Treni: la Regione annuncia che da giugno ci sarà il diretto Crema–Milano

Fumata nera sul nuovo treno da mettere in servizio sulla tratta tra Cremona e Milano via Crema-Treviglio. Rispondendo oggi in commissione trasporti del Pirellone alla mia interrogazione, l’assessore regionale ai trasporti Alessandro Sorte si è limitato ancora una volta a ribadire l’impegno già assunto a più riprese negli anni scorsi, ma senza saper indicare una data per l’entrata in servizio del nuovo convoglio.
L’assessore Sorte continua a dire che per i pendolari lombardi ci sono nuovi treni ma non riusciamo mai a farci dire dove sono in servizio, e quando chiediamo di metterne uno su una tratta specifica, come nel caso della Cremona-Crema-Milano, non otteniamo altro che impegni generici.

Risposta positiva, invece, sull’introduzione del treno diretto Crema-Milano, senza cambio a Treviglio. Un  progetto sul quale avevo commissionato nel 2014 uno studio di fattibilità che aveva convinto anche la Regione, la quale però rimandava l’attuazione all’entrata in funzione della linea ad alta velocità Milano–Brescia che avrebbe decongestionato il tratto tra Treviglio e Milano. L’alta velocità è in funzione dalla fine del 2016. La novità è che Sorte ha dichiarato di aver appositamente incontrato ieri l’amministratore delegato di Trenord Cinzia Farisè e di avrebbe concordato, così ha detto oggi in commissione,  l’introduzione del diretto con l’orario estivo 2017, quindi a partire da giugno.

Il diretto Crema Milano senza cambi è indispensabile per dare ai cremaschi un’alternativa ragionevole all’automobile e forse, dopo anni di insistenza, ce l’abbiamo fatta. Ora si è risolto anche il problema dell’intasamento della linea, quindi non ci sono più scuse. Da giugno il trasporto ferroviario da e per Milano deve cambiare radicalmente.

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Piano di sviluppo rurale: Lombardia mai stata così in ritardo

I dati che abbiamo esposto oggi in conferenza stampa, relativi ai pagamenti effettuati da Regione Lombardia in relazione al Psr 2014-2020, sono ufficiali e tutti, anche l’assessore e la Giunta, se non sono troppo impegnati nella stesura dei bandi, possono, con un semplice click, consultarli sul sito di Rete rurale nazionale del Ministero delle Politiche Agricole.

Invece, l’assessore vuol confondere le idee parlando di bandi emanati, di risorse assegnate e non di quelle liquidate.

Ma non ci crede più nessuno alle favole raccontate da Fava: i bandi, i dati e il confronto con le altre Regioni valgono più di tante parole. E la verità è una sola: la Lombardia non è mai stata così in ritardo. Sulla Misura 19 siamo addirittura il fanalino di coda.

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Psr: regione Lombardia in grave ritardo nella distribuzione delle risorse europee

Dall’Europa i soldi arrivano. E anche molti. Un bel fiume di denaro che potrebbe inondare la Lombardia un po’ in tutti i settori produttivi. E invece rimane fermo alla fonte, perché chi amministra oggi questa regione non fa i bandi e di conseguenza non elargisce i denari. A pagarne le spese è prima di tutto l’agricoltura, che vede la Lombardia ai primi posti in Italia in quanto a produzione. Ma questo pare non interessare molto l’attuale Giunta lombarda.
Ne abbiamo parlato stamattina durante una conferenza stampa del gruppo regionale PD.
Nel contempo, proprio stamattina, in I Commissione Bilancio, veniva approvato, all’interno della risoluzione per la sessione europea di martedì prossimo, in modo bipartisan (la Lega non ha partecipato al voto), un emendamento che richiama la Giunta regionale a spendere le risorse del Piano di sviluppo rurale per evitare che l’Europa attivi la ‘clausola del disimpegno’, ovvero che ritiri la disponibilità delle risorse che non vengono spese in tempo.

La presunta eccellenza di Regione Lombardia, rispetto alla gestione dei fondi europei, è smentita da fatti in parte oggi oggetto di attenzione anche della Magistratura, come nel caso dei fondi Bei, in parte di livello politico, come nel caso dell’agricoltura.

Il Programma di sviluppo rurale (Psr) 2014-2020, che permette a ogni Stato membro dell’Unione europea di utilizzare tutte le risorse economiche a disposizione del sistema agroalimentare, in Lombardia può contare su 1.157 milioni di euro di cui 499 milioni provenienti dall’Ue, 461 milioni dallo Stato e 197 milioni dal bilancio regionale. Ebbene, di quei soldi, al 31 dicembre 2016, la Regione ha speso solo 89 milioni di euro, ovvero il 7,69%. L’eccellente Lombardia si ritrova non ai primi posti, come accadeva in passato, ma dietro a Bolzano (19,78%), al Veneto (15,54%), a Trento (10,97%), alla Sardegna (10,28%), all’Umbria (9,92%) e all’Emilia Romagna (8,43%). E a pari merito con regione italiane che vengono definite arretrate o poco virtuose dalla stessa Lega.

Un caso emblematico è quello della Misura 19 del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 ‘Sostegno allo sviluppo locale Leader – Gal’: dopo che molti dei territori definiti svantaggiati hanno unito sinergie pubbliche e private per presentare i progetti, a differenza che in passato, questa volta l’assessorato all’Agricoltura ha lasciato fuori qualcuno dal bando, che in questo caso era stato pure fatto. Ma questa scelta insensata e non giustificata ha scatenato una serie di ricorsi che, di fatto, hanno bloccato la Misura e oggi la Lombardia è praticamente l’unica regione a non aver potuto distribuire nemmeno un euro degli oltre 60 milioni a disposizione”. Ma nel contempo l’assessorato spende 610mila euro, anziché i già molti 280mila, per 5-6 numeri l’anno della rivista che invia agli agricoltori. Questo incredibile aumento, fatto con i soldi del Psr destinati alla comunicazione e in parte con risorse regionali, guarda caso avviene l’anno prima delle elezioni. A cosa serve la rivista? A pubblicizzare i bandi che poi non vengono indetti.

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Fondi europei, regione inadempiente

Domani, mercoledì 22 marzo 2017, alle ore 12, nella sala al 14esimo piano di Palazzo Pirelli, il Gruppo regionale del Pd terrà una conferenza stampa sul tema dei fondi europei a disposizione di Regione Lombardia nella quale sarò presente con il capogruppo Enrico Brambilla e il consigliers Marco Carra.

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Fattore famiglia: legge inadeguata e superflua che non risponde ai bisogni

Il Consiglio regionale lombardo ha approvato ieri la legge che istituisce il Fattore Famiglia con il solo voto positivo della maggioranza.

Ci siamo astenuti perché pur essendo per il sostegno alle famiglie (a tutte le famiglie, soprattutto a quelle che hanno maggiori fragilità) crediamo che questo provvedimento, del quale condividevamo il principio, sia soltanto una legge bandiera, vuota, superflua e inadeguata che non cambierà la vita delle famiglie lombarde perché incapace di incidere integrando i criteri ISEE nazionali con altri bisogni.

La norma finanziaria è insufficiente, ai principi non seguono proposte concrete e misure strutturali, infine la legge di fatto affida una delega in bianco alla Giunta. L’unico fatto positivo è l’attenzione che, grazie a un emendamento Pd, verrà riservata anche alle famiglie monoparentali che, manco a dirlo, la maggioranza aveva escluso.

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Consorzio Duanas: Zucchi si informi per non fare figuracce

Stamane a Crema sono stato tirato in ballo, in conferenza stampa, dal candidato Sindaco di Lega e Destra Enrico Zucchi. Tema? L’imposta che tutto il territorio cremasco dovrà pagare come quota di contribuenza per il nuovo Consorzio di Bonifica Dunas (Dugali-Naviglio-Adda Serio).

Da quest’anno circa il 30% delle famiglie di quasi tutta la Provincia di Cremona dovranno sostenere le spese di questo consorzio, che ha il compito di manutenere, riqualificare e gestire le rogge dentro le quali colano le nostre acque piovane. In base ad una legge di Regione Lombardia. Sulla necessità di intervenire credo possiamo essere tutti d’accordo. Il problema nasce perché il Dunas ha voluto far partire il recupero della imposta prima che venisse elaborato un piano di Bonifica, cioè uno strumento che indicasse le opere da fare e i costi da sostenere.

Avevo, per ottenere questo risultato, presentato e fatto approvare in Commissione Agricoltura, un emendamento che diceva: si approvi prima il progetto delle opere da fare e si verifichino i costi da sostenere e poi si veda quanto e a chi far pagare. Semplice buon senso. No? No!!! Lega e Destra, compresi gli amici di Zucchi (Lena e Malvezzi) hanno presentato in aula una modifica alla mia proposta che ha consentito al Dunas di invertire la strada.

Non solo, ma la stessa Giunta Maroni, in data 29 Dicembre ha autorizzato il Dunas ad emettere le cartelle esattoriali. Ma uno che vorrebbe fare il Sindaco di Crema queste cose non dovrebbe saperle???? Perché invece di perdere tempo li a Crema non viene qui a Milano a prendersela con i suoi amici chiedendo di FERMARE il DUNAS?

No, se la prende con la Sindaca (quella vera) perché secondo lui doveva spendere i soldi per ricorrere al Tar contro la Regione. Ma vi sembra una cosa possibile?? Cosicché anche la Regione avrebbe messo mano al portafoglio per difendersi. Ah, ma “Alloni è andato ad incontrare il Direttore del Dunas.” Certo che l’ho fatto. Perché a differenza di Zucchi io le informazioni le prendo alla fonte e approfondisco prima di fare figuracce. Quello che il Candidato Zucchi evidentemente non fa, viste le figuracce che ha già fatto.

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Dunas (Dugali-Naviglio-AddaSerio): Zucchi eviti figuracce

Leggo, non senza stupore, la polemica avviata da Enrico Zucchi sul Piano di Classifica del Dunas (Consorzio di Bonifica tra Dugali, Naviglio e Adda-Serio). Lo stupore deriva dal fatto che il candidato di Lega e Destra imputi alla Giunta di Crema la responsabilità di non avere impugnato davanti al Tar il provvedimento. Dimenticandosi, io credo facendo a finta di non saperlo, che tale decisione è stata approvata dalla Giunta regionale lombarda in data 29 Dicembre scorso ed entrata in vigore ai sensi della LR 31 del 2008 (a seguito delle modifiche dell’Agosto 2016) due giorni dopo cioè il 1 Gennaio 2017.

Sarà stato consigliato male?? Strano, perché la legge che procura il danno è stata approvata  anche dai colleghi Malvezzi e Lena col voto contrario del Pd. Si, perché io ero riuscito, in Ottava Commissione, a far approvare all’unanimità un emendamento  che diceva: “prima di emanare le cartelle esattoriali  attraverso il piano di Contribuenza, si approvi il piano di Bonifica”. Cioè, prima vediamo cosa costano gli interventi da fare sul territorio del Dunas e poi si deciderà eventualmente come e chi li dovrà pagare. Un ragionamento logico, che è poi alla base del ricorso al Tar. In questo modo il problema sarebbe stato risolto. Troppo semplice, devono aver detto in Giunta regionale. Succede cosi che in Aula del Consiglio “il mio” emendamento viene subemendato ed ecco ricomparire (nella LR n 22 dell’ Agosto 2016)  la possibilità di ritornare a chiedere prima i soldi ai cittadini  e di definire successivamente per quali opere. In aula Lega e alleati hanno votato a favore.

Ed ora si vorrebbe che i comuni spendano 30 mila euro per un ricorso al Tar che obbligherebbe Regione e Consorzio a spenderne altrettanti: tutti soldi pubblici, più o meno gli stessi che le famiglie di Crema dovrebbero pagare per la contribuenza.

Le prime mosse del candidato a Sindaco di Lega e Destra sono un po’ maldestre. Si documenti meglio ed eviti brutte figure.

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Ticket sanitari: Maroni revoca la riduzione per fare campagna elettorale

Da domani, 1 marzo, il supertichekt sanitario su visite ed esami introdotto a partire dal 1 febbraio sarà revocato.
La decisione segue l’impugnativa da parte del Governo dell’articolo 19 del collegato al bilancio 2017 – 19 che fissa l’obiettivo generico di ridurre il superticket del 50% nei prossimi tre anni a fronte di una non ben definita futura riduzione di spesa.

Riportare i ticket a come sono stati fino a un mese fa è solo una cinica mossa politica di Maroni. Il Governo ha infatti impugnato un articolo del collegato al bilancio scritto male, senza copertura, introdotto con un emendamento dell’ultimo minuto firmato da Lega, Forza Italia e NCD. Ma la delibera che abbassa il tetto dei superticket da 30 a 15 euro non è stata toccata e se Maroni non l’avesse revocata sarebbe rimasta in vigore, esattamente come le precedenti che sono intervenute per estendere le esenzioni. Siamo di fronte a un’abile mossa di campagna elettorale sulla pelle dei lombardi, che per la Regione significa anche risparmiare 25 milioni di euro.

Trovare una soluzione sarebbe molto facile, se solo lo si volesse fare, perché la Lombardia ha già un ticket aggiuntivo sui farmaci da cui incassa 260 milioni di euro.

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Legge Seminterrati: condoni mascherati dal recupero dei vani esistenti

Con 37 Sì e 32 No il Consiglio regionale approva il progetto di legge n. 258 relativo al  “Recupero dei vani e locali seminterrati esistenti”. Noi del Partito Democratico abbiamo espresso convintamente parere negativo: il provvedimento, all’articolo 2, consente di togliere dal calcolo della superficie lorda di pavimento i portici e le logge, e gli stessi corridoi dei vari piani degli alberghi consentendo in questo modo di ampliare le volumetrie degli stessi. Nei seminterrati vengono consentiti i cambi di destinazione d’uso commerciale e terziario senza l’obbligo di mettere a disposizione i necessari standard urbanistici e in particolare i parcheggi, andando così a gravare i centri storici già carenti di posti auto.

Questa legge suona come un condono preventivo: permette non solo ai fabbricati esistenti ma anche a future costruzioni la possibilità di recuperare volumetrie e quindi la realizzazione di seminterrati abitabili. Un’assurdità visto che le nuove edificazioni dovrebbero immediatamente allinearsi alle regole esistenti. Per noi questo provvedimento è a forte rischio di incostituzionalità: con tutta probabilità sarà oggetto di impugnativa da parte del Governo: è sicuramente lesiva dell’autonomia amministrativa dei comuni.

Abbiamo cercato di inserire possibili migliorie  in Aula alcune sono state approvate ma gli emendamenti qualificanti della Lega sono stati all’ultimo ritirati. Le mediazioni all’interno della maggioranza sono state al ribasso: è una legge che non guarda alla qualità dell’ambiente e alla salute delle persone, ma dà preminenza solo ad esigenze squisitamente di natura economica. Su questi presupposti il nostro voto non poteva che essere negativo. Visti i soli cinque voti di scarto con cui il provvedimento è stato approvato le perplessità non sono solo dell’opposizione ma anche di una bella fetta di maggioranza.

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Ticket: centrodestra cinico, prende in giro i lombardi

Sulla sospensione della delibera con la quale, a patire dal primo di febbraio scorso, è stato abbassato il tetto del superticket sanitario su visite ed esami diagnostici da 30 a 15 euro: o Maroni e Gallera sanno di essere nel giusto e allora possono mantenere in vigore la delibera almeno fino a quando la Consulta non valuterà l’impugnativa, oppure sono coscienti che quell’articolo del collegato era scritto con i piedi e stanno solo facendo i furbi.

La verità è che il centrodestra sta prendendo in giro i lombardi con grande cinismo. Nessuno obbliga la Regione a ritirare la delibera e ad alzare nuovamente il tetto dei ticket. Se lo fa è solo per mascherare il suo fallimento rispetto a una delle maggiori promesse fatte in campagna elettorale.

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