILATERALE € 44,87 € 36,00 € 12,30 € 48,30 € 48,30
BIOPSIA TIROIDE € 63,86 € 36,00 € 16,80 € 52,80 € 51,00
COLONSCOPIA € 77,31 € 36,00 € 22,80 € 58,80 € 51,00
RISONANZA MAGNETICA COLONNA € 147,56 € 36,00 € 30,00 € 66,00 € 51,00
* il valore della prestazione è quanto la regione rimborsa all’azienda sanitaria
** il ticket nazionale massimo è di 36 euro. Fino a quella cifra equivale al valore della prestazione.
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Emergenza freddo: chiediamo apertura delle stazioni ferroviarie ai senzatetto

Il gruppo regionale del Pd depositerà domani in Regione una mozione urgente per l’apertura delle stazioni ferroviarie ai clochard per la fase di emergenza freddo. Chiederemo di discuterla martedì 10 gennaio, durante la seduta di Consiglio regionale già convocata. Si tratterebbe di una soluzione di emergenza e temporanea per ovviare alla mancanza di posti letto nei dormitori e per quelle persone che rifiutano l’accoglienza in queste strutture. Con la mozione chiederemo a Maroni di intervenire presso la controllata FNM e presso RFI perché deroghino, fino a quando dureranno le temperature particolarmente rigide, alle disposizioni che prevedono l’allontanamento dei senzatetto dalle stazioni. Nello stesso periodo va anche garantito l’accesso alle associazioni e agli enti che si occupano di assistere queste persone e di tentare di indirizzarle a strutture di accoglienza dedicate.

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