Ticket sanitari: la maggior parte delle prestazioni costerà come prima

Ieri la Regione ha annunciato di voler dimezzare i superticket sanitari.
Premetto che una riduzione del ticket nella regione dove la sanità è la più costosa d’Italia è sempre una buona notizia, ma la ricetta di Maroni è sbagliata e oltretutto non è quella che ha più volte promesso ai lombardi, cioè l’azzeramento dei ticket. Con la nuova delibera per la maggior parte dei casi i cittadini non vedranno differenze, perché l’abbattimento di 15 euro vale solo per le prestazioni più care, e chi pagava fino a 51 euro di ticket continuerà a pagare come prima. La strada giusta, lo diciamo da tempo, è l’esenzione totale per i redditi fino a 30mila euro e la rimodulazione per reddito di quelli superiori.
L’effetto reale della delibera di giunta è l’introduzione del limite a 51 euro, anziché 66, del costo massimo per i cittadini di visite ed esami. La novità è che la giunta ha rivisto il superticket di competenza regionale che la Lombardia applica in relazione al valore economico della prestazione (quanto viene rimborsato agli ospedali per ogni prestazione effettuata): se prima il superticket variava da 0 a 30 euro ora varierà da 0 a 15 euro (in aggiunta al ticket nazionale). Ci sarà quindi un beneficio solo per le prestazioni più costose.
In pratica, dall’entrata in vigore della delibera, le cose funzioneranno così:

valore della prestazione* ticket nazionale** superticket tot. Pagato dal cittadino totale pagato dal cittadino
oggi Dal 1 febbraio
ESAME DEL COLESTEROLO € 1,70 € 1,70 € 0,00 € 1,70 € 1,70
RADIOGRAFIA POLSO € 15,65 € 15,65 € 4,50 € 20,15 € 20,15
VISITA CARDIOLOGICA € 22,50 € 22,50 € 6,00 € 28,50 € 28,50
ECOGRAFIA GINECOLOGICA € 31,65 € 31,65 € 9,00 € 40,65 € 40,65
MAMMOGRAFIA BILATERALE € 44,87 € 36,00 € 12,30 € 48,30 € 48,30
BIOPSIA TIROIDE € 63,86 € 36,00 € 16,80 € 52,80 € 51,00
COLONSCOPIA € 77,31 € 36,00 € 22,80 € 58,80 € 51,00
RISONANZA MAGNETICA COLONNA € 147,56 € 36,00 € 30,00 € 66,00 € 51,00
* il valore della prestazione è quanto la regione rimborsa all’azienda sanitaria
** il ticket nazionale massimo è di 36 euro. Fino a quella cifra equivale al valore della prestazione.
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Emergenza freddo: chiediamo apertura delle stazioni ferroviarie ai senzatetto

Il gruppo regionale del Pd depositerà domani in Regione una mozione urgente per l’apertura delle stazioni ferroviarie ai clochard per la fase di emergenza freddo. Chiederemo di discuterla martedì 10 gennaio, durante la seduta di Consiglio regionale già convocata. Si tratterebbe di una soluzione di emergenza e temporanea per ovviare alla mancanza di posti letto nei dormitori e per quelle persone che rifiutano l’accoglienza in queste strutture. Con la mozione chiederemo a Maroni di intervenire presso la controllata FNM e presso RFI perché deroghino, fino a quando dureranno le temperature particolarmente rigide, alle disposizioni che prevedono l’allontanamento dei senzatetto dalle stazioni. Nello stesso periodo va anche garantito l’accesso alle associazioni e agli enti che si occupano di assistere queste persone e di tentare di indirizzarle a strutture di accoglienza dedicate.

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Ospedale Oglio Po, il ministro smentisce la Regione

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin smentisce la Regione sulla chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti l’anno, tra cui l’ospedale dell’Oglio Po. Lo fa con una dichiarazione alle agenzie di stampa con la quale ribadisce che il ministero “non può imporre alcuna chiusura dei punti nascita” e che “il Comitato nazionale percorso nascite ha espresso un parere tecnico sulla scorta della documentazione fornita dalla Regione Lombardia, e con un confronto con i tecnici della Regione in base a quei documenti”.

Le bugie hanno le gambe corte, ed è finalmente chiaro che l’Oglio Po può essere difeso e anche valorizzato con degli investimenti mirati da parte della Regione. Lo chiede il territorio, anziché fare polemiche e inventarsi imposizioni romane la giunta Maroni cominci a fare quel che il territorio dell’Oglio Po richiede da anni.

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Sbagliato chiudere il punto nascita dell’ospedale Oglio Po

Maroni attribuisce indebitamente a un’imposizione del Governo l’imminente chiusura di cinque punti nascita, tra cui quello dell’Ogiio Po; non faccia il furbo e si assuma le sue responsabilità. L’organizzazione della sanità è di competenza regionale, non faccia scaricabarile su Roma.

Come Maroni sa benissimo questa è una decisione presa dal Governo Berlusconi, di cui lui era ministro, poi confermata dall’intesa tra Stato e Regioni. Per la Lombardia l’ok venne dato dall’allora assessore alla Salute il leghista Luciano Bresciani. Nel 2015, su insistenza del Pd, il Governo Renzi ha introdotto la possibilità di prevedere deroghe per casi particolari.

Se Maroni avesse voluto, avrebbe avuto tutto il tempo di risolvere la questione dell’Oglio Po, anche perché è in possesso di tutti gli standard di sicurezza, compresa la terapia intensiva attiva ventiquattro ore al giorno e ci sono buoni motivi per ritenere che con adeguati investimenti sul personale ostetrico e il corretto presidio dei consultori territoriali il numero dei parti aumenterebbe considerevolmente, recuperando le tante persone che oggi si recano a partorire fuori regione.

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L’Area Vasta di Crema e dei suoi 47 comuni

il sogno possibileLe Province sono destinate ad essere sostituite dalle aree vaste.  Se vince il Si al Referendum vengono eliminate dalla Costituzione; se passa il no si andrà avanti con le Province dimezzate come lo sono già ora, senza elezione a suffragio universale e con compiti e ruoli di molto ridimensionati. Insomma, la Provincia, come ce la ricordiamo, non ci sarà più. E cosi sarà anche per quella di Cremona. Le Province verranno sostituite da una nuova entità territoriale: le cosi dette Aree Vaste. Cosi vengono definite dall’art 40 della nuova Costituzione; Maroni le vorrebbe chiamare Cantoni. Fino qui le cose sembrano chiare e condivise. Le differenze nascono nella definizione dei compiti da svolgere e nel dimensionamento delle aree. Una cosa è certa: le Aree Vaste saranno molto diverse dalle soppresse Province, non avranno uffici ne macchinose strutture burocratiche ma diventeranno “la casa dei sindaci”, quindi di un territorio che deve mantenere una propria omogeneità.

Per affrontare questo tema e per segnare il campo nella prospettiva delle future decisioni che andranno prese nei prossimi mesi, ho scritto un libro che è stato presentato Venerdi 25 Novembre presso il centro culturale S. Agostino di Crema. La pubblicazione, una sorta di “bigino”, è il prodotto di una collaborazione con Fiorenzo Gnesi, cremasco e giornalista professionista. In una sala gremita per lo più da sindaci, consiglieri e portatori di interesse socio-economici del nostro territorio, ho cercato di spiegare la mia idea. Che qui riassumo:

  •  Il Cremasco con i suoi 165.000 abitanti può ambire a diventare “Area Vasta” autonoma (o Cantone…), riuscendo a staccarsi da Cremona, evitando di essere accorpata a Mantova come vorrebbe il Presidente di Regione Lombardia Maroni e quasi tutti gli attori politici, di tutti i partiti, della città attualmente capoluogo di Provincia;
  • Altrettanto da considerare la proposta, sostenuta dai sindaci cremaschi, che poggia sulla alleanza tra Crema e Lodi, assecondando in questo modo l’attrazione che il cremasco ha nei confronti di Milano;
  • L’Area Vasta Crema-Lodi potrebbe completarsi con l’estensione del territorio fino a comprendere Treviglio (e la Gera d’Adda…) anche se, bisogna dirlo, questa è una ipotesi che i bergamaschi che si trovano tra l’Adda e il Serio difficilmente potranno condividere.

La pubblicazione cerca di dimostrare come il Cremasco possa davvero essere considerato una realtà autonoma dal contesto provinciale, dando un senso al concetto di identità territoriale. Una rivendicazione che non va intesa contro qualcuno ma per costruire insieme un futuro più solido e più coeso per tutti. Bisognerà riempire il percorso di contenuti  e di progetti. In questo senso una idea da promuovere è quella di immaginare il Cremasco come un Distretto legato alla Bellezza, con lo sviluppo del Polo della Cosmesi, certo, ma anche del suo paesaggio unico nel suo genere, del turismo, del mangiar bene, di un territorio ricco d’acqua e con una agricoltura tra le più  fiorenti della Lombardia. Quello che è certo è che Crema non potrà essere collocata nel Cantone di Mantova cosi come è stato indicato dalla Regione. Toccherà al Consiglio Regionale, con una apposita legge, definire le Aree Vaste” e, come è successo per il mantenimento della autonomia dell’ospedale cittadino, bisognerà che i sindaci e tutti i cremaschi facciano sentire la propria voce. La mia non mancherà di certo.

Il libro si può  avere gratuitamente presso la sede del Pd Cremasco (via Bacchetta 2) fino all’esaurimento delle copie.

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Da Fava polemica inutile sulla Pac

Per far inutile polemica politica, prendendo spunto da un metodo di lavoro che Regione Lombardia ha sempre avuto, anche in passato, l’assessore regionale all’Agricoltura si dimentica dei veri problemi del mondo agricolo lombardo.

Fava se ne esce oggi magnificando il fatto che la Regione ha anticipato la Pac: cosa che è sempre avvenuta non solo con l’attuale amministrazione, ma anche con le passate. E non è l’unica: lo fanno anche le altre Regioni dotate di organismo pagatore proprio, in primis Veneto e Toscana, come riconosce lo stesso assessore. Quindi, non c’è nessuna novità.
Ma questa è una scusa per polemizzare inutilmente a tre giorni dal voto sul referendum: nessuno, infatti, teorizza di riportare le competenze dell’agricoltura a Roma, come sostiene Fava, visto che nella riforma non si parla di niente del genere. Ma all’assessore leghista questa distorsione dei fatti fa comodo per chiudere la campagna elettorale referendaria. Oltre tutto, va ricordato che se Regione Lombardia è ed è stata sempre efficiente per i pagamenti agli agricoltori, non è certo per merito degli assessori, ma dell’efficienza della struttura che non è nemmeno alle dipendenze dell’assessorato.

Invece, alla figura istituzionale dell’assessore spettano altri compiti. Ad esempio, non mettersi continuamente di traverso rispetto alle decisioni da prendere insieme allo Stato centrale o già approvate dalle altre Regioni in sede di Conferenza Stato-Regioni. Il caso delle ex Apa è emblematico: l’Associazione Allevatori Milano-Lodi ha lamentato il mancato trasferimento di risorse da parte della Regione, costringendo a tagliare i controlli funzionali per la tenuta del libro genealogico e per la selezione genetica, proprio perché le risorse regionali non sono arrivate. E in questo modo il servizio di assistenza tecnica agli allevatori è stato chiuso. Che si occupi di questo, Fava.

Oppure, di un altro serio problema del territorio, come il ricorso contro la Misura 19 del Piano di Sviluppo Rurale sul sostegno allo sviluppo locale leader da parte di tre degli esclusi, Val Trompia, Valle Camonica e Valsassina. Noi lo avevamo detto e ridetto ed era stata approvata all’unanimità anche una mozione in Consiglio regionale: come abbiamo sempre fatto, non lasciamo fuori nessuno. Invece, se da una parte è stata recuperata la società costituita cui fa da capofila la Provincia di Cremona, denominata ‘Oglio Po Terre d’acqua’, dall’altra sono stati lasciati fuori altri tre importanti territori, molto più vasti. E questo grazie alla disattenzione dell’assessorato. Così, ora, con questo ricorso degli esclusi si blocca praticamente tutto e oltre 64 milioni di euro non verranno distribuiti.

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Domani, venerdì 25 novembre, presento il libro sull’area vasta del cremasco

L’autonomia del Cremasco insieme al Lodigiano, attuata con la creazione di un’Area Vasta (ente che sostituisce la Provincia) è sempre stato un mio obiettivo; a tal proposito ho scritto un libro con l’aiuto del giornalista Fiorenzo Gnesi, col quale lo presenterò domani, venerdì 25 novembre a Crema, alle ore 18.00 presso il Centro culturale S.Agostino, in Piazza Terni de Gregory – Sala Cremonesi, primo piano.

La cittadinanza e la stampa sono invitate.

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Cened +2.0: regione Lombardia non compenserà i disagi dei certificatori

Un anno fa la prima richiesta di chiarimenti con una lettera al presidente della Commissione Ambiente. Diventata a dicembre 2015 un ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale che invitava la Giunta a ridurre del 50% il contributo per il rinnovo dell’iscrizione all’elenco regionale dei certificatori Cened per il 2016, a causa dei molti disagi patiti dovuti all’introduzione del nuovo software, il cosiddetto Cened +2.0. A febbraio di quest’anno una prima conferma dei problemi da parte dell’assessorato all’Ambiente. E ancora un’interrogazione con risposta in Commissione, fatta sempre dal Gruppo regionale del Pd, che l’ha presentata a marzo.

All’epoca dell’ordine del giorno in Consiglio l’assessore regionale all’Ambiente Terzi aveva confermato il proprio interessamento per operare una riduzione del contributo di iscrizione all’elenco regionale dei soggetti certificatori, proprio come gesto per compensarli degli evidenti disagi che l’introduzione di Cened +2.0, lo scorso anno, aveva causato ai soggetti che fanno la certificazione energetica degli edifici, dovuti a lentezza e frequenti malfunzionamenti, oltre all’introduzione di numerosi aggiornamenti al nuovo software.

La nostra richiesta era di capire se Regione Lombardia aveva intenzione di rispettare quanto deliberato dal Consiglio, predisponendo gli atti necessari a rendere operativa la riduzione del contributo per il rinnovo dell’iscrizione all’elenco regionale dei soggetti certificatori per il 2016. È chiaro che a novembre è difficile poter intervenire, ma volevo comunque una risposta ufficiale.

Puntualmente arrivata: nonostante questi operatori abbiano patito per un anno ogni tipo di disagio e nonostante il loro lavoro porti, tra iscrizioni e atti, 3 milioni di euro annui nelle casse della Regione, l’assessore ci ha risposto che sono stati fatti altri provvedimenti per agevolare il lavoro dei  certificatori, come le semplificazioni e alcuni servizi. Mi sembra davvero poco. E comunque, ribadisco che il Consiglio aveva deciso di impegnare la Giunta a operare una riduzione della quota di iscrizione, come segnale verso la categoria, una sorta di compensazione per le difficoltà patite a svolgere il proprio lavoro. Segnale che non è stato dato. Ne prendiamo atto.

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Parchi: occasione persa per una vera, grande riforma

Voto contrario del Gruppo regionale del Pd alla legge sui parchi, approvata questa sera, a maggioranza, in Consiglio regionale. Abbiamo dato, invece, il parare favorevole all’emendamento della Giunta che mette la parola fine alla vicenda della richiesta di un impianto di pirolisi a Retorbido, nell’Oltrepo Pavese.

Questa è una proposta di legge importante anche se bisognava andare nella direzione di una riforma organica della legge 86/83 che ha fatto storia, ben al di là della Lombardia, ma ormai è superata. È stato fatto un grande lavoro di audizioni, sono state mosse diverse critiche, rispetto al testo iniziale la proposta è abbastanza diversa. E, non faccio fatica ad ammetterlo, molte modifiche contengono nostre proposte contenute negli emendamenti. Ad esempio, poiché dal nostro punto di vista non potevano essere i parchi a decidere i nuovi confini, siamo stati ascoltati e oggi è la Regione a scegliere. Il nostro giudizio però rimane non positivo. La legge 86 è stata modificata più di 20 volte e in modo organico nel 2011. Insieme avevamo approvato una risoluzione che prevedeva entro 6 mesi di affrontare una riforma complessiva e ancora oggi non c’è nulla. Senza contare che i fondi messi a disposizione,  cioè 420mila euro, basterebbero forse per due aggregazioni e mezzo, rispetto alle 9 previste.

Questa legge non è di grande respiro. Non c’è revisione organica, ma solo razionalizzazione degli enti. Mancano le risorse. L’iter è stato travagliato e ambizioso. A questo si aggiungano incertezze, contrarietà, mancanza di un disegno di fondo.
E se la Giunta ha aderito a una nostra precisa richiesta iniziale, ovvero che fosse la Regione a dettare le aree, le aggregazioni e le integrazioni di riserve naturali nei parchi, si fa fatica a capire le motivazioni di certe individuazioni. Ci pare un’occasione persa. Perché se l’obiettivo principale era la razionalizzazione degli enti, questa legge avrebbe dovuto valorizzare la peculiarità delle aree protette e salvaguardare e tutelare la fruizione del parco.

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Premio negozi storici

Oggi ha avuto luogo la premiazione dei negozi storici lombardi a Milano, presso Palazzo Lombardia. Ben 130 attività regionali hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento di cui 23 cremonesi e cremaschi; una delegazione numerosa, a dimostrazione che nella nostra provincia ci sono tanti negozi che hanno fatto la storia del commercio lombardo. Sto parlando di quei negozi storici che contribuiscono a tenere viva la lunga e importante tradizione dei nostri centri storici. Tra questi mi piace ricordare la pasticceria Maccalli di Crema, che ha inventato la famosa “treccia d’oro”, dolce tipico che ancora oggi troviamo sulle nostre tavole. E Alessandra Cenedella e Enrica Rossignoli, titolari dell’odierno City Cafè, uno dei bar più antichi di Crema.

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